120720146852Il Consiglio di Stato ha confermato lo scorso luglio la decisione del TAR: il permesso di costruire dell’area del “Mulino Alvino” che cambiava destinazione urbanistica da verde pubblico a residenziale è illegittimo. Le associazioni ora chiedono che la Capitale europea della cultura 2019 punti ad un modello urbano e territoriale sostenibile.

Pubblichiamo l’articolo del 26 aprile 2014 di Giovanni Martemucci tratto da Basilicata Magazine

Una nuova grana giudiziaria per l’Amministrazione comunale di Matera relativamente ai lavori del Mulino Alvino e dell’area destinata a Verde in via Dante. Il Tar ha accolto il ricorso proposto da Eustachio Rondinone, Angela Raffaella Dragone, Maria Teresa Valentino, Marino Trizio e Michele Morelli sul permesso a costruire rilasciato dal dirigente del Servizio urbanistica del Comune di Matera alla società Co.Ge.M. per il recupero e riqualificazione dell’area del “Mulino Alvino” e delocalizzazione dei volumi demoliti in Via Dante con la costruzione di 42 alloggi nella parte iniziale dell’importante arteria.

In sostanza il Tar ha sancito che la competenza della pianificazione urbanistica, soprattutto in presenza di varianti e senza norme chiare, debba appartenere al Consiglio comunale. Dunque nuove nubi si addensano all’orizzonte per un permesso a costruire che ha subito suscitato grandi perplessità.

Diversi mesi fa, all’indomani del rilascio del permesso si erano palesate le critiche di molte associazioni ambientaliste. Critiche ignorate dall’Amministrazione comunale che hanno indotto le associazioni a presentare un ricorso al Tar della Basilicata.

Il permesso contro cui è stato puntato il dito è quello con cui si è provveduto a cambiare la destinazione d’uso di un’area da “verde pubblico”, situata in via Dante, a “residenziale” dove è stata quasi ultimata la costruzione di un complesso residenziale con locali commerciali, mediante la delocalizzazione di volumi rivenienti dall’ex opificio industriale “Mulino Alvino”.

Le associazioni che hanno presentato ricorso sono Città Plurale e Mutamenti a Mezzogiorno, a cui si sono uniti anche alcuni cittadini residenti nei pressi dell’area di via Dante dove sorgeranno le nuove costruzioni.

Ci chiediamo – sostengono associazioni e cittadini – se sia possibile che la destinazione a verde pubblico di un’area venga modificata con un semplice permesso di costruire del dirigente di settore o se, invece, non debba transitare dal Consiglio Comunale, così come prevede il Testo Unico dell’Edilizia di cui al Dpr n. 380 del 2001”.

L’area relativa al Mulino Alvino è urbanisticamente qualificata come “Area Extraurbana a Disciplina Pregressa” e rientra in ambito Sic (Siti di interesse comunitario) denominato “Gravine di Matera”. I progetti in aree Sic sono da sottoporre ad una procedura di “Valutazione di Incidenza Compatibilità Ambientale”, allo scopo di salvaguardare l’integrità di particolari siti. L’area di Via Dante interessata, invece, ricade in gran parte nell’area verde del Piano regolatore.

A settembre 2012 l’ufficio Urbanistica del Comune di Matera aveva espresso parere favorevole all’operazione valutando positivamente, tra le altre cose, la circostanza che il bilancio ambientale ed urbanistico dell’intervento realizzato risulta positivo in relazione all’interesse storico-culturale del manufatto edilizio che viene recuperato. L’impresa costruttrice si era obbligata nei confronti del Comune di Matera a realizzare, a propria cura e spese e senza scomputo di oneri, la sistemazione a standard nell’ambito di via Dante e la sistemazione esterna dell’area dell’ex Mulino Alvino.

Ma le associazioni Città Plurale e Mutamenti a Mezzogiorno (Comitato locale Salviamo il Paesaggio) sostengono che sulle aree a destinazione verde pubblico è vietato qualsiasi intervento edificatorio, ad eccezione degli interventi di trasformazione finalizzati alla tutela e alla conservazione dei caratteri paesaggistico-ambientali esistenti. L’area del Mulino Alvino è area extraurbana, mentre l’area di via Dante è urbana. Non è concepibile delocalizzare gli standard urbanistici da un’area urbana in un’area extraurbana. Ragionando in questi termini si potrebbe consentire la traslazione del verde pubblico cittadino in ambiti esterni alla città, creando così il paradosso di una città completamente cementificata, senza verde pubblico, con gli spazi verdi solo al di fuori del perimetro di essa. E il Tar ha dato ragione ai cittadini. Cosa accadrà ora è difficile da prevedere. Intanto i 42 alloggi costruiti in via Dante sono stati quasi terminati e gli acquirenti, prevedibilmente, non potranno usufruirne finchè la questione non sarà sbrogliata a suon di carte bollate.

Il 29 luglio 2014 viene pubblicata l’ordinanza del Consiglio di Stato che conferma la sentenza del TAR.

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Comunicato del 30/7/2014 del Comitato locale Salviamo il Paesaggio – Matera

Le associazioni (Città Plurale e Mutamenti a Mezzogiorno del comitato Salviamo il Paesaggio) e cittadini residenti nel quartiere di Villa Longo, si sono battuti contro la trasformazione di un’area verde adiacente al quartiere storico suddetto dell’ INA Casa, uno dei tanti interventi di edilizia pubblica nati a valle della legge speciale di sfollamento degli antichi rioni Sassi di Matera.

Questa è la storia: grazie ad una interpretazione “estensiva” del piano casa 2, nel 2012, in assenza della legge regionale, il dirigente dell’ufficio urbanistico del comune di Matera, con la complicità del Sindaco e della Giunta, autorizzava l’impresa richiedente, con un permesso a costruire in deroga, a trasferire alcuni volumi siti in un ambito extraurbani in un’area sita in ambito urbano a destinazione Verde di PRG (reso esecutivo con decreto del presidente della giunta regionale a partire da gennaio del 2007). Il dirigente con un solo atto, senza il dovuto passaggio in consiglio comunale, ha cambiato la destinazione d’uso dei volumi dell’ex pastificio, parte di questi volumi con destinazione residenziale sono stato trasferiti sulla suddetta area verde di PRG.

L’amministrazione comunale, in quei giorni di acceso dibattito, ha sempre affermato che, in assenza della disciplina regionale, la legge attribuiva la competenza al dirigente e non al Consiglio Comunale. In quei giorni, su nostra sollecitazione su alcuni consiglieri di maggioranza e di opposizione, il Consiglio Comunale approvò persino un ordine del giorno per bloccare l’operazione, contro il parere del sindaco e della sua giunta (di centro sinistra).

Quattro anni fa il sindaco Adduce (ex senatore PD e ex presidente della lega delle cooperative di Matera), durante la campagna elettorale si era impegnato a neutralizzare il piano casa 1 e a non approvare più varianti al PRG in attesa del Regolamento Urbanistico e del Piano Strutturale, strumenti già a disposizione dell’amministrazione dal 2010 ( il primo elaborato dal prof. Nigro e il secondo dal prof. Properzi). Ad oggi l’amministrazione ha approvato una serie di progetti di espansione sulla base del piano casa1 e di varianti di intensificazione di aree di 167 per circa 200 alloggi. Ha rilasciato oltre una trentina di permessi a costruire in deroga in base al piano casa 2 senza i dovuti passaggi in consiglio comunale. Con queste operazioni sono saltate una serie di aree a verde e a destinazione pubblica.

Intanto, il regolamento urbanistico non è stato ancora adottato così come non è stato ancora adottato il piano strutturale.

Eppure sono quattro anni che l’attuale sindaco con la sua giunta è impegnato a sostenere la candidatura di Matera città europea della cultura 2019 quale modello urbano e territoriale sostenibile, puntando sul consumo di suolo zero.

Una grossa contraddizione tra ciò che afferma e ciò che si fa. Dopo due sentenze sfavorevoli (TAR e Consiglio di Stato) cosa hanno da dire il Sindaco e la sua Giunta?