A cura dell’Ing. Donato Cancellara (Associazione V.A.S. Onlus per il Vulture Alto Bradano, Coordinamento locale – Forum SiP per il Vulture Alto Bradano, A.I.L. – Associazione Intercomunale Lucania).

Premessa: La Regione Basilicata è da molto tempo terra di grande interesse da parte delle società legate ad attività petrolifere, allo smaltimento di scorie nucleari ed alla sistemazione di rifiuti in generale. Purtroppo, è una Regione fin troppo martoriata dalle attività ultra ventennali di estrazione idrocarburi contribuendo, ad oggi, per il 30% alle estrazioni di gas e per il 77.45% alle estrazioni di olio greggio su scala nazionale. Una Regione che ospita i due più grandi giacimenti petroliferi europei in terraferma (Val d’Agri e Gorgoglione) presentando (al 31 dicembre 2020) permessi di ricerca per una estensione complessiva di 74.564 ettari e concessioni di estrazione per una estensione complessiva di 157.240 ettari.
Un prezzo, quello legato all’intera filiera petrolifera, troppo alto in termini di impatto ambientale e sanitario che non può lasciare indifferenti tutti coloro che rivestono un ruolo istituzionale nella nostra Regione e non solo.

  1. Dalla CNAPI al PiTESAI

Così come non si poteva rimanere indifferenti al tentativo di approvare una Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) che prevede, nella proposta ancora in itinere, svariati territori della Basilicata (tra cui Genzano di Lucania in primis) potenzialmente idonei ad ospitare il Deposito Nazionale dei Rifiuti radioattivi, così non si può rimanere indifferenti alla proposta del Piano di Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PiTESAI). Quest’ultima, al di là del suggestivo nome, per nulla indicativo della sua reale portata, riguarda l’individuazione delle aree nazionali da considerarsi idonee per le attività petrolifere di ricerca, prospezione ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi. La proposta di Piano elaborata dal Ministero dello Sviluppo Economico ha inserito buona parte della Basilicata tra le aree idonee, compresa la zona settentrionale quindi l’intera area afferente all’Unione Comuni Alto Bradano.
Con riferimento alla imminente scadenza del 14 settembre p.v., per presentare osservazioni in senso alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) avviata dal MiSE il 2.03.2021, è stata proposta una bozza di delibera (scaricabile qui) contenente osservazioni tecniche da incardinare in un deliberato di Giunta dell’Unione dei Comuni Alto Bradano a cui afferiscono i Sindaci dei Comuni di Palazzo San Gervasio, Genzano di Lucania, Banzi, Acerenza, Tolve, Forenza, Cancellara e San Chirico Nuovo.

  1. Contenuto della proposta di Delibera

Nel deliberato viene evidenziato che il PiTESAI deve tener conto di tutte le caratteristiche del territorio: ambientali, paesaggistiche, geologiche, idrogeologico, morfologiche, urbanistiche (con particolare riferimento alle vigenti pianificazioni), senza dimenticarsi della componente sociale, economica e sanitaria.
Nel bozza di deliberato viene ripercorsa la costante azione di difesa dell’intera area, finalizzata a contrastare l’attività industriale legata alle fonti fossili (liquide e gassose), dando continuità a quanto già avvenuto in passato, da parte di svariate Associazioni, dall’Area Programma Vulture – Alto Bradano e da diversi Comuni lucani. Particolare attenzione è stata rivolta alle due istanze pendenti sull’area nord della Basilicata: l’istanza del Permesso di ricerca idrocarburi denominata “Palazzo San Gervasio” della società AleAnna Resources LLC e l’istanza del Permesso di ricerca idrocarburi denominato “La Bicocca” della società Delta Energy Ltd.
Particolare risalto è stato dato alla questione sismica evidenziando che l’area lucana, inserita nel PiTESAI, è caratterizzata da sismicità medio-elevata. Per sismicità elevata deve intendersi un’area contrassegnata da un valore previsto di picco di accelerazione (PGA – Peak Ground Acceleration) al substrato rigido, per un tempo di ritorno di 2475 anni, pari o superiore a 0,25 g. Tale valore risulta essere molto prossimo, in alcuni casi superiore, in diverse aree ricadenti nei Comuni di Acerenza, Banzi, Barile, Forenza, Genzano di Lucania, Ginestra, Maschito, Montemilone, Oppido Lucano, Palazzo San Gervasio, Rapolla, Ripacandida e Venosa. Aspetto, quello della sismicità, di particolare rilevanza se posto in relazione alla potenziale sismicità indotta o innescata da alcune tecniche di perforazione del sottosuolo e, soprattutto, dalla diffusa pratica di reiniezione delle acque di strato, come ampiamente illustrato nel Rapporto della Commissione ICHESE – Report on the Hydrocarbon Exploration and Seismicity in Emilia Region (2014) e nel recente lavoro Hydraulic-fracturing induced seismicity di R. Schultz, et al., Reviews of Geophysics (2020) con il pieno convincimento di tralasciare i “rassicuranti” lavori elaborati da coloro che hanno lavorato con alcune Società petrolifere, spesso finanziatrici degli stessi lavori di ricerca, in quanto da ritenersi (verosimilmente) in pieno conflitto di interessi.

  1. Richieste di non idoneità dell’area

Con la proposta di deliberato si vuole dichiarare la non idoneità, ad attività di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi, delle aree ricadenti in agro di Genzano di Lucania, Palazzo San Gervasio, Banzi, Acerenza, Tolve, Forenza, Cancellara, San Chirico Nuovo ed in aggiunta, la non idoneità in tutte quelle aree limitrofe rispetto alle quali vi sarebbero evidenti effetti, ambientali e paesaggistici negativi che si intende legittimamente tutelare.
È stato chiesto che non sia consentita alcuna forma di sopruso sul nostro territorio, mostrandosi coerenti con la strada di difesa della Terra e di contrasto a tutte le forme di depredazione della nostre risorse, senza distinguo tra progetti legati alle fonti fossili e progetti legati alle fonti rinnovabili in area agricola a scopo industriale, come è stato in passato per lo scellerato progetto del termodinamico, alle porte di Palazzo San Gervasio, che non presentava possibilità alcuna per poter essere definito sostenibile per l’irreversibile consumo di suolo e per i potenziali rischi ambientale che avrebbe creato un imperdonabile e devastante precedente per l’intera area.