{"id":10288,"date":"2014-10-21T23:33:16","date_gmt":"2014-10-21T21:33:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=10288"},"modified":"2014-10-21T23:33:16","modified_gmt":"2014-10-21T21:33:16","slug":"il-paesaggio-abbandonato-senza-piu-tutele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2014\/10\/il-paesaggio-abbandonato-senza-piu-tutele\/","title":{"rendered":"Il paesaggio abbandonato senza pi\u00f9 tutele"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-10289\" title=\"Foto di Guido Grugnola (http:\/\/www.rounditalycruise.it)\" alt=\"Foto di Guido Grugnola (http:\/\/www.rounditalycruise.it)\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/ecomostro.jpg\" width=\"640\" height=\"291\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/ecomostro.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/ecomostro-300x136.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p><em><strong>(di Salvatore Settis, La Repubblica, gioved\u00ec 16 ottobre 2014)<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Che fare se un impianto eolico viene a cadere in zona paesaggistica?<\/strong> Il 19 settembre il Consiglio dei Ministri ha emesso il verdetto: \u00abdalla comparazione degli interessi coinvolti,individuati nella tutela paesaggistica e nella produzione di energia rinnovabile nonch\u00e9 nella valenza imprenditoriale ed economica, <strong>si considera prevalente l&#8217;interesse alla realizzazione dell&#8217;opera<\/strong>\u00bb emerso nella conferenza dei servizi.<\/p>\n<p>Otto delibere-fotocopia prese in un solo giorno (tutte riferite alla Puglia) non lasciano dubbi sull&#8217;intenzione del governo: <strong>capovolgere la gerarchia costituzionale dei valori, secondo cui la tutela del paesaggio \u00e8 un \u00abvalore primario e assoluto\u00bb<\/strong> (Corte Costituzionale, sentenze 182\/2006 e 36712007),<strong> e pertanto non pu\u00f2 essere \u00absubordinata ad altri valori, ivi compresi quelli economici\u00bb, anzi dev&#8217;essere \u00abcapace di influire profondamente sull&#8217;ordine economico-sociale\u00bb<\/strong> (sentenza 151\/1986).<\/p>\n<p><strong>Ma il vulnus alla Costituzione non \u00e8 il solo:<\/strong> ritenendo di poter convalidare gli esiti di una conferenza di servizi, il Consiglio dei Ministri ignora la fondamentale sentenza del Consiglio di Stato secondo cui \u00abil modulo della conferenza di servizi decisoria, applicato all&#8217;autorizzazione paesaggistica, non \u00e8 idoneo a legittimare l&#8217;intervento, se non \u00e8 seguito da autonoma, espressa e puntuale autorizzazione dell&#8217;ente competente\u00bb e se la Soprintendenza non si \u00e8 espressa in senso favorevole (sentenza n. 2378 del 18 aprile 2011).<\/p>\n<h3><strong>Nell&#8217;ebbrezza di deregulation che aleggia a Palazzo Chigi, l&#8217;interesse delle imprese prende il sopravvento sul Consiglio di Stato, sulla Corte Costituzionale, sulla stessa Costituzione.<\/strong><\/h3>\n<h3><strong>Questa \u00e8, del resto, la ratio che ispira il decreto Sblocca-Italia. Non pi\u00f9 regole, ma sfrenata cessione del territorio alle imprese; non pi\u00f9 istituzioni, ma negoziati in penombra fra poteri politici ed economici. Non pi\u00f9 cittadini, ma clienti o spettatori. <\/strong><\/h3>\n<p>Questo e non altro \u00e8 il contesto in cui va giudicata la riforma del Ministero dei Beni Culturali varata il 29 agosto. <strong>Che senso ha riorganizzare le Soprintendenze mentre viene smontata la loro competenza pi\u00f9 importante, la tutela del paesaggio?<\/strong> E che senso ha, soprattutto, farlo al ribasso, cio\u00e8 con le forche caudine di una spending review?<\/p>\n<p><strong>La riforma Franceschini<\/strong> riduce le competenze delle Direzioni regionali, filtro burocratico che ha sottratto personale e competenze alle Soprintendenze territoriali e che sarebbe ancor meglio abolire del tutto. Ma rimaneggia tutto il resto, accorpando le Soprintendenze ai beni storico-artistici con quelle ai beni architettonici, disfacendo alcuni Poli museali (come quello di Firenze) e creandone altri a base regionale (per esempio in Emilia-Romagna), dando autonomia amministrativa e contabile a 20musei o siti archeologici, con scelte a volte incomprensibili`(il pi\u00f9 grande museo archeologico del mondo, quello di Napoli, relegato in &#8220;seconda fascia&#8221;). In Emilia, l&#8217;autonomia \u00e8 stata concessa alla sola Galleria Estense di Modena (20.000 visitatori l&#8217;anno), mentre tutto il resto, compresi i musei di Parma con 210.000 visitatori l&#8217;anno, \u00e8 stato burocraticamente accorpato in un disfunzionale polo regionale guidato da Bologna: a notarlo, sul Giornale dell&#8217;arte, \u00e8 lo stesso direttore dell&#8217;Estense, Davide Gasparotto, un ottimo studioso che peraltro sta per lasciare l&#8217;Italia per diventare Senior Curator of Paintings al Getty: pessimo segnale per lo stato di salute di un&#8217;Amministrazione che perde pezzi non solo per il pensionamento degli addetti (58 anni l&#8217;et\u00e0 media), ma anche perch\u00e9 ormai se ne vanno, sfiduciati, anche i pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p>Intanto la struttura centrale del Ministero accresce la propria obesit\u00e0 arrivando a ben 12 direzioni generali (erano 4 fino al 2001). Quali che fossero le intenzioni del Ministro, l&#8217;effetto di una riforma che redistribuisce ruoli, competenze e persone mentre taglia i fondi secondo la logica della spending review non pu\u00f2 essere che uno: un balletto di poltrone, una danza di etichette, un calo di funzionalit\u00e0 e di efficienza. Chiamiamolo, per spiegarci, l&#8217;effetto Gelmini: la riforma del ministro berlusconiano (&#8220;la ragazza con la pistola&#8221; incaricata di demol\u00ec re l&#8217;universit\u00e0 italiana) ha abolito le Facolt\u00e0 rinominandole Dipartimenti, introdotto macchinose procedure di reclutamento, decimato le cattedre, precarizzato gli insegnanti, tagliato i fondi anche per la ricerca, generando uno stallo i cui effetti, gi\u00e0 visibili, diventeranno ben presto tragici. Ma nessuna riforma dei Beni Culturali pu\u00f2 riuscire se non si congiunge a forti investimenti, a un rinsanguamento del personale con massicce assunzioni di giovani di qualit\u00e0. E a un rilancio delle Soprintendenze come enti di ricerca territoriale, che secondo la grande lezione di Giovanni Urbani dovrebbero studiare i temi della conservazione del patrimonio artistico in rapporto all&#8217;ambiente, al paesaggio, all&#8217;urbanistica; per non dire dell&#8217;urgente necessit\u00e0 di rivedere le procedure di formazione del personale, ammesso che un qualche personale ci sia nel futuro del Ministero. Di tutto ci\u00f2, nulla \u00e8 all&#8217;orizzonte.<\/p>\n<p><strong>Prima ancora che si vedano gli effetti dei Poli museali disfatti e di quelli rifatti, il vero banco di prova del Ministero \u00e8 la capacit\u00e0 di contrastare la deregulation selvaggia della tutela paesaggistica:<\/strong> perch\u00e9 \u00abil paesaggio \u00e8 la risorsa delle risorse\u00bb (Rossano Pazzagli). <strong>O, se vogliamo dirlo in positivo, la volont\u00e0 politica, del governo e della sinistra, di sostenere attivamente i piani paesaggistici regionali.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Da esempio e pilota pu\u00f2 servire quello della Toscana,<\/strong> adottato dal Consiglio Regionale, secondo la legge, in copianificazione con il Ministero dopo una fase conoscitiva (promossa dall&#8217;assessore Marson) condotta con particolare attenzione e seriet\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Forse proprio per questo il piano della Toscana \u00e8 osteggiato da amministratori locali e imprese in nome di un indiscriminato &#8220;padroni in casa propria&#8221; in cui ogni sindaco e ogni impresa detta legge, dimenticando che &#8220;padroni&#8221; del territorio, a titolo di sovranit\u00e0 (art. 1 della Costituzione), sono i cittadini, e che l&#8217;interesse generale deve prevalere sul profitto dei singoli.<\/strong><\/p>\n<p>Il Ministero far\u00e0 la sua parte? Vogliamo l&#8217;Italia delle regole o quella della deregulation? Vogliamo rispettare la Costituzione o cestinarla? Vogliamo considerare il Ministero dei Beni Culturali un organo di smistamento di poltrone o il massimo garante della tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Salvatore Settis, La Repubblica, gioved\u00ec 16 ottobre 2014) Che fare se un impianto eolico viene a cadere in zona paesaggistica? 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