Non c’era bisogno del coronavirus per stabilire le relazioni che corrono tra la salute umana, la qualità dell’aria e il verde urbano: lo dicevano già le Nazioni Unite nel 2014, con la Decisione XII/21 Biodiversity and human health (biodiversità e salute umana) nell’ambito della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità biologica.

Lo ha scritto varie volte l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sottolineando come le aree verdi aumentano la qualità degli ambienti urbani, migliorando la salute ed il benessere delle persone.
Del resto, anche prima dell’emergenza sanitaria in corso, in Italia si contavano dalle 76.000 alle 91.000 vittime ogni anno, per patologie respiratorie e cardiocircolatorie, associate all’inquinamento atmosferico (polveri sottili). Mentre oggi alcuni ricercatori hanno evidenziato come le zone ad alta incidenza del virus (quali la Val Padana) sono tra le più inquinate d’Europa.

Un angolo di Toscana verde (Val d’Orcia, foto di Paolo Baldi)

Diventa quindi ancora più importante e attuale il messaggio lanciato oggi dalla Risoluzione del Convegno “La Festa all’Albero” Paesaggio, Sicurezza e Servizi ecosistemici degli alberi urbani e periurbani, che si era svolto il 28 novembre 2019 a Pisa, nella Tenuta di San Rossore.

Organizzato dal Parco Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli e dal Dipartimento DESTeC Ingegneria dell’Università di Pisa, con la collaborazione della Lipu-BirdLife Italia, l’iniziativa si inseriva nell’ambito della Festa nazionale dell’Albero, nella consapevolezza che i cambiamenti climatici, l’isola di calore generata dalle aree urbane, e le problematiche causate dall’inquinamento portano a modifiche di quelle che dovrebbero essere delle città “green” e sostenibili.

Nonostante si parli frequentemente di paesaggio urbano, di servizi ecosistemici, di ruolo ecologico e resilienza, vi è il dubbio che in nome della sicurezza si distrugga il nostro patrimonio verde, a causa di scelte urbanistiche (consumo di suolo), di potature drastiche (capitozzature, speronature) e dell’abbattimento degli alberi, anche in mancanza di un motivo circostanziato.

I relatori del convegno (che hanno sottoscritto la Risoluzione, insieme ai partecipanti) provengono dal mondo accademico, dalle soprintendenze, dalle associazioni, e si sono confrontati con i tecnici, i professionisti, gli enti pubblici ed i cittadini, per approfondire il tema della gestione degli alberi, individuando indirizzi e soluzioni corrette. Questa iniziativa ha inoltre lo scopo di sostenere la proposta di legge per stimolare le buone pratiche per la gestione del verde urbano, che è stata avanzata da tredici associazioni al Ministero dell’Ambiente ed a quello per i Beni e le Attività Culturali, allo scopo di promuovere una legge integrativa alla 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”.

Adesso gli organizzatori guardano già alla nuova iniziativa, che sarà il Convegno online “Verde urbano: una questione di salute, economia, legalità – dai servizi ecosistemici ai diritti degli alberi” del prossimo 15 maggio (iscrizione gratuita su: https://forms.gle/VkrWCVFvSboicFjVA).

Ecco la risoluzione del Convegno

“La Festa all’Albero” è stato organizzato dal Parco Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli e dal Dipartimento DESTeC Ingegneria dell’Università di Pisa, con la collaborazione della Lipu. L’iniziativa si inserisce nell’ambito della Festa nazionale dell’Albero, istituita per il 21 novembre dalla legge 10/2013.

Consapevoli dei cambiamenti climatici, dell’isola di calore generata dalle aree urbane, e delle problematiche causate dall’inquinamento e dalla pressione demografica, i nuovi assetti tecnologici e infrastrutturali portano a modifiche -e talvolta a stravolgimenti- dei paesaggi di quelle che dovrebbero essere delle città “green” e sostenibili.

Nonostante si parli frequentemente di paesaggio urbano, di servizi ecosistemici, di ruolo ecologico e resilienza, vi è il dubbio che in nome della sicurezza si distrugga il nostro patrimonio verde, a causa di scelte urbanistiche, di potature drastiche e dell’abbattimento degli alberi.

Anche la bontà dei nuovi progetti talvolta cozza con la carenza di manutenzione, e per questo i nuovi impianti possono fallire. Inoltre, le nuove tecnologie (5G) richiedono la necessità di approfondimenti per escludere che nuocciano alla salute e che si debbano tagliare alberature per non ridurne il funzionamento.

Questo incontro ha presentato le esperienze e le posizioni di relatori provenienti dal mondo accademico, dalle soprintendenze, dalle associazioni, aprendo il confronto con i tecnici, i professionisti, gli enti pubblici ed i cittadini, allo scopo di approfondire la tematica, individuando indirizzi e soluzioni. Stabilendo quindi costi e benefici per i diversi scenari, che spaziano tra la “conservazione” e la “sostituzione” delle alberature urbane.

È quindi nostra precisa volontà contribuire per cercare -insieme a tutti i portatori di interesse- dei percorsi utili per:

  1. mantenere e potenziare la presenza di reti ecologiche e “trame verdi”, di foreste urbane e alberature in città, che sono essenziali per qualità urbana, il benessere e la salute psico-fisica dei cittadini;
  2. riconoscere che un albero (con la A maiuscola) è un essere vivente, portatore di diritti a prescindere, ed ha determinate caratteristiche;
  3. promuovere un approccio alle alberature urbane che parta dalla premessa fondamentale che per gli effetti sia ornamentali che ecologici per le alberature urbane 1 non è = a 1 e che quindi i programmi e i bilanci delle stesse non possono essere fatti in termini quantitativi/statistici, ma qualitativi (specie, età, dimensioni chioma, ecc.) e catastali (dislocazione territoriale).
  4. mettere la pianta giusta al posto giusto, nei nuovi impianti;
  5. promuovere una gestione arboricolturale adeguata, con controlli regolari e interventi selettivi;
  6. migliorare la sicurezza, implementando idonee misure tecniche (sostegni, tiranti, recinzioni, ecc.);
  7. togliere e ove possibile sostituire gli alberi in classe D (sulla base di perizie rigorose), guardando alla professionalità richiesta nella gestione del verde urbano, professionalità che spesso è svilita da una politica del ribasso nelle gare di appalto bandite dalle pubbliche amministrazioni;
  8. pianificare ove opportuno dei percorsi di sostituzione graduale, adottando un approccio olistico con il pieno coinvolgimento di tutti gli esperti e le professionalità, inclusi agronomi, forestali, architetti paesaggisti, naturalisti, botanici, ecologi, ornitologi, e anche dei cittadini, conformemente alla normativa regionale e ad alcune altre normative di ambito comunale che a questa si ispirano: purtroppo questa normativa viene spesso elusa.
  9. coprire con forme assicurative e un adeguamento normativo (depenalizzazione?) gli inconvenienti che possono capitare dalla caduta di rami e alberi, utilizzando il concetto di capitale naturale ed il pagamento dei servizi ecosistemici (PES); è importante guardare alla normativa analoga presente in altri Paesi, soprattutto del Nord Europa; anche la percezione del rischio, che è un dato culturale, viene affrontata e gestita diversamente in altri Paesi, come in UK;
  10. promuovere il miglioramento culturale sul verde, anche con forme di accettazione del rischio da parte della società.

Gli organizzatori ed i relatori riconoscono l’attualità delle Considerazioni conclusive espresse al termine della Conferenza nazionale sul verde urbano, che si tenne a Firenze nei giorni 9-10 ottobre 2002 su organizzazione di UNASA (Unione Nazionale delle Accademie italiane per le Scienze applicate allo sviluppo dell’agricoltura, alla sicurezza alimentare ed alla tutela ambientale), qui di seguito riportate:

Soprattutto in ambiente urbano, la qualità della vita dipende dagli standard quantitativi e qualitativi delle aree verdi presenti pertanto l’incremento e la tutela del “verde urbano” devono essere prioritari nelle politiche e negli strumenti programmatici delle città e dei centri urbani.

Gli Organi e i Soggetti preposti alla cura del “verde urbano” devono sentirsi investiti del compito di responsabilizzare chi governa, a tutti i livelli, verso una maggiore attenzione nei confronti delle aree verdi.

Per la necessaria conoscenza sistematica della situazione nei centri urbani, occorre realizzare un compiuto del “verde urbano” con restituzione della schedatura in fascicoli a stampa e nei siti web comunali.

Il patrimonio “verde urbano” esistente deve essere tutelato da specifiche politiche di gestione, capaci di assicurare una manutenzione continuativa e qualificata, con adeguati e autonomi bilanci, al fine di una effettiva conservazione. È anche auspicabile che tali politiche di gestione prevedano non solo programmi di restauro e conservazione dell’esistente, ma anche la realizzazione di progetti per nuovi parchi, giardini, percorsi verdi e alberature ecc.

Riconoscendo nel “verde urbano” una condizione irrinunciabile, si raccomanda la revisione di quelle norme (codice della strada, regolamenti provinciali e comunali) prescrittive contro la presenza delle alberate lungo assi viari urbani, oltre che extraurbani.

Tenendo presente la connotazione pluridisciplinare della progettazione e della manutenzione del “verde urbano”, particolare attenzione deve essere rivolta alla formazione degli operatori del settore, sia con forme di specializzazione universitaria, sia con la formazione di “quadri professionali” intermedi.

In questo quadro, i sottoscritti sostengono la proposta di legge per stimolare le buone pratiche per la gestione del verde urbano, che è stata già avanzata da tredici associazioni al Ministero dell’Ambiente ed a quello per i Beni e le Attività Culturali, allo scopo di promuovere una legge integrativa alla 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”.

Lo spirito di tale proposta è propositivo, per fare le cose bene e a vantaggio della qualità ambientale e della salute degli abitanti, con opportunità occupazionali ed economiche, intendendo normare gli strumenti che i Comuni dovrebbero avere a disposizione: censimento degli alberi, regolamento comunale del verde pubblico e privato, piano del verde, rete ecologica locale inserita nella pianificazione urbanistica.

Essendo necessaria una manutenzione degli alberi con tecniche appropriate, occorre bandire le pratiche scorrette quali le potature drastiche (capitozzatura), che sebbene vengano condannate da decenni dagli esperti, restano ancora largamente praticate.

Questa legge potrebbe essere l’occasione per innescare un processo virtuoso, teso al miglioramento degli approcci per la gestione degli alberi, tramite una adeguata formazione degli addetti ai lavori, migliorando la cultura del verde in generale e adeguando la normativa anche in merito alla responsabilità per i danni causati dagli alberi, ed i connessi aspetti assicurativi.

I firmatari

Organizzatori

Giovanni Maffei Cardellini – Ente Parco Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli

Francesca Logli – Ente Parco Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli

Fabrizio Cinelli – DESTeC Ingegneria – Università di Pisa

Marco Dinetti – Responsabile Ecologia urbana Lipu

Relatori

Fabio Salbitano – DAGRI UniFi

Mario Bencivenni – Italia Nostra, Firenze

Gino Cenci – Soprintendenza Pisa e Livorno

Pierlisa Di Felice – Co.n.al.pa onlus

Ugo Corrieri – ISDE

Paolo Nepa – DICI UniPi

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