Inchiesta di Marco Turco (per gentile concessione de “L’Unione monregalese”).

Tutti i numeri della città, rione per rione: a Breo quasi una casa su tre è disabitata, a Piazza il 62% dei negozi è inutilizzato.

La prossima revisione del Piano regolatore deve fare i conti con tutto questo …

 

 

A Mondovì Breo una casa su tre è vuota. A Piazza, il 62% dei locali commerciali sono inutilizzati. È la fotografia della città che si è espansa ma non è cresciuta. Dati mai emersi, fino a oggi: numeri che stanno nella Relazione illustrativa della “bozza tecnica” su cui si basa tutto il lavoro che porterà alla revisione in corso per il Piano regolatore. Una fotografia, estremamente documentata, che è stata “scattata” dallo Studio Gambino di Torino, il team tecnico che si sta occupando di progettare la variante al Prg. I dati, dettagliati, rione per rione, sono ricavati dall’incrocio dei dati comunali relativi alle utenze (in particolare quelle della Tari, la tassa rifiuti). Sono numeri molto, molto interessanti.

IN CITTÀ IL 16,5% È VUOTO: «DECLINO E ABBANDONO»

Il dato totale è questo: il 16,5% dei volumi di tutta la città è vuoto, sfitto, inutilizzato.
Nel concentrico il numero scende lievemente a 15,8%, nelle frazioni sale un po’ a 17,8%. Se si vanno a guardare i dati rione per rione, emergono dettagli importanti e su cui riflettere: il “vuoto” a Piazza è al 25,7%, a Breo addirittura al 28,5%. La parte della città con meno case vuote è chiaramente il Ferrone, 7,5%, che negli ultimi anni ha visto tante nuove costruzioni che si sono via via riempite – andando però a svuotare il resto dei quartieri, perché Mondovì non è cresciuta in numero di abitanti. «I centri storici presentano i maggiori livelli di non utilizzo – si legge nella relazione –. L’incidenza delle seconde case è rilevante, denunciando un modificato livello insediativo che ha visto probabilmente, nei decenni scorsi con il declino lento della città, un progressivo abbandono dell’area monregalese»

NEGOZI VUOTI: «NON È SOLO COLPA DI MONDOVICINO»

Ancora più interessante la situazione relativa agli spazi occupati da negozi, uffici, attività. Gli spazi vuoti nei negozi in città sono quasi il 12%, con picchi del 62% a Piazza, del 32% a Carassone e del 30% al Borgato. «Fin troppo semplice imputarlo alla realizzazione di Mondovicino – dice la relazione –, ha radici anche più profonde, legate ai nuovi modelli nei consumi». Il dato complessivo legato al settore produttivo (8,6%) però non sarebbe allarmante, ma attestabile su «un vuoto fisiologico dovuto al turnover». Nel complesso, il rione che se la cava peggio dal punto di vista delle attività è il Borgato (42% di vuoti, tutto compreso fra negozi, servizi e produttivo), Piazza è al 35%.

LA MINORANZA CHIEDE UN CENSIMENTO PUNTUALE

Di tutto questo si è discusso, senza ovviamente tirare fuori i numeri, nell’ultimo Consiglio comunale la scorsa settimana riunitosi il 19 giugno. I consiglieri di minoranza Stefano Tarolli e Paolo Magnino avevano chiesto all’Amministrazione la possibilità di aprire un “censimento” degli immobili vuoti. «Avanzammo una richiesta analoga nel 2012 – ha detto Tarolli –, ma fu respinta». Ed è stata respinta anche questa volta, proprio in funzione del fatto che questi dati si possono evincere dalla relazione di cui parliamo in questo articolo: «I dati emergono chiaramente dall’incrocio delle banche dati. Svolgere un censimento monregalese, edificio per edificio, richiederebbe un enorme spesa di tempo e risorse che rallenterebbe ulteriormente il lavoro di progettazione della variante al Piano regolatore, facendo slittare tutto ancora più avanti».

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“Italia Nostra” e “Salviamo il Paesaggio” incontrano l’assessore

La scorsa settimana alcuni aderenti alla sezione locale di “Italia Nostra” e del Forum “Salviamo il Paesaggio”, hanno incontrato l’assessore all’Urbanistica Sandra Carboni, per un confronto sull’imminente avvio della revisione del Piano regolatore: «I punti affrontati sono stati: netto contenimento del consumo di suolo, in coerenza anche con le numerose richieste di stralcio di aree attualmente edificabili, pervenute da molti cittadini; coinvolgimento dei cittadini nella pianificazione e nel progetto di una città educata alla tutela dell’ambiente, della salute e del patrimonio paesaggistico; richiesta di assemblee pubbliche rionali per spiegare come il Prg tocchi da vicino la cittadinanza intera e non solo specifiche categorie professionali portatrici di interessi particolari. Si è avviato un dialogo che auspichiamo proficuo e collaborativo da entrambe le parti».

 

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