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Ecomostro per gli ambientalisti, “panettone” per i locali, la megastruttura posta sulla rupe del Mingardo è visibile a chilometri di distanza. Fu progettata come Centro di avvistamento e studio della migrazione degli uccelli.

Certo, il fiume Mingardo rappresenta una via eccellente di migrazione per gli uccelli che dall’Africa si dirigono al Nord, e viceversa. Ma per le dimensioni, per la forma e per la posizione su la rupe l’edificio sembra proprio progettato come albergo o ristorante con vista “mozzafiato”.

Giusto quattro anni fa, cioè il 2 marzo 2010 il “Panettone” fu posto sotto sequestro, e un anno dopo arrivò il rinvio a giudizio dei presunti responsabili dello scempio ambientale. Insomma, secondo gli inquirenti che rimandarono a giudizio quattro persone – il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Centola, il responsabile unico del procedimento e i due legali rappresentanti delle ditte esecutrici dei lavori- l’edificio è un vero e proprio “abuso edilizio continuato e di danneggiamento paesaggistico e alterazione ambientale .Difatti sono state realizzate modifiche prospetti dell’intero edificio sia per la forma fisica che per l’emersione del terreno che per forma e dimensione delle bucature e degli elementi di finitura”.

Nel dettaglio, il Pubblico Ministero Grippo contestava agli indagati “di aver collocato l’osservatorio ad una quota superiore di 50 metri rispetto ai progetti approvati e di aver creato tre piani soprastanti non sfalsati tra loro, come assentito”. Tanto bastava per considerare l’ecomostro un vero e proprio abuso edilizio, per di più in area protetta, spacciandolo per “Centro internazionale di studi per l’emigrazione dell’avifauna”.

Ma non è un presunto illecito recente: risale infatti al 2004 la sua realizzazione voluta dalla Regione, dal comune di Centola, dal Parco e Comunità montana. Poco tempo dopo la struttura fu anche vandalizzata pesantemente: porte sfondate, le grandi vetrate , con vista sulla valle, infrante, servizi divelti.

Il 2 agosto 2007, fatta propria una privata segnalazione, la Lipu spediva un esposto a questi enti denunciando l’opera come “impropria e con grave impatto negativo sul paesaggio protetto del Parco nazionale”. “Giù quell’ecomostro” si raccomandava.

Anzi, il Codacons di Salerno, su sollecitazione della LIPU, che aveva procurato tutto il progetto giacente al Parco, avanzava un formale esposto-denuncia (aprile 2009) alla Corte dei Conti e p.c. al
Ministero, alla Procura della Repubblica di Vallo, notificando altresì alla Conte dei Conti europea, vista la natura comunitaria del finanziamento.

Ritenuta quindi abusiva il Parco e la Regione intimarono nel 2011, con separate ordinanze, l’abbattimento della palazzina, e addirittura la revoca di un ulteriore finanziamento di 1 milione e mezzo di euro per ultimare il così detto “Centro internazionale,eccetera”. Ma l’osservatorio era, ed è, così importante e necessario per il comune di Centola che il medesimo si rivolse al Tar, con tre diversi ricorsi.

Si apprende adesso che il Tribunale di Salerno ha dato ragione al comune con tre sentenze in merito. Dunque “l’ecomostro” non solo non verrà abbattuto ma sarà riparato e ultimato, facendo bella mostra di sé su quella rupe, a 385 metri sul livello del mare.

Le sentenze vanno rispettate comunque. Ma la demolizione di questo scempio del paesaggio – e spauracchio per l’avifauna che si trova a passare di là – sarebbe stata un valido esempio da seguire per ogni aggressione del territorio.

Paolo Abbate

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