{"id":10612,"date":"2015-03-04T00:31:12","date_gmt":"2015-03-03T23:31:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=10612"},"modified":"2015-03-06T00:19:56","modified_gmt":"2015-03-05T23:19:56","slug":"agricoltura-sostenibile-un-ossimoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2015\/03\/agricoltura-sostenibile-un-ossimoro\/","title":{"rendered":"Agricoltura sostenibile: un ossimoro?"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10613\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/agricoltura-wikimedia-commons.jpg\" alt=\"agricoltura-wikimedia-commons\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/agricoltura-wikimedia-commons.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/agricoltura-wikimedia-commons-300x136.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<h4><em>Questa \u00e8 la traduzione di un articolo di Toby Hemenway apparso originariamente su <a href=\"http:\/\/www.patternliteracy.com\/203-is-sustainable-agriculture-an-oxymoron\" target=\"_blank\">Pattern Literacy<\/a> e ripubblicato su <a href=\"http:\/\/ourfiniteworld.com\/2012\/12\/26\/is-sustainable-agriculture-an-oxymoron\/\" target=\"_blank\">Our Finite World.<\/a><\/em><\/h4>\n<h4><em>La propongo come commento a uno dei temi principali di questo sito, la difesa del &#8216;suolo agricolo&#8217; come unica possibilit\u00e0, dimenticando che ci sono se non altro delle alternative.<\/em><\/h4>\n<h5>Nota: in inglese, culture significa sia cultura che coltura; nella traduzione a seconda del contesto si sono utilizzati entrambi i termini.<\/h5>\n<h4><em>Gaia Baracetti<\/em><\/h4>\n<p>_________________________________________<\/p>\n<h2><strong>Agricoltura sostenibile: un ossimoro?<\/strong><\/h2>\n<p><em><strong>di Toby Hemenway<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Jared Diamond la chiama &#8216;il peggior errore nella storia della razza umana&#8217; (1). Bill Mollison la accusa di &#8216;distruggere interi paesaggi&#8217; (2). Stanno parlando dell&#8217;energia nucleare? Delle periferie urbane? Dell&#8217;estrazione di carbone? No. Stanno parlando dell&#8217;agricoltura. <\/strong><\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 solo che le attuali coltivazioni industriali stanno distruggendo il suolo e la biodiversit\u00e0. L&#8217;agricoltura in qualsiasi sua forma \u00e8 inevitabilmente insostenibile. Le si pu\u00f2 imputare di aver creato la base per la separazione, nella nostra cultura, tra esseri umani e natura; di aver causato molte malattie e peggiorato lo stato di salute, e di aver dato origine a gerarchie basate sul dominio e allo stato di polizia. Si tratta di accuse pesanti: verifichiamole.<\/p>\n<p>La <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Permacultura\" target=\"_blank\">permacultura<\/a>, pur abbracciando numerose discipline, ruota fondamentalmente attorno al cibo. Anche gli antropologi sono d&#8217;accordo sul fatto che il cibo definisce una cultura pi\u00f9 dei nostri altri due bisogni fisici di riproduzione e protezione. Una volta costruita, una casa pu\u00f2 essere abitata per decenni. Un breve incontro sessuale basta per una gravidanza. Ma il cibo dev&#8217;essere procacciato ogni giorno, solitamente pi\u00f9 volte al giorno. Fino a tempi recentissimi, tutti gli esseri umani dedicavano molto del loro tempo alla ricerca di cibo, e i vari modi in cui lo facevano hanno portato alla diversificazione delle culture.<\/p>\n<p>L&#8217;antropologo Yehudi Cohen (3) e molti studiosi successivi dividono le culture umane in cinque categorie, a seconda della modalit\u00e0 di acquisizione del cibo: raccoglitori (o cacciatori-raccoglitori); orticoltori; agricoltori; pastori e culture industriali. Sapendo in quale di queste categorie rientra un popolo consente di conoscere gi\u00e0 molte sue caratteristiche. Per esempio, i raccoglitori sono solitamente animisti\/panteisti; vivono in un mondo ricco di spiriti nel quale tutti gli esseri animati e molti di quelli inanimati godono di uno status che \u00e8 per valore e significato pari a quello degli esseri umani. I raccoglitori vicono in piccoli gruppi e trib\u00f9. Alcuni membri possono eccellere rispetto ad altri in certi ambiti, come la fabbricazione di utensili o la medicina, ma quasi nessuno ha specializzazioni esclusive, e tutti aiutano a procacciare cibo. Possono esserci capi o sciamani, ma le gerarchie sono quasi inesistenti e tutti i membri possono entrare in contatto facilmente con i loro capi. Una schermaglia che fa due o tre morti \u00e8 per loro gi\u00e0 una grossa guerra. La maggior parte delle loro calorie derivano dalla carne o dal pesce, integrati da frutta fresca e con guscio, cereali spontanei e tuberi (4). \u00c8 difficile che un raccoglitore sfrutti eccessivamente il suo ambiente: il legame \u00e8 cos\u00ec stretto che la distruzione di una risorsa porter\u00e0 alla fame nel giro di una stagione. Le popolazioni tendono a raggiungere il loro picco con un numero relativamente basso di individui, e poi a stabilizzarsi.<\/p>\n<h2><strong>La prima economia della crescita<\/strong><\/h2>\n<p>Gli agricoltori, invece, venerano dei il cui messaggio, solitamente, \u00e8 che gli esseri umani sono esseri prescelti, destinati a dominare il Creato, o quantomeno ad esserne i guardiani. Una simile distinzione tra umanit\u00e0 e natura fa s\u00ec che il degrado ambientale non sia solo inevitabile, ma anche un indice di progresso.<\/p>\n<p>Mentre la carne e il cibo selvatico che formano la dieta di un raccoglitore deperiscono rapidamente, i cereali coltivati, una pietra miliare nell&#8217;innovazione portata dall&#8217;agricoltura, possono essere immagazzinati e accumulati, anche con un surplus rispetto alle esigenze immediate. Inoltre, la coltivazione compensa i cali stagionali di disponibilit\u00e0 di cibo che mantengono a bassi livelli le popolazioni di raccoglitori.<\/p>\n<p>Avendo campi da coltivare e un surplus da immagazzinare, i primi agricoltori tendevano alla sedentariet\u00e0. Dal momento che i cereali andavano lavorati, e gli utensili e i macchinari per la trebbiatura e mondatura diventavano sempre pi\u00f9 sofisticati e aumentavano di dimensione, la tendenza alla sedentariet\u00e0 sub\u00ec un&#8217;accelerazione (5).<\/p>\n<p>I cereali forniscono pi\u00f9 calorie, o energia, rispetto al peso di quanto faccia la carne magra. Le proteine contenute nella carne vengono trasformate facilmente in massa corporea \u2013 uno dei motivi per cui i cacciatori-raccoglitori tendono a essere pi\u00f9 alti degli agricoltori \u2013 ma la trasformazione della proteina in energia ha un alto costo metabolico ed \u00e8 inefficiente (6). Amidi e zuccheri, i principali componenti delle piante, vengono convertiti molto pi\u00f9 facilmente in calorie rispetto alle proteine, e le calorie sono il principale fattore limitante nella riproduzione. Il passaggio da calorie derivanti dalla carne a calorie derivanti dai carboidrati significa che, supponendo lo stesso apporto di proteine, un gruppo che deriva le sue calorie principalmente dalle piante si riprodurr\u00e0 molto pi\u00f9 rapidamente di un gruppo che deriva le sue calorie dalla carne. Questo \u00e8 uno dei motivi per cui le culture agricole hanno tassi di natalit\u00e0 pi\u00f9 alti delle societ\u00e0 di raccoglitori.<\/p>\n<p>Inoltre, l&#8217;agricoltura allenta il legame tra danno ecologico e disponibilit\u00e0 di cibo. Se i cacciatori-raccoglitori decimano un branco di antilopi nella loro zona, la conseguenza sar\u00e0 la fame e un basso tasso di natalit\u00e0 per i cacciatori. Se i cacciatori si sposteranno o moriranno, il branco di antilopi si riprender\u00e0 in fretta. Ma quando una foresta viene abbattuta per coltivare la terra, la perdita di biodiversit\u00e0 ha come conseguenza una maggiore disponibilit\u00e0 di cibo per le persone. Il suolo inizia ad impoverirsi da subito, ma gli effetti non saranno evidenti per molti anni. Quando il suolo \u00e8 esaurito, com&#8217;\u00e8 il destino di quasi tutti i suoli agricoli, per decenni l&#8217;ecosistema far\u00e0 fatica a riprendersi.<\/p>\n<p>Ma, mentre il suolo viene progressivamente eroso, i raccolti sfamano un villaggio in crescita. Tutti questi fattori \u2013 la possibilit\u00e0 di immagazzinare il cibo, il surplus, le calorie derivanti dai carboidrati, e un feedback lento da parte di ecosistemi che si stanno progressivamente degradando \u2013 fanno s\u00ec che nelle culture agricole la popolazione inevitabilmente cresca. Non \u00e8 quindi una coincidenza che i contadini siano anche conquistatori. Una popolazione in crescita ha bisogno di pi\u00f9 terra. I campi impoveriti costringono la popolazione a impadronirsi di territorio vergine. In confronto, le culture di cacciatori-raccoglitori di solito sono molto legate a un luogo specifico: conoscono le abitudini delle specie che vi si trovano e hanno una cultura che si costituisce attorno a un determinato posto.<br \/>\nRaramente conquistano nuove terre, dato che un nuovo territorio e le sue specie diverse altererebbero la conoscenza, le storie e le tradizioni di una cultura. Ma l&#8217;espansione \u00e8 intrinseca alle societ\u00e0 agricole. Il grano e gli altri cereali possono crescere quasi ovunque, pertanto la coltivazione, a differenza della raccolta, richiede minore appartenenza a un territorio.<\/p>\n<p>Pur riconoscendo questi problemi strutturali dell&#8217;agricoltura, l&#8217;abbandono dell&#8217;attivit\u00e0 di raccolta sembra a prima vista vantaggioso perch\u00e9 \u2013 cos\u00ec ci viene insegnato \u2013 l&#8217;agricoltura ci permette il tempo libero necessario per sviluppare l&#8217;arte, la conoscenza, e tutti gli altri lussi di una cultura raffinata. Questa credenza persiste nonostante gli antropologi abbiano per gli ultimi quarant&#8217;anni raccolto prove evidenti del contrario. Una raccoglitrice esperta pu\u00f2 recuperare in tre ore e mezza abbastanza granoturco selvatico per sfamarsi per dieci giorni (7). Un&#8217;ora di lavoro pu\u00f2 produrre un chilogrammo di monococco. I raccoglitori hanno tempo libero in abbondanza da dedicare ai piaceri non legati alla mera sopravvivenza. Le opere nelle caverne di Altamira e Lascaux, e altre simili, sono la prova che l&#8217;agricoltura non \u00e8 un prerequisito indispensabile perch\u00e9 si sviluppi una cultura complessa. Infatti, c&#8217;\u00e8 molta pi\u00f9 variet\u00e0 nell&#8217;arte, nelle religioni, e nelle tecnologie delle culture di cacciatori-raccoglitori di quanta ve ne sia tra culture agrarie, che tendono a somigliarsi abbastanza (3). E, some sappiamo, la societ\u00e0 industriale permette la minor diversit\u00e0 in assoluto, non tollerando altro che una singola cultura globale.<\/p>\n<h2><strong>Tanto tempo libero<\/strong><\/h2>\n<p>Ci viene anche insegnato che le vite dei raccoglitori sono \u201csudice, bestiali e brevi\u201d, per usare la famosa descrizione hobbesiana. Ma le sepolture a Dickson Mounds, un sito archeologico dell&#8217;Illinois che comprende la transizione dalla caccia e raccolta alla coltivazione di mais, mostrano che i contadini avevano il 50% in pi\u00f9 dei problemi ai denti tipici della malnutridionze, quattro volte l&#8217;anemia, e una maggiore incidenza di degenerazione della colonna vertebrale, segno di una vita di duro lavoro, rispetto ai loro antenati raccoglitori reperiti nello stesso sito (8). La durata media della vita diminu\u00ec da una media di 26 anni ai 19 dei contadini. Nella Turchia e nella Grecia preistoriche, l&#8217;altezza media dei raccoglitori era 1.75 m per gli uomini e 1.68m per le donne; con il passaggio all&#8217;agricoltura croll\u00f2 di 5 inches (1). I discendenti dei raccoglitori turchi non hanno ancora raggiunto l&#8217;altezza degli antenati. In quasi tutti i casi conosciuti, i raccoglitori mostravano una dentatura migliore e meno incidenza di malattie rispetto alle successive culture agricole trovate nello stesso sito. Dunque le calorie facili dell&#8217;agricoltura furono pagate con cattiva nutrizione e cattiva salute.<\/p>\n<p>Tendiamo a immaginare i cacciatori-raccoglitori come frequentemente affliti da tragiche carestie, ma anche qui gli agricoltori se la passano peggio. I raccoglitori, con le loro minori densit\u00e0 demografiche, una maggiore variet\u00e0 nell&#8217;alimentazione, e maggiore mobilit\u00e0, possono trovare cibo in quasi ogni condizione. Ma anche gli agricoltori ricchi soffrono regolarmente la fame. Il grande storico Fernand Braudel (9) ha dimostrato che anche la relativamente ricca e acculturata Francia ha sofferto carestie nazionali 10 volte nel decimo secolo, 26 nell&#8217;undicesimo, 2 nel dodicesimo, 4 nel quattorcidesimo, 7 nel quindicesimo, 13 nel sedicesimo, 11 nel diciassettesimo, e 16 nel diciottesimo secolo. Senza contare le numerosissime carestie locali che si verificarono in aggiunta a quelle su pi\u00f9 larga scala. L&#8217;agricoltura non \u00e8 diventata una fonte affidabile di cibo finch\u00e9 i combustibili fossili non ci hanno fornito le enormi sovvenzioni energetiche necessarie per evitare carenze alimentari. Quando l&#8217;agricoltura non potr\u00e0 pi\u00f9 venire sovvenzionata dal settore petrolchimico, la fame torner\u00e0 a bussare di nuovo regolarmente alle nostre porte.<\/p>\n<p>L&#8217;agricoltura ha bisogno di sempre pi\u00f9 carburanti per sostenere la crescita della popolazione che lei stessa genera. I raccoglitori possono ricavare fino a 40 calorie di energia alimentare per ogni caloria che spendono nella raccolta. Non hanno bisogno di procurarsi fertilizzante e distribuirlo, irrigare, costruire terrazzamenti o prosciugare i campi, tutte attivit\u00e0 che riducono l&#8217;energia netta ricavata dal cibo. Ma sin da quando le prime piante vennero coltivate, la quantit\u00e0 di energia necessaria per produrre il cibo \u00e8 in costante aumento. Un semplice aratro di ferro richiede che milioni di calorie vengano bruciate per estrarre, trasportare e fondere metallo. Prima del petrolio, la fabbricazione di un aratro significava che una dozzina o pi\u00f9 di alberi dovevano essere tagliati, trasportati e convertiti in carbone per la fucina. Anche se l&#8217;aratro con il suo lavoro ripagher\u00e0 queste calorie sottoforma di cibo, tutta questa energia \u00e8 stata sottratta all&#8217;ecosistema e spesa dagli esseri umani.<\/p>\n<p>Prima del petrolio, l&#8217;agricoltura dipendeva anche dal lavoro degli animali, richiedendo terreno aggiuntivo per il pascolo e la produzione di fieno e contribuendo quindi alla conversione di ecosistemi in persone. Da secoli il ritorno calorico dell&#8217;agricoltura \u00e8 negativo, e il ritorno rispetto all&#8217;energia spesa ha continuato a peggiorare, finch\u00e9 siamo arrivati a utilizzare una media di 4-10 calorie per ogni caloria di cibo prodotto.<\/p>\n<p>L&#8217;agricoltura, quindi, non richiede solo terreno per le coltivazioni. Ha bisogno di ulteriori ettari per la fornitura di fertilizzante, mangime per animali, combustibili e metalli per la fabbricazione di attrezzi, e cos\u00ec via. L&#8217;agricoltura ha bisogno di prosciugare l&#8217;energia e la biodiversit\u00e0 della terra che circonda le coltivazioni, degradando sempre pi\u00f9 ambienti selvatici.<\/p>\n<p>Per gli agricoltori l&#8217;ambiente selvatico \u00e8 una presenza sgradita, una fonte di animali infestanti e di insetti, nonch\u00e9 terra \u201csprecata\u201d. Verr\u00e0 sempre distrutto. Se a questo aggiungiamo il surplus calorico generato dall&#8217;agricoltura e la necessit\u00e0 di famiglie numerose per il lavoro dei campi, \u00e8 evidente che il tasso di natalit\u00e0 crescer\u00e0 esponenzialmente. Con questa spietata aritmetica di crescita demografica e fame di terra, gli ecosistemi terrestri verranno progressivamente e inesorabilmente convertiti in cibo per gli esseri umani e utensili per produrre cibo.<\/p>\n<p>Le culture di cacciatori e raccoglitori comprendono sistemi di controllo della popolazione, dato che le piante e gli animali da cui dipendono non possono essere prelevati in quantit\u00e0 eccessive senza immediate conseguenze negative. Ma l&#8217;agricoltura non ha una simile limitazione strutturale al sovrasfruttamento delle risorse. Al contrario: se un contadino lascia riposare la terra, il primo vicino che la coltiva ne trae un vantaggio. L&#8217;agricoltura porta sia alla gara a produrre cibo che all&#8217;esplosione demografica (non posso fare a meno di chiedermi se un&#8217;alimentazione carnivora in cima alla piramide alimentare non sia in fondo un atto pi\u00f9 responsabile che un&#8217;alimentazione a base di cereali, che finisce per favorire la crescita della popolazione. Prima o poi gli esseri umani devono recepire il messaggio: bisogna riprodursi meno).<\/p>\n<p>Possiamo fare delle leggi che impediscano alcuni dei danni che l&#8217;agricoltura causa, ma queste regole avranno l&#8217;effetto di ridurre i raccolti. Appena il cibo inizia a scarseggiare, le leggi veranno ritirate. Non si sono limiti strutturali alle tendenze ecologicamente dannose dell&#8217;agricoltura.<\/p>\n<p>Tutto questo significa che l&#8217;agricoltura \u00e8 intrinsecamente insostenibile.<\/p>\n<p>L&#8217;agricoltura fa anche danni di tipo sociale e politica. Un surplus, raro e sfuggente per le societ\u00e0 di raccoglitori, \u00e8 l&#8217;obiettivo principale dell&#8217;agricoltura. Il surplus deve poi essere immagazzinato, il che richiede tecnologia e materiali per costruire magazzini; persone che lo proteggano, e un&#8217;associazione gerarchica che centralizzi la gestione del surplus e decida come distribuirlo. Offre anche un obiettivo per le lotte di potere locali e per i furti ad opera di gruppi vicini; le guerre aumentano di dimensioni. Con l&#8217;agricoltura, il potere viene quindi concentrato in sempre meno mani. Chi controlla il surplus controlla il gruppo. L&#8217;agricoltura porta per sua natura a una perdita di libert\u00e0 personale.<\/p>\n<p>A un estremo del continuum culturale di Cohen c&#8217;\u00e8 la societ\u00e0 industriale. L&#8217;industrialismo \u00e8 in realt\u00e0 solo una manifestazione dell&#8217;agricoltura, dal momento che l&#8217;industria dipende dall&#8217;agricoltura per la fornitura di materiali grezzi a basso costo a cui \u201caggiungere valore\u201d; di spazio in cui esternalizzare l&#8217;inquinamento e altri costi, e di manodopera a poco prezzo. Le culture industriali hanno impronte ecologiche enormi, una bassa natalit\u00e0, e alti costi del lavoro, come conseguenza dell&#8217;impiego di gigantesche quantit\u00e0 di risorse \u2013 istruzione, infrastrutture complesse, vari livelli di governo e strutture legali, e cos\u00ec via \u2013 per ogni singola persona. Questo livello di complessit\u00e0 \u00e8 impossibile da mantenere autonomamente. L&#8217;energia e le risorse necessarie devono essere prelevate dalle regioni agricole circostanti. L\u00e0 si trovano le culture pi\u00f9 semplici, gli alti tassi di natalit\u00e0, e conseguentemente i bassi costi del lavoro che servono a sovvenzionare la complessit\u00e0 dell&#8217;industria.<\/p>\n<p>Una cultura industriale deve anche esternalizzare i costi verso localit\u00e0 rurali attraverso l&#8217;inquinamento e l&#8217;esportazione di rifiuti. Le citt\u00e0 trasportano i loro rifiuti nelle aree rurali. Le culture industriali sovvenzionano e appoggiano regimi tirannici allo scopo di mantenere bassi i prezzi delle risorse e della manodopera. Queste tendenze spiegano perch\u00e9, ora che gli Stati Uniti sono passati da una base agraria a una industriale, gli americani non possono pi\u00f9 permettersi di consumare prodotti domestici e devono dipendere da paesi agrari, come la Cina e il Messico, o da regimi autoritari, come quello dell&#8217;Arabia Saudita, per la fornitura di input a basso costo. Il Terzo Mondo serve al Primo Mondo per esternalizzare il fardello schiacciante del mantenimento della complessit\u00e0 dell&#8217;industrialismo. Ma prima o poi non ci saranno pi\u00f9 posti in cui esternalizzare.<\/p>\n<h2><strong>La salvezza nell&#8217;orticoltura<\/strong><\/h2>\n<p>Come gi\u00f9 accennato, Cohen individua un&#8217;altra cultura tra la raccolta e l&#8217;agricoltura. \u00c8 rappresentata dagli orticoltori, che utilizzano tecniche semplici per coltivare piante utili e allevare animali. L&#8217;orticoltura cos\u00ec intesa \u00e8 difficile da definire con precisione, dato che la maggior parte dei raccoglitori intervengono almeno in parte su alcune piante, la maggior parte degli orticoltori raccolgono piante spontane, e a un certo punto compreso tra l&#8217;adozione di un bastone da scavo e quella di un aratro una popolazione diventa agricoltrice. Molti antropologi sono concordi sul fatto che l&#8217;orticoltura solitamente richiede un periodo di riposo per la terra, mentre l&#8217;agricoltura utilizza il sistema della rotazione delle colture, l&#8217;apporto esterno di fertilizzante, o altri metodi. L&#8217;agricoltura \u00e8 anche praticata su scala pi\u00f9 vasta. In parole povere, gli orticoltori sono giardinieri pi\u00f9 che contadini.<\/p>\n<p>Gli orticoltori difficilmente si organizzano a livelli pi\u00f9 alti di quello della trib\u00f9 o del villaggio. Anche se sono a volte influenzati dal monoteismo, dalle divinit\u00e0 celesti e dai messaggi messianici degli agricoltori loro vicini, gli orticoltori solitamente venerano gli spiriti della natura e considerano la Terra un organismo vivente. La maggior parte delle societ\u00e0 orticoltrici sono molto pi\u00f9 egualitarie di quelle agricole, e non hanno despoti, eserciti, e gerarchie centralizzate che li controllano.<\/p>\n<p>L&#8217;orticoltura \u00e8 tra i metodi conosciuti il pi\u00f9 efficiente per ottenere del cibo, con il miglior ritorno sull&#8217;energia impiegata. Si pu\u00f2 pensare all&#8217;agricoltura come a un&#8217;intensificazione dell&#8217;orticultura: utilizza pi\u00f9 manodopera, terra, capitale e tecnologia. Questo significa che l&#8217;agricoltura solitamente consuma pi\u00f9 calorie di lavoro e di risorse di quante possono essere prodotte dal cibo, ed \u00e8 quindi dal lato sbagliato dei ritorni decrescenti. Corrisponde quindi a una buona definizione di &#8216;insostenibile&#8217;, mentre l&#8217;orticoltura si colloca probabilmente dal lato positivo della curva dei ritorni. Secondo Godesky (10) \u00e8 cos\u00ec che si pu\u00f2 distinguere l&#8217;orticoltura dall&#8217;agricoltura. Potrebbero volerci molti millenni, come vediamo, ma l&#8217;agricoltura prima o poi esaurir\u00e0 gli ecosistemi del pianeta, mentre l&#8217;orticoltura potrebbe non farlo.<\/p>\n<p>Gli orticoltori utilizzano le policolture, le piante perenni, gli alberi, e un ricorso limitato all&#8217;aratura, e hanno una relazione intima con le diverse specie di piante ed animali. Somiglia alla permacultura, no? La permacultura, promuovendo gli ideali dell&#8217;orticoltura rispetto a quelli dell&#8217;agricoltura, potrebbe indicare la strada da percorrere per un ritorno alla sostenibilit\u00e0. L&#8217;orticultura ha limiti strutturali che impediscono grosse popolazioni umane, l&#8217;accumulo di surplus, e strutture centralizzate di controllo e dominio. L&#8217;agricoltura inevitabilmente porta a tutte queste.<\/p>\n<h2><strong>Un caro prezzo<\/strong><\/h2>\n<p>Adottando l&#8217;agricoltura, abbiamo abbandonato un buono stato di salute e un&#8217;immensa libert\u00e0 personale. Una volta, consideravo il Codice di Hammurabi, la Magna Carta, e il Bill of Rights pietre miliari sulla strada dell&#8217;umanit\u00e0 verso una societ\u00e0 giusta e libera. Ma sto cominciando a vederli pi\u00f9 come dighe sempre pi\u00f9 larghe e sempre pi\u00f9 disperate per fermare l&#8217;onda montante delle violazioni dei diritti umani e della centralizzazione del potere che sono intrinsechi alle societ\u00e0 agricole e industriali. La conseguenza dell&#8217;agricoltura \u00e8, sempre, la concentrazione di potere nelle mani delle elite. A questo porta inevitabilmente la creazione di surplus immagazzinabile che \u00e8 il fondamento dell&#8217;agricoltura.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che il terzo principio etico della permacultura affronti il problema del surplus. Molti permacultori sono giunti alla conclusione che il semplice dettame di Mollison, condividere il surplus, affronta molto superficialmente la complessit\u00e0 del problema. Per questo il suo principio \u00e8 stato spesso modificato fino a diventare un meno problematico &#8216;restituisci il surplus&#8217; o &#8216;reinvesti il surplus&#8217;, ma il fatto che queste versioni alternative non si siano ancora stabilizzate in una formulazione condivisa, cos\u00ec come hanno fatto gli altri suoi due principi \u2013 &#8216;prenditi cura della terra&#8217; e &#8216;prenditi cura delle persone&#8217; \u2013 mi fa pensare che i permacultori non abbiano ancora veramente risolto il problema del surplus.<\/p>\n<p>Ma il problema potrebbe non essere come gestire il surplus. Forse dovremmo creare una cultura in cui il surplus, e la paura e l&#8217;avidit\u00e0 che lo rendono desiderabile, non sono pi\u00f9 le conseguenze strutturali delle nostre pratiche culturali. Jared Diamond potrebbe aver ragione: l&#8217;agricoltura e gli abusi che genera potrebbero rivelarsi come una deviazione lunga diecimila anni sulla strada per un&#8217;umanit\u00e0 matura. La permacultura potrebbe essere pi\u00f9 di uno strumento per la sostenibilit\u00e0. Lo stile di vita orticolturale che segue potrebbe indicare la strada verso la libert\u00e0 umana, la salute, e una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta.<\/p>\n<p><em><strong>Note<\/strong><\/em><\/p>\n<h5>1. Diamond, Jared. The Worst Mistake in the History of the Human Race. Discover, May 1987.<br \/>\n2. Mollison, Bill. (1988). Permaculture: A Designers\u2019 Manual. Tagari.<br \/>\n3. Cohen, Yehudi. (1971). Man in Adaptation: The Institutional Framework. De Gruyter.<br \/>\n4. Lee, R. and I. Devore (eds.) 1968. Man the Hunter. Aldine.<br \/>\n5. Harris, David R. An Evolutionary Continuum of People-Plant Interactions. In Foraging and<br \/>\nFarming: The Evolution of Plant Exploitation. Harris, D. R. and G.C. Hillman (ed.) 1989.<br \/>\n6. Milton, K. 1984. Protein and Carbohydrate Resources of the Maku Indians of Northwestern<br \/>\nAmazonia. American Anthropologist86, 7-27.<br \/>\n7. Harlan, Jack R. Wild-Grass Seed Harvesting in the Sahara and Sub-Sahara of Africa. In<br \/>\nForaging and Farming: The Evolution of Plant Exploitation. Harris, D. R. and G.C. Hillman<br \/>\n(ed.) 1989.<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa \u00e8 la traduzione di un articolo di Toby Hemenway apparso originariamente su Pattern Literacy e ripubblicato su Our Finite World. La propongo come commento [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":10613,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[103,41],"tags":[],"class_list":["post-10612","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-agricoltura","category-opinioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10612","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10612"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10612\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/10613"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10612"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10612"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10612"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}