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L’adeguamento del Piano Territoriale Regionale (PTR) segna l’inizio di una nuova fase della contestata legge n.31/2014. Legambiente Lombardia ed altre associazioni sottolineano le contraddizioni e gli errori di una norma che, invece di fermare il consumo di suolo, ne programma ulteriore, a ritmo e valori impressionanti.

Consolida previsioni urbanistiche abnormi invece di rivederle, spinge al consumo di suolo libero invece di sostenere la rigenerazione,  falsa la definizione di consumo e riporta dati molto dubbi su superfici e fabbisogno.
Sono solo alcune delle considerazione che l’associazione ambientalista riporta in un dettagliato documento che sottolinea come i buoni propositi della legge non ci sono più e che in realtà la norma non offre strumenti di opposizione in caso di contenziosi dando il via ad una vera e propria corsa a costruire.

Contraddizioni, limiti ed errori

Si potrebbe risparmiare suolo e soddisfare i fabbisogni abitativi (pompati) su ambiti già urbanizzati risparmiando quasi 9.000 ettari. Il documento parte da questa considera, importante perchè sono molti gli ambiti già “condannati” dalle esagerate previsioni urbanistiche dei piani comunali che cancelleranno aree agricole “di fatto”. Questi si aggiungono alle aree racchiuse nel Tessuto Urbano Consolidato, anch’esse in ogni caso considerate di “necessaria edificabilità”.
Ed è proprio sulla definizione di consumo che da tempo si discute perchè la legge stabilsce una soglia ma non penalizza il consumo e non tiene conto della realtà dei fatti: non limita e non cancella gli ambiti di trasformazione residenziali su suolo libero come invece sarebbe opportuno e fattibile senza nessun sacrificio di fabbisogno.
Anche per gli insediamenti produttivi e terziari la norma risulta debole e priva di ogni stima adeguata alla luce dell’enormità del patrimonio esistente e dismesso.
I dati reali sul residenziale sfitto lo dicono chiaramente: sono più di 700.000 le unità che potrebbero essere utilizzate in modo opportuno, insieme ad altri spazi sottoutilizzati, per soddisfare i bisogni generati anche dall’immigrazione. Immigrazione che non chiede di certo quelle soluzioni abitative che spuntano come i funghi solo per ragioni speculative. I nuovi piani di lottizzazione se prevedono poi una restituzione di area verde pubblica risulterebbero addirittura, grazie ad un altro errore della legge, adeguati alla soglia di consumo.
L’adeguamento ritardato del PTR ricade a cascata sui piani subordinati tra cui quelli comunali e questo vuol dire aver ancor più tempo per consumare e penalizzare il ruolo strategico della rigenerazione che la legge stessa prevedeva.

Un consumo pianificato ad un ritmo impressionante

Anche l’associazione per il Parco Sud commenta la vicenda riprendendo le argomentazioni di Legambiente Lombardia.

Si fa notare che “la stessa legge prevedeva che entro un anno (quindi entro il 1° dicembre 2015), la Regione avrebbe dovuto approvare le modalità di calcolo e gli indici massimi di consumo di suolo. Sono passati più di 15 mesi e siamo solo alla proposta iniziale: se tutto va bene ci sarà il ritardo di almeno un anno nella decisione regionale e con contenuti non certo condivisibili“.

Si ricordano i numeri che dicono che “partendo da piani comunali notoriamente gonfiati, la dieta regionale impone di scendere a 4.348 ettari di previsioni residenziali su suolo libero e a 7.162 ettari di previsioni produttive. Cui si sommano 1.739 ettari di nuove infrastrutture (essenzialmente strade) previste su aree agricole. Il totale dunque ammonterebbe a 13.249 ettari (laddove per effetto delle previsioni dei Piani di Governo del Territorio dei comuni lombardi attualmente, invece, ne sarebbero contemplati 19.629)”.

Siamo di fronte quindi ad un consumo pianificato: “Numeri che sommati ai territori degli ambiti di trasformazione su cui si dovrebbe operare la riduzione prevista dal PTR, producono la cifra impressionante di 37.210 ettari di suoli agricoli che potrebbero essere cementificati da qui al 2025, in ossequio alla legge che dichiara di voler ridurre il consumo di suolo. Quindi, se si proietta il dato sull’intero periodo, si tratta di 4.135 ettari all’anno: 80 mq di suolo cancellato al minuto“.

Eppure – concludono – il suolo è una risorsa limitata -come l’acqua e l’aria- e non rinnovabile: è indispensabile per la vita sulla terra, in quanto consente la produzione di alimenti per tutte le specie animali terrestri e quindi anche per l’essere umano. Un bene comune dunque, da tutelare e preservare. Il suolo ha un valore ambientale, sociale, culturale ed economico, fondamentale per tutta la collettività. Un valore che viene quotidianamente eroso dall’inarrestabile attività edificatoria e dalla dissennata cementificazione dei territori, tanto a livello regionale, quanto a livello nazionale, dove anni giacciono proposte di legge per mettere un freno al consumo di suolo: evidentemente per mancanza di volontà politica. Non dovremmo rimanere indifferenti all’inerzia e, peggio, al cinismo di questi politici che si fanno beffe di tutti noi e delle future generazioni”.

Luca D’Achille (@LucaDAchille)