{"id":11112,"date":"2015-12-13T00:45:09","date_gmt":"2015-12-12T23:45:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=11112"},"modified":"2015-12-13T00:45:09","modified_gmt":"2015-12-12T23:45:09","slug":"eolico-selvaggio-la-speculazione-territoriale-piu-estesa-dopo-quella-edilizia-degli-anni-60","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2015\/12\/eolico-selvaggio-la-speculazione-territoriale-piu-estesa-dopo-quella-edilizia-degli-anni-60\/","title":{"rendered":"Eolico selvaggio: la speculazione territoriale pi\u00f9 estesa dopo quella edilizia degli anni \u201960"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2015\/12\/eolico-selvaggio-la-speculazione-territoriale-piu-estesa-dopo-quella-edilizia-degli-anni-60\/immagine-31\/\" rel=\"attachment wp-att-11113\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-11113\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Immagine1.png\" alt=\"Immagine\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Immagine1.png 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Immagine1-300x136.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<h3><strong>L\u2019eolico selvaggio nasce grazie a un peccato originale: la programmazione di incentivi spropositati prima ancora di qualsivoglia informazione, confronto, regole o pianificazione.<\/strong><\/h3>\n<p>Tutto ci\u00f2 \u00e8 stato impedito e ostacolato nel tempo grazie all\u2019auto-alimentazione della lobby eolica, che ha \u201creinvestito\u201d quote degli enormi profitti derivati dagli incentivi in azioni di condizionamento delle istituzioni, trasformando quella che era una opzione di energia pulita \u2013 ma con tutti i limiti di produzione e di sostenibilit\u00e0 da valutare \u2013 in <strong>una colossale speculazione territoriale, la pi\u00f9 estesa dopo quella edilizia degli anni \u201960<\/strong>. Inoltre, di fronte alla mancanza di regole, si \u00e8 proceduto all\u2019emanazione di norme quadro nazionali strumentalmente tardive \u2013 solo nel 2010 \u2013 e per di pi\u00f9 con ulteriori, ampi margini di deregolamentazione del settore, arrivando a consolidare l\u2019attribuzione di \u201cpubblica utilit\u00e0\u201d per i progetti autorizzati a dei privati, con la possibilit\u00e0 di contemplare procedure di esproprio tipiche, appunto, delle opere pubbliche. Paradossalmente ci\u00f2 ha comportato il condizionamento al contrario delle regole urbanistiche: ad esempio, l\u2019aborto di vincoli e pianificazione o perfino di aree protette, i parchi veri, per fare posto ai parchi finti, quelli eolici, disseminati nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p>Anche i Piani paesaggistici sono rimasti in ostaggio e malgrado i danni gi\u00e0 prodotti su vasta scala, la lobby continua a invocare altri sussidi che si tradurrebbero in un nuovo disastro con altre centinaia e centinaia di macchine eoliche.<\/p>\n<p><strong>Un processo ingovernato e riferito a null\u2019altro che non alla libera iniziativa di \u201cprenditori\u201d che per quasi un quindicennio hanno presentato progetti a raffica <\/strong>ingolfando gli uffici competenti, del tutto inadeguati e incapaci, e con la perenne minaccia del ricorso al TAR in caso di rigetto. Come se non bastasse <strong>hanno poi inventato il mini eolico<\/strong> \u2013 che in realt\u00e0 tanto \u201cmini\u201d non \u00e8 \u2013 <strong>con la possibilit\u00e0 di realizzare macchine eoliche singole<\/strong> di qualche centinaio di KW e fino a 1 MW (macchine <strong>prossime ai 100 metri di altezza complessiva<\/strong>) <strong>con semplice Dichiarazione di Inizio Attivit\u00e0<\/strong> (oggi PAS, Procedura Abilitativa Semplificata). Questa \u00e8 un\u2019ulteriore sciagura, con lo strumentale spacchettamento di potenze sottratte alla pur blanda verifica ambientale precedente e alle convenzioni con i Comuni.<\/p>\n<h3><strong>In sostanza, invece di realizzare 2 macchine da 2,5 MW, con qualche prestanome ne realizzi 5 da 1 MW o 10 da 0,5 MW.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>La prima vittima della frenesia eolica nelle regioni meridionali \u00e8 stata la trasparenza dei procedimenti<\/strong>, con tutto quello che ne consegue per la valutazione di progetti lucrosissimi e privi di rischio di impresa che valgono milioni di euro all\u2019anno.<strong> In tutto il Mezzogiorno e nelle isole sono nate improvvisamente come funghi centinaia di srl<\/strong>, spesso con sedi legali estere, per mimetizzarsi con opacit\u00e0 negli intrecci societari. <strong>Perfino le mafie hanno avuto partita facile nel business eolico privo di regole, in contesti territoriali dove per altri lavori irrisori si applicano formule di controllo ben pi\u00f9 rigide. <\/strong>Le conseguenze sono quelle che la LIPU e altre associazioni o comitati sensibili alle sorti del territorio denunciano da anni. <strong>Ecosistemi agricoli e pastorali umiliati e trasformati in piantagioni di acciaio <\/strong>con la frammentazione del territorio a cui hanno contribuito anche le cosiddette opere accessorie: elettrodotti, piste, stazioni elettriche e relativo degrado territoriale. Mega elettrodotti, come il Bisaccia-Deliceto, sono stati proposti o realizzati nel tentativo di compensare una produzione elettrica imprevedibile, e quindi di scarsa qualit\u00e0, allocata in aree prima ben conservate, con una magliatura elettrica quasi inesistente e per giunta distante dai centri di domanda energetica.<span id=\"more-3116\"><\/span><\/p>\n<p><strong>La biodiversit\u00e0 \u00e8 stata duramente colpita addirittura nei suoi santuari<\/strong>: popolazioni di nibbio reale sono state azzerate, progetti eolici vergognosamente proposti o realizzati a ridosso di importanti siti di nidificazione di cicogna nera, aquila reale, falco lanario e altre specie rare senza contare le conseguenze su vasta scala per uccelli migratori, pipistrelli e altre specie tipiche dei sistemi pastorali. Si assiste cosi alla follia tutta italica: grazie all\u2019eolico, ad Aquilonia (il cui nome \u00e8 gi\u00e0 un programma) scompare un sito di svernamento di nibbi reali pi\u00f9 importanti d\u2019Italia che contava un centinaio di esemplari. E invece, mentre in Irpinia come in Basilicata si distruggono le roccaforti di nidificazione di questa specie, in Toscana e nelle Marche, si cerca di salvarle con la reintroduzione di esemplari e con programmi di promozione turistica legati ad animali simbolo di grande bellezza.<\/p>\n<p><strong>Le aree archeologiche o storiche e i piccoli centri urbani con i loro paesaggi rurali vengono profanati e assediati perdendo il loro contesto identitario trasformato in accozzaglia di macchine industriali<\/strong>. <strong>Il celebrato paesaggio italiano e quello del centro sud in particolare, primario bene collettivo e valore inalienabile<\/strong>, che nessun cinese avrebbe mai potuto comprare o copiare,<strong>spazzato via e ridotto meschinamente a mero contenitore di speculazioni a vantaggio dei soliti noti<\/strong>. Fiumi di denaro hanno in gran parte favorito \u201cinvestitori\u201d e brevetti esteri, anche cinesi, con buona pace della vera green economy fatta di piccoli artigiani o agricoltori ormai al collasso. <strong>Perfino sul piano sociale, le vulnerabili democrazie dei piccoli centri rurali sono state soggiogate e condizionate dall\u2019abbaglio di royalties <\/strong>che poi si sono tradotte in briciole e, con la normativa odierna, azzerate.<\/p>\n<p><strong>Infine, l\u2019analisi energetica \u00e8 impietosa<\/strong>: malgrado il tappezzare di eolico ovunque, a costi altissimi, <strong>il contributo di questa fonte non arriva nemmeno al 5% del fabbisogno elettrico<\/strong>. Ma se lo andiamo a rapportare all\u2019intero fabbisogno energetico (comprensivo di trasporti, riscaldamento, eccetera) l\u2019eolico consegue un misero 1,4%! E questo pur in presenza di una situazione favorevole di depressione della domanda energetica e quindi di maggiore penetrazione delle rinnovabili nel mix complessivo. Valeva la pena una riflessione preventiva prima di devastare molte delle aree pi\u00f9 delicate e preziose del Paese? E ancor pi\u00f9 oggi, alla luce di questo scandalo, perch\u00e9 si vuole silenziosamente continuare a foraggiare questa immane speculazione e devastare quello che rimane di un bene cosi prezioso?<\/p>\n<p>Dopo l\u2019era dei Certificati Verdi della durata di 15 anni, nel 2012 il Governo Monti aveva cambiato il sistema di sussidi alle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche \u2013 eolico, biomasse, solare termodinamico e mini idro, che pure sta sfasciando tanti corsi d\u2019acqua \u2013 introducendo le aste annuali per i tre anni successivi, onde accedere a sussidi di durata addirittura ventennale, quindi con una base suscettibile di possibile riduzione in base alle offerte delle societ\u00e0 partecipanti sulla scorta dei progetti candidati gi\u00e0 autorizzati. Con lo scorso anno, l\u2019ultimo previsto, tale processo sembrava ormai chiuso, sia per l\u2019esaurimento delle risorse programmate, per altro in periodo di crisi, che per il caotico superamento degli obiettivi comunitari di contributo rinnovabile elettrico al 2020 gi\u00e0 nel 2012, con 8 anni di anticipo. Infatti era previsto il 17% di rinnovabile nel sistema energetico, con il 26% nel solo comparto elettrico. Non \u00e8 un caso che, proprio per giustificare il superamento di tale obiettivo comunitario,<strong> l\u2019Italia ha fatto finta di dotarsi di una cosiddetta \u201c<em>strategia energetica nazionale<\/em>\u201d con il semplice intento di fornire un assist giustificativo ed elevare, di propria sponte, tale soglia al 36-38%<\/strong> che per\u00f2 \u00e8 stato anch\u2019esso superato per mera inerzia nel caos energetico, per la crisi che si riverbera sui consumi e per la fuga all\u2019estero di produzioni energivore. Lo scorso anno tutte le rinnovabili elettriche hanno contribuito per oltre il 37% ma grazie soprattutto ai grandi bacini idroelettrici, che da un secolo caratterizzano l\u2019Italia e che da tempi immemorabili non sono pi\u00f9 sussidiati. Nel 2014 il sistema idroelettrico, nonostante la trascuratezza della sua manutenzione, ha contribuito \u2013 da solo \u2013 a met\u00e0 di questa produzione nazionale da FER. E, scandalosamente ma silenziosamente, non \u00e8 parimenti un caso che quest\u2019anno, in presenza di bacini idroelettrici pieni, si stia tenendo la produzione da tale fonte con il \u201cfreno a mano tirato\u201d a un meno 20%, in nome di una prontezza di intervento per compensare le erratiche produzioni eoliche ma, di fatto, mantenendo una soglia di rinnovabile pi\u00f9 bassa a giustificazione di altro eolico!<\/p>\n<p><strong>Non ci sarebbe pi\u00f9 territorio da perdere. Intanto, per\u00f2, \u00e8 stato approvato il Decreto Ministeriale per nuovi incentivi alle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche, da assegnare in larga parte ai grandi impianti eolici.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Provocatoriamente, di fronte a questa truffa legalizzata, i soldi dovrebbero essere impegnati per smantellarle, le torri eoliche.<\/p>\n<p>Ora invece il nuovo Decreto \u00e8 stato impacchettato dal Governo ed \u00e8 pronto per sovvenzionare ulteriori nuovi impianti, soprattutto eolici ma anche biomasse ed altro con ulteriori due aste annuali. Il Decreto Ministeriale Rinnovabili \u00e8 stato invocato dall\u2019ANEV \u2013 associazione di categoria che incredibilmente fu riconosciuta anche come associazione ambientalista \u2013 e<strong> predisposto da quella politica ormai genuflessa a tali istanze, allo scopo di riaprire i cordoni della borsa per i sussidi a nuovi impianti industriali rinnovabili<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Non rimaneva che l\u2019ultimo passaggio, l\u2019approvazione in Conferenza Stato Regioni<\/strong>, dove i rappresentanti delle Regioni, soprattutto quelle pi\u00f9 martoriate e che rischiano di subire ulteriori aggressioni, avrebbero dovuto respingerlo senza appello, se davvero avessero avuto a cuore la propria terra, magari invocando un dirottamento di quelle risorse verso opzioni non impattanti, ad esempio nel trasporto pubblico. Invece,<strong> il 5 novembre scorso il provvedimento ha avuto l\u2019ok delle Regioni<\/strong> e la moltitudine di impianti eolici, grandi e meno grandi, gi\u00e0 autorizzati \u2013 o che, non a caso, hanno intrapreso i procedimenti autorizzativi farsa \u2013 continueranno a seppellire i nostri territori e ad arricchire i notabili di sempre, mentre le stesse Regioni continueranno a versare lacrime di coccodrillo. Ci sono solo blande speranze che in sede comunitaria, dove \u00e8 richiesta una approvazione, vengano mossi dei rilievi per la palese violazione della legislazione comunitaria sugli aiuti alle imprese o che i tempi dilatati favoriscano l\u2019esaurimento delle risorse residue.<\/p>\n<h3>Oggi in Italia sono disseminati oltre 9.000 MW, ma non si riescono a conteggiare le potenze installate con impianti \u201csingoli\u201d da 1 MW o meno.<\/h3>\n<p>Questa potenza di targa \u00e8 installata con un numero di macchine anch\u2019esso scandalosamente occulto, ma sono stimabili circa 7000 macchine. Infatti l\u2019anagrafe degli impianti rinnovabili, in primis eolico e fotovoltaico, da sempre invocata dalla LIPU, \u00e8 rimasta lettera morta e non \u00e8 un caso: <strong>nella mancanza di informazioni e nell\u2019occulto si possono perpetrare meglio le peggiori nefandezze<\/strong>. Con una anagrafe di tali impianti si permetterebbe anche un controllo sociale di tali insediamenti da parte della popolazione che, con qualche semplice click al computer, potrebbe accedere a informazioni relative a una centrale energetica e alla coerenza tra ci\u00f2 che vede realizzato e ci\u00f2 che \u00e8 stato autorizzato e da chi! Questo \u00e8 doppiamente valido in un periodo in cui le istituzioni preposte al governo e controllo del territorio arretrano sempre di pi\u00f9 afflitte da tagli di risorse. Una cosa \u00e8 certa: il dato, qualunque esso sia, sar\u00e0 destinato a peggiorare con il nuovo Decreto Ministeriale. Sarebbe possibile ricostruire una banale situazione di ci\u00f2 che \u00e8 stato autorizzato o di ci\u00f2 che \u00e8 in procinto di esserlo, andando a verificare le istanze presentate in tal senso o le autorizzazioni rilasciate tramite il BURC o semplicemente tramite gli archivi delle istanze regionali; ma chi farebbe questo lavoro? E come potrebbero essere ricercati gli impianti autorizzati con semplice DIA dalla miriade di Comuni? Ci vorrebbero degli obblighi normativi che per\u00f2 nessuno vuole emanare, perfino per una necessit\u00e0 cosi oggettiva.<\/p>\n<p><strong>Bisogna poi essere consapevoli che le rinnovabili odierne hanno grandi limiti, in termini di capacit\u00e0 produttiva e di qualit\u00e0 (continuit\u00e0 e programmabilit\u00e0) della stessa. Non prendere atto di ci\u00f2 significa solo sprecare preziose risorse nel tentativo di \u201cfare qualcosa\u201d che per\u00f2 si rivela scarsamente incisivo nella lotta ai gas climalteranti. <\/strong>Appare utile in proposito volgere uno sguardo alla decantata Germania, Paese paragonabile all\u2019Italia per estensione e popolazione e per di pi\u00f9 con effetti della crisi meno evidenti, anche sulla domanda energetica, e quindi con relative conseguenze sulla penetrazione delle rinnovabili nei bilanci energetici. La \u201cventosa\u201d Germania, dopo aver saturato il territorio con oltre 23.000 mega pale ovunque per una capacit\u00e0 di oltre 31.000 MW, consegue con il solo eolico un apporto rinnovabile modesto: 7,7% del contributo elettrico, pari all\u20191,8% sul fabbisogno energetico totale. Per il suo fabbisogno energetico complessivo (elettrico, trasporti, riscaldamento) la nazione tedesca si basa per oltre il 90% su fossile e nucleare.<\/p>\n<p><strong>Proprio perch\u00e9 le rinnovabili oggi si caratterizzano per una bassa densit\u00e0 produttiva, che va compensata con ampi spazi, e per immaturit\u00e0 tecnologica, bisogna puntare su alcuni principi:<\/strong><\/p>\n<p>\u2013 <strong>privilegiare solo quelle fonti che riescono ad associarsi allo sfruttamento di territori gi\u00e0 compromessi e urbanizzati;<\/strong><\/p>\n<p>\u2013 <strong>puntare non solo sulla produzione ma anche e soprattutto su efficientamento in settori trascurati e dall\u2019alto valore aggiunto per l\u2019economia del Paese<\/strong> (ad esempio pompe di calore in cui la tecnologia italiana \u00e8 leader) <strong>e per gli interessi sociali<\/strong> (trasporto pubblico, trasporto merci via mare, eccetera);<\/p>\n<p>\u2013<strong> valorizzare la ricerca con un approccio multidisciplinare,<\/strong> che non contempli solo aspetti energetici ma anche aspetti sociali, ambientali, territoriali.<\/p>\n<p>Sul primo punto faccio notare che dall\u2019indagine dell\u2019urbanista Berdini emergono 750.000 ettari di superfici urbanizzate con il consumo di suolo, solo dal 1995 al 2005, senza nemmeno considerare gli altri decenni di urbanizzazioni e scempi urbanistici. Per contro, in Italia, con il \u201ctutto e subito\u201d invocato da una parte dell\u2019ambientalismo, sono stati insediati quasi 18.000 MW di fotovoltaico in gran parte su suoli agropastorali. Si tenga conto che mediamente 1 MW di potenza da fotovoltaico occupa 2 ettari di superficie. Per avere una cognizione dei numeri in gioco, pur in via assolutamente teorica, con la resa odierna e tutti i limiti finanziari e di intermittenza, in evoluzione, per ottenere il 100% di apporto elettrico dal fotovoltaico (solo del comparto elettrico), sarebbero necessari circa 250.000 MW pari a 500.000 ettari. Insomma, basterebbe sacrificare l\u2019equivalente del Molise o poco pi\u00f9 e il gioco sarebbe fatto, oppure cercare spazio in quei 750.000 ettari gi\u00e0 compromessi senza oltraggiare i suoli agricoli.<\/p>\n<p><em><strong>Enzo Cripezzi<br \/>\n(LIPU)<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019eolico selvaggio nasce grazie a un peccato originale: la programmazione di incentivi spropositati prima ancora di qualsivoglia informazione, confronto, regole o pianificazione. 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