20131121-idrocarburiL’eurodeputato Andrea Zanoni presenta un’interrogazione alla Commissione europea: vaste aree della regione, soprattutto costiere, rischiano di sprofondare anche a causa delle numerose attività di estrazione di idrocarburi.

“L’Ue salvi l’Emilia Romagna dall’ingordigia delle aziende estrattive. I dati ARPA parlano chiaro: No a nuove concessioni”

“L’Ue salvi dallo sprofondamento l’Emilia Romagna che la smisurata attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi dal sottosuolo rischia di aggravare”. Lo chiede con un’interrogazione parlamentare Andrea Zanoni, eurodeputato ALDE e membro della commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo.

“A rischio soprattutto la fascia costiera che negli ultimi 55 anni si è abbassata di 70 centimetri a Rimini e di oltre un metro a Cesenatico (FC). Senza dimenticare che questo fenomeno aumenta la vulnerabilità degli edifici e incrementa i danni in caso di terremoti come nella primavera del 2012”.

Zanoni denuncia in Europa le ulteriori 12 recenti richieste di permesso di ricerca ed estrazione di idrocarburi presentate alla Regione Emilia-Romagna che andrebbero ad aggiungersi alle attuali 35 e alle 37 concessioni di coltivazione già attive.

“Come denuncia Legambiente, qualora anche quest’ultime venissero autorizzate, oltre metà del territorio regionale sarebbe interessata dallo svolgimento di tali attività con conseguente intensificazione del già grave fenomeno della subsidenza, ovvero l’abbassamento di porzioni più o meno ampie di terreno dovuto in questo caso all’estrazione di sostanze fluide o solide dal sottosuolo”.

“Ho chiesto alla Commissione europea se l’attuale situazione territoriale dell’Emilia Romagna, anche alla luce della sismicità dell’area, non sconsigli ulteriori attività nel sottosuolo e se esistono studi internazionali sull’argomento – conclude Zanoni – Non possiamo permettere che un territorio pregevole come l’Emilia Romagna e le sue coste sprofondino sotto il peso degli interessi delle aziende estrattive”.

NOTE

La “subsidenza” consiste nel fenomeno di abbassamento di porzioni più o meno ampie di terreno, da attribuirsi al costipamento naturale sotto l’azione di carichi, o, talora, all’attività dell’uomo rivolta all’estrazione di sostanze fluide o solide dal sottosuolo (per es. di ingenti quantità di acqua da falde freatiche, di prodotti petroliferi e di minerali). La subsidenza, pur trattandosi di diverso fenomeno geologico, può tuttavia essere uno dei fattori che aumentano la vulnerabilità degli edifici causando il cedimento dei terreni di fondazione, incrementando i danni in occasione di terremoti.

Tra le possibili conseguenze ambientali di tali interventi denunciate nel “Dossier idrocarburi in Emilia Romagna” di Legambiente vi è il rischio di intensificazione del fenomeno della subsidenza che già caratterizza l’area: i dati dei monitoraggi effettuati da ARPA (Agenzia regionale per la Prevenzione e l’Ambiente) Emilia-Romagna evidenziano
come il fenomeno sia più significativo sulla fascia costiera, che negli ultimi 55 anni si è abbassata di 70 cm a Rimini e di oltre un metro a Cesenatico (FC). Una vasta porzione della provincia di Bologna (circa 600 km²) è caratterizzata da abbassamenti medi intorno a 20 millimetri annui, con zone di massimo sprofondamento (oltre 3 centimetri annui).
Secondo ricerche dell’Università degli Studi di Padova, la subsidenza nell’arco temporale 1983-2008 ha raggiunto i 50 centimetri nella zona meridionale del Delta del Po.

_____________________________________________________

 IL RICORSO 

Pubblichiamo anche il ricorso del geologo Luciano Baruzzi contro le trivellazioni nell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna e contro il deposito di metano nei giacimenti esauriti.

Leggi il ricorso (file pdf, 79 kb) >

 

Condividi: