A cura di Pro Natura Torino.

In queste ultime settimane gli organi d’informazione cittadini si sono occupati con una certa regolarità del Parco del Valentino ed il conseguente dibattito ha visto numerosi interventi, tra cui in particolare quello dei rappresentanti delle attività che si svolgono nel Parco.
In effetti è innegabile la condizione in buona parte disastrosa in cui sono stati lasciati diversi immobili di proprietà comunale destinati a intrattenimento e ad attività di ristoro.
Tale condizione si è aggravata con la scadenza delle concessioni dei locali e a seguito delle numerose e documentate inadempienze dei titolari: sono infatti stati accertati svariati abusi edilizi protrattisi nel tempo, sui quali i concessionari speravano presumibilmente che l’Amministrazione Comunale continuasse a soprassedere.

La discoteca Chalet di viale Virgilio rappresenta un palese esempio di tali irregolarità, così come i locali del Fluido, le Discoteca Cacao e Life, il Club 84. Non risulta che nessuna delle Ordinanze di Demolizione, che pure sono state emesse, sia fino ad oggi stata eseguita. Giova peraltro sottolineare che tali abusi edilizi non sono sanabili, in quanto il Valentino rappresenta un’area sottoposta a vincoli ambientali, paesaggistici e, per quanto riguarda i locali situati direttamente sulla sponda del fiume Po, anche di carattere idrogeologico.

Pro Natura Torino ritiene, in primo luogo, debba essere ristabilito il rispetto delle norme, considerato anche che la concessione di canoni agevolati ai gestori negli anni scorsi ha consentito loro di incamerare introiti considerevoli, garantiti dal massiccio afflusso di persone soprattutto nelle ore notturne. Non solo, spesso sono state concesse ampie deroghe agli orari di chiusura, alle norme relative all’inquinamento acustico, ai limiti di capienza consentiti, e infine allo stesso Regolamento di fruizione del Valentino.

L’affollamento nelle ore notturne era inoltre causa di parcheggio irregolare, con auto spesso abbandonate persino sui prati e comunque ostaggio di posteggiatori abusivi, nonché di tensioni sociali spesso sfociate in risse. La grande affluenza di pubblico e l’elevata densità delle persone ha inoltre non solo richiamato numerosi spacciatori di stupefacenti, ma ne ha anche facilitato l’azione.
Una delibera del maggio 2018, approvata dalla Giunta comunale, prevedeva i criteri di recupero degli immobili dedicati all’intrattenimento e alla ristorazione, con un “un progetto di assetto del Parco che privilegi la vocazione storico e ambientale”. Ciò avrebbe dovuto, nelle intenzioni degli Assessori, portare a nuovi bandi di assegnazione degli immobili.

Tale Delibera era stata assunta facendo una netta distinzione tra i locali destinati alla somministrazione di cibo e bevande lungo la sponda fluviale, i locali destinati all’intrattenimento e quelli destinati all’attività sportiva (Circoli remieri e il Club di Scherma).
Purtroppo, a un anno e mezzo da tale Delibera lo stato di degrado e abbandono degli immobili destinati all’intrattenimento non solo non è migliorata, ma anzi la situazione si è ulteriormente aggravata. Una soluzione transitoria, come ipotizzato dalla Delibera di cui sopra, non può e non deve, tuttavia, essere una “sanatoria” degli abusi, anche perché questi coinvolgono non soltanto la Città di Torino, ma numerosi altri Enti.

La soluzione individuata per il locale denominato “L’Imbarchino”, che ha ripreso la sua attività lo scorso anno, ci pare ragionevole ed un buon punto di partenza per impostare iniziative di recupero e valorizzazione con caratteristiche analoghe.
Anche se riesce difficilmente immaginabile per alcuni di questi locali, ormai abbandonati al degrado, una soluzione di breve periodo e di pronta efficacia, riteniamo occorra privilegiare altri aspetti, per evitare che tra qualche mese, alle soglie del periodo estivo, riesplodano le polemiche giornalistiche e politiche. Facciamo qui di seguito alcune considerazioni e proposte:

  1. In primo luogo va sottolineata la necessità di garantire la frequentazione e la vitalità dei Circoli Remieri e delle società sportive, ai quali sono state di recente rinnovate le concessioni, anche se con notevole aggravio di costi. Essi sono una presenza irrinunciabile all’interno del parco, svolgono attività senza fini di lucro e che garantiscono una corretta fruizione del fiume e delle sue sponde, pur sottoposti a ripetuti eventi alluvionali che li hanno impegnati in onerosi interventi di salvaguardia e di ripristino.
  2. Alcuni locali situati sulla sponda del Po sono periodicamente coinvolti da eventi alluvionali: essi devono pertanto garantire totale sicurezza per i loro impianti e per i loro fruitori. La loro presenza, se regolare, è utile, anche se è opportuno ricordare come nel parco siano presenti numerosi chioschi, che garantiscono servizi di somministrazione e ristorazione al pubblico. Non solo: le loro collocazioni sono state regolarizzate anni or sono.
  3. Pro Natura Torino ritiene sia da verificare se i locali affollati fino a tarda notte allontanino lo spaccio e siano un modo per garantire la fruibilità in sicurezza del parco. Purtroppo è ipotizzabile che una presenza eterogenea di frequentatori possa al contrario favorire lo spaccio di sostanze stupefacenti.
    La presenza delle Forze dell’Ordine è stata incrementata, ma potrebbe essere utile l’installazione di telecamere nei punti più critici. Sarebbe quanto mai opportuno avere nel parco anche un presidio della Polizia Municipale, utilizzando ad esempio il Villino Caprifoglio o una parte dei fabbricati della sede della Polizia a Cavallo, sita a valle dell’Orto botanico.
  4. Il parco può essere rivitalizzato promuovendo attività ludiche, sportive, didattiche che si svolgano nelle ore diurne, e va riqualificata la sponda fluviale.
  5. Per consentire a tutti, in particolare ai turisti, di apprezzare la parte boscata che comprende l’Orto Botanico dell’Università, occorre ripristinare la cancellata che nel tempo è stata sostituita da una esteticamente orribile barriera di lamiera, la quale inoltre attira autori di scritte o disegni. A tal fine potrebbe risultare decisivo l’apporto delle Fondazioni bancarie.
    Ovviamente occorrerà ottenere la completa applicazione del vigente Regolamento per la fruizione del Parco.
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