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Nonostante gli studi che confermano un fabbisogno in diminuzione, il piano cave recentemente proposto dalla provincia di Cremona prevede spazi per nuove escavazioni. Per far questo vengono pericolosamente modificati vincoli storici e paesaggistici. Questo è l’allarme lanciato dalle associazioni e dai comitati locali.

Riportiamo il comunicato stampa di numerose associazioni della Provincia di Cremona relativo al nuovo piano cave provinciale.

Tutte le associazioni ed i comitati ambientalisti che alcune settimane orsono avevano congiuntamente sottoscritto e presentato osservazioni alla variante del Piano territoriale di Coordinamento provinciale (PTCP) hanno ora condiviso il documento contente considerazioni in merito al Piano cave della Provincia di Cremona (protocollato il 29 u.s.).

Benché per sua natura atto di pianificazione subordinata, il Piano cave recentemente proposto dalla Provincia pretende di condizionare, modificare e plasmare importanti norme di tutela naturalistica, storica e paesaggistica sia di livello provinciale e sia di livello regionale. In particolare, il piano cave si vuole arrogare il diritto di eliminare i vincoli, di ordine “sovraordinato” attualmente e giustamente gravanti sui geositi, aree dalle caratteristiche uniche, non solo per i loro aspetti naturali, ma anche perché testimonianze di eventi più o meno remoti che hanno interessato il plurisecolare configurarsi della nostra terra, la pianura padana.

Nonostante il quadro legislativo vigente vieti sbancamenti ed escavazioni, il piano della provincia di Cremona ora in discussione e destinato a durare per ben 10 anni sancisce la possibilità di ampliare, mediante la zona B dell’Ambito estrattivo ATEa8 , la già autorizzata cava di argilla presente nel Pianalto della Melotta prevedendo l’asportazione di materiale per complessivi 2 milioni di metri cubi.
Tale previsione conduce alla perdita irreversibile e definitiva di un elemento pedologico e geomorfologico prezioso, di straordinario interesse per la comunità scientifica e per la collettività nel suo complesso senza peraltro rispondere ad esigenze economiche reali. Infatti, secondo lo studio preliminare commissionato all’Università Cattolica dalla stessa Amministrazione Provinciale, il fabbisogno di argilla stimato per il prossimo decennio si mantiene entro una volumetria di 1 milione di metri cubi, ovvero la metà circa di quanto – ingiustificatamente- previsto dal piano cave. L’attuale andamento del settore edilizio e delle costruzioni, del resto non apre spiragli per ulteriori e più consistenti consumi di materiale da impiegare nella fabbricazione di laterizi e ciò nonostante prosegua una dissennata politica di creazione di inutili infrastrutture solo formalmente di “interesse pubblico” che la provincia di Cremona, attraverso l’individuazione nel piano proprio di numerose cave di riserva o “prestito” pare voler sostenere con grande convinzione.

Né l’Amministrazione provinciale sembra più attenta a “minori” aspetti di controllo e di compensazione dell’attività estrattiva: non sono adeguatamente regolamentati gli scavi in falda e in golena che pure interferiscono con le risorse idriche e non si garantisce stabile e duraturo recupero ambientale dei siti dai quali si cava sabbia, ghiaia e argilla.

In conclusione, il piano cave 2013-2023 della provincia di Cremona ben lontano dal tutelare il territorio e garantire uno sviluppo sostenibile, si muove disordinatamente e nella logica del puro soddisfacimento di interessi particolari, a discapito del paesaggio, degli ecosistemi e della capacità del suolo di comunicarci, con la sua, la nostra storia.

Le generazioni future, sentitamente, ringraziano.

Acli Anni Verdi, Circolo Ambiente Scienze, Coordinamento Comitati Ambientalisti della Lombardia, Coordinamento Comitati contro Autostrade Cr-Mn e Ti-BRE, Delegazione FAI Cremona, Gruppo LUCI Cremona, Italia Nostra Cremona, Legambiente Alto Cremasco, Legambiente Cremona, LIPU Cremona, Salviamo il paesaggio cremonese, cremasco e casalasco, WWF Cremona, WWF Lombardia.