{"id":10650,"date":"2015-03-23T22:29:50","date_gmt":"2015-03-23T21:29:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=10650"},"modified":"2015-03-27T00:13:05","modified_gmt":"2015-03-26T23:13:05","slug":"roma-non-fu-costruita-in-un-giorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2015\/03\/roma-non-fu-costruita-in-un-giorno\/","title":{"rendered":"Roma non fu costruita in un giorno"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/buddha-di-barmiyan.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10651\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/buddha-di-barmiyan.jpg\" alt=\"buddha-di-barmiyan\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/buddha-di-barmiyan.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/buddha-di-barmiyan-300x136.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<h3><strong>Roma non fu costruita in un giorno. Per questo dubito che fu anche smantellata in poco tempo. La vulgata delle scuole medie mi rifil\u00f2 un bidone: la citt\u00e0 eterna distrutta dalle orde dei barbari. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>N\u00e9 i barbari, n\u00e9 ovviamente gli antichi romani avevano le inquietanti capacit\u00e0 tecnologiche di costruzione-devastazione delle quali noi oggi disponiamo<\/strong> (e di cui spesso facciamo vanto infantile). E non avevano tempo da perdere. Saccheggiarono, s\u00ec. Portarono via oro, argento e vasi di bronzo. Decapitarono, \u00e8 plausibile, le statue degli imperatori e degli dei nemici. Sbriciolarono tratti di mura e fortificazioni, massacrarono persone e devastarono campi coltivati. <strong>Ma perch\u00e9 mai avrebbero dovuto sobbarcarsi l\u2019immane fatica di radere al suolo le ville, i templi, i circhi, i palazzi?<\/strong><\/p>\n<p><strong>A quello pensarono i papi. Sempre per lo stesso motivo: mancanza di tempo, di tecnologia, di condizioni.<\/strong> Il Mediterraneo, un tempo globalizzato, non poteva pi\u00f9 rifornire l\u2019Urbe dei marmi preziosi che l\u2019avevano ornata in passato; ma a portata di mano c\u2019era un\u2019immensa cava di marmi splendenti a cielo aperto, pronti per riconvertirsi (e cristianamente convertirsi) agli usi e costumi della nuova civilt\u00e0 egemone. Lo stesso arco di Costantino, quando l\u2019impero era ancora al suo posto, fu decorato con marmi di spoglio. Una cultura assimilava l\u2019assimilabile e per il resto si sostituiva a un\u2019altra, prendendone i materiali, le decorazioni, le figurazioni, e adattandole ai propri scopi: angeli dove c\u2019erano amorini e vittorie alate; palme e leoni, cervi e porte dell\u2019Ade a servire una nuova e pi\u00f9 vitale iconografia. Una sostituzione che non avvenne senza dolore e rimpianti se \u00e8 vero, com\u2019\u00e8 vero, che il primo museo nella storia del mondo \u2013 i Capitolini \u2013 fu donato dal papa alla cittadinanza perch\u00e9 questa, in definitiva, non perdesse il contatto con le proprie gloriose origini.<\/p>\n<p><strong>Questa lunga premessa per riflettere sull\u2019appellativo di \u201cbarbaro\u201d da dare \u2013 o non dare \u2013 a chi oggi distrugge le forme del passato, in Siria, in Iraq o altrove.<\/strong> E per discutere del vero effetto che quella distruzione ha su di noi. Come mai l\u2019annientamento di opere cos\u00ec lontane nel tempo e nello spazio ci tocca cos\u00ec tanto? La prima cosa che salta agli occhi \u00e8 che la nostra reazione non riguarda affatto la sfera economica. Nessuno di noi ha mai pensato all\u2019Iraq come a una meta turistica. Nessuno ha pensato a ipotetici venditori di souvenir, a improbabili comparse vestite da antichi assiri. Nessuno ha commentato: \u201cPoveretti, gli hanno distrutto un indotto economico, gli hanno sottratto una possibilit\u00e0 di sviluppo\u201d. Quei monumenti li vediamo oggi per la prima volta, non abbiamo mai pensato a loro \u2013 del resto sarebbe ridicolo \u2013 come al petrolio iracheno.<\/p>\n<h3><strong>Allora cos\u2019\u00e8 che fa scattare in noi lo sdegno?\u00a0Da un lato possiamo rispondere: il lutto. Una cosa del genere, una citt\u00e0 ellenistica come gli idoli di Bamiyan, non \u00e8 riproducibile. Una volta distrutta, lo \u00e8 per sempre. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Ma andiamo avanti: il lutto si applica a un significato perduto. La cieca distruzione ha indebolito un\u2019identit\u00e0.<\/strong> Se sia poi la nostra, non ha importanza: si \u00e8 perduta la possibilit\u00e0 che future generazioni si specchino in quelle nobili rovine e dicano \u201cnoi siamo questi\u201d. Andiamo ancora avanti: il pensiero responsabile di queste distruzioni \u00e8 lo stesso che decapita in diretta, che manda bambine a saltare in aria nei mercati. Un pensiero che, con un problema simile a quello degli aborriti imprenditori occidentali in cerca di pubblico e mercato, sgomita nell\u2019affollatissimo cyberspazio facendosi largo con l\u2019orrore indicibile. Se ha concepito le distruzioni di questi giorni, \u00e8, dunque, perch\u00e9 fanno orrore. Chi scrive ha incerte origini, come peraltro ognuno in Europa. Adolescente, se le dovette costruire. Viveva a Roma, e cominci\u00f2 a girarla, ad assorbirne le forme, a farla propria. Non diversamente da un elettrauto di Pontida, si costru\u00ec una storia, un\u2019immagine. L\u2019equivalente di un elmo con le corna, di un dio Eridano, qualcosa insomma per dire \u201cio sono questo\u201d.<\/p>\n<h3><strong>L\u2019IS sa benissimo che, annientando le vestigia di Nimrud o le statue di Mosul, ferisce quella parte di noi che s\u2019identifica nelle generazioni future, private per sempre di un pezzo di suolo coltivato millenni or sono ma che ancora ieri, pi\u00f9 vivo che mai, ne nutriva l\u2019immaginario.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Non sottovalutiamo l\u2019insostituibile ruolo che i luoghi, natali o adottivi, hanno sullo sviluppo della persona. Essi hanno sulla costruzione dell\u2019io un\u2019influenza paragonabile a quella di un padre o una madre.<\/strong>\u00a0\u00c8 in nome di questa constatazione che, con preveggente saggezza, i padri della Costituzione italiana ne scrissero l\u2019articolo 9. Non per garantirci una fonte di reddito da turismo. Bens\u00ec per tutelare il bene immateriale, non disponibile, non riproducibile, non commerciabile che \u2013 dalla parola padre, dalla parola patria \u2013 prende il nome di \u201cpatrimonio culturale\u201d. Che non \u00e8 disgiunto, come a questo punto dovrebbe essere chiaro, dal paesaggio della nostra terra, dalla scena della nostra infanzia, dal teatro nostro farci persone. Dalla vita che oggi viviamo, il cui significato quel paesaggio alimenta in maniera essenziale.<\/p>\n<p><em>Claudio Arbib<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma non fu costruita in un giorno. Per questo dubito che fu anche smantellata in poco tempo. 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