Alla ricerca del paesaggio palladiano: un’indagine sullo stato del paesaggio delle ville venete

palladio

Le ville venete costituiscono una componente fondamentale del patrimonio storico e culturale del Veneto e la loro importanza è stata riconosciuta dall’UNESCO che tra il 1994 e il 1996 ha inserito 24 ville di Andrea Palladio tra il patrimonio dell’umanità. La loro diffusione nel territorio, iniziata nel Quattrocento, ha interessato larga parte della regione contribuendo profondamente all’evoluzione delle caratteristiche del suo paesaggio.

La villa veneta così come si andò configurando nel pensiero e nelle opere di Andrea Palladio era una struttura fortemente inserita e integrata nel paesaggio. Secondo Palladio un edificio prestigioso doveva essere ben visibile dalla campagna, ma, al contempo, doveva garantire una buona visibilità del paesaggio circostante sia per ragioni economiche che estetiche.

La villa mantenne sempre uno strettissimo legame con l’agricoltura e fu spesso il centro di un’azienda agricola come testimoniato dalla sua struttura architettonica. Al corpo padronale centrale si affiancarono sempre strutture produttive quali le ampie barchesse che servivano per il deposito dei mezzi e dei prodotti e le torri colombare.

Attualmente nel Veneto sono ancora presenti 3782 ville, che sono diffuse nell’81% dei comuni della regione.

Le indagini svolte in questo libro hanno avuto lo scopo di verificare quale fosse in passato il contesto paesaggistico e territoriale in cui si trovavano le ville, e in particolare quelle di Andrea Palladio, e come il paesaggio si sia modificato nel tempo. La ricognizione eseguita sulle opere dei pittori veneti del rinascimento ha permesso di ricostruire, almeno parzialmente, quali dovevano essere i caratteri del paesaggio regionale allorquando prese avvio la stagione della villa veneta. Si trattava di un paesaggio d’incredibile suggestione e di grandissimo fascino di cui esistono lacerti talvolta ancora molto estesi e chiaramente individuabili sparsi un po’ ovunque nel territorio regionale benché sia in atto una loro lenta e inarrestabile trasformazione. Cos’era dunque quello che ora definiamo “paesaggio palladiano”? La risposta, per quanto sorprendente, è che era semplicemente il paesaggio delle campagne venete così come ancora era visibile in buona parte della regione fino al secondo dopoguerra. Non era, dunque, un paesaggio straordinario in quanto frutto di un progetto architettonico, o meglio, lo era nel senso che aveva l’innegabile fascino delle cose semplici, scaturite dalla fatica e dall’ingegno di tutti coloro che avevano concorso nell’arco di vari secoli alla messa a coltura delle campagne venete. La sua eccezionalità consisteva nell’essere il frutto di un incredibile equilibrio tra interevento dell’uomo e caratteristiche dell’ambiente e del territorio.

Per comprendere quale possa essere lo stato di conservazione del paesaggio palladiano è stata svolta una prima indagine sull’uso del suolo posto nei pressi della totalità delle ville della regione. Sorprendentemente si è potuto riscontrare che la percentuale del suolo urbanizzato nel raggio di 500 m dalle ville è circa il triplo di quella media regionale. Praticamente in circa due terzi delle ville il paesaggio risulta essere profondamente compromesso dalla dispersione insediativa.

Per comprendere le ragioni di una così drastica trasformazione paesaggistica nel caso delle 24 ville del Palladio dichiarate patrimonio dell’UNESCO e di altre 55 ville di minore pregio architettonico sono state analizzate le trasformazioni dell’assetto insediativo dall’inizio dell’Ottocento ad oggi. Per quanto riguarda le ville palladiane, se si escludono quelle che erano poste a ridosso di centri rurali di medie dimensioni (Montagnana e Fratta Polesine), agli inizi dell’Ottocento in media vi erano circa 16 fabbricati nel raggio di 500 m. Generalmente le ville sorgevano infatti isolate nella campagna o nei pressi di piccoli borghi formati da poche case. Nel 2012 mediamente vi erano 211 fabbricati costruiti per il 57% dopo il 1970. Si noti anche che questo processo ha riguardato in modo sostanzialmente indifferenziato sia le ville del Palladio sia quelle di minor pregio architettonico.

La causa principale del profondo stato di degrado in cui versa il paesaggio delle ville venete è da ascrivere in buona sostanza alla fortissima dispersione territoriale degli insediamenti residenziali e produttivi nel Veneto che hanno finito per interessare anche le più piccole frazioni sorte spesso nei pressi delle ville.

Nel contesto di una politica territoriale largamente insufficiente, orientata quasi esclusivamente all’aumento della rendita urbana e talvolta condizionata da rilevanti interessi speculativi, inevitabilmente anche il paesaggio delle ville è stato spesso fortemente degradato. Dalla ricerca è emerso che solo in rari casi i piccoli borghi posti vicino alle ville non si sono trasformati in veri e propri agglomerati urbani e in tale processo è stata posta pochissima attenzione alla presenza della villa. L’elemento per certi versi più sconcertante è che spesso sarebbe bastato veramente poco per tutelare il paesaggio delle ville del Palladio così come quello di molte altre ville. In tutti i casi analizzati, erano sempre disponibili aree edificabili lontane dalle ville, eppure i piani urbanistici hanno assecondato il degrado del paesaggio favorendo la diffusione d’insediamenti del tutto incongrui rispetto al contesto in cui venivano collocati.

Il volume è scaricabile gratuitamente da questo sito:
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Tiziano Tempesta

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Prof. Tiziano Tempesta
Dip. TESAF – Università di Padova
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