Un mega albergo con centro congressi e 400 stanze, progetto risalente al Giubileo del 2000, deturpa il paesaggio nel Parco Valle dei Casali, area vincolata dal 1997

Un trionfo di cemento nel parco. Anzi, un giubileo. La storia kafkiana del gigantesco albergo, il cui profilo già ora deturpa la Valle dei Casali, polmone verde del quartiere Bravetta e pregevole prosecuzione di Villa Doria Pamphilj, inizia infatti ai tempi dell’Anno Santo. I cittadini della zona non pensavano certo che poco tempo dopo l’istituzione dell’area protetta, avvenuta nel 1997, si sarebbero trovati alle prese con un’idea a dir poco opinabile.

Nel 1999, infatti, vede la luce un progetto relativo alla realizzazione di una struttura privata a scopo turistico nell’unica area casualmente sfuggita alla perimetrazione del parco stesso “da parte di Roma Natura, Ente istituzionalmente creato per la protezione del verde pubblico“, puntualizza l’Ingegner Renzo Visigalli, presidente del Comitato “Tutela e Difesa della Valle dei Casali”, da quasi dieci anni impegnato in questa battaglia. La società costruttrice riesce a ottenere la concessione edilizia proprio l’ultimo giorno utile, il 31 dicembre 1999, per far rientrare l’opera tra quelle finanziate da una Legge regionale del 1997, che tuttavia prevedeva contributi pubblici solo per le strutture fino a 3 stelle.

Qui, oltre ad esserci un astro di troppo, si tratta di una sobria struttura di 3 piani interrati, 4 fuori terra e 400 stanze che fagocita due ettari di parco, quasi nascondendo alla vista i casali storici, come quello denominato “Consorti”, progettato e affrescato dal pittore barocco Giovanni Lanfranco e sottoposto dal 2008 a vincolo di tutela dal Ministero dei Beni Culturali, e il meraviglioso paesaggio circostante, irrimediabilmente deturpato, vista anche la posizione dell’ecomostro, posto su un’altura che domina la vallata. Pleonastico aggiungere che nessun fedele ha mai dormito nell’edificio, la cui prima pietra è stata posata quando ormai il Giubileo era una lontana reminiscenza del passato. Oggi tuttavia fa bella mostra di sé nel parco una struttura inquietante che sfregia un’area di immenso pregio paesaggistico.

Il Comitato, non potendo opporsi alla costruzione in sé dell’opera, sorta come detto in una zona precedentemente sperimetrata “ad hoc”, commentano amaramente i cittadini, e dopo aver appreso, a seguito di specifiche richieste scritte, dell’incredibile smarrimento dei fascicoli relativi ai piani di lottizzazione della zona, cerca ora di salvare il salvabile, limitando l’ulteriore sfregio delle opere di viabilità.

L’impatto della struttura alberghiera sulla viabilità già congestionata del quartiere, è devastante, dice l’ingegner Visigalli. “Fin dal 2003 abbiamo proposto soluzioni alternative, come l’utilizzo per l’accesso al futuro albergo di tracciati esistenti, come quello che, partendo in prossimità dell’ex Residence Roma su via Bravetta può raggiungere direttamente l’ingresso dell’albergo con un percorso di circa 250 metri senza gravare ulteriormente sul territorio con strade ex novo. Ma le nostre idee sono sempre state bocciate dalle Istituzioni preposte, in primis proprio Roma Natura“.

Il Consiglio Comunale infatti, il 24 gennaio 2011, sfruttando la delibera 216 già risalente al 2004, ha approvato un progetto viario che infierisce ulteriormente sul verde pubblico, dando il doppio senso di marcia da Piazza Biagio Pace lungo Via Zoega, utilizzando cioè un percorso totalmente interno all’area protetta e spacciandolo “come strada di accesso alla Valle dei Casali“. Un altro lembo di parco che se ne va. “Lavori, la cui finalità è palesemente circoscritta all’apertura dell’albergo”, commenta Visigalli, “che tuttavia vengono spudoratamente presentati come opere di pubblica utilità, realizzate per una migliore fruizione del parco stesso”. In realtà si tratta di un terrapieno e di un innalzamento di oltre 8 metri dell‘originario percorso carrabile pedonale, che serve principalmente a creare il doppio senso di marcia in funzione della struttura turistica.

Insomma, un ecomostro legalizzato che va a sfregiare uno dei parchi più belli di Roma, il cui impatto ambientale, assieme a quello sulla viabilità locale e sulla qualità della vita dei residenti, sarà letale. Il tutto con l’avallo delle Istituzioni e finanziato con denaro pubblico.

Ma i cittadini non si arrendono e continuano a chiedere chiarezza: “Il primo punto su cui vogliamo risposte riguarda i finanziamenti per il Giubileo del 2000“, aggiunge Visigalli. “Abbiamo chiesto una verifica da parte della Corte dei Conti sull’erogazione dei contributi pubblici relativi all’albergo; perché se sono stati dati dei soldi, non sono certo serviti per il Giubileo. Inoltre c’è da verificare il rispetto della normativa di riferimento a tutela del territorio protetto Valle dei Casali, art. 8 della legge Regionale n° 23. Perché già nel luglio del 2004“, conclude Visigalli ricordando l’episodio dello smarrimento di documenti, “attraverso il nostro legale, si chiedeva alla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Roma di volerci consegnare copia della documentazione afferente le opere di realizzazione della struttura ricettiva alberghiera, al tempo in corso di realizzazione. Alla nostra richiesta, dopo lunga attesa, ottenevamo come riscontro copia della denuncia di smarrimento di tutta la documentazione, presentata in data 27.11.2001 dall’allora Soprintendente, al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale“.

L’ultimo capitolo di questa storia surreale riguarda infine la richiesta di parere, fatta dal Comune di Roma al Municipio XVI in data 25 ottobre 2012, riguardante la domanda di cambiamento di destinazione d’uso presentata dalla Soc. Edilmonte, costruttrice dell’albergo, per realizzare, come appendice della già sobria struttura, anche una piscina con spa, dove attualmente sarebbero previste delle cantine. “A tale richiesta ci risulta“, aggiungono dal Comitato, “che il Municipio XVI all’unanimità abbia espresso parere favorevole ma a condizione che, non essendo ancora stato approvato in via definitiva il Piano di Assetto Valle dei Casali, si rimetta in discussione la nota soluzione, deliberata il 24 gennaio 2011 da parte dell‘Assemblea Capitolina, di accesso da Piazza Biagio Pace, utilizzando 50 metri di Via Zoega e proseguendo con un nuovo percorso in piena area protetta“. Insomma, un ulteriore mercanteggio sulla pelle del parco.Segnaliamo“, concludono, “che la concessione edilizia n. 1217/C porta la data del 31.12.1999 e si è pensato a come accedere alla struttura solo dopo 12 anni“.

La vergognosa vicenda dell’ecomostro nella Valle dei Casali è tristemente simbolica di come una politica miope e predatoria si sia ridotta a mero strumento, corpo contundente, nelle mani della speculazione edilizia, devastatrice del territorio in nome di profitti illegittimi, in quanto ottenuti sulla pelle dei cittadini. Facciamoci rispettare.

Marco Bombagi

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