21_33_are_f1_482Provincia di Verona: due ettari di terreno in località Maternigo sono stati disboscati senza autorizzazione per l’impianto di un nuovo vigneto, il Corpo Forestale ha sequestrato l’area disboscata e denunciato il proprietario e la ditta esecutrice dei lavori.

Il comandante provinciale del Corpo Forestale: «Non guardiamo in faccia nessuno: né il blasone della casa vinicola né le amicizie potenti che possono vantare, perché dobbiamo porre un freno a questo sistema».
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L’articolo completo da L’Arena di Verona di sabato 21 febbraio 2015 – Provincia – Pag. 33

MEZZANE E TREGNAGO. Due ettari di terreno in località Maternigo sono stati disboscati senza autorizzazione

Nuova superficie a vigneto? L’area finisce sotto sequestro

Operazione del Corpo Forestale dello Stato su autorizzazione del Pm: denunciati il proprietario e la ditta esecutrice dei lavori. Il Corpo Forestale dello Stato procede al sequestro preventivo e probatorio dell’area disboscata.

Dove prima c’era un bosco ora c’è un deserto, soltanto terra rivoltata e riportata senza un filo d’erba. Il proposito era l’impianto di un nuovo vigneto, ma prima delle barbatelle sono arrivati gli agenti del Corpo Forestale dello Stato di Verona e del Comando Stazione di Tregnago, che hanno messo sotto sequestro probatorio e preventivo un terreno di circa due ettari in località Maternigo, nell’alta valle di Mezzane, confinante con i Comuni di Mezzane di Sotto e Tregnago.
L’autorizzazione al sequestro era appena arrivata dal Pubblico ministero e giovedì mattina gli agenti hanno provveduto a circondare l’area con il nastro bianco e rosso con stampata la scritta «Non oltrepassare» e ad apporvi i cartelli di avvertenza dell’avvenuto sequestro.

Sui terreni, infatti, erano stati eseguiti recentemente dei lavori di ingente movimentazione terra e riduzione di superficie boscata in area che è sottoposta a vincolo paesaggistico e ambientale e tutta l’operazione di scasso era priva delle necessarie autorizzazioni. Sia il proprietario dei terreni, sia il titolare della ditta esecutrice dei lavori, sono stati denunciati per questo motivo alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verona, contestando loro i reati previsti dagli articoli 44 lettera C del Testo unico 380/2001, 181 comma 1 bis del Decreto legislativo 42 del 2004, 734 e 110 del Codice penale.

Per questi reati è previsto l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 15.493 a 51.645 euro, ma gli anni di reclusione possono arrivare fino a quattro se le aree, per le loro caratteristiche paesaggistiche, siano state dichiarate di notevole interesse pubblico; inoltre sono previste ammende fino a 6.197 euro per la deturpazione di luoghi soggetti a speciale protezione e il codice prevede che quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse sia soggetta alla pena stabilita, che vale quindi sia per i proprietari dei terreni sia per l’esecutore materiale dell’intervento.

«Vorrei che fosse chiaro che a Verona, per questo tipo di reati è cominciata la tolleranza zero», esordisce Isidoro Furlan, comandante provinciale del Corpo Forestale dello Stato, «perché deve finire questo prurito primaverile di certi imprenditori agricoli che ogni anno si attrezzano per ampliare le superfici a vigneto senza chiedere le necessarie autorizzazioni».

«Non è questo il primo caso e non sarà l’ultimo, purtroppo, ma non guardiamo in faccia nessuno: né il blasone della casa vinicola né le amicizie potenti che possono vantare, perché dobbiamo porre un freno a questo sistema».

«Vorrei fosse chiaro che il Corpo Forestale fa solo i controlli, non autorizza gli interventi».
«Come in questo caso, si sarebbe dovuto chiedere autorizzazioni preventive alla Soprintendenza ai beni ambientali per i vincoli paesaggistici, ai Servizi forestali regionali per il vincolo idrogeologico, al Comune di competenza per la comunicazione di inizio lavori. Invece nulla di tutto questo è stato fatto».

«Se è un diritto il nuovo impianto di vigneto e l’estirpazione del bosco, nessuno lo può negare», continua il comandante Furlan, «ma la provincia di Verona non può essere considerata un Far West dove ognuno si regola secondo la propria idea. Le leggi ci sono e vanno rispettate», conclude.

L’ipotesi di reato è stata formulata dalla Forestale e la legge prevede che dopo l’iter della denuncia, del processo, della sanzione penale e amministrativa, ci sia anche il ripristino dello stato dei luoghi com’era prima dell’intervento di disboscamento, ma questa è materia sulla quale decidono la Procura e il Tribunale.

V.Z.

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