di Frederick Bradley.

Spesso nella definizione del valore paesaggistico di bene storico-architettonico l’attenzione si focalizza sulla struttura in sé tenendo in scarsa o nessuna considerazione il contesto in cui la stessa si colloca. E’ uno dei problemi storici che l’accezione classica di bene culturale, pur portando alla salvaguardia puntuale del bene, lo priva del significato con il suo rapporto originario con il territorio.

Il paesaggio del Sacro Speco, il monastero costruito sulla grotta in cui San Benedetto concepì la sua Regola, dando vita di fatto al monachesimo occidentale, è un ottimo esempio per comprendere a fondo il valore del contesto nel significato di un edificio storico. Mentre l’interpretazione del paesaggio costituito dal solo edificio eretto sul versante roccioso (quindi senza contesto) porta a un collegamento diretto tra assetto geomorfologico e stratificazione architettonica senza svelarne le ragioni, queste appaiono invece chiare quando l’edificio viene contestualizzato nel paesaggio della Valle dell’Aniene.

Solo così infatti è possibile percepire come l’assoluta naturalità del luogo scelto da Benedetto per il suo ritiro spirituale abbia portato alla trasformazione dello Speco da luogo dello spirito (la grotta) a luogo di culto evoluto nei secoli fino allo stato attuale (il monastero).

Buona lettura…

Il paesaggio del Sacro Speco

La vista dal piazzale davanti all’ingresso del monastero, nel mostrare il valore paesaggistico della valle, ne offre la giusta chiave di lettura evidenziando il rapporto che vige tra i due componenti base del territorio: il monastero, appunto, e la valle selvaggia circostante. La storia ci informa che questi due elementi, così apparentemente distanti tra loro, sono in realtà legati da una stretta correlazione dove la presenza del monastero risulta funzione diretta della natura selvaggia della valle. Se ciò può apparire scontato per un luogo di eremitaggio, nel caso del Sacro Speco e dell’alta Valle dell’Aniene sorprende comunque come, a distanza di oltre un millennio dall’inizio del loro rapporto, i due elementi riescano a esprimersi ancora in forma assoluta: da una parte, le pendici boscose e dirupate colpiscono per la totale mancanza di tracce dell’uomo, dall’altra, l’edificio monastico, nella sua complessità architettonica, appare il frutto di un processo storico che si è attuato lì, e lì solo, in modo del tutto separato dal contesto naturale circostante. E’ una condizione che senz’altro aiuta a capire perché Benedetto, nella sua ricerca dell’ascesi, abbia scelto di ritirarsi in questa zona, e nel contempo giustifica ancora oggi la sensazione avuta ben otto secoli fa dal Petrarca, che, forse colpito dal fulgore oltre le cime boscose, vi vide il Paradisi limen, la “soglia del Paradiso”.

Tratto da: http://www.wikitinera.it/index.php/it/monastero-del-sacro-speco-subiaco-rm-lazio