{"id":11756,"date":"2018-02-28T10:23:03","date_gmt":"2018-02-28T09:23:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=11756"},"modified":"2018-03-03T00:01:30","modified_gmt":"2018-03-02T23:01:30","slug":"selvaggi-il-rewilding-della-terra-dei-mari-e-della-vita-umana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/02\/selvaggi-il-rewilding-della-terra-dei-mari-e-della-vita-umana\/","title":{"rendered":"Selvaggi. Il rewilding della terra, dei mari e della vita umana"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-11758\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/13-Selvaggi.jpg\" alt=\"\" width=\"368\" height=\"533\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/13-Selvaggi.jpg 368w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/13-Selvaggi-207x300.jpg 207w\" sizes=\"auto, (max-width: 368px) 100vw, 368px\" \/>Rewilding \u00e8 un termine entrato di recente nel dizionario, nel 2011, rendendosi oggetto di immediate forti contestazioni. Fu considerato nell&#8217;accezione di<strong> liberare gli animali in cattivit\u00e0 per reintrodurli e restituirli alla selvaticit\u00e0, per poi ampliare la visuale ad interi ecosistemi in grado di preconizzare una piena restaurazione dell&#8217;ambiente selvaggio.<\/strong><\/p>\n<p>Per <strong>George Monbiot<\/strong>, &#8211; giornalista, scrittore e ambientalista britannico &#8211; rewilding \u00e8 molto di pi\u00f9 della semplice \u00ab<em>rinaturalizzazione<\/em>\u00bb poich\u00e8 si basa sull&#8217;assioma che<strong> la natura non \u00e8 costituita solo da un insieme di specie, ma dalle sempre mutevoli relazioni tra ciascuna di esse e l&#8217;ambiente fisico<\/strong>. Dice Monbiot: \u00ab<em>il rewilding riconosce che mantenere un ecosistema in uno stato di sviluppo bloccato, preservandolo come se si trattasse di un barattolo di sottaceti, \u00e8 proteggere qualcosa che ha ben poco a che fare con il mondo naturale<\/em>\u00bb. L&#8217;uomo (e gli stessi ambientalisti) hanno sempre pensato di poter gestire la natura come si bada un giardino. Ma la storia del nostro pianeta ci dice che<strong> i predatori e i grandi erbivori possono trasformare i luoghi in cui vivono e cambiare non solo l&#8217;ecosistema ma la natura del terreno, il comportamento dei fiumi, la chimica degli oceani, la composizione dell&#8217;atmosfera<\/strong>. Molti dei nostri alberi e arbusti europei si sono evoluti per resistere, ad esempio, agli attacchi degli elefanti.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong>Occorre quindi immaginare il rewilding evitando la pulsione di voler controllare la natura. Reintroducendo animali e piante assenti, abbattendo quelle esotiche che non possono essere controllate dalla fauna selvatica, facendo dunque un autentico \u00ab<em>passo indietro<\/em>\u00bb. Processo essenziale per un rewilding della intera vita umana. Non un distacco dalla civilt\u00e0, ma un uso opportuno della tecnologia per beneficiare di una vita pi\u00f9 ricca di avventure e sorprese.<\/strong><\/span><\/h4>\n<p>Ma rewilding significa anche, e soprattutto, \u00ab<em><strong>non avere un obiettivo fisso<\/strong>: non \u00e8 guidato dai gestori umani ma dai processi naturali, non cerca di controllare i fenomeni naturali e di ricreare un particolare ecosistema o paesaggio ma &#8211; dopo avere reintrodotto alcune specie scomparse &#8211; di consentirgli di trovare la propria dimensione<\/em>\u00bb.<br \/>\nNel mondo esempi di rewilding iniziano a farsi strada, come<strong> nei Carpazi e nel bacino del Danubio, dove il WWF<\/strong> sta contribuendo a proteggere circa un milione di ettari che connettono parchi naturali gi\u00e0 esistenti e terre rinaturalizzate in Serbia e Romania. O come in <strong>Germania,<\/strong> dove il governo ha promesso di sottoporre a rewilding il due per cento del proprio territorio entro il 2020.<\/p>\n<p>E&#8217; questo il leitmotiv di &#8220;<em>Selvaggi. Il rewilding della terra, dei mari e della vita umana<\/em>\u00bb, in cui George Monbiot utilizza la narrazione come farebbe uno scrittore di puri romanzi di avventura, annoverando storie di personali scoperte naturali tanto in terra quanto in mare e lungo i fiumi. In un territorio che<strong> spazia dall&#8217;Africa orientale all&#8217;Europa centrale, con grande e partecipata emozione critica per i luoghi delle isole britanniche<\/strong>.<br \/>\nDifficile capire dove il racconto sia aneddoto e dove studio ecologico, biologico, antropologico: si resta ammaliati dalle sue parole che scandiscono immagini e scoperte, recitano <strong>pillole di scienza, suggeriscono lenti nuove per la nostra percezione poco allenata<\/strong> a decifrare frammenti di un respiro naturale che non pi\u00f9 ci appartiene. Percezione che lo stesso Monbiot ammette di non avere avuto all&#8217;avvio dei suoi percorsi di scoperta, fino a rendersi conto di trovarsi a fare qualcosa che aveva gi\u00e0 eseguito mille volte, di conoscere gi\u00e0 tutto ci\u00f2 che stava facendo all&#8217;interno di quell&#8217; \u00abIo-guscio\u00bb che solo nella natura vera l&#8217;uomo pu\u00f2 riportare a galla, facendo \u00ab<em>scivolare via la civilt\u00e0, leggera, come un accappatoio<\/em>\u00bb. <strong>Memorie genetiche trascurate, ma elementi irriducibili della nostra identit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Nel suo libro Monbiot parla di bambini e di educazione (\u00ab<strong><em>mi piacerebbe vedere ogni scuola portare i propri allievi, per un pomeriggio alla settimana, a correre nei boschi<\/em><\/strong>\u00bb), di cambiamento climatico, di agricoltura aggressiva e di coinvolgimento degli agricoltori nelle trasformazioni anche sociali necessarie, di sussidi e di scelte.<\/p>\n<p>E, ovviamente, di lupi che favoriscono la rigenerazione di foreste millenarie e di ghiandaie (\u00ab<em>ogni ghiandaia pu\u00f2 seppellire fino a 4000 ghiande ogni autunno, anche a chilometri di distanza dall&#8217;albero madre<\/em>\u00bb), di castori che costruiscono dighe naturali che contribuiscono alla creazione di un habitat perfetto per molte specie animali e una difesa idrogeologica per l&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Di linci, leopardi, orsi, salmoni, granceole dai gusci inespressivi e somiglianti a gnu d&#8217;acqua, bisonti, granchi, cavalli selvatici, rinoceronti neri, balene che possono rilasciare fino a 200 mila tonnellate di carbonio attraverso la respirazione (\u00ab<em>l&#8217;industria baleniera ha spostato oltre cento milioni di tonnellate di carbonio dagli oceani all&#8217;atmosfera semplicemente trasformando le balene in olio e in altri prodotti che vengono bruciati o altrimenti ossidati<\/em>\u00bb), di campanule prevaricatrici sulle altre assenze in quanto risparmiate dal sempre pi\u00f9 minimo vagare dei cinghiali.<\/p>\n<p>Oggi, anche in Italia, \u00ab<em>rinaturalizzare<\/em>\u00bb pare essere diventato il punto cruciale di una nuova presa di coscienza dell&#8217;uomo all&#8217;interno del proprio contesto ambientale; <strong>si parla sempre pi\u00f9 spesso di citt\u00e0 con tetti verdi, verde verticale, orti urbani, verde fluviale in ambito urbano.<\/strong><br \/>\nOvviamente \u00e8 un tema (un primo tema, diciamo di \u00abapproccio\u00bb) differente dalle suggestioni che Monbiot ci offre, ovvero <strong>riportare l\u2019ecosistema ad una situazione \u201cprimitiva\u201d o \u201cstorica\u201d<\/strong> (che pu\u00f2 essere diversa da quella \u201cnaturale\u201d o \u201coriginale&#8221;), <strong>ripristinare le comunit\u00e0 storiche<\/strong> (vegetali e animali) di una determinata area, <strong>riportare l\u2019ecosistema (con buona approssimazione) alle condizioni in cui si trovava prima che fosse oggetto di una qualsiasi azione di disturbo<\/strong>.<br \/>\nLuoghi e ambienti selvaggi, appunto.<\/p>\n<p>E la domanda cruciale \u00e8 proprio quella dell&#8217;avere il coraggio di porsi la domanda: <strong>\u00e8 questo il nostro miglior mondo possibile<\/strong> oppure dobbiamo e possiamo ricostruire un sistema-ganglio davvero vitale (e non limitarci a conservare ci\u00f2 che crediamo essere il nostro unico spazio) ?<br \/>\nMonbiot risponderebbe senza indugi. E ora i suoi stimoli sono qui ad interrogare anche i nostri intorpiditi sensi e valori genetici. Senza dimenticarci la nostra intelligenza &#8230;<\/p>\n<p><strong><em>Recensione di Alessandro Mortarino.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Selvaggi. Il rewilding della terra, dei mari e della vita umana.<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">di George Monbiot.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">Traduttore: A. Tozzi<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">Editore: Piano B<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">Anno edizione: 2018<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">Pagine: 301 p., Brossura<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">Euro 17,90<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rewilding \u00e8 un termine entrato di recente nel dizionario, nel 2011, rendendosi oggetto di immediate forti contestazioni. 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