{"id":10725,"date":"2015-04-14T23:13:10","date_gmt":"2015-04-14T21:13:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=10725"},"modified":"2015-04-14T23:13:10","modified_gmt":"2015-04-14T21:13:10","slug":"il-parco-dentro-caserta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2015\/04\/il-parco-dentro-caserta\/","title":{"rendered":"Il parco dentro Caserta"},"content":{"rendered":"<h3><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Macrico.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10726\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Macrico.jpg\" alt=\"Macrico\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Macrico.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Macrico-300x136.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/h3>\n<h3>A due passi dalla Reggia c\u2019\u00e8 un&#8217;area di 33 ettari che dal 2001 un comitato vorrebbe trasformare in polmone urbano: \u00e8 l\u2019area dell\u2019ex Magazzino centrale ricambi mezzi corazzati dell&#8217;esercito (Macrico), dismessa dal ministero della Difesa e attualmente di propriet\u00e0 dell\u2019Istituto diocesano per il sostentamento del clero (Idsc). Nella citt\u00e0 campana \u00e8 in corso l&#8217;approvazione del nuovo Piano urbanistico comunale.<\/h3>\n<p><em>Articolo tratto da<a title=\"http:\/\/www.altreconomia.it\" href=\"http:\/\/www.altreconomia.it\/site\/fr_contenuto_detail.php?intId=4995\" target=\"_blank\">\u00a0http:\/\/www.altreconomia.it<\/a><\/em><\/p>\n<p>Al centro di Caserta, a meno di un chilometro dalla Reggia, c\u2019\u00e8 un parco nascosto alla citt\u00e0 da un muro di cinta. \u00c8 l\u2019area dell\u2019ex Macrico (Magazzino centrale ricambi mezzi corazzati), dismessa dal ministero della Difesa e attualmente di propriet\u00e0 dell\u2019Istituto diocesano per il sostentamento del clero (Idsc). Dal cancello di accesso, chiuso da anni, si intravedono alberi, qualche edificio e filo spinato. L\u2019ex Macrico occupa uno spazio di 33 ettari sul quale i cittadini organizzati nel<strong> Comitato Macrico Verde<\/strong> (<a title=\"www.macricoverde.altervista.org\" href=\"www.macricoverde.altervista.org\" target=\"_blank\">www.macricoverde.altervista.org<\/a>) vogliono un parco verde.<\/p>\n<p>Sono passati 14 anni dalle prime iniziative civiche ma la situazione \u00e8 rimasta pressoch\u00e9 identica. E nemmeno il preliminare di Piano urbanistico comunale (Puc) approvato il 5 dicembre 2014 ha apportato modifiche sostanziali. La \u201cquestione Macrico\u201d \u00e8 emblematica per Caserta. \u201cBasti pensare che -sostengono dal Comitato- rispetto a quanto previsto dalla normativa regionale (10 metri quadrati per abitante), la citt\u00e0 di Caserta possiede solo 2 mq\/ab di verde e, ad eccezione del parco monumentale della Reggia, non ha un vero parco urbano\u201d.<\/p>\n<p>Per comprendere meglio la vicenda \u00e8 necessario fare un passo indietro al gennaio 2001, quando \u00e8 iniziata la battaglia per il Macrico Verde. \u00c8 Maria Carmela Caiola, portavoce del Comitato e presidente di Italia Nostra a riavvolgere i fatti: \u201cL\u2019obiettivo principale che si \u00e8 posto il Comitato \u00e8 stato quello di<strong> impedire che nell\u2019area fossero costruite residenze<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>A questo aderiscono nel frattempo 40 associazioni, dal Wwf all\u2019Azione Cattolica ai centri sociali, oltre a singoli cittadini. \u00c8 il marzo <strong>2001<\/strong> quando il Comitato d\u00e0 il via ad una <strong>raccolta di firme sulla proposta di destinazione dell\u2019area a verde pubblico<\/strong>, zona F2 del vecchio Piano regolatore, cio\u00e8 \u201cterritorio inedificabile destinato alla realizzazione di giardini pubblici, con i relativi arredi fissi richiesti per la loro pi\u00f9 completa fruizione\u201d. In breve le firme raccolte sono oltre 10mila, e consegnate successivamente all\u2019allora presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, al sindaco di Caserta, al Prefetto e all\u2019Idsc. Al centro della questione c\u2019era (ed \u00e8 rimasto) il riutilizzo degli edifici esistenti in muratura che coprono una volumetria pari a 230mila metri cubi. <strong>La proposta del Comitato \u00e8 semplice: il recupero delle costruzioni in muratura risparmiando alla cubatura qualsiasi altro riutilizzo di diversa forma<\/strong>. Il progetto presentato allora prevede la <strong>realizzazione di un orto botanico<\/strong> in collaborazione con l\u2019Universit\u00e0, il <strong>Festival internazionale dei giardini<\/strong>, un<strong> museo di arte contemporanea<\/strong>, un\u2019<strong>area sportiva e uno spazio espositivo<\/strong> di prodotti tipici del territorio. Tutte le strutture sarebbero state sistemate recuperando il costruito esistente, senza ulteriori edificazioni.<\/p>\n<p>Al Comune -che si dice impossibilitato ad acquistare l\u2019area per scarsit\u00e0 di risorse- il Comitato risponde con la campagna di sottoscrizione pubblica \u201cRegalati il verde: comprati il Macrico!\u201d, che gli vale nel 2005 il Premio \u201cBuone Pratiche nei servizi di pubblica utilit\u00e0 &#8211; Roberto Villirillo\u201d, promosso da Cittadinanzattiva. Nel 2006 il Comitato riesce a ottenere la riapertura del parco, accogliendo pi\u00f9 di 5mila persone. Banchetti nelle piazze, bandiere sui balconi e dichiarazioni di intellettuali quali Bernardo Rossi Doria e Dacia Maraini caratterizzano la mobilitazione di quegli anni. Parallelamente, per\u00f2, l\u2019amministrazione comunale continua a riproporre progetti di riutilizzo dell\u2019area che il Comitato ritiene non compatibili con l\u2019idea del parco; dal canto suo, l\u2019Idsc ribadisce l\u2019interesse al profitto -quantificanto in un valore di alienazione di circa 40 milioni di euro-.<\/p>\n<p>Ma nel <strong>2009<\/strong> il Comitato ottiene un altro risultato importante: <strong>la Direzione regionale per i Beni culturali, infatti, pone tre vincoli sull\u2019area<\/strong>, impedendo cos\u00ec nuove volumetrie e consentendo solo la riqualificazione di quelle esistenti. \u00c8 allora che l\u2019Idsc ricorre al Tar per chiedere l\u2019annullamento della pronuncia della Direzione. Anche la sentenza pi\u00f9 recente (novembre 2014), per\u00f2, riconosce piena legittimit\u00e0 ai vincoli e definisce il Macrico come area di \u201cinteresse particolarmente rilevante\u201d, mettendolo al riparo da nuove edificazioni.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che un anno prima dell\u2019ultima parola della giustizia amministrativa, nel <strong>2013<\/strong>,<strong> l\u2019attuale sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio, ha annunciato di voler realizzare nell\u2019area la Citt\u00e0 dello Spazio<\/strong>, sull\u2019onda di un modello realizzato a Tolosa, in Francia. \u201cIl nostro obiettivo \u00e8 di realizzare progetti che creino posti di lavori e che portino visitatori -\u00e8 la tesi del sindaco-. Qualcosa di innovativo, come ci \u00e8 sembrato il progetto dell\u2019Aerospazio proposto dal CIRA (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali) e dal Distretto aerospaziale della Campania. Prevede un\u2019area verde di accesso che parte dal livello stradale e progressivamente si alza. In fondo ci saranno astronavi dimostrative, sotto l\u2019area verde ci saranno uffici e centri di ricerca, un auditorium, alberghi e strutture ricreative, ma niente di impattante\u201d. Per sostenersi, il progetto guarda sia a finanziamenti pubblici che privati. \u201cQuello di cui siamo certi -le parole di Del Gaudio- \u00e8 che non si costruiranno residenze e verranno rispettati i volumi\u201d. Chi si oppone al progetto del Comune \u00e8 il Comitato. Nessuna pertinenza rispetto al tessuto urbanistico di Caserta e mancanza di un fine sociale, sono le motivazioni, sostenute poi dal fatto che lo stesso progetto potrebbe essere realizzato riqualificando una delle numerose cave dismesse del territorio (317 in provincia secondo il Rapporto Cave Legambiente 2014).<\/p>\n<p>Nell\u2019aprile <strong>2014<\/strong> la Giunta comunale torna a deliberare a proposito di Macrico, orientandosi apparentemente verso la soluzione proposta dal Comitato, che per\u00f2 solleva alcuni punti critici. In particolare, ci\u00f2 che pi\u00f9 preoccupa, \u00e8 il riferimento alla concepita possibilit\u00e0 di trasformazione del costruito esistente. Ed \u00e8 a tale atto che fa riferimento il documento strategico che accompagna il preliminare di Puc del 5 dicembre citato all\u2019inizio dell\u2019articolo. \u201cNonostante la parola Macrico compaia 16 volte in 43 pagine -spiega Francesco Apperti, consigliere comunale di Speranza per Caserta- se ne parla solamente in termini storici e si rimanda alla delibera di aprile, qualificandola semplicemente come area di interesse pubblico-parco urbano\u201d. Nello stesso documento, inoltre, si parla di \u201criammagliamento\u201d dell\u2019area con la struttura urbana esistente. \u201cCi\u00f2 significa -spiega Maria Carmela Caiola- che vogliono trasformare i percorsi presenti all\u2019interno in strade carrabili da ricollegare alle principali arterie della citt\u00e0. Questo comporterebbe lo smembramento del Macrico e, soprattutto, sarebbe il primo passo verso nuove edificazioni\u201d. Ma per l\u2019amministrazione comunale il punto fondamentale resta la propriet\u00e0, ancora dell\u2019Idsc, e la sostenibilit\u00e0 economica dei progetti presentati. <strong>Il progetto del Comitato, secondo la valutazione del sindaco, non sarebbe infatti sostenibile<\/strong>. Analisi errata secondo Comitato, convinto della potenzialit\u00e0 attrattiva del Festival dei giardini. \u201cIl giardino contemporaneo -prosegue Caiola- completerebbe l\u2019offerta culturale attuale costituita dal giardino settecentesco e romantico della Reggia e dal giardino rinascimentale degli Acquaviva\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019acquisizione dell\u2019area, secondo il Comitato, potrebbe avvenire attraverso l\u2019esproprio<\/strong>. Ipotesi che il sindaco ha escluso adducendo la ristrettezza delle risorse. Ma il Comitato -forte delle riflessioni del vice presidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena sul tema delle propriet\u00e0 private e dell\u2019interesse pubblico (al centro del suo intervento in Rottama Italia, Altreconomia edizioni, e dell\u2019intervista contenuta in Ae 162)- \u00e8 convinto che l\u2019area dell\u2019ex Macrico possa davvero essere restituita al patrimonio comunale, avendo perso quell\u2019utilit\u00e0 sociale che ne legittima il diritto di propriet\u00e0.<\/p>\n<p>Per Pietro Sebastianelli -del Centro Sociale Mille Piani di Caserta- il discorso diviene ancor pi\u00f9 rilevante \u201cse si considera che non si tratta n\u00e9 di un proprietario qualsiasi, bens\u00ec di un ente ecclesiastico, n\u00e9 di un bene qualsiasi, ma di un\u2019area che ha una forte incidenza sul tessuto urbano comunale e provinciale\u201d.<\/p>\n<p>La contraddizione maggiore, secondo l\u2019attivista del Comitato Sergio Tanzarella, sta proprio nella funzione stessa dell\u2019Idsc: \u201cL\u2019Istituto si presenta come una struttura parallela e indipendente dalla diocesi, vocata al profitto. Ma di fatto non pu\u00f2 essere intesa come realt\u00e0 distaccata. I suoi vertici, sia a livello nazionale sia a quello locale, vengono eletti dal clero con l\u2019avallo dello stesso vescovo. Questo rende ancora pi\u00f9 evidente il contrasto tra un ente, la chiesa, che giustifica la propriet\u00e0 privata solo nel caso in cui abbia un fine sociale e l\u2019Istituto che opera per la pura redditivit\u00e0\u201d. \u201cOggi -conclude Vincenzo Fiano, del centro sociale cittadino ex Canapificio- la vertenza sul Macrico rappresenta il baricentro della lotta per la riappropriazione degli spazi\u201d. Questo \u00e8 il legame alle tante iniziative di recupero di spazi inutilizzati, come quella per l\u2019ex asilo di via Barducci, chiuso da due anni, in cui il Comitato Citt\u00e0 Viva (<a title=\"www.csaexcanapificio.it\" href=\"www.csaexcanapificio.it\" target=\"_blank\">www.csaexcanapificio.it<\/a>) ha avviato laboratori ed attivit\u00e0 gratuite per bambini. &#8212;<\/p>\n<p><strong>Una storia secolare<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019area del Macrico appartiene alla Chiesa fin dal XVII secolo. Nel primo decennio del XVII secolo il vescovo di Caserta fece costruire l\u2019episcopio arricchendolo di un ampio giardino e in seguito del seminario, di una chiesa e della canonica. Nel 1850 i Borbone acquistarono il complesso episcopio-seminario per trasformarlo in quartiere militare di fanteria. Nel 1854 acquisirono il terreno adiacente, denominato la vigna del vescovo, per destinarlo a Piazza d\u2019Armi per le esercitazioni delle truppe, il cosiddetto \u201cCampo di Marte\u201d. Nel dopoguerra \u00e8 passata alle Forze Armate Italiane che l\u2019hanno trasformata in una caserma con annessi magazzini (Caserma Sacchi), capannoni in lamiera ed edifici in muratura. Negli anni 80 la curia di Caserta ha avviato una causa per ottenere la restituzione dell\u2019area che ha vinto nel 1994. Il Macrico \u00e8 tornato cos\u00ec nella disposizione della diocesi ed essendo un \u201cbeneficio ecclesiastico\u201d ne \u00e8 divenuto proprietario l\u2019Idsc, articolazione dell\u2019Istituto centrale per il sostentamento del clero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A due passi dalla Reggia c\u2019\u00e8 un&#8217;area di 33 ettari che dal 2001 un comitato vorrebbe trasformare in polmone urbano: \u00e8 l\u2019area dell\u2019ex Magazzino centrale [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":112,"featured_media":10726,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[10,42],"tags":[1798],"class_list":["post-10725","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-campania","category-parchi-e-aree-protette","tag-aree-dismesse"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10725","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/112"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10725"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10725\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/10726"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10725"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10725"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10725"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}