Isola_Palmaria (1)

L’isola Palmaria dopo moltissimi anni viene restituita dalla Marina Militare nelle mani del comune di Portovenere. Il presidente della Liguria Giovanni Toti durante il passaggio delle consegne auspica che possa diventare una Capri del Nord. Magari con negozi di lusso, porticcioli per panfili e locali di tendenza. Dimenticando che nelle vicine cinque terre il successo planetario del modello è rappresentato al contrario, dall’unicità del paesaggio e dal rispetto per la natura e le tradizioni.

800px-MotomotomotoAnalogamente, la vista che da Portovenere si ha della Palmaria (e anche quella che dalla Palmaria si ha del promontorio di Portovenere) è quasi la stessa di 500 anni fa. Vi sono straordinarie grotte marine, fossili del Pleistocene, profumi, uccelli, spiaggette, antiche fortificazioni, cave dismesse di portoro e, per il momento, non si praticano condoni edilizi e abusi! (A Capri e Ischia sono quasi trentamila le pratiche di condono degli ultimi 10 anni)

L’isola Palmaria si è fortunatamente salvata, da quella che da anni in Liguria viene chiamata “rapallizzazione” del territorio, grazie anche agli insediamenti della Marina Militare i cui presìdi (fortini, batterie, depositi) hanno inconsapevolmente vegliato sulle possibili intemperanze dei numerosi assessori all’urbanistica liguri: da quelli dei piccoli comuni, fino a quelli regionali, comprendendo molti dei loro validi tecnici. Naturalmente grazie anche a tutti coloro, Italia Nostra in primis- che negli anni 60 e 70 si adoperarono per contrastarne la lottizzazione – e al parco.

Si è così salvata la costa, il mare, la fauna marina, i fondali e naturalmente il paesaggio, la cui bellezza non può essere svenduta in cambio di qualche porticciolo per Vip o alcuni Hotel di Charme sparsi nella radura.

Anche perchè queste operazioni richiederebbero infrastrutture e viabilità, e produrrebbero di sicuro maggiori danni al turismo di quanti ne favorisca il lusso di nicchia (ci confermano i dati ISPRA che oggi la maggioranza del turismo privilegia di gran lunga i borghi e la natura più selvaggia).

Se ce ne fosse bisogno prendiamo due semplici analogie dalle cinque terre, una propositiva e virtuosa e l’altra rovinosa. La prima è che una delle mete più amate del turismo mondiale è “assediata”, principalmente “per essere osservata”, proprio per quel delicato rapporto tra natura, cultura e lavoro dell’uomo (che affascinava già Petrarca intorno al 1350) e rimasto quasi inalterato; la seconda è che nonostante i mezzi della moderna razionalità le nostre amministrazioni pubbliche non sono capaci di trarne vantaggi particolari, addirittura non riescono a coordinarne lo sviluppo. Ma non parliamo di telematica d’avanguardia o opere avveniristiche, ma di organizzazione turistica, di sentieri inagibili, di treni!

Naturalmente il nostro pensiero preoccupato va anche al drammatico “crocevia all’italiana”, rappresentato dall’incontro tra politica, grandi imprese e interessi privati, dove il cammino delle pratiche urbanistiche in aree di pregio esce dai binari del buon senso e dell’interesse comune, e sfugge alla guida anche degli amministratori più attenti e perbene, in un “pericoloso discontrollo” da cui è molto difficile uscire.

La Palmaria va innanzitutto pensata, poi curata, non costruita, non snaturata, e infine riparata e protetta. Naturalmente un Parco, anche il più rigoroso, ha bisogno di qualche servizio che ne faciliti l’uso turistico e le escursioni. Che ne valorizzi i luoghi (il forte, la cava di portoro).

Abbiamo apprezzato molto le parole confortanti del presidente Toti: “non costruiremo mezzo metro quadrato in più”. Possiamo rassicurarlo che vigileremo, affinché queste sue non siano solo vuote parole.

È anche troppo facile costruire case, la vera sfida sarà costruire amministrazioni in grado di capire il vero valore della protezione del territorio, la sua bellezza e le sue risorse.

Roberto Mazza – Membro del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio
Stefano Sarti – Vicepresidente di Legambiente Liguria