L’Italia è un Paese soggetto a fenomeni meteorologici estremi, a catastrofi idrogeologiche, a siccità e a incendi boschivi. Nonostante il 2020 rappresenti l’anno in cui scadono sia i Target di Aichi (obiettivi stabiliti a livello internazionale durante la decima Convenzione sulla diversità biologica per salvaguardare il buono stato dei servizi ecosistemici da cui dipendiamo) e sia cinque dei 12 Target del Goal 15 dell’Agenda 2030, nell’ultimo anno non è stata adottata alcuna misura rilevante nel nostro Paese, come rilevato dal Rapporto ASviS 2020.
In generale, per quanto riguarda i Target ambientali dell’Agenda 2030, un aiuto può arrivare dall’attuazione del Green Deal europeo, che richiama l’attenzione su biodiversità e servizi ecosistemici, ma ancora manca un piano strategico italiano d’intervento.

Sull’argomento, il Decreto “Clima” varato dal Governo nel dicembre del 2019 contiene un finanziamento per la piantumazione di 15 milioni di alberi (sia nel 2020 sia nel 2021) e un Fondo per il rimboschimento e la tutela ambientale e idrologica delle aree interne (un milione di euro per l’anno 2020 e due milioni per l’anno 2021). Il Decreto ha poi previsto la “pubblicità dei dati ambientali”, in attuazione della Convenzione di Aarhus del 1998 sull’accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l’accesso alla giustizia in materia ambientale.

Ad aprile il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf) ha pubblicato la “Strategia forestale nazionale” per la consultazione pubblica (adesso terminata), la quale include molte azioni innovative che rinviano a ulteriori strumenti attuativi specifici (ne è un esempio la remunerazione dei servizi ecosistemici d’interesse pubblico e sociale) e segue tre linee guida: gestione forestale sostenibile e ruolo multifunzionale delle foreste; efficienza nell’impiego delle risorse; responsabilità globale delle foreste (per un consumo sostenibile dei prodotti forestali).

La Strategia avrà una validità ventennale e integrerà tutti gli impegni internazionali scaturiti dalla Convenzione sulla diversità biologica (Cdb), dall’Agenda 2030 e dall’Accordo di Parigi. Per questo motivo dovrà tenere conto anche delle opportunità di finanziamento offerte dal Next Generation Eu, della nuova Strategia europea sulla biodiversità e della nuova Strategia Ue per le foreste (la cui adozione è prevista nel 2021). Il tutto, mentre il Parlamento europeo (con la risoluzione del 15 gennaio 2020) ha già indicato nei negoziati per la nuova Cdb la proposta di un target fissato al 30% per il ripristino dei terreni degradati al 2030 a livello globale ed europeo.

Va ricordato, poi, che una serie di misure per la tutela del capitale naturale italiano sono ferme da troppo tempo in Parlamento. È il caso della legge per il contenimento o l’arresto del consumo di suolo, una misura essenziale per raggiungere il Goal 15. A tal proposito si è espressa anche la Corte dei Conti che, sulla base dei rapporti Ispra e degli Obiettivi dell’Agenda 2030, ritiene “improcrastinabile un intervento sistemico e decisivo che affronti il tema della salvaguardia del suolo, misura essenziale per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici e per contrastare il dissesto idrogeologico”.

Da segnalare, inoltre, le novità in materia presenti nel Decreto “Semplificazioni” che apporta modifiche al “Codice dell’Ambiente” per ciò che concerne le procedure di valutazione d’impatto ambientale (Via) e per l’attuazione degli interventi previsti dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec). Su quest’ultimo l’attuazione è rinviata a successivi Dpcm e all’istituzione di un’apposita Commissione tecnica per la “realizzazione d’interventi di incremento della sicurezza di infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie e idriche e di attuazione degli interventi infrastrutturali”, nonché per interventi di bonifica, contro il dissesto idrogeologico, in zone economiche ambientali e su progetti o impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile e di taluni nuovi impianti.

Alcuni di questi articoli, però, invece di semplificare le procedure per accelerare la riconversione ecologica e la decarbonizzazione, potrebbero avere un effetto negativo sull’ambiente, incidendo sul diritto di autorità locali, parti sociali e comunità di esprimersi in merito a decisioni che avranno forti ripercussioni sul futuro del territorio. In particolar modo, dove la semplificazione comporta la riduzione dei termini d’istruttoria.

Infine, anche altri articoli del Decreto “Semplificazioni” (tra i quali l’art. 9 sugli interventi infrastrutturali, l’art. 10 sull’edilizia, gli artt. 52-53 specificamente sulle bonifiche) sembrano più orientati ad agevolare una rapida attuazione degli investimenti pubblici e privati che non a garantire che gli investimenti supportino effettivamente la transizione ecologica.

Tratto da: https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-8170/litalia-e-il-goal-15-serve-un-piano-nazionale-di-ripristino-dei-sistemi-naturali-
A questo link potrete trovare anche diversi approfondimenti e le proposte dell’ASviS su “Vita sulla Terra”.