di Luigi Di Marco.

L’11 gennaio 2021 la presidente von der Leyen, in un breve discorso in occasione del One planet summit promosso dal presidente Macron, ha sintetizzato la propria posizione e i programmi in corso su biodiversità e ambiente della Commissione europea.

In vista della prossima conferenza di Kunming – Cop 15 della convenzione sulla biodiversità (prevista a maggio 2021), ha auspicato un equivalente della Cop 21 di Parigi sul clima, dunque con la definizione di obiettivi di risultato chiari e determinati, così evidenziandone l’importanza cruciale per il nostro futuro:

  • Si tratta di sviluppo sostenibile. Poiché il fiorire della biodiversità può garantire l’accesso a cibo, acqua ed energia per miliardi di persone.
  • Si tratta di eguaglianza. Poiché sappiamo che gli effetti dei danni alla natura colpiscono in maniera sproporzionata i più poveri e le comunità indigene.
  • Si tratta della nostra sicurezza. Perché i conflitti esplodono quando più persone lottano per la disponibilità ridotta di risorse naturali; e riguarda la nostra qualità di vita. Perché abbiamo bisogno della natura nelle nostre vite per la nostra salute fisica e mentale.

Il discorso rimarca il nesso tra perdita di biodiversità, Covid e pandemie, richiamando l’esplosione dell’epidemia di ebola iniziata da un ragazzo che giocava vicino a un albero in Guinea infestato da pipistrelli che avevano perso il loro habitat naturale. E ciò a causa dell’80% di deforestazione avvenuto in quella regione. Descrivendo in questo modo, con un esempio semplice ed efficace, le cause antropiche del cosiddetto effetto spillover (ovvero il momento in cui un patogeno passa da una specie ospite a un’altra, così come avvenuto per il Covid). Concludendo che se non agiamo con urgenza per proteggere la natura siamo all’inizio di un’era di pandemie.

Collegando poi i concetti di “one planet” e “one health”, la presidente ha ricordato l’impegno già assunto dall’Ue d’investire nei prossimi quattro anni centinaia di milioni di euro in ricerca su biodiversità, salute animale e malattie emergenti, nell’ambito del programma Horizon Europe.

Ha richiamato gli obiettivi della strategia dell’Ue sulla biodiversità per il 2030 e la strategia dal produttore al consumatore (from farm to fork) adottate il 20 maggio 2020, dell’ambizioso target del 30% di aree protette in Ue al 2030, che riporteranno gli impollinatori nei terreni agricoli e ridurranno il rischio nell’utilizzo di pesticidi pericolosi per la salute.

Von der Leyen ha annunciato l’adozione nel 2021 di una proposta legislativa per ridurre al minimo il rischio che i prodotti legati alla deforestazione globale vengano immessi sul mercato dell’Ue: è nostro dovere assicurare che il nostro mercato unico non determini deforestazione in comunità locali in altre parti del mondo.

Sul tema ricordiamo che il Parlamento Europeo ha già adottato una specifica risoluzione il 16 settembre 2020 sul ruolo dell’Ue nella protezione e nel ripristino delle foreste del pianeta, seguita il 22 ottobre da un’articolata proposta di regolamento che definisce un quadro giuridico per fermare e invertire la deforestazione globale imputabile all’Ue (presentata nella nostra rubrica del 27/10/20).

Il discorso della presidente cita anche come esempio emblematico di successo la realizzazione del Great Green Wall (grande muraglia verde): un programma attualmente in corso di ripristino degli ecosistemi degradati nel Sahel, che supportando gli agricoltori in Etiopia e Niger ha già consentito di produrre una quantità extra di grano sufficiente a nutrire due milioni e mezzo di persone all’anno. Dimostrando dunque che il degrado degli ecosistemi è un fenomeno che può essere invertito e che realizzare un’economia umana che restituisca alla natura più di quanto preleva, generando benefici sociali, non è utopia. Le speranze per un futuro di prosperità per l’umanità intera passa da qui.

Recentemente, in sede del G20 del 21-22 novembre 2020 a Rijad, l’Ue rappresentata dalla presidente von der Leyen e dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, ha sostenuto con gli altri leader mondiali il lancio di una nuova iniziativa globale per ridurre il degrado del suolo e migliorare la conservazione degli habitat terrestri per prevenire, arrestare e invertirne il degrado.

Nel quadro delle politiche Ue, progredire verso un modello di crescita rigenerativa che restituisce al pianeta più di quanto prende è di fatto obiettivo prioritario dell’8° programma generale d’azione per l’ambiente 2021-2030 (8°Paa) che la Commissione ha adottato il 14 ottobre 2020 (proposta relativa a un programma generale di azione dell’Unione per l’ambiente fino al 2030). La proposta di decisione sul programma, che dovrà essere assunta dal Parlamento e dal Consiglio, promuove e unifica di fatto in un’ottica sistemica tutte le strategie del Green deal per l’ambiente e per il clima ed è specificamente finalizzata a contribuire alla realizzazione degli Obiettivi dell’Agenda 2030.

Si prevede l’istituzione di un quadro di monitoraggio che contribuirà con dati ambientali e climatici agli sforzi globali dell’UE di misurazione dei progressi verso la sostenibilità, il benessere e la resilienza, compresa la resilienza alle catastrofi; dovrebbe indicare ai responsabili politici e ai portatori di interessi se l’Unione e gli Stati membri sono sulla buona strada per realizzare una trasformazione sistemica.

Questo monitoraggio integrerà altri esercizi di governance, segnatamente il semestre europeo, la relazione di monitoraggio degli Obiettivi di sviluppo sostenibile a opera di Eurostat e la relazione annuale di previsione strategica. Pur avendo finalità diverse, questi strumenti di governance e monitoraggio dovrebbero diventare via via più interconnessi a vantaggio di una coerenza sempre maggiore. Rispondendo dunque anche al principio di coerenza delle politiche indicato dal Goal 17 dell’Agenda 2030.

Richiamando anche il NextGenerationEu evidenzia che tutte le iniziative previste dallo stesso dovrebbero rispettare l’impegno a non nuocere all’ambiente. Come peraltro già deciso dal Consiglio europeo del 17-21 luglio 2020, che ne ha dato l’approvazione. L’8°Paa convalida la vision al 2050 del 7°Paa terminato il 31 dicembre 2020: vivere bene entro i limiti del pianeta, con esplicito riferimento alle evidenze scientifiche sintetizzate nel modello concettuale elaborato dallo Stockholm resilience centre.

In concomitanza con il discorso della presidente al One Planet Summit, lo stesso 11 gennaio 2021 la Commissione ha lanciato la consultazione pubblica protezione della biodiversità: obiettivi di ripristino della natura nell’ambito della strategia dell’UE sulla biodiversità, aperta ai commenti da parte di cittadini e organizzazioni fino al 5 aprile 2021.

Il 14 gennaio 2021, la Commissione ha anche pubblicato la lista dei possibili eco-schemi per la Pac. Il quadro delle scelte contenute negli eco-schemi (mirati agli obiettivi clima, ambiente, benessere degli animali e resistenza agli antimicrobici) è fondamentale come base scientifica nel determinare se e come la futura Pac contribuirà al conseguimento degli obiettivi di protezione e ripristino della biodiversità, condizione necessaria anche per la resilienza del sistema agro-alimentare ai cambiamenti climatici. E ciò unitamente all’introduzione di adeguate misure incentivanti e di supporto per una concreta, ampia e diffusa adozione degli eco-schemi da parte di tutti gli operatori del settore (sulla Pac vedi anche la nostra rubrica del 27/10/20).

La già citata strategia per la biodiversità del 20 maggio 2020, rinviava a successivi atti la definizione di un target di ripristino degli ecosistemi che sarà appunto definito anche in esito al processo di consultazione avviato l’11 gennaio, mentre il Parlamento europeo con risoluzione del 16 gennaio 2020 ha già espresso la sua posizione d’introdurre un obiettivo di ripristino di almeno il 30% degli ecosistemi danneggiati nel quadro post-2020, per l’Ue e fuori dall’Ue, da proporre nell’ambito della succitata Cop 15 di Kunmings sulla biodiversità.

La posizione dell’Ue in preparazione della Cop 15 veniva comunque già meglio espressa in maniera più articolata nella dichiarazione di impegno dei leaders per la natura del 28 settembre 2020 (sottoscritta per l’Ue da Ursula von der Leyen con l’autorizzazione del Consiglio Ue e sottoscritta singolarmente anche dal nostro presidente del consiglio Giuseppe Conte), con l’impegno a mettere la biodiversità, il clima e l’ambiente nel loro insieme al cuore delle strategie e degli investimenti per la ripresa dal Covid-19riconoscendo che i vantaggi del ripristino delle risorse naturali superano di dieci volte i costi, e che il costo dell’inazione è anche più alto.

E dunque, quale investimento può garantire un miglior ritorno economico diffuso e solido per il nostro futuro, se non la natura?

Tratto da: https://asvis.it/rubrica-europa-e-agenda-2030/1339-8658/serve-una-crescita-rigenerativa-per-restituire-al-pianeta-piu-di-quanto-prendiamo