Cemento e capannoni rischiano di intralciare l’ingresso delle colline di Langhe, Roero e Monferrato tra i siti dichiarati dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’umanità.

“La candidatura è stata accettata, ma c’è qualche problema in merito, perché il paesaggio non è intatto” dichiara oggi sulle pagine torinesi di Repubblica il vice direttore generale dell’Unesco per la Cultura Francesco Bandarin, in visita ieri alla Reggia di Venaria Reale.

La candidatura a Patrimonio mondiale dell’umanità di Langhe, Roero e Monferrato è un progetto con alle spalle una storia decennale. Ma è ora messa in discussione dalla cementificazione selvaggia, che negli ultimi anni ha disseminato le colline piemontesi di edifici deturpanti, troppo spesso del tutto inutilizzati. Il responso dell’Unesco – preannuncia Bandarin – è atteso tra un paio di mesi.

__________________________________

A rischio la candidatura delle colline piemontesi a Patrimonio dell’umanità. Bandarin: ancora in corso la valutazione. Pesano negativamente asfalto e capannoni

Articolo di Marina Paglieri, da La Repubblica, 25 gennaio 2012

ASFALTO e capannoni mettono in pericolo l’ingresso delle colline delle Langhe tra le meraviglie dichiarate dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’umanità.

Lo si apprende a margine del convegno internazionale sui risvolti economici e politici del “World Heritage” – che si è aperto ieri e prosegue oggi nell’Aula Magna del Centro di Restauro – che ha di fatto inaugurato il nuovo Centro Unesco nella Reggia di Venaria, il primo dedicato alla ricerca economica applicata alla cultura. Dalla prossima primavera avrà la sua sede – la settima nel mondo, dopo realtà come Oslo, Pechino, Rio de Janeiro, Johannesburg – nei locali sopra la chiesa di Sant’Uberto. Presto avrà uno statuto e un consiglio di amministrazione, sarà diretto da Enrico Bertacchini e presieduto, con ogni probabilità, dal professor Walter Santagata.

Torino e il Piemonte dunque nel Gotha dell’organizzazione internazionale targata Onu, anche in quanto territorio di appartenenza delle Residenze Sabaude e dei Sacri Monti, dichiarati nel 1997 e nel 2003 Patrimonio mondiale dell’umanità. Mentre altre candidature sono in via di definizione. Oltre a Ivrea, con l’architettura moderna e i luoghi dell’Olivetti, ci sono Langhe, Monferrato e Roero, alle spalle un decennale dossier di presentazione, ma un futuro incerto. Perché non è detto che le dolci colline piemontesi, deturpate da brutti edifici e capannoni, passino il duro esame. Di questa controversa new entry, e di altri temi, parla Francesco Bandarin, numero due mondiale dell’Unesco e direttore del settore Cultura, in questi giorni a Torino.

Professor Bandarin, si parla da tanto tempo della candidatura delle terre piemontesi del vino a sito Unesco. Come mai i tempi di ammissione sono così lunghi?

“Siamo in attesa del parere ufficiale, si saprà in un paio di mesi se la candidatura è stata accettata. C’è qualche problema in merito, diciamo che certo il paesaggio non è intatto. Va detto però che il Piemonte non è in questo senso tra le regioni peggiori, altre sono più rovinate”.

Voi parlate spesso, anche in questo convegno, di network culturali: ma le residenze sabaude non riescono a mettersi in rete. Avete una ricetta?

“Bisognerebbe partire dalla costruzione di un’immagine, un’operazione in fondo semplice. Oppure organizzare un giro delle varie sedi, questo però è più il compito di un tour operator. Ci sono problemi di logistica, rimane però il fatto che il patrimonio c’è e le 14 regge sabaude sono una grossa realtà. Penso a Venaria, ci si dimentica di come era. È un esempio fantastico, il più grande caso di rigenerazione culturale, con effetti turistici impensabili. Un posto che era sparito, oggi al centro dell’attenzione. Ma lo sa che le Scuderie juvarriane sono forse il più grande complesso in mattoni al mondo?”.

Bene Venaria, ma le altre regge?

“Stupinigi è un gioiello che va potenziato, di Rivoli mi piace questa idea dell’architettura incompiuta. Ecco, penso a quel sovrano visionario, Vittorio Amedeo II, affiancato da un architetto anch’egli visionario, come Filippo Juvarra… Straordinario. Ma straordinaria è anche Torino, una grande città che stupisce”.

In che senso?

“Mi aveva sempre colpito che una città così importante fosse ritenuta una succursale di Detroit. Nelle rotte turistiche non c’era. Eppure è come Firenze, Venezia, basta girarla per rendersene conto. Ora finalmente il suo patrimonio è stato valorizzato, in modo diretto e indiretto. Perché ci sono i restauri, ma ci sono anche le Luci d’Artista. Nemmeno Parigi ha qualcosa del genere, un esempio per tutte l’installazione di Daniel Buren nella piazza del Municipio”.

Che cosa comporta il progetto Unesco a Venaria?

“Intanto è un’iniziativa che ne accompagna la rinascita: la Reggia come parte di un sistema Unesco integrato. Poi, grazie alla ormai decennale attività torinese nella formazione in questo settore – penso all’Università, all’Ilo, al Centro studi Silvia Santagata, nostro consociato, e agli aiuti della Compagnia di San Paolo – il Centro torinese sarà dedicato, ed è una svolta per noi, alla ricerca nell’economia della cultura. Un campo oggi più importante che mai, che finora avevamo trascurato, privilegiando la conservazione”.

Quali iniziative verranno privilegiate?

“Ci saranno corsi di formazione, tra Venaria e la sede Ilo, ma soprattutto si farà ricerca: abbiamo bisogno per questo di nuove forze, come l’Università di Torino. L’unico modo per fare sopravvivere la cultura è investire e fare in modo che questa abbia un ruolo importante nello sviluppo economico, collegandosi in modo equilibrato con la società”.

Condividi: