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Perché non calpestare barbaramente l’agricoltura in spregio agli indirizzi per la valorizzazione dei terreni agricoli

(articolo dell’ Ing. Donato Cancellara, socio dell’Associazione Intercomunale Lucania & A.Mi.C.A., tratto da “il Quotidiano del SUD” dello scorso 4 agosto)

Un team internazionale, tra cui scienziati della Università di Monaco Technische Universität München (TUM), ha studiato il contributo dell’agricoltura biologica per sostenere la biodiversità dei terreni agricoli tra il 2010 e il 2013. Rilevante l’articolo comparso sul “Science Daily” intitolato “Organic agriculture boosts biodiversity on farmlands – L’agricoltura biologica aumenta la biodiversità su terreni agricoli”.

Il Prof. Kurt-Jürgen Hulsbergen di TUM afferma che “l’agricoltura biologica è benefica per la ricchezza di specie vegetali e i benefici osservati si concentrano sui campi a seminativo”. E continua: “I risultati dello studio sottolineano l’importanza di mantenere e ampliare caratteristiche del paesaggio naturale” – qualcosa che il Programma Greening dell’Unione Europea sta cercando di realizzare nell’ambito della nuova Politica agricola comune (Pac).

Infatti, il greening o pagamento ecologico è una delle sette componenti del nuovo sostegno della nuova Pac. È la seconda componente in ordine di importanza dopo il pagamento di base ed applicabile a tutti gli Stati membri. Il pagamento greening è una vera novità e rappresenta una nuova forma di aiuto che porterà importanti cambiamenti nel comportamento di tante aziende agricole, soprattutto in quelle intensive di pianura, come quelle insidiate nella realtà agricola di Palazzo San Gervasio, a partire dal 1° gennaio 2015, primo anno di applicazione del nuovo sistema di pagamenti diretti. Per accedere a tale pagamento, gli agricoltori devono rispettare sui loro ettari ammissibili tre pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente: diversificazione delle colture; mantenimento dei prati permanenti; presenza di aree di interesse ecologico. L’accordo prevede un sistema di equivalenza in base al quale si considera che le prassi favorevoli all’ambiente già in vigore sostituiscano gli obblighi del greening. Rientrano in questa tipologie gli agricoltori biologici come alcuni di quelli presenti nella Piana di Palazzo San Gervasio.

È evidente l’incompatibilità tra quanto precedentemente evidenziato e la centrale termoelettrica (alimentata da sole e da gas metano) che si vorrebbe realizzare su quei terreni coltivati prevalentemente dalla comunità di Palazzo San Gervasio anche in regime biologico.

In un dettagliato studio affidato al Prof. Sergio Vacca, laurea honoris causa in Scienza del Suolo, si legge che “la profondità e fertilità del Suolo, la capacità idrica utile, la capacità di campo e le precipitazioni, pur nella media delle condizioni regionali, contribuiscono a mantenere uno stato di igrofilia che rende tali terreni altamente produttivi. La piana con la sua caratteristica unità di paesaggio può essere compromessa da opere industriali altamente impattanti ed invasive che annienterebbero sia l’unità paesaggistica sia la potenzialità produttiva. Le modificazioni determinate dall’impianto termodinamico cancellerebbero irreversibilmente la fertilità dei Suolo, anche in un’ipotetica futura dismissione dell’impianto”.

Infatti, sarebbero previsti sbancamenti per la realizzazione di sette terrazzamenti a gradoni per regimentare le acque piovane. Si legge nella documentazione tecnica che la superficie interessata dalle operazioni di preparazione della zona di impianto dell’opera, sarebbe di circa 200 ha, e si prevede per tali operazioni un movimento terra pari a circa 1.000.000 mc, corrispondenti alla rimozione di un primo strato superficiale di circa 50 cm che verrà accantonato in cumuli posti sul perimetro dell’area dell’impianto. I simpatizzanti del progetto parlano di ripristino dello sbancamento con aggiunta terreno vegetale, ma il Prof. Sergio Vacca afferma “l’impossibilità di ripristinare con tale pratica la fertilità originaria del terreno”.

A fronte di tali allucinazioni volte a distruggere un’intera area agricola, bene hanno fatto i 15 Comuni, limitrofi a Palazzo San Gervazio, a coalizzarsi in difesa del loro territorio che assume un’importanza strategica per l’intero comparto agricolo del Vulture – Alto Bradano. La disponibilità di una ricca falda superficiale conferisce ai terreni una peculiarità unica da dover preservare e non da esporre a rischi di inquinamento irreversibile connessi ai possibili sversamenti di olii diatermici.

In aggiunta, gli uffici dell’Assessorato alle Politiche Agricole della Regione Basilicata già hanno avuto modo di esprimere parere negativo al rilascio dell’Autorizzazione Unica necessaria per la realizzazione del progetto di solare termodinamico della società Teknosolar Italia 2 affermando che “sarebbe, infatti, in contrasto con le finalità di valorizzazione dei terreni agricoli e la promozione e tutela dell’attività agricola del paesaggio e dell’ambiente che sono prevalenti alla realizzazione del progetto solare termodinamico anche alla luce dei valori sottesi al Piano di Sviluppo Rurale 2007/2013 che si intendono potenziare nel prossimo ciclo di programmazione”. L’obiettivo prioritario dovrebbe essere quello di salvaguardare la destinazione agricola dei suoli agricoli, la conservazione della loro specifica biodiversità-pedodiversità e la salvaguardia di tutte le aree agricole interessate di colture biologiche così come previsto dall’allegato 3 del D.m. 10.09.2010 “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”.

Ing. Donato Cancellara
socio Ass. Intercomunale Lucania & A.Mi.C.A.