Libro: Vittorio Lingiardi, “Mindscapes, psiche nel paesaggio”, Raffaello Cortina Editore, 2017.

Recensione di Roberto Mazza.

C’è un rapporto tra il nostro modo di essere e di sentire le emozioni e i luoghi in cui abbiamo vissuto e in cui viviamo oggi?
Le memorie dei nostri spazi infantili, quel nostro speciale “attaccamento” a certi luoghi e paesaggi, al mare, alla terra, al loro colore, odore, forma; e alle temperature, la luce e a tutte le esperienze sensoriali che in quei luoghi abbiamo vissuto, assorbito e magari dimenticato?
Che rapporto c’è tra paesaggio e psiche?

Vittorio Lingiardi ha scritto un bel libro per cercare di avvicinarsi a questi quesiti e lo fa oscillando tra psicoanalisi e letteratura, tra filosofia e neuroscienze.

Intanto diciamo chi è Vittorio Lingiardi: uno psichiatra e psicoanalista, professore ordinario di Psicologia dinamica alla Sapienza Università di Roma, Coordinatore scientifico e curatore del Psychodynamic Diagnostic Manual (PDM-2), già uscito negli Stati Uniti e in corso di pubblicazione in Italia. Collabora con Sole 24 Ore e con Repubblica, dove cura una rubrica sul cinema, direi una grande passione.

“Mindscapes” è un neologismo che evoca il rapporto complesso tra psiche e paesaggio.Un luogo che cerchiamo nel mondo per dare forma e immagine a qualcosa che è già in noi. Al tempo stesso una scoperta, un’invenzione e un ritrovamento. Fiumi, campagne, ruderi e spiagge abitano la nostra mente, i nostri viaggi e i nostri sogni. Come oggetti psichici sono immersi nella nostra memoria”.

Lingiardi ha scritto un importante saggio in cui coniuga psicologia e letteratura, filosofia e storia, neuroestetica e memorie primitive, mondi interni e mondi esterni, politica e tutela, degrado e cura.
Ma non un libro facile e veloce, un libro complesso che merita però di stare sul comodino pronto all’uso, poiché è ancor più piacevole leggerlo a pezzi: si può leggere come un saggio o come una poesia, come un racconto storico o come una teoria, come una riflessione psicologica o come una grande narrazione in cui ognuno dice qualcosa sul paesaggio, da Roland Barthes a Calvino, da Winnicott a Gallese, dalla Dickinson a Settis.
Si può leggere per capitoli, dagli Spazi psicoanalitici ai Paesaggi neuroestetici ai Terapeutici giardinieri.

Fiumi, campagne, ruderi e spiagge abitano la nostra mente, i nostri viaggi e i nostri sogni. Come oggetti psichici sono immersi nella nostra memoria. Per stare al mondo dobbiamo conoscere il paesaggio. Soprattutto, dobbiamo avere molti luoghi dentro di noi per avere qualche speranza di essere noi stessi.

Un libro curioso, di un autore curiosissimo, colto, appassionato di paesaggi, che crede nella assoluta continuità tra spazi interni ed esterni.
Da consigliare.

Il 4 novembre scorso nellla Sala Consigliare del Comune di Sarzana, Roberto Mazza, psicologo psicoterapeuta e professore all’Università di Pisa, ha presentato il volume: