di Giovanni Gueli, Responsabile Presidio Italia Nostra ValPlatani.

In questi ultimi giorni siamo spettatori, da nord a sud, delle grandi tragedie che la Natura sta mettendo in scena nella nostra immensa Italia. Un copione ben fatto portato a termine da attori indispensabili per la buona riuscita dell’opera: acqua, vento, terra. Elementi, quest’ultimi, fondanti della più grande scena teatrale della vita.

La natura, parallelamente alle scervellate azioni dell’uomo sulla terra, sta portando avanti la sua battaglia contro l’umanità; una ribellione silente ma efficace, in un mondo confuso e privo di valori umani.

Un dialogo tra uomo e ambiente interrotto da innaturali azioni fisiche, politiche ed economiche.

Non è la natura che deve essere addomesticata, come pensa qualcuno, ma è l’uomo che deve ricollegarsi al ciclo della vita e alle condizioni che essa ci impone per sua naturale caratterizzazione.

Dovremmo chiederci perché abbiamo costruito in siti sensibili? Perché abbiamo dato la possibilità di infrangere le leggi della tutela del patrimonio naturale, del paesaggio, dell’ambiente? Perché abbiamo prorogato l’abbattimento degli abusi? Perché continuiamo, in contraddittorio con i ripetuti buoni propositi, a prorogare l’esecuzione delle normative e delle sentenze? Perché consentiamo la regolarizzazione degli abusi edilizi? Perché non ascoltiamo i segnali dei cambiamenti climatici e ambientali?

Ripensiamo il nostro modo di vivere, di abitare la terra e i luoghi in cui siamo nati; ascoltiamo le grida disperate della natura e dei morti.

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