{"id":10124,"date":"2014-09-04T22:38:01","date_gmt":"2014-09-04T20:38:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=10124"},"modified":"2014-10-13T23:51:59","modified_gmt":"2014-10-13T21:51:59","slug":"lallarme-del-wwf-basta-cemento-sulle-nostre-coste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2014\/09\/lallarme-del-wwf-basta-cemento-sulle-nostre-coste\/","title":{"rendered":"L&#8217;allarme del WWF: &#8220;Basta cemento sulle nostre coste&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/wwf-ostuni-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10125\" alt=\"wwf ostuni-2\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/wwf-ostuni-2.jpg\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/wwf-ostuni-2.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/wwf-ostuni-2-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<h5>tratto da\u00a0<a href=\"http:\/\/www.today.it\/green\/cemento-coste-italiane-wwf.html\" target=\"_blank\">http:\/\/www.today.it\/green\/cemento-coste-italiane-wwf.html<\/a><\/h5>\n<h3><em>Un dossier dell&#8217;associazione ambientalista mostra l&#8217;aumento delle edificazioni lungo le aree costiere italiane nell&#8217;ultimo quarto di secolo. Sicilia e Sardegna sono le regioni pi\u00f9 &#8220;cementificate&#8221;<\/em><\/h3>\n<p>Oltre ottomila chilometri di coste che andrebbero tutelati, valorizzati e preservati dall&#8217;invadente intervento dell&#8217;uomo. E invece <strong>dal 1988 ad oggi ben 312 &#8220;macro attivit\u00e0 umane&#8221; hanno sottratto suolo naturale a pochi passi dal mare<\/strong>: villaggi, residence, centri commerciali, porti, autostrade, dighe e barriere hanno alterato il profilo e il paesaggio del nostro Paese facendo perdere biodiversit\u00e0 e patrimonio naturale.<\/p>\n<p>&#8220;In un quarto di secolo abbiamo cancellato e imprigionato, coprendole di cemento, l\u2019incomparabile bellezza delle nostre dune sabbiose, compromesso irrimediabilmente la macchia mediterranea, i boschi costieri e le aree di riposo e ristoro, come stagni costieri e foci di fiumi, per migratori&#8221;, dice Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia. <strong>Ben il 10 % delle coste italiane sono artificiali<\/strong> e alterate dalla presenza di infrastrutture pesanti come porti, strutture edilizie, commerciali ed industriali che rispecchiano l\u2019intensa urbanizzazione di questi territori in continuo aumento e dove si concentra il 30% della popolazione.<\/p>\n<p><strong>Le regioni pi\u00f9 colpite sono Sicilia e Sardegna<\/strong>, con 95 e 91 casi rispettivamente di nuove aree costiere invase dal cemento, ma a segnare un <strong>record negativo \u00e8 la costa adriatica<\/strong>, dove meno del 30% del &#8220;waterfront&#8221; \u00e8 libero da urbanizzazioni. Il tutto documentato da una serie di foto tratte da Google che illustrano i casi pi\u00f9 eclatanti regione per regione. Persino le aree protette che l&#8217;Europa ci chiede di salvaguardare hanno subito interventi e rischiano di scomparire pezzo dopo pezzo. Un quadro che conferma quanto denunciato quest\u2019anno dallo stesso ISPRA, l&#8217;Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ha definito lo stato di conservazione complessivo degli habitat costieri di interesse comunitario \u201cnon soddisfacente\u201d (cattivo o inadeguato) per l\u201986,7% a fronte di un dato medio di tutti gli habitat presenti in Italia del 67,6%.<\/p>\n<p><strong>ALCUNI ESEMPI<\/strong> &#8211; Dalla cava del 2003 della <strong>Baia di Sistiana in Friuli<\/strong>, occupata poi da un mega villaggio turistico, alla <strong>Darsena di Castellamare di Stabia<\/strong> in Campania; dall\u2019urbanizzazione della <strong>foce del Simeto in Abruzzo<\/strong>, al porto turistico ampliato e villaggio turistico sulla <strong>foce del Basento in Basilicata<\/strong>. Sono alcune delle \u2018case history\u2019 illustrate nella foto gallery regione per regione pubblicata dal WWF. E a peggiorare le cose, il fatto che di tanta meraviglia non esista un \u2018custode\u2019 unico visto che ad oggi nessuno sa chi realmente governi le nostre coste: la gestione \u00e8 \u2018condivisa\u2019 a livelli molto diversi (Stato, Regioni, Enti locali) con una <strong>frammentazione di competenze che ha portato spesso a sovrapposizioni, inefficienze, illegalit\u00e0, e complicazioni gestionali e di controllo<\/strong>. Dalla legge sulla &#8220;Protezione delle bellezze naturali\u2019 del 1939, all\u2019articolo 9 della Costituzione che tutela il paesaggio, passando per la Convenzione Ramsar sulle zone umide del 1971, senza dimenticare la Convenzione di Barcellona per la protezione del Mediterraneo e la Convenzione sulla diversit\u00e0 biologica di Rio del 1992, non mancano certo le leggi a tutela delle coste. Nonostante questo, non si sa chi le governi.<\/p>\n<h3><a href=\"http:\/\/awsassets.wwfit.panda.org\/downloads\/dossier_coste_bd.pdf\" target=\"_blank\">Scarica qui il dossier del WWF<\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>tratto da\u00a0http:\/\/www.today.it\/green\/cemento-coste-italiane-wwf.html Un dossier dell&#8217;associazione ambientalista mostra l&#8217;aumento delle edificazioni lungo le aree costiere italiane nell&#8217;ultimo quarto di secolo. 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