{"id":11774,"date":"2018-03-02T21:46:59","date_gmt":"2018-03-02T20:46:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=11774"},"modified":"2018-03-20T22:25:09","modified_gmt":"2018-03-20T21:25:09","slug":"patrimonio-culturale-e-paesaggio-programma-minimo-per-il-dopo-elezioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/03\/patrimonio-culturale-e-paesaggio-programma-minimo-per-il-dopo-elezioni\/","title":{"rendered":"Patrimonio culturale e paesaggio: programma minimo per il dopo elezioni"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_11775\" aria-describedby=\"caption-attachment-11775\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-11775\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/patrimonio-culturale.jpg\" alt=\"\" width=\"660\" height=\"330\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/patrimonio-culturale.jpg 660w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/patrimonio-culturale-300x150.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 660px) 100vw, 660px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-11775\" class=\"wp-caption-text\">Immagine tratta da: http:\/\/www.blogtaormina.it<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>di Maria Pia Guermandi.<\/em><\/p>\n<p>In quest\u2019ultima fase della <strong>pessima campagna elettorale,<\/strong> la galassia dei partiti e partitini governativi sembra voler risollevare il proprio appeal elettorale su alcune parole d\u2019ordine; all\u2019insegna dell\u2019 &#8220;<em>abbassiamo i toni<\/em>&#8220;,<strong> lo storytelling diffuso a reti unificate<\/strong>, rimanda ossessivamente all&#8217;ambito lessicale della rassicurazione, alle politiche dei piccoli passi, a cambiamenti da ottenere gradualmente, senza scossoni, nell&#8217;intento di costruire un&#8217;immagine di forza tranquilla e responsabile, unico argine agli opposti estremismi e unico interlocutore credibile per i partners europei.<\/p>\n<p>Nella realt\u00e0, le cos\u00ec dette riforme prodotte dal governo a traino Pd in questi 5 anni hanno invece avuto impatto dirompente, animate come erano, dall&#8217;<strong>intento di squassare dalle fondamenta alcuni elementi portanti del welfare state<\/strong> cos\u00ec come conquistato attraverso le lotte del decennio riformista: dal lavoro alla scuola alla sanit\u00e0, per non parlare dell&#8217;attacco alla stessa Carta costituzionale.<\/p>\n<p>La discontinuit\u00e0, o meglio la vera e propria rottura, non solo istituzional-amministrativa, ma ideologica che ci auguriamo come <strong>esito del voto di domenica<\/strong>, non pu\u00f2 che partire, quindi, dallo smantellamento di alcuni \u201cpilastri\u201d dell\u2019ultima legislatura, nel tentativo di ricucire &#8211; aggiornandolo e migliorandolo &#8211; quel sistema che ha saputo assicurare, per un paio di generazioni, emancipazione e protezione sociali come mai prima nella storia del paese.<\/p>\n<p><strong>Fra i pilastri da ricostruire vi \u00e8 senz&#8217;altro il sistema della tutela del patrimonio culturale e del paesaggio<\/strong>, sistema investito in questi ultimi anni dalle cos\u00ec dette<strong> riforme Franceschini.<\/strong> Si \u00e8 trattato in realt\u00e0 di<strong> un gruppo di provvedimenti disorganici fra di loro e istituzionalmente al limite della correttezza<\/strong>, dal carattere contemporaneamente devastante, da un lato, e arcaico dall\u2019altro, in quanto ispirato ad una visione passatista e conservatrice del patrimonio.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong>Devastanti, tali provvedimenti, perch\u00e9 hanno smontato fino a ridurlo, per certi versi, al limite del collasso, un sistema che, per quanto imperfetto e meritevole di aggiornamento, continuava a svolgere alcune funzioni, pur fra carenze e limiti sempre pi\u00f9 evidenti.<\/strong><\/span><\/h4>\n<p>Le cos\u00ec dette riforme Franceschini, invece di procedere ad un aggiornamento, anche radicale, ma ragionato e soprattutto monitorato negli effetti, <strong>hanno invece provocato fratture incongrue ad ogni livello<\/strong>: funzionale, geografico, amministrativo (scissione tutela\/valorizzazione, ripartizioni estemporanee di risorse, estrapolazione di luoghi e monumenti dal contesto territoriale) per di pi\u00f9 senza sostituirvi una struttura coerente ed operando con modalit\u00e0 amministrativamente e organizzativamente del tutto improvvisate e disorganiche, tanto \u00e8 vero che ad oggi,<strong> a distanza di circa 3 anni dall\u2019avvio di questa operazione, la situazione all&#8217;interno dei vari istituti \u2013 sia soprintendenze che musei &#8211; \u00e8 ancora di caos organizzativo<\/strong>, dal punto di vista della ripartizione del personale, delle competenze, delle risorse quali ipoteche, archivi, laboratori.<\/p>\n<p>Concentrando risorse e visibilit\u00e0 politica e mediatica su pochi, pochissimi monumenti<strong> la visione delle riforme franceschiniane ci ha riportato un secolo indietro<\/strong>, al tempo in cui il patrimonio culturale era costituito dalle sole opere d\u2019arte di eccellenza, una collana di highlights, di capolavori, gli unici degni di attenzioni in quanto redditizi o supposti tali dal punto di vista dell\u2019indotto turistico.<strong> E il \u201cresto\u201d, vale a dire il 95% del patrimonio diffuso sul territorio, \u00e8 per conseguenza trattato alla stregua di una bad company da dismettere pezzo a pezzo<\/strong>, come sta puntualmente avvenendo tramite dismissioni striscianti e cessione di competenze e gestione patrimoniale alle Fondazioni, da Ravenna ad Aquileia alle residenze sabaude.<\/p>\n<p>Si tratta di quella <strong>ritirata dello Stato<\/strong>, del pubblico in senso lato, dalle proprie prerogative che \u00e8 fenomeno che interessa tutta la pubblica amministrazione, passaggio ineludibile di quello smantellamento delle conquiste sociali costitutive del welfare state, uno dei pochi lasciti progressisti di quest\u2019Europa che arretra su tutti i fronti.<br \/>\n<strong>Per quanto riguarda il paesaggio<\/strong>, poi, quest&#8217;operazione di &#8220;<em>abbandono del campo<\/em>&#8221; da parte degli organismi di tutela, gi\u00e0 in atto da almeno un decennio, \u00e8 stato scientemente perseguito da quest&#8217;ultimo governo attraverso una serie molteplice di provvedimenti,<strong> dallo SbloccaItalia alla legge Madia, dalla semplificazione delle autorizzazioni paesaggistiche alla riforma della VIA<\/strong>. Gli organi di tutela sono stati marginalizzati, il loro potere decisionale circoscritto nei tempi e nelle modalit\u00e0. Praticamente <strong>annullate le possibilit\u00e0 di un&#8217;opposizione nel merito ad esempio all&#8217;interno delle conferenze di servizio.<\/strong> <strong>Depotenziando le Soprintendenze<\/strong> attraverso le riforme, infine, si \u00e8 sancita l&#8217;impossibilit\u00e0 &#8211; de facto &#8211; di un serio controllo del territorio da parte degli organismi di tutela.<\/p>\n<p>Oltre a non avere alcun effetto &#8211; o addirittura effetti contrari &#8211; per quanto riguarda gli sbandierati obiettivi di semplificazione e risparmio delle risorse (spending review) le riforme hanno contribuito ad affossare ulteriormente un mercato del lavoro gi\u00e0 da tempo investito da fenomeni di precarizzazione endemica. Dal momento che le funzioni in capo al ministero non sono diminuite, ma anzi si sono ampliate nel tempo,<strong> a fronte della volont\u00e0 politica di non allargare le maglie degli organici, anzi di ridurle<\/strong>, \u00e8 stato inevitabile ricorrere a forze esterne con veri e propri fenomeni di dumping sociale e la precarizzazione si \u00e8 cos\u00ec istituzionalizzata.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong>Nessuna innovazione, infine, neanche per quanto riguarda la cos\u00ec detta valorizzazione, vero target delle politiche ministeriali, interpretata al ribasso come pura rendita turistica su cui lucrare col minimo degli investimenti.<\/strong><\/span><\/h4>\n<p>Eppure le statistiche continuano a restituirci l\u2019immagine di un paese che continua ad avere un evidente problema di democratizzazione nei confronti del proprio patrimonio se <strong>quasi 7 persone su 10 non entrano in un museo neanche una volta l\u2019anno<\/strong>. E mentre nei paesi di pi\u00f9 evoluta riflessione culturale, da oltre un decennio si ragiona di un uso del patrimonio che parta dai bisogni non pi\u00f9 degli oggetti, ma dei soggetti, a partire dai cittadini &#8211; vecchi e nuovi \u2013 e che trasformi i nostri beni culturali in strumenti di primaria importanza di quelle politiche di inclusione su cui in Italia siamo poco pi\u00f9 che all&#8217;anno zero,<strong> il Mibact di Franceschini si autocelebra attraverso la top ten dei numeri sui biglietti dei musei.<\/strong><\/p>\n<p>Come \u00e8 gi\u00e0 stato ribadito, da <strong>Tomaso Montanari<\/strong> in primis, il nostro patrimonio culturale deve tornare ad avere un ruolo fondamentale in quella costruzione del senso di cittadinanza oggi a rischio di frantumazione.<\/p>\n<p><strong>Il concetto di patrimonio culturale nacque nel Rinascimento<\/strong>, come strumento per l\u2019emancipazione dell\u2019uomo dal determinismo biologico, perch\u00e9 in grado di sviluppare il senso critico e la comprensione \u2013 e quindi accettazione &#8211; del diverso nel luogo e nello spazio.<\/p>\n<p>A queste funzioni che ne hanno decretato il carattere di elemento sostanziale della modernit\u00e0 che stava nascendo e che conservano intatte la loro importanza nel mondo contemporaneo, deve essere riconsegnato e <strong>ci\u00f2 si potr\u00e0 fare solo a partire dallo smantellamento delle \u201criforme\u201d Franceschini.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Primo passo da compiere<\/strong> verso una riforma radicale che si ponga l\u2019obiettivo primario di inserire le politiche culturali &#8211; una volta elaborate, finalmente &#8211; come perno della programmazione economica, infrastrutturale, territoriale e ovviamente educativa, restituendogli quel ruolo da troppo obliterato di elemento vitale del progresso sociale.<\/p>\n<p>Tratto da: <a href=\"http:\/\/www.eddyburg.it\/2018\/02\/patrimonio-culturale-e-paesaggio.html\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>http:\/\/www.eddyburg.it\/2018\/02\/patrimonio-culturale-e-paesaggio.html<\/strong><\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria Pia Guermandi. 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