{"id":10060,"date":"2014-07-30T00:40:28","date_gmt":"2014-07-29T22:40:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=10060"},"modified":"2014-07-30T00:40:28","modified_gmt":"2014-07-29T22:40:28","slug":"beni-demaniali-noi-non-vendiamo-il-nostro-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2014\/07\/beni-demaniali-noi-non-vendiamo-il-nostro-paese\/","title":{"rendered":"Beni demaniali, \u201cnoi non vendiamo il nostro Paese\u201d"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10061\" alt=\"Vista-dallalto-del-Forte-Marghera\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Vista-dallalto-del-Forte-Marghera.jpg\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Vista-dallalto-del-Forte-Marghera.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Vista-dallalto-del-Forte-Marghera-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<h4><em>\u201cPrima classe, il passeggero \u00e8 un miliardario forestiero. \u2013 Italia bella, io comperare. Quanti dollari costare?-. Ma il ferroviere, pronto e cortese: \u2013 Noi non vendiamo il nostro Paese\u201d. <\/em><\/h4>\n<p><strong>Era il 1960<\/strong> quando Einaudi pubblic\u00f2 \u201cFilastrocche in cielo e in terra\u201d di Gianni Rodari. Un libro per ragazzi che conteneva tanti spunti di riflessione. Compresi quelli desumibili da \u201cTerza, seconda e prima classe\u201d. <strong>Erano quelli gli anni di prorompente crescita<\/strong>. Forse molto pi\u00f9 di quanto non lo fosse nella realt\u00e0 dei fatti.<\/p>\n<h3><strong>Quel che \u00e8 certo \u00e8 che allora l\u2019Italia non considerava alcuni dei suoi beni immobili in vendita. Piuttosto il patrimonio era un\u2019inalienabile eredit\u00e0 da conservare. Contrariamente a quanto si continua scriteriatamente a tentare. Con l\u2019obiettivo di portare in cassa 500 milioni di euro.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Per mettere a posto i conti pubblici non solo tagli e privatizzazioni, ma anche dismissione di immobili. Idea non nuova. Pi\u00f9 volte tentata. Mai davvero declinata. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Il primo tentativo vero<\/strong> contenuto nella legge 35\/1992. Per questo si crea, nel 1993, la Immobiliare Italia Spa. Inutilmente. Dopo 5 anni il progetto viene abbandonato.<\/p>\n<p><strong>Nel 1996 ci prova il governo Prodi.<\/strong> La legge 662 nomina una commissione con il compito di classificare i beni da valorizzare. Ma la commissione non riesce nemmeno a censire i beni perch\u00e9 i dati forniti dalla Sogei, la societ\u00e0 informatica del ministero delle Finanze, sono incompleti.<\/p>\n<p><strong>Nel 2002 nasce Patrimonio Spa, che dopo 9 anni, nel luglio del 2011, viene messa in liquidazione.<\/strong> Non \u00e8 finita. Nell\u2019aprile 2010 l\u2019allora ministro Tremonti mette in vendita i fari, da trasformare in resort di lusso. L\u2019idea rimane tale. Per questo ritorna alla carica nell\u2019agosto 2011.<\/p>\n<p><strong>Altri capitoli con il ministro Grilli nel luglio 2012 e poi con Renato Brunetta nel luglio 2013.<\/strong> Si arriva cos\u00ec al 13 ottobre 2013, battesimo per Invimit, societ\u00e0 di gestione che si sarebbe dovuta occupare della vendita delle caserme.<\/p>\n<h3><strong>E ora ci si riprova. Sul sito dell\u2019Agenzia del demanio ci sono i dieci progetti valutati ad alta fattibilit\u00e0.<\/strong><\/h3>\n<p>Il carcere di Sant\u2019Agata, a Bergamo. Le caserme La Rocca e XXX maggio, a Peschiera del Garda. L\u2019isola di San Giovanni in Palude, a Venezia. Il castello Orsini, a Soriano del Cimino. La caserma Piave e il complesso di Santa Maria della Stella, a Orvieto. Villa favorita, a Ercolano. Il faro di Punta Imperatore, a Forio d\u2019Ischia e il faro di San Domino alle Isole Tremiti.<\/p>\n<p><strong>Spazi tipologicamente contrapposti. Parti, essi stessi, del paesaggio. Non soltanto perimetri. Strutture storicizzate e accumulate nei secoli. Pezzi d\u2019Italia. Anche per questo sono beni da salvaguardare, piuttosto che da mettere sul mercato.<\/strong> Luoghi della memoria da riscattare in favore della collettivit\u00e0. Non un tesoretto, a lungo nascosto e ora da tirare fuori per fare cassa. Il salvadanaio da rompere.<\/p>\n<h3><strong>Ma non \u00e8 una novit\u00e0 neppure questa. Ogni crisi ha provocato la progressiva, corposa, erosione dei finanziamenti statali nel capitolo della cultura. Contemporaneamente si \u00e8 diffusa l\u2019idea di monetizzare il patrimonio immobiliare storico di propriet\u00e0 statale. Una duplice soluzione costante nel tempo. Favorita da norme capestro. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Come la legge 133\/2008 che impone a regioni, province e comuni di allegare al proprio bilancio un \u201cpiano di alienazioni immobiliari\u201d<\/strong>, incoraggiando i comuni a introdurre varianti urbanistiche per commercializzare i beni alienati.<\/p>\n<p><strong>Come il cosiddetto \u201cfederalismo demaniale\u201d che ha trasferito a comuni e regioni quasi 20 mila unit\u00e0 del demanio statale.<\/strong> Con l\u2019esito quasi naturale di metterli sul mercato, in varia forma.<\/p>\n<h3><strong>Con il sovrapporsi e l\u2019interazione di questi strumenti legislativi un numero impressionante di edifici \u00e8 in pericolo. A partire dalle caserme, dalle fortificazioni e dagli arsenali. La possibilit\u00e0 che strutture gloriose vengano trasformate in qualcos\u2019altro da quel che sono state \u00e8 una possibilit\u00e0 non secondaria. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Quasi sempre ogni tipo di operazione sembra indirizzata a un riutilizzo di quegli spazi a fini immobiliari.<\/strong> Il mercato \u00e8 da tempo in sofferenza. Si sa. Ma non importa. Le case prima o poi si venderanno. Questo il progetto complessivo, stando alle intenzioni di chi mostra interesse per quei luoghi, spesso, da tempo in abbandono.<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec, autentici capolavori dell\u2019architettura militare ottocentesca e novecentesca sono in attesa di essere trasformati. Potrebbero esserlo.<\/strong> A Verona, l\u2019arsenale asburgico, la struttura militare intitolata a Francesco Giuseppe, \u00e8 in corso di privatizzazione. A Peschiera del Garda, la fortezza \u00e8 stata destinata a residenze e centro commerciale con il placet della Direzione ai beni culturali del Veneto. A Pavia, l\u2019arsenale \u00e8 stato messo in vendita a trattativa privata e il Piano di governo del territorio vi prevede la costruzione di circa quattrocento appartamenti. <strong>Esempi al contrario di politiche incapaci di trovare soluzioni differenti dal passato anche recente.<\/strong><\/p>\n<h3><strong>In questo panorama desolante il caso di Forte Marghera<\/strong><em> (foto in alto)<\/em><strong>, la pi\u00f9 grande delle fortificazioni vicine a Venezia, offre una speranza. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Anche qui il demanio militare ha dismesso i forti del campo trincerato. Ma il comune li ha acquisiti al proprio patrimonio, percorrendo una strada non consueta. Annullando la scelta di conferire il Forte in project financing a una grande impresa. Preferendo puntare a una gestione pubblica.<\/strong><\/p>\n<h3><strong>Un altro caso \u201cvirtuoso\u201d potrebbe diventare quello di Forte Boccea, una delle 18 strutture militari romane, da tempo in attesa di un esito \u201cpositivo\u201d al loro lungo abbandono. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Per gli spazi dell\u2019edificio nel XIII municipio, appena pochi anni fa destinati da una delibera comunale a diventare edificabili, si prospetta un utilizzo diversificato<\/strong>, comprendente il nuovo mercato di via Urbano II, un parco pubblico, ostelli e servizi sociali.<\/p>\n<h3><strong>Le storie di Forte Marghera e di Forte Boccea, al di l\u00e0 delle specificit\u00e0 tutt\u2019altro che trascurabili, evidenziano tratti comuni che possono fornire anche suggerimenti per il Paese. Strumenti per contrastare indirizzi scellerati. A partire dalla partecipazione dal basso. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Dal lavoro di comitati nati per rivendicare il valore di bene comune di edifici di straordinaria importanza dal punto di vista storico, architettonico, paesaggistico e naturalistico.<\/strong><\/p>\n<h3><strong>Considerare non pi\u00f9 in termini meramente economici quei beni culturali non \u00e8 un\u2019operazione contro il restyling del Paese, ma il tentativo di non svendere la nostra identit\u00e0. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>E\u2019 necessario recuperare davvero quegli immobili, riempirli di nuove funzioni e creare musei polifunzionali in grado di non stravolgerne le linee antiche<\/strong>. Invece rompere il salvadanaio, come tante volte si \u00e8 provato a fare, non sarebbe una novit\u00e0. Non contribuirebbe a sanare il debito. In compenso accrescerebbe pericolosamente il deficit culturale del Paese e minerebbe le basi della sua incerta solidit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Come scriveva Rodari \u201cNoi non vendiamo il nostro Paese\u201d.<\/strong><\/p>\n<h4><strong><em>Manlio Lilli\u00a0<\/em><\/strong><br \/>\n<em>(<a href=\"http:\/\/www.ateniesi.it\/beni-demaniali-noi-non-vendiamo-il-nostro-paese\/\" target=\"_blank\">da ateniesi.it<\/a>)<\/em><\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPrima classe, il passeggero \u00e8 un miliardario forestiero. \u2013 Italia bella, io comperare. Quanti dollari costare?-. 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