La “valorizzazione ai fini energetici” dei terreni del Ministero della Difesa: alcuni controversi progetti

Il progetto “Bonifica bellica – Realizzazione di impianto per la produzione di energia elettrica da fonte fotovoltaica e successivo ripristino ambientale delle aree interne al poligono militare  “Esperienze per l’armamento”, presentato dalla Belectric Italia S.r.l. alla Provincia di Torino per la Valutazione d’Impatto Ambientale, nello scorso febbraio, è caratterizzato da ricadute ed aspetti talmente significativi per il territorio e per la sua gestione da non poterlo considerare solo come un “affare” strettamente legato al luogo fisico prescelto per l’impianto (Lombardore, San Francesco al Campo, San Carlo Canavese), ma a cui è necessario attribuire una rilevanza nazionale, sia per le sue analogie con altri progetti proposti in diversi siti sul territorio italiano, sia per gli attori che, ovunque per questa tipologia di progetto, sono costantemente coinvolti: la società Difesa Servizi S.p.A., il contesto territoriale, gli Enti e Comunità locali.

La società Difesa Servizi S.p.A. nasce con la legge finanziaria dell’anno 2010 (Legge 23 dicembre 2009, n. 191). Ad essa sono affidate attività che vanno dalla negoziazione per l’acquisto di beni mobili, servizi e prestazioni correlate allo svolgimento dei compiti istituzionali dell’amministrazione della difesa, alla valorizzazione e gestione degli immobili militari e alla concessione in uso temporaneo, a titolo oneroso, dei mezzi e materiali prodotti dall’industria nazionale e acquisiti dalle Forze Armate. Si notino, tra le altre particolarità, le agevolazioni concesse alla società Difesa Servizi S.p.A. per la gestione privata del personale dipendente e, contemporaneamente, la possibilità di utilizzare personale militare e civile del Ministero della Difesa su base totalmente discrezionale.

Dopo la stipula della convenzione, finalizzata alla valorizzazione ai fini energetici di alcuni sedimi del Ministero della Difesa con la Direzione Generale dei Lavori e del Demanio del Ministero della Difesa del luglio 2011, Difesa Servizi S.p.A. inizia la propria attività. Nella Relazione sulla Gestione Difesa Servizi S.p.A. 2012 sono esposti i risultati conseguiti, è significativo evidenziare quelli relativi alla gestione degli immobili (tetti e terreni) per la realizzazione di sistemi fotovoltaici. Nella Relazione, il quadro globale di questo settore è così sintetizzato “solo un lotto di terreni ha potuto generare ricavi nel corso del 2012, altri sono stati abbandonati per l’impossibilità di superare i vincoli presenti sugli stessi o per l’opposizione delle comunità locali (es. Capo Teulada e Nettuno) mentre per gli altri sono ancora in corso gli iter autorizzativi.”

L’operazione di dare in affitto terreni militari ad aziende interessate a costruirci sopra impianti fotovoltaici, che rappresenta la prospettiva d’incasso per il Ministero della Difesa, non sembra produrre i risultati sperati proprio a causa, per stessa ammissione del Presidente di Difesa Servizi S.p.A. (un Generale in pensione), dell’opposizione delle comunità locali e delle difficoltà a superare i vincoli che gravano sui terreni che si vogliono utilizzare.

Dei 170.000 ettari a disposizione del Demanio Militare, sono circa 700 quelli individuati per la stima dei possibili introiti ed alcuni di questi hanno caratteristiche particolari, o perché all’interno di Siti d’Importanza Comunitaria (SIC) o perché situati in ambienti di particolare pregio dal punto di vista paesaggistico e naturalistico.

Il criterio che guida Difesa Servizi S.p.A. alla scelta dei siti da “valorizzare” non sembra essere basato su linee guida precise: l’unico minimo comune denominatore dei progetti presentati sembra essere la caratteristica morfologica del terreno: il più possibile pianeggiante.

L’assenza di un piano nazionale di Valutazione Ambientale Strategica dei siti militari disponibili, ammontanti come già detto a 170.000 ettari, che avrebbe potuto fornire corretti elementi di valutazione sulla disponibilità ed idoneità dei siti potenziali per la realizzazione di impianti, sembra suggerire a Difesa Servizi S.p.A. di non curarsi di eventuali ostacoli oggettivi per l’ottenimento degli obiettivi da essa prefissati: è il caso, evidenziato dalla stessa Difesa Servizi S.p.A., di Nettuno, Capo Teulada e ora di Lombardore.

Altra rilevante leva su cui poggia l’atteggiamento che caratterizza Difesa Servizi S.p.A. negli approcci con gli Enti locali e che dovrebbe permetterle di superare ogni ostacolo, è la così detta “irrinunciabilità e l’imperativo interesse pubblico”dei progetti presentati, derivatogli dal mandato ricevuto dal Ministero della Difesa.

In effetti, dal Segretariato Generale della Difesa e Direzione Nazionale degli Armamenti si specifica, genericamente, che le iniziative di valorizzazione promosse da Difesa Servizi S.p.A., sui siti ad essa conferiti dal Ministero della Difesa, sono da inquadrarsi quali interventi di rilevante interesse pubblico, in quanto direttamente correlati alle attività istituzionali del Ministero.

Tuttavia, nel progetto riguardante Lombardore, è arduo scorgere il rilevante interesse pubblico e la sua irrinunciabilità: Difesa Servizi S.p.A., pur rappresentando un legittimo interesse pubblico, fonda la valorizzazione del progetto di Lombardore sulla incentivazione pubblica delle fonti energetiche rinnovabili, incentivazione che grava interamente sulla collettività nazionale, di cui beneficiano le imprese che installano e conducono impianti di fonti rinnovabili, che operano in regime di mercato e che ricavano ingenti utili d’impresa garantiti dallo Stato.

Questa operazione, quindi, costituisce per il Ministero della Difesa un introito economico marginale, poiché la disponibilità dell’impianto e il suo funzionamento sono delegati integralmente ed indipendentemente ad una azienda privata che non fornisce alcun servizio alla Difesa se non il canone di affitto dell’area. L’azienda privata potrà così, e in modo del tutto indipendente dal Ministero della Difesa, beneficiare degli incentivi economici pubblici per la realizzazione dell’impianto e/o di tariffe agevolate di acquisto dell’energia immessa nella rete elettrica pubblica.

Il contesto territoriale

150 ettari all’interno della base militare di Teulada, 75 ettari nel poligono di tiro di Nettuno, Torre Astura, Sito di Interesse Comunitario (SIC IT6030048 “Litorale di Torre Astura”) di 201 ettari, 30 ettari del poligono “centro esperienze esercito” accanto alla Riserva Naturale Regionale Macchiatonda sul litorale laziale, 72 ettari del poligono “centro esperienze esercito”, Sito di Interesse Comunitario (SICIT1110005 “Vauda”) in provincia di Torino.

Sono solo alcuni dei siti scelti da Difesa Servizi S.p.A. per localizzare impianti fotovoltaici: oltre 300 ettari di suolo che andrà perduto se gli impianti industriali progettati saranno realizzati.

Porzioni di territorio che hanno in comune un’alta qualità paesaggistica/naturalistica: essere stati riservati per lungo tempo al Demanio Militare, per le esercitazioni, ne ha impedito di fatto la loro antropizzazione e favorito, in modo indotto, il mantenimento di caratteristiche naturali pregiate e difficili da ritrovarsi in altri luoghi, tanto che alcuni Siti di Interesse Comunitario vi ricadono integralmente.

La diversa organizzazione e l’ammodernamento tecnologico, che negli ultimi anni ha inevitabilmente coinvolto anche l’esercito, ha portato ad un progressivo inutilizzo di molti poligoni militari (il poligono di Lombardore, ad esempio, non è più utilizzato dagli anni ’90 per attività di addestramento di reparti militari) ponendo così al Ministero della Difesa il problema di come poter “valorizzare” l’immenso patrimonio terriero, in larga parte libero da infrastrutture. Se per un verso quest’enorme disponibilità di spazi può tentare chi la considera solo un’opportunità per il loro sfruttamento calcolato esclusivamente su base economica, per altro verso, questa tentazione contrasta fortemente con il fatto che questi luoghi sono zone con caratteristiche di estremo interesse per la collettività e nonostante la non piena fruibilità dei terreni del Demanio Militare da parte del “pubblico”, nel corso degli anni si è sviluppata una naturale osmosi tra il “dentro e il fuori” che ne ha di fatto cancellato parte dei confini, creando opportunità di lavoro (agricoltura e suo indotto), di ricerca e studio dei territori che conservano caratteristiche di bio-diversità rilevanti, di paesaggi ed atmosfere che sono diventate una caratteristica peculiare delle zone stesse.

Non è quindi per caso che alcune delle zone individuate da Difesa Servizi S.p.A., unicamente per un incremento economico da inserire a bilancio, rappresentano, invece, per larga parte delle popolazioni locali un bene collettivo da salvaguardare: la loro distruzione, e conseguente perdita, produrrebbe una profonda ferita inflitta alla percezione sociale del paesaggio ed un rancore conflittuale nei confronti dell’Esercito che, dopo anni di serena convivenza e reciproca convenienza, cambia improvvisamente atteggiamento, diventando aggressivo ed autoritario.

Si tenga poi conto che queste due diverse valutazioni di “valore” (economico e ambientale) ripropongono un argomento dibattuto in diverse circostanze: la prevalenza del fattore economico su quello ambientale/ecologico. Ebbene, non esiste in Italia nessuna legge nazionale o regionale che consideri il fattore economico come prevalente su quello ecologico. Esistono, per contro, innumerevoli leggi o indicazioni europee, nazionali e regionali, nonché pronunciamenti del Consiglio di Stato, che tutelano le zone come i SIC, i Parchi, le Riserve naturali, e che impediscono a chiunque di installare al loro interno impianti industriali e, in modo mirato, impianti che producono energia rinnovabile proveniente da pannelli fotovoltaici a terra.

Tutto ciò non sembra però costituire un sufficiente deterrente per Difesa Servizi S.p.A. che continua invece ad insistere, considerando evidentemente il motivo dell’ interesse pubblico derivatogli dal mandato ministeriale, la chiave ideale per aprire tutte le porte ed aggirare ogni legge e regola.

Si noti, però, che l’eventuale rilascio di autorizzazioni per imperativi motivi di interesse pubblico di un’opera che produce prevalentemente benefici economici per un soggetto privato, potrebbe costituire una forte distorsione della concorrenza economica (si favorirebbe l’installazione di impianti localizzati in siti del Demanio Militare a danno di progetti proposti in altri SIC su cui non gravano servitù militari) e rappresenterebbe un pericoloso precedente che metterebbe a rischio l’integrità e l’inviolabilità di qualunque altro sito fino ad oggi tutelato.

Gli Enti e Comunità locali

In assenza di un piano energetico nazionale in grado di modulare gli interventi, dettandone tempi, modalità e consistenze secondo il reale fabbisogno (“abbiamo potenza installata per 130GW, e consumiamo energia per 52GW nelle ore di picco. Sarei per non farne di nuove [centrali N.d.R.] e usare bene le risorse energetiche che abbiamo.“[Stralcio di intervista di Roberto Giovannini al Ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato su LA STAMPA del 03/06/2013]) tutte le procedure, gli iter amministrativi e le soluzioni di eventuali controversie sono demandate alla periferia e risolte sulla base di rapporti di forza tra i proponenti e gli Enti locali.

Le reazioni delle comunità locali sono pressoché le stesse in tutti i casi di cui abbiamo conoscenza: in prima battuta i piccoli Comuni coinvolti prendono tempo e, dichiarandosi non competenti, rimandano ogni decisione agli Enti Regionali e Provinciali che istruiscono le necessarie procedure e, non sentendosi sufficientemente “robusti” per contrastare il Ministero della Difesa rappresentato da Difesa Servizi S.p.A., al più contrattano su eventuali compensazioni.

Ma in tutti gli scenari che abbiamo potuto verificare c’è sempre stata la reazione delle popolazioni locali: l’immediata consapevolezza del pericolo di veder distrutto un bene prezioso per la collettività ha generato la nascita di spontanee azioni di contrasto ai progetti, concretizzatesi in iniziative di vario livello, dalle manifestazioni di piazza, all’organizzazione di banchetti informativi e di raccolte firme, alla richiesta ai propri amministratori di organizzare consigli comunali aperti.

Questa mobilitazione diffusa ha, in seconda battuta, incoraggiato Comuni ed Enti locali ad una più energica e consapevole reazione, inducendoli a rimettere in discussione posizioni precedentemente assunte: è il caso dei comuni di Teulada, Nettuno, San Francesco al Campo, San Carlo e della Provincia di Torino.

Conclusioni

L’operato di Difesa Servizi S.p.A., almeno per le attività relative al filone che prevede l’affitto di alcuni sedimi del Demanio Militare, impone la necessità di formulare serie considerazioni sulle modalità e sulla reale esistenza di quell’irrinunciabile e imperativo interesse pubblico utilizzato come incontrastabile passepartout. Inoltre sarebbe opportuno una verifica degli ampissimi poteri che le sono stati attribuiti, nonostante l’esistenza di sovrapposizioni e duplicazioni di competenze, quali la gestione del patrimonio immobiliare, già svolta dall’Agenzia del demanio e dalle società “Patrimonio dello Stato S.p.A.”, Fintecna Immobiliare e Concessionaria servizi assicurativi S.p.A. (CONSAP).

Delle 70 aree individuate da Difesa Servizi S.p.A. e destinate all’installazione di impianti fotovoltaici, ben 11 prevedono installazioni a terra con un conseguente consumo di suolo spesso pregiato. Un impianto di circa 50MW di potenza di picco impedisce la realizzazione su tetto di circa 12.000 impianti di piccolo taglio, utilizzabili per l’auto-consumo familiare, assorbendone le relative incentivazioni statali.

L’approccio autoritario di Difesa Servizi S.p.A. genera una conflittualità crescente con le realtà coinvolte nei progetti e provoca l’ostilità nei confronti di istituzioni nazionali che tradizionalmente hanno sempre goduto di stima e fiducia: l’atteggiamento di Difesa Servizi S.p.A. rischia di compromettere, in modo traumatico, la serena convivenza che si è creata nei decenni (in alcuni casi secoli) tra popolazioni locali ed Esercito.

La recente audizione (23/05/2013) del Ministro all’Ambiente Andrea Orlando, che ha presentato le linee guida del suo dicastero all’ottava commissione presieduta da Ermete Realacci, evidenzia due punti di estremo interesse: la necessità di porre un deciso stop al consumo di suolo e l’urgenza di coinvolgere le popolazioni locali nei processi decisionali in merito ad infrastrutture che impattano con l’ambiente; il primo per tutelare concretamente i pochi polmoni verdi rimasti, il secondo per l’esigenza di recuperare carenze di democrazia che gli attuali iter amministrativi non prevedono, considerato essenziale per giungere a soluzioni condivise e non conflittuali.

Per ATA (Associazione Tutela Ambiente)
Michele D’Elia
E-mail: ata_cirie@libero.it

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Alcuni articoli sul progetto di impianto fotovoltaico nella riserva della Vauda (To):

Aiutateci a salvare dal fotovoltaico la riserva naturale della Vauda!

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Un commento

  1. Non occorrerebbero tante parole per descrivre una scelta giusta, tante disquisizioni e tanta ansia censoria servono solo a coprire malefatte. Da quando in qua un sistema di produzione energetica necessita di censura? Come se, anche se fosse di interesse militare, un sito fotovoltaico potesse passare inosservato. come se solo il non parlarmìne potesse preservarlo da opere di danneggiamento o terrorismo. Solo cura nel tutelare qualche interesse. Come se nessuno sapesse che il fotovoltaico è il più recente business ed il più recente interesse delle mafie.

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