{"id":10277,"date":"2014-11-04T20:58:16","date_gmt":"2014-11-04T19:58:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=10277"},"modified":"2014-11-04T23:01:41","modified_gmt":"2014-11-04T22:01:41","slug":"lettera-aperta-sul-piano-paesaggistico-della-toscana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2014\/11\/lettera-aperta-sul-piano-paesaggistico-della-toscana\/","title":{"rendered":"Lettera aperta sul piano paesaggistico della Toscana"},"content":{"rendered":"<div title=\"Page 1\">\n<p><em><strong>Pubblichiamo la lettera di Daniela Poli al \u00a0direttore del dipartimento di Architettura dell&#8217;Universit\u00e0 di Firenze<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Firenze, 13 ottobre 2014<\/em><\/p>\n<p>Caro direttore,<br \/>\nti scrivo perch\u00e9 avendo coordinato un gruppo di ricercatori del Centro Interuniversitario di Scienze del Territorio per il piano paesaggistico della Regione Toscana sono rimasta stupita e amareggiata dall&#8217;<a href=\"http:\/\/www.inu.it\/wp- content\/uploads\/Repubblica_piano_paesaggistico_toscana_9_ottobre_2014.pdf\" target=\"_blank\">articolo a tuo nome che \u00e8 apparso il 9 ottobre sul quotidiano Repubblica<\/a>, dopo peraltro che si era gi\u00e0 sviluppata una feroce campagna stampa di delegittimazione non tanto degli aspetti sostantivi del piano (poco richiamati in tutti gli articoli), ma dell\u2019approccio complessivo che li sostiene.<\/p>\n<p>Non discuto naturalmente della legittimit\u00e0 di comunicare pubblicamente il tuo pensiero personale. Figurando per\u00f2 l\u2019articolo firmato nella tua qualifica di direttore di dipartimento ci\u00f2 ha coinvolto oggettivamente il lavoro del CIST che ha sede proprio nel dipartimento di Architettura da te diretto e con cui Regione Toscana ha stipulato un accordo istituzionale che ha previsto pi\u00f9 di cinquanta borse (fra assegni, borse di studio, contratti) per un importo che complessivamente supera il milione di euro \u2013 compenso peraltro interamente utilizzato per il compenso dei ricercatori, poich\u00e9 i docenti del CIST hanno tutti collaborato gratuitamente.<\/p>\n<p>Nel tuo articolo indirizzi le tue riflessioni e richieste alla Giunta e al Consiglio regionale, ma nel farlo critichi radicalmente l\u2019impostazione scientifica e culturale del piano che \u00e8 stata oggetto proprio dell\u2019accordo fra CIST e Regione &#8211; pur senza mai citarlo. Quando descrivi la debolezza di \u201cpolitiche pubbliche solo conservative, sganciate da progetti di futuro condiviso e possibile\u201d che \u201caffidano la tutela solo a normazioni e vincoli \u2018statici\u2019 o legati a modelli di riferimento estetici o ecologici da sovraordinare ai processi economici e sociali e alle comunit\u00e0 locali\u201d entri nel merito dell\u2019architettura del piano alla cui definizione ha collaborato il CIST.<\/p>\n<p>Nell\u2019articolo scrivi che il materiale conoscitivo prodotto fino ad oggi \u00e8 \u201cutile e necessario\u201d e non eccellente, ottimo e nemmeno buono (per riferirci alle valutazioni a noi note delle tesi di dottorato) ma casomai sufficiente. Ma comunque al di l\u00e0 del gradiente dell\u2019apprezzamento non sar\u00e0 facile far capire alla collettivit\u00e0 e allo stesso ente pubblico, con i tagli alle spese sempre pi\u00f9 ingenti, che quel lavoro \u201cutile e necessario\u201d non debba concludersi con l\u2019approvazione del Consiglio, dopo essere gi\u00e0 stato approvato anche dal Ministero, ma col suo \u201critiro\u201d come tu prospetti. Sinceramente dubito che la Regione Toscana continuer\u00e0 a trovare affidabile per future ricerche un partner universitario come il CIST e lo stesso DIDA che si delegittima da solo. Ci\u00f2, al netto del danno rilevante di immagine arrecato a tutti i membri del CIST nonch\u00e9 alle relazioni faticosamente costruite all\u2019interno dell\u2019ateneo fiorentino e con le altre quattro universit\u00e0 della Toscana (ateneo di Pisa e Siena; Scuola Superiore Sant&#8217;Anna e Scuola Normale di Pisa).<\/p>\n<p>Entrando poi nel merito dell\u2019articolo, come dicevo in apertura, sono rimasta stupita perch\u00e9 non conoscevo la tua attenzione verso le tematiche \u201cpartecipative\u201d. Ho avuto modo di vedere in questi anni soprattutto la tua \u201cverve decisionista\u201d, ma certamente sar\u00e0 una mia mancanza e ben venga questa sensibilit\u00e0 verso argomenti sempre pi\u00f9 importanti per la pianificazione e la progettazione architettonica, urbana e territoriale. Il tema della partecipazione alla formazione di uno strumento di piano \u00e8 tema complesso, ostico e molto dibattuto nella comunit\u00e0 scientifica. Come sai \u2013 se non altro per aver avuto la gentilezza di presentare il testo a mia cura che documenta la prima fase della ricerca nella quale l\u2019approccio culturale e scientifico al piano era ben delineato \u2013 si \u00e8 consolidata fra urbanisti e non solo\u00a0una corrente di pensiero che ha espresso la necessit\u00e0 di estrarre dal processo di formazione dei piani lo Statuto del Territorio, cio\u00e8 il luogo dove secondo la legge toscana si devono individuare secondo modalit\u00e0 \u201cpartecipative\u201d le invarianti e le risorse che stanno alla base delle identit\u00e0 del territorio: questo proprio per non dover sottostare ai tempi spesso ristretti del piano e per garantire il pieno dispiegamento delle pratiche necessarie alla costruzione di un senso collettivo. La legge urbanistica toscana prevede per\u00f2 adesso che lo Statuto stia dentro i tempi strettissimi del piano e in particolare di questo piano: poco pi\u00f9 di un anno di lavoro. Non c\u2019erano alternative, o proseguire con la convenzione alla quale tu stesso avevi dato avvio durante l\u2019assessorato di Riccardo Conti, oppure abbandonare. Abbiamo deciso di andare avanti cercando di trovare il modo per migliorare quanto di problematico c\u2019era nella prima versione del piano paesaggistico &#8211; come a suo tempo evidenziato dallo stesso Ministero che allora non lo approv\u00f2. Nelle ristrettezze di tempo il team del piano ha svolto un\u2019intensa attivit\u00e0 di informazione e comunicazione, con diversi tour che hanno toccato tutti gli ambiti territoriali; campagna accompagnata dalla concertazione con gli istituti e gli enti che gi\u00e0 la legge toscana prevede. Una migliore comunicazione della \u201cretorica\u201d del piano sarebbe certo stata utile per la sua miglior comprensione e sicuramente questa mancanza pu\u00f2 aver creato danno all\u2019immagine complessiva del lavoro. Ma scientificamente \u00e8 utile mantenere distinte la \u201cretorica\u201d del piano con i contenuti e con la coerenza metodologica che ha portato alla definizione delle invarianti strutturali, dei valori, delle criticit\u00e0 e degli obiettivi di qualit\u00e0.<\/p>\n<\/div>\n<div title=\"Page 2\">\n<p>Ma ci\u00f2 che mi ha pi\u00f9 colpito nel tuo articolo non \u00e8 stata tanto la lunga dissertazione sulla partecipazione, ma la delegittimazione del ruolo della politica da un lato e delle politiche pubbliche dall\u2019altro. Molti dei nostri studenti del Corso di Laurea di Empoli hanno letto nel tuo intervento una marginalizzazione della formazione del loro Piano di Studi con la quale stanno acquisendo competenze innovative e multidisciplinari nel campo della pianificazione e sono rimasti interdetti, non capendo quale sar\u00e0 il loro futuro all\u2019interno di una societ\u00e0 come quella che tu descrivi. Infatti l\u2019articolo fa riferimento a un paesaggio \u201cmetastorico\u201d nel quale le decisioni e le trasformazioni sembrano essere avvenute \u201cspontaneamente\u201d in un intreccio di motivazioni sociali, economiche, culturali. E\u2019 notoriamente risaputo che in contesti ad alta densit\u00e0 legislativa come il nostro la definizione di regole d\u2019uso della citt\u00e0 e del territorio erano normate da istituti disparati, complicati e sovrapposti di natura pluriordinamentale per dirla con Paolo Grossi. Non mi posso qui dilungare su un tema centrale che rimette nella giusta prospettiva storica la pianificazione e la progettazione del paesaggio, ma la semplice rimando agli affreschi trecenteschi dell\u2019Ambrogio Lorenzetti con la relazione fra le forme del paesaggio e il buon governo comunale la dice lunga su questo connubio. Gli statuti comunali, gli usi collettivi del bosco, i vari regolamenti minerari o quelli legati al pascolo definivano regole d\u2019uso per garantire la riproduzione delle risorse del territorio. Alle prime legislazioni di tutela dello stato post-unitario (1905, 1920) si sono affiancati poi i \u201cpiani paesaggistici\u201d (1939, 1985) richiesti in primo luogo dai soprintendenti in seria difficolt\u00e0 rispetto alle autorizzazioni paesaggistiche da concedere a chi ne faceva richiesta. Ma questa \u00e8 la vecchia pianificazione del paesaggio, quella che dava una cornice alle aree vincolate per decreto o per legge. Nei piani di nuova generazione (dal 2004 in poi in ottemperanza del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio) \u00e8 tutto il territorio che deve essere studiato e valutato per individuare obiettivi di qualit\u00e0 e normative d\u2019uso riferiti agli ambiti di paesaggio. Se quella che chiami \u201cCarta Europea del paesaggio del 2000\u201d \u00e8 in realt\u00e0 la \u201cConvenzione Europea del paesaggio\u201d firmata a Firenze nel 2000 e sottoscritta dagli stati membri nel 2006 \u00e8 noto che non si parla di generica partecipazione dalla quale discendono \u201cnaturalmente\u201d indirizzi, ma si fa riferimento alla necessit\u00e0 di mettere in atto politiche, obiettivi, forme di salvaguardia, di gestione e di pianificazione. In particolare queste ultime sono indicate come \u201cazioni fortemente lungimiranti, volte alla valorizzazione, al ripristino o alla creazione di paesaggi\u201d. Si tratta di azione pubblica e non di una delega diretta vagamente populista alle forze sociali e ai poteri che dovrebbero essere in grado senza bisogno della \u201cdiscriminazione positiva\u201d nei confronti di chi ha una voce pi\u00f9 debole degli altri di produrre paesaggio come \u201cesito di processi sociali ed economici, culturali e di \u2018potere\u2019 che prendono corpo sul territorio e nelle citt\u00e0\u201d come tu scrivi. Senza questa attivit\u00e0 di mediazione e ricomposizione, di individuazione dei beni comuni e degli interessi pubblici da parte sia della politica sia delle scienze del territorio e della<\/p>\n<\/div>\n<div title=\"Page 3\">\n<div>\n<div>\n<p>pianificazione nei fatti sar\u00e0 chi ha potere economico e disposizione sulla propriet\u00e0, cio\u00e8 rendita immobiliare e grande impresa, a fare paesaggio (come d\u2019altronde rivendicano apertamente portatori di interessi particolari quali le lobbies dell\u2019agroindustria o le imprese dei cavatori apuani).<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 delegittimante appare il modo con cui riferisci il lavoro svolto dal CIST in ordine all\u2019individuazione degli obiettivi di qualit\u00e0 e delle azioni necessarie per implementarli. Parli come, ho gi\u00e0 richiamato sopra, di politiche conservative, vincolistiche e estetizzanti, sganciate dai processi economici. Questa ricostruzione getta discredito sull\u2019attivit\u00e0 di tutti gli scienziati del territorio (docenti, ricercatori, contrattisti e tirocinanti) che hanno partecipato con passione e dedizione a questa ricerca intendendo invece superare proprio quella visione vincolistica indirizzandosi verso una cultura statutaria di regole per le trasformazioni future. Immagino avrai letto integralmente i documenti del piano prima di esprime un giudizio cos\u00ec forte e non ti sia limitato alla vulgata che appare sui quotidiani (esaltata in termini diffamatori dal Foglio e dal Giornale) o alle osservazione depositate dagli ordini professionali. Ma evidentemente il messaggio non \u00e8 arrivato nella maniera corretta.<\/p>\n<p>Ai vari documenti del piano (in cui il CIST ha riunificato competenze diverse che vanno dall\u2019archeologia, alla storia, alla geografia, alla geologia, all\u2019urbanistica, all\u2019architettura, all\u2019ecologia, alla storia dell\u2019arte, all\u2019economia agraria, alla pedologia, ecc.) non ha lavorato una setta o un\u2019accolita minoritaria, ma un gruppo di scienziati che hanno avuto come finalit\u00e0 la comprensione e valutazione delle dinamiche ecologiche, territoriali e paesaggistiche, privilegiando l\u2019intreccio fra dimensione storico- strutturale, ecologica ed estetico percettiva.<\/p>\n<p>Il piano in fondo ha inteso definire una base certa e scientificamente fondata per la futura manutenzione e trasformazione del territorio toscano, partendo dai valori, ma anche dalla tante criticit\u00e0 presenti. Il paesaggio toscano \u00e8 fortemente a rischio e non solo idrogeomorfologico, ma anche economico, ecologico e paesaggistico. I molti scempi che sono stati realizzati in Toscana (dalle cave che stanno erodendo le Alpi Apuane, all\u2019urbanizzazione lungo gli alvei fluviali, alle urbanizzazioni di bassa qualit\u00e0, ai paesaggi sempre pi\u00f9 banalizzati, ecc.) sono stati perpetrati perch\u00e9 la legislazione lo permetteva, perch\u00e9 non c\u2019erano indirizzi che consentissero di trasformare e di fare attivit\u00e0 economica rispettando e valorizzando i fondamenti complessi del paesaggio. I documenti del piano intendono fornire conoscenze e opportunit\u00e0 per voltare pagina, perch\u00e9 non ci siano citt\u00e0 e territori allagati come oggi Genova, eri la Lunigiana o la Sardegna e l\u2019altro ieri Campi Bisenzio, perch\u00e9 l\u2019agricoltura costruisca nel suo farsi un bel paesaggio utilizzando tutti gli incentivi provenienti dal Programma di Sviluppo Rurale, perch\u00e9 le citt\u00e0 possano vedere riqualificati i propri margini e gli water front.<\/p>\n<p>Le tante persone che hanno lavorato assieme non hanno infatti redatto solo belle cartografie (anche se vale la pena ricordare il premio che un\u2019istituzione statunitense ha conferito alle carta dei caratteri del paesaggio della Toscana, che inorgoglisce tutto il gruppo di lavoro), ma hanno costruito un quadro conoscitivo importante imperniato sulla definizione delle quattro invarianti che costituiscono il piano, ossia i caratteri idro-geomorfologici dei sistemi morfogenetici e dei bacini idrografici (la struttura fisica fondativa dei caratteri identitari alla base dell\u2019evoluzione storica dei paesaggi della Toscana), i caratteri ecosistemici del paesaggio (la struttura biotica che supporta le componenti vegetali e animali dei paesaggi toscani), il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, infrastrutturali e urbani (la struttura dominante il paesaggio toscano risultante dalla sua sedimentazione storica dal periodo etrusco fino alla modernit\u00e0), i caratteri identitari dei paesaggi rurali toscani. Ognuna delle quattro invarianti ha definito indirizzi, che sono una sorta di manuale d\u2019uso del territorio, non \u201cstaticit\u00e0\u201d o \u201cvincoli\u201d ma una gestione consapevole, mediante la quale continuare nella costruzione dei diversi paesaggi toscani mantenendone riconoscibilit\u00e0 e struttura.<\/p>\n<p>Mi dispiace che anche tu pur di formazione urbanistica utilizzi in maniera ambigua il termine \u201cvincolo\u201d. Nel piano regolatore come tu ben sai i \u201cvincoli\u201d sono limitati alle zone da espropriare (ormai praticamente inesistenti e sostituite dalle pratiche perequative) o alle zone o aree notificate o tipologie specifiche per finalit\u00e0 di tutela (servizi e utilit\u00e0 pubbliche, beni culturali, vincolo paesaggistico) questi<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div title=\"Page 4\">\n<div>\n<div>\n<p>ultimi necessitanti come noto di una relazione per poter effettuare le trasformazioni richieste. Nel piano paesaggistico ora in approvazione i \u201cvincoli\u201d sono limitati alle aree individuate per decreto o per legge dove vigono prescrizioni: non a tutto il territorio, dove appunto vigono indirizzi e direttive che definiscono regole per la trasformazione.<\/p>\n<p>Il poderoso impegno scientifico del gruppo di lavoro \u00e8 invece stato quello di far scaturire in maniera interdisciplinare dalle quattro invarianti e dalle altre elaborazioni e attivit\u00e0 gli obiettivi di qualit\u00e0 finalizzati a dare regole d\u2019uso (e quindi di recupero, di salvaguardia, di trasformazione) del territorio. Naturalmente se per \u201cvincolo\u201d si intende un \u201cindirizzo per le politiche\u201d quale quello presente nell\u2019ormai famoso ambito del Chianti che recita: \u201cGli obiettivi a livello di ambito per l\u2019invariante ecosistemi sono finalizzati principalmente a mitigare e limitare i processi di perdita degli ambienti agropastorali tradizionali, evitando la diffusione estensiva di nuovi vigneti specializzati in ambito collinare, a ridurre i processi di urbanizzazione nelle aree di fondovalle e quelli di ricolonizzazione arbustiva e arborea negli ex ambienti pascolivi dei crinali montani\u201d, allora \u00e8 tutto un vincolo: lo \u00e8 anche il legame sociale che regola l\u2019uso della strada e richiede agli individui di fermarsi col rosso. Lo sono per estensione tutte le norme sociali anche non scritte che consentono la vita associata. Mi chiedo infatti chi potrebbe scrivere che gli obiettivi per il Chianti dovrebbero essere finalizzati \u201ca incentivare i processi di perdita degli ambienti agropastorali tradizionali, a diffondere estensivamente i nuovi vigneti e le urbanizzazioni di fondovalle\u201d e cos\u00ec via. Credo sinceramente nessuno degli appartenenti alle comunit\u00e0 locali lo farebbe, vista anche la crescente sensibilit\u00e0 ambientale e paesaggistica diffusa nella popolazione. Chi osteggia l\u2019impostazione culturale e scientifica che sorregge il piano non va ricercato fra gli abitanti, gli agricoltori medi e piccoli, la cittadinanza attiva, gli imprenditori consapevoli &#8211; che peraltro hanno presentato diverse osservazioni per chiedere maggiore tutela e una normativa pi\u00f9 stringente &#8211; ma fra i portatori di interessi forti.<\/p>\n<p>La bagarre di questi giorni, nella quale tu sei intervenuto con la tua voce autorevole, cerca semplicemente di discreditare una nuova cultura interdisciplinare della pianificazione del territorio nella quale le ragioni del territorio e del paesaggio sono messe in luce con l\u2019intendo di sostenere forme di governance attente a non lasciare il potere unicamente a quelle lobbies normalmente silenti che cercano di governare senza dare troppo nell\u2019occhio. Il clamore, il discredito, la violenza non fanno altro che convincermi che stiamo percorrendo una strada di rinnovamento importante. Non so certamente quale sar\u00e0 la stesura finale del piano e che fine far\u00e0 il lavoro del CIST, ma rivendico il portato scientifico e la robustezza della metodologia seguita nella collaborazione alla redazione del piano. Rivendico anche lo sforzo che tutti abbiamo compiuto nel consegnare in maniera leggibile alla popolazione toscana le ragioni della bellezza che in molti hanno la fortuna di vivere ogni giorno e le ragioni delle tante criticit\u00e0 che offendono i luoghi e i loro abitanti.<\/p>\n<p>Sono disponibile e ben felice di discutere con te, con tutto il consiglio e con i nostri studenti di questo lavoro bello e faticoso che collettivamente abbiamo svolto per uno sviluppo coerente e consapevole della Toscana e del suo paesaggio.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\n<div>\n<p>Amichevolmente<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\n<p><em><strong>Daniela Poli<br \/>\n<\/strong>docente di Pianificazione e Progettazione del Territorio e del Paesaggio Dipartimento di Architettura \u2013 Universit\u00e0 di Firenze Comitato Scientifico del CIST<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo la lettera di Daniela Poli al \u00a0direttore del dipartimento di Architettura dell&#8217;Universit\u00e0 di Firenze Firenze, 13 ottobre 2014 Caro direttore, ti scrivo perch\u00e9 avendo [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":40,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[41,21],"tags":[],"class_list":["post-10277","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinioni","category-toscana"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10277","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/40"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10277"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10277\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10277"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10277"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10277"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}