Agro romano, salviamo il paesaggio di Pasolini. Facciamolo diventare patrimonio Unesco

di Manlio Lilli. Totò Innocenti, alias Totò, e suo figlio Ninetto, alias Ninetto Davoli, si fermano al bar Las Vegas. A breve distanza via di Torre Maggiore, sterrata, e all’orizzonte la sagoma della torre medievale di Torre Maggiore. Ovunque c’è campagna nel trailer di Uccellacci e uccellini, film epico del 1966 di Pier Paolo Pasolini. Non esistevano i complessi industriali, né quelli commerciali. Tanto meno i palazzi di Santa Palomba. Roma non era arrivata qui. E neppure alla Bufalotta, nel quadrante nord-est. Tanto meno a Tor Pagnotta, a sud. Neppure il peggior sindaco della città avrebbe immaginato municipi che sarebbero arrivati a saldarsi con i territori dei comuni limitrofi. Anche per la crescita insana inseguita pervicacemente dagli amministratori di quegli stessi comuni. Invece è accaduto. L’agro romano di tanti pittori, poeti e scrittori è stato metabolizzato. Progressivamente, ma senza pause. Da luogo simbolico a spazio indistinto. Da “verde” spontaneo, disseminato di testimonianze materiali del nostro passato migliore, a dedalo di strade a delimitare isolati di nuovi complessi abitativi. Colture storiche, come quelle di viti e ulivi, quasi scomparse. Sostituite da nuovo cemento. Con la complicità di amministratori locali senza scrupoli e governi centrali del tutto disinteressati alla questione ambientale e … Leggi tutto Agro romano, salviamo il paesaggio di Pasolini. Facciamolo diventare patrimonio Unesco