{"id":11714,"date":"2018-02-13T09:31:26","date_gmt":"2018-02-13T08:31:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=11714"},"modified":"2018-03-03T00:02:26","modified_gmt":"2018-03-02T23:02:26","slug":"quel-che-resta-litalia-dei-paesi-tra-abbandoni-e-ritorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/02\/quel-che-resta-litalia-dei-paesi-tra-abbandoni-e-ritorni\/","title":{"rendered":"Quel che resta. L&#8217;Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni"},"content":{"rendered":"<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-11715\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Teti.jpg\" alt=\"\" width=\"770\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Teti.jpg 770w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Teti-300x195.jpg 300w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Teti-768x499.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 770px) 100vw, 770px\" \/>&#8220;Forse i grandi antropologi sono i grandi poeti della modernit\u00e0, fondatori prima ancora che scopritori di citt\u00e0 morte e civilt\u00e0 svanite, ma fondatori in quanto scopritori e scopritori in quanto fondatori di un valore perenne che si rifrange, trasformandosi ma non perdendosi, nel fluire del tempo. Dopo aver letto queste pagine, quei paesaggi abbandonati e il senso stesso del paesaggio abbandonato non si dimenticano pi\u00f9&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Sono parole di <strong>Claudio Magris<\/strong> che accompagnano la prefazione all&#8217;ultima fatica di <strong>Vito Teti, antropologo vero<\/strong>, che in &#8220;<em>Quel che resta. L&#8217;Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni<\/em>&#8221; fonde mirabilmente storia ed archeologia in un saggio che al tempo stesso \u00e8 poesia: <strong>la poesia del passato e del presente.<\/strong><\/p>\n<p>Un libro che parla della <strong>Calabria,<\/strong> ma racconta il cambiamento dell&#8217;Italia intera muovendosi tra le &#8220;rovine&#8221;, le case diroccate o dimenticate di mille piccoli luoghi in cui &#8220;<strong><em>non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nessuno ad abitarle o quasi nessuno. Ma ci\u00f2 non significa che non vi accada niente o vi sia poco da raccontare<\/em><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #339966;\"><strong>E&#8217; l&#8217;Italia dello spopolamento e delle ghost town, ossia il 42,1 % del totale dei comuni del nostro Paese e il 10,4 % della popolazione totale<\/strong>, con un primato per il Piemonte che ospita 539 comuni disagiati seguito da Campania (370), Calabria (354) e Sicilia (301).<\/span><\/h4>\n<p>Teti vi si aggira indagando tra le rovine e le reliquie, utilizzando la visione dell&#8217;uomo sensibile che sa di non dover nascondere &#8211; tra le ombre &#8211; melanconie, abbandoni e nostalgie e, anzi, sa di doverle trattare come merce rara per decriptare il passato. Un passato su cui non indulge perch\u00e8 &#8220;<em>pu\u00f2 essere riscattato come un mondo sommerso di potenzialit\u00e0 diverse, non compiute, ma suscettibili di future realizzazioni<\/em>&#8220;.<br \/>\nUn esercizio che l&#8217;odierno homo oeconomicus pare avere perduto, come afflitto dalla <strong>sindrome del cuculo<\/strong>: &#8220;<em>distruggere i mondi quando sono in vita per poi piangerli e rimpiangerli quando sono ormai defunti o moribondi&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;abbandono ha molte facce e le facce hanno diversi pigmenti. <strong>Le migrazioni di ieri e di oggi<\/strong> restano a ricordarci le fatiche degli uomini sradicati dalle loro origini e lo spaesamento che tocca tutti i sensi, i gesti, i riti, le emozioni di chi &#8220;deve&#8221; trovare il proprio spazio esistenziale in un &#8220;altrove&#8221; di cui non ha memoria e con il perenne anelito al ritorno, in luoghi dove trover\u00e0 solo rovine, segno della precariet\u00e0 umana. <strong>Rovine del passato, ben diverse dalle macerie del presente.<\/strong><br \/>\nRovine intese non nel senso del linguaggio popolare, che le riferisce a una disgrazia personale e non ai resti di abitati del passato.<br \/>\nLe rovine sono un &#8220;<em>legame fisico e affettivo con il mondo perduto dei padri, di cui si commemora la bellezza e la fatica<\/em>&#8220;, scrive Teti. <strong>E i ruderi piangono, ma sono il collegamento tra i rimasti e i partiti<\/strong>. Le rovine sono i segni della storia, sono memoria ma anche vita, elementi di un diverso sentimento dei luoghi.<\/p>\n<p>Come nel caso dei terremoti, abituale litania nella storia italiana e delle terre marginali. Teti vi si addentra tra le ombre, a Beirut come a L&#8217;Aquila, ad Amatrice come in Umbria, alla ricerca di quel &#8220;senso dei luoghi&#8221; che le new town hanno creduto di poter annichilire. &#8220;<em>La ricostruzione e la prevenzione avrebbero bisogno di una nuova consapevolezza e di nuove politiche per la montagna e per le aree interne,<strong> che non sia quella delle grandi opere che isolano, distruggono, cancellano<\/strong>. Forse la scommessa, oggi, \u00e8 investire sulla memoria, sulla propria storia, su una nuova idea dell&#8217;abitare e dell&#8217;esserci nei luoghi. Un&#8217;altra idea di sviluppo<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Teti indaga una &#8220;<em><strong>archeologia della melanconia<\/strong><\/em>&#8220;, legame tra uomo e luogo e malattia del luogo. Ma anche &#8220;<em>una sorta di strategia di sopravvivenza, una forma di elaborazione di un lutto prolungato, la risposta alle catastrofi&#8221;<\/em>.<br \/>\nPerch\u00e8 le rovine generano melanconia ma spesso <strong><em>&#8220;le persone melanconiche cercano e ammirano, talora inventano rovine<\/em><\/strong>&#8220;.<br \/>\nLa melanconia si accompagna alla <strong>nostalgia,<\/strong> che pu\u00f2 essere considerata &#8220;<em>spinta, energia, guida, strategia per affermare una diversa esistenza, per riaffermare la presenza di fronte al rischio concreto e radicale dell&#8217;assenza, di una lontananza da tutto e da tutti, da se stessi&#8221;<\/em>. Non un ritorno al passato, ma una denuncia delle forme violente di distruzione del passato. <strong>Per dirla con Pasolini: una nostalgia sovversiva.<\/strong><\/p>\n<p><em>&#8220;I luoghi non muoiono. Nemmeno quando le persone se ne sono andate. <strong>I luoghi continuano a vivere fino a quando ci sono persone ad essi legate, da essi provenienti, fino a quando qualcuno, magari discendente dalle persone nate nei luoghi, ne avr\u00e0 ricordo<\/strong>&#8220;.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8220;Restare, allora, non \u00e8 uno slogan n\u00e8 un proclama. Si pu\u00f2 affermare un&#8217;utopia delle piccole cose che richiede pazienza e cura, circospezione e tenacia, attenzione e apertura, senso di responsabilit\u00e0 e discorsi di verit\u00e0 che non ammettono illusioni&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Oggi vediamo molti giovani avvicinare paesi spaesati e pietre apparentemente dimenticate. Immaginano la vita. Di nuovo.<br \/>\nQui sta la nostra sfida: dimenticarci le commemorazioni e inventare nuovi albori.<br \/>\nPartendo da quel che resta, che \u00e8 spazio e non deserto &#8230;<\/p>\n<p><strong><em>Recensione di Alessandro Mortarino.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quel che resta. L&#8217;Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni.<\/strong><br \/>\n<strong>di Vito Teti. Prefazione di Claudio Magris.<\/strong><br \/>\n<strong>Saggi. Storia e scienze sociali<\/strong><br \/>\n<strong>2017, pp. XII-308<\/strong><br \/>\n<strong>ISBN: 9788868436230<\/strong><br \/>\n<strong>\u20ac 30,00<\/strong><\/p>\n<h4><span style=\"color: #339966;\"><strong><em>Vito Teti \u00e8 professore ordinario di Antropologia culturale dell\u2019Unical, dove ha fondato e dirige il Centro di iniziative e ricerche \u00abAntropologie e Letterature del Mediterraneo\u00bb. <\/em><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #339966;\"><strong><em>Tra le sue pubblicazioni: Il senso dei luoghi, Donzelli, 2004 (III ed. 2014); Storia del peperoncino, Donzelli, 2007; La melanconia del vampiro, Manifestolibri, 2007; La razza maledetta, Manifestolibri, 2011; Maledetto Sud, Einaudi, 2013; Pietre di pane, Quodlibet, 2014; Terra inquieta. Per un\u2019antropologia dell\u2019erranza meridionale, Rubbettino, 2015; Fine pasto. Il cibo che verr\u00e0, Einaudi, 2015. Ha curato inoltre, con Francesco Loriggio, A filo doppio. Un\u2019antologia di scritture calabro-canadesi, Donzelli, 2017.<\/em><\/strong><\/span><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Forse i grandi antropologi sono i grandi poeti della modernit\u00e0, fondatori prima ancora che scopritori di citt\u00e0 morte e civilt\u00e0 svanite, ma fondatori in quanto [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":11715,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[9,114],"tags":[1962,1923,1963],"class_list":["post-11714","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-calabria","category-pubblicazioni","tag-antropologia","tag-calabria","tag-paesi-abbandonati"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11714","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11714"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11714\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11715"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11714"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11714"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11714"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}