{"id":10244,"date":"2014-10-09T23:28:03","date_gmt":"2014-10-09T21:28:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=10244"},"modified":"2014-10-09T23:28:03","modified_gmt":"2014-10-09T21:28:03","slug":"in-toscana-il-settore-vitivinicolo-vuole-affossare-il-piano-paesaggistico-di-anna-marson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2014\/10\/in-toscana-il-settore-vitivinicolo-vuole-affossare-il-piano-paesaggistico-di-anna-marson\/","title":{"rendered":"In Toscana il settore vitivinicolo vuole affossare il Piano Paesaggistico di Anna Marson"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Chianti_Colli_Fiorentini_vigneto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10245\" alt=\"Chianti_Colli_Fiorentini_vigneto\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Chianti_Colli_Fiorentini_vigneto.jpg\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Chianti_Colli_Fiorentini_vigneto.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Chianti_Colli_Fiorentini_vigneto-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<h3><strong>In Toscana si \u00e8 aperta sui media regionali la cosiddetta \u201cguerra del vino\u201d, che vede diverse associazioni di categoria del settore vitivinicolo unite in un attacco frontale contro il Piano Paesaggistico proposto dall\u2019assessore all\u2019Urbanistica Anna Marson.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Quali sono le accuse mosse al Piano? Dirigismo, astrattezza, vincolismo, intenti punitivi nei confronti di una categoria agricola che ha bisogno invece di mani libere<\/strong> per procedere a innovazioni del settore che presupporrebbero elevata meccanizzazione, accorpamento dei fondi, semplificazione del paesaggio.<\/p>\n<p><strong>Addirittura ci si spinge a dichiarare l\u2019esistenza di una minaccia per l\u2019intero settore vitivinicolo, con paventate ricadute socio economiche negative, se tale piano non verr\u00e0 rivisto nella sua impostazione generale.<\/strong><\/p>\n<h3><strong>A noi pare che la polemica scatenata da alcuni settori di vertice dell\u2019imprenditoria agricola sia tesa a delegittimare un piano per molti versi avanzato, che farebbe onore alla Toscana intera e alla sua dimensione rurale costruita nel tempo dal lavoro sapiente degli agricoltori.<\/strong><\/h3>\n<p>Non \u00e8 a oggi chiaro in quale direzione si muoveranno le osservazioni agli elaborati di piano che le associazioni stanno elaborando, per\u00f2 sappiamo gi\u00e0 che sul carro della lotta contro il Piano \u00e8 salito pure una parte del partito di maggioranza in Regione oltre ad una parte del potere locale.<\/p>\n<p>Alcuni interventi nel dibattito, pur provenendo dal mondo agricolo o comunque vitivinicolo, hanno con buon senso riportato al centro della discussione lo stato reale del settore, come nel caso di <strong>Alessandro Regoli, direttore di Wine News<\/strong>, che ha scritto in una sua lettera aperta ai media regionali: \u201c <em>La Toscana \u00e8 famosa nel mondo per l\u2019armonia del paesaggio, che quindi va conservato, nell\u2019interesse supremo di tutti. Questo non vuol dire non fare nulla: la programmazione territoriale non si crea mettendo regole, ma cercando di rimodellare bene, in maniera sostenibile, tenendo conto degli effetti idrogeologici e paesaggistici, ma anche senza speculazioni. Il Piano penso che avesse la finalit\u00e0 di \u201caccompagnare\u201d le trasformazioni e non bloccare gli investimenti nel settore agricolo in Toscana<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>O come nel caso di <strong>Luca Brunelli, presidente Cia Toscana<\/strong>,che presentando un dossier sul Piano paesaggistico elaborato dalla sua associazione, sia pur criticabile e che riteniamo di non condividere (basato sulla antinomia tra l\u2019 \u201cagricoltura tradizionale\u201d secondo loro privilegiata dal Piano e quella \u201cinnovativa e competitiva\u201d) dichiara: \u201c<em>\u00e8 un documento complesso e giustamente ambizioso, che condividiamo negli obiettivi fondamentali, perch\u00e9 mira al contrasto del consumo di suolo; riconosce l\u2019agricoltura quale presidio paesaggistico essenziale; punta al recupero produttivo agricolo di superfici abbandonate. Emerge tuttavia la tendenza ad una visione statica dell\u2019agricoltura [\u2026] che individua fra le minacce al paesaggio l\u2019abbandono dell\u2019agricoltura da una parte e i processi di intensificazione e specializzazione dall\u2019altra [&#8230;].Per quanto riguarda, per esempio, i vigneti occorre evitare generici giudizi di \u201ccriticit\u00e0\u201d e conseguenti direttive di generalizzato contrasto allo sviluppo del settore. Suggeriamo di applicare l\u2019art. 149 del codice con il metodo seguito in altre circostanze (es. fotovoltaico o biomasse): definendo in quali condizioni, e a partire da quali estensioni, si debba evitare la realizzazione di nuovi impianti o adottare norme tecniche di prevenzione del rischio idrogeologico<\/em>\u201d.<strong> Sono richieste di modifica del testo che, trasformando le raccomandazioni in regole agronomiche chiare e definite, possono dare anche maggior cogenza a quegli indirizzi, e quindi possono definire un terreno di mediazione possibile.<\/strong><\/p>\n<p>Ma il complesso degli interventi ha avuto un altro taglio, e pu\u00f2 aver ingenerato in molti l\u2019impressione che la normativa proposta sia un insieme di vincoli che un potere politico (e accademico) vuole imporre al dinamico e libero mondo di imprenditori agricoli, o per dirla con le parole di Giovanni Busi presidente del Consorzio Chianti \u00ab<em>Non pu\u00f2 essere un atto politico a dire dove io devo piantare viti o dove non posso farlo, deve essere il viticoltore a scegliere, perch\u00e9 conosce il vino e come lo si fa<\/em>\u00bb.<\/p>\n<h3><strong>Ma per non perdersi in un polverone di dichiarazioni che spesso sembrano estremizzare ed ideologizzare astrattamente, riteniamo utile sottolineare alcuni semplici dati di fatto:<\/strong><\/h3>\n<h2><strong>1) Non esiste libero mercato nella viticoltura<\/strong><\/h2>\n<p>\u00c8 vero (come afferma la CIA nel suo dossier) che<strong> l\u2019agricoltura specializzata copre nel suo insieme solo una superficie di 100mila ettari circa<\/strong>, suddivisi tra viticoltura (60mila), ortofrutticoltura (27mila), e florovivaismo (13mila), con una incidenza solo dell\u201911,7% sulla SAU toscana, e che l\u2019incremento dei vigneti negli ultimi dieci anni (2000 \u2013 2010) \u00e8 stato soltanto del 2,5%. Non \u00e8 per\u00f2 vero come sostiene la CIA che \u201ctutti i pericoli paventati dal Piano e nella \u2018guerra dei vigneti\u2019 di questi giorni, sono davvero una \u2018tempesta in un bicchiere di vino\u2019, ben lontani dalla realt\u00e0\u201d<strong>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>In tutta la UE vige nei fatti il blocco dei nuovi impianti viticoli con un incremento massimo ammissibile nei singoli stati dell\u20191%<\/strong> della superficie vitata esistente e per normare in Italia (e in Toscana) la realizzazione di nuovi vigneti esiste una procedura basata sul \u201cDiritto di impianto\u201d, tale per cui l\u2019agricoltore non pu\u00f2 impiantare se non ha gi\u00e0 una vigna da rinnovare con l\u2019espianto, o se non acquisisce il titolo da un viticoltore che vendendo la sua quota di vigna si impegna ad estirparne una superficie equivalente. \u00c8 un sistema che tutela fortemente le imprese esistenti, frutto delle pressioni delle associazioni del settore sul governo italiano, che ha resistito nelle negoziazioni europee agli indirizzi di \u201cliberalizzazione\u201d che ci venivano chiesti dalla UE. Il sistema al quale l\u2019Italia si dovr\u00e0 adeguare dal 31 dicembre 2015 prevede infatti che si passi in futuro al sistema delle \u201cautorizzazioni\u201d, che sono nominali alle aziende e che non possono essere commercializzate.<strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 allora il rischio possibile per la Toscana?<\/strong> <strong>Che nella fase di transizione al nuovo sistema<\/strong>, come \u00e8 accaduto per il Prosecco che ha drenato 4000 ettari di diritti di impianto in 4 anni, <strong>si possano concentrare su porzioni del nostro territorio diritti di reimpianto derivanti dall\u2019abbandono di vigneti in altre zone o parte di quei 50000 ettari di diritti \u201cin portafoglio\u201d alle aziende viticole nazionali (vigneti \u201cdi carta\u201d), con fenomeni locali di riduzione della diversit\u00e0 della maglia agraria sia dove verrebbero espiantati vigneti sia dove verrebbero realizzate monocolture estensive<\/strong>.<\/p>\n<p>Il Piano Paesaggistico giustamente mette in guardia da questo rischio, appare anzi sin troppo blando nell\u2019aspetto normativo perch\u00e9 non prevede esplicitamente norme cogenti sulla dimensione massima degli appezzamenti o sulla estensione massima in pendenza delle superfici vitate. Desta perci\u00f2 perplessit\u00e0 che da parte di molti si ritenga ammissibile e legittimo porre limiti alla libera intrapresa dei singoli agricoltori (della cui autonoma capacit\u00e0 di giudizio e programmazione evidentemente poco si fidano le stesse associazioni di categoria \u2026) con una normativa nazionale voluta dalle stesse lobby dei viticoltori per difendere il valore economico delle colture viticole e la redditivit\u00e0 dei diritti acquisiti, ma lo stesso principio con regole peraltro abbastanza generali non valga per difendere interessi e diritti della collettivit\u00e0 quali quello al paesaggio (art 9 della Costituzione) e all\u2019ambiente. Il paesaggio agrario, frutto delle equilibrata combinazione tra rittochino e coltivazioni a traverso (tagliapoggio, cavalcapoggio e girapoggio, per non parlare delle pi\u00f9 elaborate coltivazioni a spina), sedimentato nei secoli, \u00e8 una risorsa in s\u00e9, ed \u00e8 una risorsa che da valore alle produzioni di qualit\u00e0, vino compreso.<\/p>\n<h2><strong>2) Le grandi monocolture intensive e specializzate non sono l\u2019agricoltura del futuro<\/strong><\/h2>\n<p>Nel loro documento di contestazione del PP le associazioni vitivinicole dichiarano che il Piano ha una impostazione \u201canacronistica e sbagliata\u201d perch\u00e9 \u201crilancia un modello di agricoltura vecchio e non competitivo\u201d bloccando \u201cl\u2019agricoltura di qualit\u00e0\u201d. Qui c\u2019\u00e8 un equivoco da sciogliere: <strong>i vigneti a rittochino di grande estensione<\/strong>, realizzati accorpando colture o acquisendo diritti di impianto da altre zone, gestiti con la meccanizzazione spinta (macchine scavallatrici) <strong>non sono il futuro<\/strong>, ma un aspetto di quella \u201cmodernizzazione\u201d che abbiamo visto all\u2019opera nei decenni passati e di cui abbiamo gi\u00e0 colto anche i limiti; <strong>come tutte le monocolture, hanno massima vulnerabilit\u00e0 a patogeni e richiedono forti interventi antiparassitari, semplificano il paesaggio riducendone l\u2019attrattivit\u00e0 turistica e la multifunzionalit\u00e0 ma anche la valenza ecosistemica, diminuiscono i tempi di corrivazione delle acque aumentando il grado di erosione, il rischio a valle e il pericolo localizzato di dissesto idrogeologico<\/strong>; per citare un caso recente, lo stilista Cavalli nel 2008 ha pagato pi\u00f9 di 200000 euro al comune di Firenze per rimediare ai danni prodotti dall\u2019impianto di un nuovo vigneto a rittochino che sgrondavano masse di acqua e fango sull\u2019abitato sottostante.<\/p>\n<p>Questi aspetti sono ben chiari agli stessi viticoltori associati che, nel Chianti senese e fiorentino, hanno supportato e condiviso quella \u201cCarta dell\u2019uso sostenibile del territorio rurale\u201d nella quale vengono indicate le buone pratiche agricole &#8211; ad esempio stabilendo la distanza fra filari di viti, o la necessit\u00e0 di intercalare alberi e siepi fra le varie colture \u2013 che coniugano norme estetiche e di salvaguardia idraulica, per tutelare il paesaggio, difendere la biodiversit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma la cosa ancor pi\u00f9 eclatante (nessuno lo dice) \u00e8 che la nuova PAC europea dal 1 gennaio 2015 far\u00e0 entrare in vigore le procedure di \u201cgreening\u201d, ossia condizioner\u00e0 il pagamento del 30% dei contributi agli agricoltori alla introduzione di misure ambientali nelle superfici ammissibili a finanziamento, misure che sono sostanzialmente tre, diversificazione delle colture, mantenimento dei prati permanenti, presenza di aree di interesse ecologico quali boschetti e siepi.<\/p>\n<p><strong>L\u2019agricoltura del futuro \u00e8 quindi quella sostenibile, biologica o biodinamica, a basso impatto, diversificata<\/strong> (che ben si sposa con la salvaguardia di alcuni elementi del paesaggio tradizionale toscano) e le estese monocolture a vite poco hanno a che vedere con questo anche se sul breve periodo possono risultare un grande affare per qualcuno. Chi si oppone oggi al piano paesaggistico appare dunque anacronistico.<\/p>\n<h2><strong>3) Le monocolture dell\u2019agroindustria non garantiranno nuova occupazione<\/strong><\/h2>\n<p>In un articolo sempre il presidente del Consorzio vino Chianti Giovanni Busi ha dichiarato a proposito del Piano \u00abSi mette a rischio un pilastro dell\u2019economia e dell\u2019occupazione, oltre che il pi\u00f9 inflessibile custode del paesaggio\u00bb. Fermo rimanendo che in realt\u00e0 il Piano non impedisce nuovi impianti viticoli n\u00e9 la vivaistica e l\u2019orticoltura in serre, ma cerca solo di influenzarne il modus realizzativo, occorre sfatare un altro \u201cmito\u201d, ossia quello che la \u201cmodernizzazione\u201d agricola come la si \u00e8 intesa negli ultimi 70 anni sia stata un ostacolo all\u2019abbandono delle campagne e una garanzia di presidio del territorio; basti pensare che negli ultimi 30 anni in Italia dal 1980 al 2010 (dati ISTAT) si \u00e8 passati da 3133118 aziende a 1620884, con un dimezzamento al quale ha fatto da corrispettivo l\u2019incremento della SAU aziendale media, ed una perdita non proporzionale di soli 3 milioni di ettari coltivati (da quasi 16 milioni a circa 13). In tutto questo fenomeno di accorpamento delle superfici, di aumento delle grandi aziende, di \u201cmodernizzazione\u201d agraria si passa da 600 milioni di giornate di lavoro (1980) a 250 milioni (2010) , con la riduzione di quasi due terzi del lavoro nel comparto agricolo. L\u2019aumento della superficie aziendale, la rimozione di ostacoli alla meccanizzazione spinta, hanno diminuito in generale la necessit\u00e0 di lavoro umano e, al suo interno, di quello specializzato e qualificato dei contadini, sostituendovi il precariato rurale spesso dequalificato degli stagionali: sul totale di 49 milioni di giornate lavorative nazionali extrafamiliari (2010) 26 milioni di giornate sono quelle del lavoro a tempo determinato.<\/p>\n<p><strong>La costruzione di un nuovo paesaggio agrario fondato su mosaici colturali, sull\u2019agricoltura contadina delle piccole-medie aziende e sulla conversione in senso biologico e sostenibile delle grandi aziende, oltre a garantire bellezza e occasioni di reddito ad aziende multifunzionali e multiproduttive garantisce quindi anche pi\u00f9 lavoro<\/strong>. Un bel paesaggio agrario \u00e8 quindi anche un paesaggio sociale vivo e abitato, non un lusso per esteti sfaccendati.<\/p>\n<h2><strong>4) L\u2019agroindustria crea enormi problemi sia alla salute sia all\u2019ambiente toscani<\/strong><\/h2>\n<p>Fabrizio Bindocci (Consorzio Brunello di Montalcino) presentando il documento delle associazioni di viticoltori ha dichiarato che \u00abnon ci sono dissesti se c\u2019\u00e8 un agricoltore attento, perch\u00e9 usa pochi antiparassitari, regimenta le acque, tiene i fossi puliti perch\u00e9 l\u2019acqua scorra\u2026. \u00bb. \u00c8 proprio quello a cui mira il piano; allora perch\u00e9 sono contro?\u00c8 vero che abbiamo un trend di diminuzione dell\u2019uso di fitofarmaci (-19,8% in dieci anni secondo gli ultimi dati nazionali ISTAT) ma restiamo con Olanda e Francia i paesi con pi\u00f9 elevato uso di fitofarmaci per unit\u00e0 di superficie: 5,6 chili per ettaro, 350 sostanze tossiche diverse, 140.000 tonnellate all\u2019anno, che fanno circa un terzo del totale usato in tutta l\u2019Unione europea a 27, pur avendo noi una SAU che \u00e8 il 7% di quella europea.<\/p>\n<p>Nella nostra regione l\u2019intensivizzazione e specializzazione spinta portano a picchi di utilizzo di questi prodotti su superfici ridotte; le ultime analisi di monitoraggio dell\u2019ARPAT sulle acque superficiali toscane destinate alla produzione di acque potabili (fiumi, laghetti e invasi) hanno riscontrato il 30% di campioni con presenza di residui di fitofarmaci (37 su 122 campioni), con 61 diverse sostanze attive da fitofarmaci trovati nel triennio 2010-2013, e tra queste \u201cI casi pi\u00f9 frequenti riguardano quattro fungicidi, dimetomorf, tebuconazolo, iprovalicarb e metalaxil, con spettro di azione molto simile fra di loro, presenti in prodotti commerciali di tre diverse ditte produttrici e utilizzati in viticoltura\u201d (ARPAT toscana 2013). Il quadro che emerge \u00e8 inquietante, con 15 diversi pesticidi trovati alla presa dell\u2019Anconella a Firenze, 18 a Quarrata, 11 nel laghetto di Fabbrica a San Casciano. Si potrebbe aggiungere a questo che Mancozeb e Gliphosate (un fungicida e un erbicida) sono in quantit\u00e0 i prodotti pi\u00f9 usati in Toscana dopo rame e zolfo e che il Mancozeb in particolare contiene etilenbisditiocarbammato di Manganese, un prodotto la cui manipolazione (secondo le nuove tabelle ministeriali per le malattie professionali in agricoltura) pu\u00f2 produrre nel coltivatore l\u2019insorgenza del morbo di Parkinson anche 10 anni dopo il contatto.<\/p>\n<p><strong>La costruzione di un paesaggio agrario articolato e differenziato, nel quale le fasce di rispetto da fiumi e laghi tornino ad essere vegetate e protette da contaminazione, nel quale le colture abbiano maggiori difese endogame richiedendo meno trattamenti, \u00e8 quindi un modo per difendere dall\u2019avvelenamento tanto i pozzi della comunit\u00e0 quanto i contadini e i consumatori.<\/strong><\/p>\n<h3><strong>La posta in gioco nella discussione sul Piano Paesaggistico \u00e8 a nostro avviso molto alta, si tratta di decidere qual \u00e8 il modello di agricoltura che vogliamo per il nostro futuro e perci\u00f2 auspichiamo che questa discussione non resti solo appannaggio di chi difende interessi particolari o peggio speculativi. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Il territorio rurale toscano, e il paesaggio agrario che ne \u00e8 la dimensione visibile, sono beni preziosi e comuni, di tutti. E le sue trasformazioni devono essere governate, non subite. <\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019interesse per il piano paesaggistico, dunque, non pu\u00f2 rimanere limitato a pochi addetti ai lavori, ma deve coinvolgere tutti quei soggetti attivi in un possibile cambiamento di scenario<\/strong>, dai GAS alle associazioni di tutela dell\u2019ambiente e del territorio, dalle associazioni di categoria pi\u00f9 lungimiranti ai cittadini sui territori come in parte \u00e8 gi\u00e0 avvenuto con i momenti di partecipazione seguiti dalla Regione nella costruzione del piano.<\/p>\n<h3><strong>Questa \u201cguerra del vino\u201d ci pare una polemica scatenata ad arte per impedire \u2013 dilazionandola nel tempo \u2013 l\u2019approvazione del piano, con il coinvolgimento anche di una parte del potere politico regionale e locale (come sta avvenendo purtroppo per la nuova legge urbanistica), magari per aspettare la fine della legislatura regionale e poi avere le mani libere con un altro assessore all\u2019urbanistica. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Agricoltori e studiosi, Universit\u00e0 e mondo rurale hanno l\u2019interesse comune a ribadire il valore del piano e a denunciare il tentativo di poche lobby di ostacolare un equilibrato governo delle trasformazioni del paesaggio e quindi del mondo rurale.<\/strong> Quando qualcuno dice che non pu\u00f2 essere la politica a decidere gli indirizzi delle trasformazioni, significa che secondo lui devono essere il mercato e gli affari a dettare le scelte.<\/p>\n<p><strong>Stupisce che autorevoli associazioni di categoria si prestino a questo gioco e che in Regione molti invece di difendere il proprio piano cerchino di ritardarlo nella speranza di affossarlo.<\/strong> \u00c8 solo il disperato tentativo di rilanciare un modello che ha prodotto guai, cio\u00e8 un paesaggio pi\u00f9 semplificato e banale, un suolo pi\u00f9 fragile e un sistema economico che adesso \u00e8 strutturalmente in crisi.<\/p>\n<h3><strong>Alla crisi si risponde mettendo il territorio e l\u2019agricoltura, la buona agricoltura, al centro dell\u2019attenzione culturale e politica, non riproponendo gli stessi paradigmi che l\u2019hanno generata.<\/strong><\/h3>\n<p align=\"JUSTIFY\">di <strong>Giuseppe Pandolfi<\/strong> (contadino) e <strong>Rossano Pazzagli<\/strong> (storico, della Societ\u00e0 dei Territorialisti\/e)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Toscana si \u00e8 aperta sui media regionali la cosiddetta \u201cguerra del vino\u201d, che vede diverse associazioni di categoria del settore vitivinicolo unite in un [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":112,"featured_media":10245,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[103,43,21],"tags":[],"class_list":["post-10244","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-agricoltura","category-leggi-e-piani-regolatori","category-toscana"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10244","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/112"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10244"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10244\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/10245"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10244"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10244"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10244"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}