{"id":11689,"date":"2018-02-03T21:40:41","date_gmt":"2018-02-03T20:40:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=11689"},"modified":"2018-03-02T21:48:30","modified_gmt":"2018-03-02T20:48:30","slug":"che-mondo-sarebbe-pubblicita-del-cibo-e-modelli-sociali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/02\/che-mondo-sarebbe-pubblicita-del-cibo-e-modelli-sociali\/","title":{"rendered":"Che mondo sarebbe. Pubblicit\u00e0 del cibo e modelli sociali"},"content":{"rendered":"<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-11690\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/scaffidi.jpeg\" alt=\"\" width=\"364\" height=\"581\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/scaffidi.jpeg 364w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/scaffidi-188x300.jpeg 188w\" sizes=\"auto, (max-width: 364px) 100vw, 364px\" \/>A cura di Gabriele Rosso.<\/em><\/p>\n<p><strong>Prima il mare, poi i semi, quindi il cambiamento del vocabolario del cibo e infine la pubblicit\u00e0.<\/strong> Seguire la traiettoria dei temi che <strong>Cinzia Scaffidi<\/strong> ha sviscerato nei libri pubblicati con Slow Food Editore dal 2007 a oggi vuol dire fare un giro a 360\u00b0 nel mondo della gastronomia e rendersi subito conto della sua complessit\u00e0 e ricchezza. Anche &#8220;<em>Che mondo sarebbe<\/em>&#8220;, fresco di stampa e presentato a Milano presso la libreria Feltrinelli di Piazza Duomo lo scorso mercoled\u00ec 24 gennaio, propone uno sguardo originale, profondo e interdisciplinare alla materia.<\/p>\n<p>Chiediamo direttamente a Cinzia di accompagnarci dentro il suo nuovo libro\u2026<\/p>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong>Qual \u00e8 stata la scintilla che ti ha spinto a scrivere di cibo e pubblicit\u00e0?<\/strong><\/span><\/h4>\n<p><em>Gli spot in tv hanno sempre catturato la mia attenzione. Appartengo alla generazione che \u201c<strong>andava a letto dopo Carosello<\/strong>\u201d: guardare la pubblicit\u00e0 in tv era l\u2019ultimo momento di condivisione e divertimento, prima di andare a dormire, e quindi era preziosissimo. Per\u00f2 nella stessa epoca c\u2019erano anche degli eccellenti giornali per bambini e ragazzi, come il <strong>Corriere dei Piccoli<\/strong> e altri che avevano vere e proprie rubriche in cui con giochi e scherzi da bambini le pubblicit\u00e0 venivano prese in giro, <strong>per aiutare i ragazzi a leggere in modo critico quello che in tv veniva servito come oro colato.<\/strong> Negli anni ho continuato a seguire questo filone e a osservare questo tipo di comunicazione, sempre con grande interesse e divertimento, considerandolo di fatto un genere. Ne sono convinta e lo ribadisco nel libro.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong>Ripensando agli ultimi 50-60 anni, che impatto credi abbia avuto e continui ad avere la pubblicit\u00e0 sulle nostre abitudini alimentari?<\/strong> <\/span><\/h4>\n<p><em>L\u2019impatto l\u2019ha avuto l\u2019industria alimentare, che per mezzo della pubblicit\u00e0 ci parla. E <strong>non \u00e8 sempre stato un impatto negativo<\/strong>. Se alcune abitudini sane non si sono perse (per esempio mangiare minestroni in una fase in cui nessuno vuole pi\u00f9 cucinare), \u00e8 anche grazie ai prodotti di quarta gamma. Quello che analizzo in questo libro per\u00f2 \u00e8 l<strong>\u2019impatto che la pubblicit\u00e0 ha sulla visione che abbiamo di noi stessi<\/strong> e sul modo in cui ci adeguiamo alle esigenze della cultura del consumismo.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong>In cosa si differenzia la pubblicit\u00e0 del cibo da quella di altre categorie merceologiche?<\/strong><\/span><\/h4>\n<p><em>Appare sempre pi\u00f9 evidente che il settore della comunicazione commerciale relativa al cibo \u00e8 \u2013 rispetto a quella relativa ad altri ambiti dei consumi \u2013 pi\u00f9 spento, convenzionale, banale e poco stimolante. Probabilmente \u00e8 anche una comunicazione pi\u00f9 difficile, certamente \u00e8 maggiore la sfida. Facile fare i fenomeni se devi pubblicizzare Chanel n. 5; meno immediato con i pisellini primavera. Ma resta il fatto che la pubblicit\u00e0 del cibo offre modelli sociali e relazionali retrogradi e superati, che nella realt\u00e0 in tanti hanno abbandonato. E questo ha, tra l\u2019altro, uno straordinario effetto comico.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong>\u00c8 una peculiarit\u00e0 tutta italiana, questa, o credi che abbia a che fare con la dimensione specifica della comunicazione sul cibo tout court?<\/strong><\/span><\/h4>\n<p><em>Non conosco altrettanto bene la comunicazione commerciale del cibo di altri paesi. Inoltre penso ci siano enormi differenze tra le diverse aree del mondo e quindi il discorso si allargherebbe tantissimo. Differenze che stanno anche nel tipo di prodotti che vengono commercializzati. <strong>Ricordiamoci che sono le industrie che ci parlano e le industrie non sono tutte uguali perch\u00e9 le norme che regolamentano il loro operare possono essere molto diverse nei diversi continenti<\/strong>. Tuttavia un po\u2019 credo che sia proprio la quotidianit\u00e0, il fatto che si sta promuovendo un gesto naturale e obbligato come il cibarsi, a creare i presupposti per una comunicazione meno stimolante, come se si ponesse obiettivi a brevissimo termine ed evitasse di imbarcarsi in questioni culturalmente pi\u00f9 significative. Se con la mia comunicazione ti sfido su terreni socialmente o politicamente meno battuti, corro il rischio che tu rifiuti il prodotto e la concorrenza \u00e8 tale e tanta che difficilmente le aziende correranno questo rischio.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong>C\u2019\u00e8 una pubblicit\u00e0 del cibo che ha colpito in modo particolare il tuo immaginario in passato? Perch\u00e9 lo ha fatto?<\/strong><\/span><\/h4>\n<p><em>Non posso negare che la voglia di scrivere e di creare una narrazione ulteriore \u00e8 iniziata con <strong>le crisi notturne dell\u2019uomo Conad e la successiva saga<\/strong>. Era talmente surreale lui, e talmente inaccettabile la reazione della moglie che non potevo smettere di pensare a quei copy e alle riunioni in cui veniva stabilita la sceneggiatura di quelle vicende. Auguro loro che siano state divertenti come io le immagino. In generale, dal punto di vista tecnico sicuramente nel tempo ci sono stati alcuni straordinari colpi di genio, sia nella scelta dei claim, alcuni dei quali sono poi entrati nel nostro lessico quotidiano, da \u201c<strong>come natura crea Cirio Conserva<\/strong>\u201d a \u201c<strong>su De Rica non si pu\u00f2<\/strong>\u201d a \u201c<strong>dove c\u2019\u00e8 Barilla c\u2019\u00e8 casa\u201d<\/strong>; ma se devo scegliere una pubblicit\u00e0 lontana nel tempo, forse tra quelle che ho amato di pi\u00f9 c\u2019\u00e8<strong> la serie curata da Woody Allen per Coop,<\/strong> e in particolare lo spot con i marziani che ragionavano con il terrestre rapito su dove andare a far la spesa.<\/em><\/p>\n<p><strong>Che mondo sarebbe. Pubblicit\u00e0 del cibo e modelli sociali<\/strong><br \/>\nCinzia Scaffidi<br \/>\nCollana: asSaggi<br \/>\nConfezione: brossura con bandelle<br \/>\nFormato: 13\u00d721 cm<br \/>\nPagine: 192<br \/>\nPrezzo al pubblico: 14,50 \u20ac<br \/>\nPrezzo online: 12,33 \u20ac<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.slowfoodeditore.it\/it\/13_scaffidi-cinzia\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Trovi i libri di Cinzia Scaffidi sullo store Slow Food Editore.<\/strong><\/span><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.slowfood.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/che-mondo-sarebbe_Scaffidi-estratto.pdf\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Trovi qui un breve estratto del libro.<\/strong><\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Gabriele Rosso. Prima il mare, poi i semi, quindi il cambiamento del vocabolario del cibo e infine la pubblicit\u00e0. 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