di Frederick Bradley.

La lettura del paesaggio adottata in queste schede segue l’approccio percettivo-cognitivo all’interpretazione di paesaggio, insito nella definizione che ne dà la Convenzione Europea del Paesaggio. E’ noto che in tale contesto normativo non si considera il valore estetico del territorio, tipico della visione umanistica, ma il significato che questo esprime per l’osservatore capace di percepirne i caratteri secondo la propria conoscenza.
Un’interpretazione che estende la dignità di esprimere un paesaggio anche ai territori considerati non belli, se non decisamente brutti.
Esistono tuttavia dei paesaggi che alla ricchezza di significato degli elementi del territorio associano una bellezza difficilmente ignorabile anche in una lettura prettamente “analitica”. Anzi la stessa bellezza diventa un elemento con un significato ben preciso la cui percezione dà conto del valore complessivo del territorio. E’ il caso della fioritura dei campi di lenticchie di Castelluccio di Norcia che si ripresenta ogni anno in questa stagione.
Buona lettura…

Il paesaggio di Castelluccio di Norcia

Castelluccio di Norcia è famoso per la coloratissima fioritura dei suoi campi di lenticchie, un fenomeno unico che richiama decine di migliaia di turisti ogni anno.

Oltre all’effetto scenico, però, questo paesaggio è ricco di informazioni che consentono di capire a fondo il territorio del borgo. Castelluccio ha origini medievali ma la coltivazione delle lenticchie nel Pian Grande, antistante il borgo, è una pratica agricola ben più antica ed è da sempre parte integrante della tradizione agricola e culinaria locale. Il suo aspetto più appariscente, la colorazione dei campi coltivati tra maggio e luglio, è dato dalla fioritura delle piante infestanti che qui, non solo non vengono distrutte, ma costituiscono addirittura un valore aggiunto della pratica agronomica tradizionale che consente di migliorare la produzione dei legumi. La varietà di lenticchia prodotta a Castelluccio, frutto di un adattamento millenario al rigido clima del Pian Grande, trae vantaggio anche dalle basse temperature invernali che impediscono il proliferare del tonchio, un coleottero parassita di questi legumi.

Monte Vettore

Di fatto, i campi variopinti e le praterie di alta montagna del vicino Monte Vettore, indicative un clima freddo, sono i segni che garantiscono una produzione di lenticchie senza l’impiego di erbicidi e di pesticidi. Ma il Monte Vettore mostra anche una traccia dai risvolti tra loro contrastanti per la popolazione locale: il cosiddetto “cordone del Vettore”, manifestazione superficiale di un sistema di faglie tettoniche profonde che sono all’origine sia della formazione del Pian Grande, e quindi indirettamente della coltivazione di lenticchie, sia della distruzione di Castelluccio avvenuta per un terremoto nel 2016. Un evento che, per quanto devastante, non sembra aver costretto il borgo all’abbandono.

Tratto da: http://www.wikitinera.it/index.php/castelluccio-norcia-pg-umbria