{"id":11846,"date":"2018-03-22T09:19:46","date_gmt":"2018-03-22T08:19:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=11846"},"modified":"2018-03-22T09:38:29","modified_gmt":"2018-03-22T08:38:29","slug":"lunico-mondo-che-abbiamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/03\/lunico-mondo-che-abbiamo\/","title":{"rendered":"L&#8217;unico mondo che abbiamo"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-11848\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/14-Lunico-mondo.png\" alt=\"\" width=\"201\" height=\"291\" \/>Lo definiscono come il \u00ab<em>filosofo-contadino<\/em>\u00bb, ma a me piace immaginarlo semplicemente come un <strong>contadino vero<\/strong>, secondo un&#8217;idea dell&#8217; \u00ab<em>hora et labora<\/em>\u00bb medioevale che, nel suo caso, significa lavorare nei campi e pensare, laicamente, al <strong>rapporto tra uomo e natura, tra progresso e conservazione, tra presente e futuro<\/strong>. Mi riferisco a <strong>Wendell Berry<\/strong>, per molti poeta, tra i pi\u00f9 letti ed acclamati scrittori americani contemporanei, attivista della prima ora dei diritti della terra e ambasciatore del &#8220;<strong><em>bioregionalismo<\/em><\/strong>&#8221; americano.<\/p>\n<p>Piano B Edizioni ha da poco dato alle stampe un suo libro (\u00ab<em><strong>L&#8217;unico mondo che abbiamo<\/strong><\/em>\u00bb) che contiene dieci saggi che scandagliano i temi prioritari della nostra moderna esistenza: <strong>il rapporto tra economia ed ecologia, il \u201c<em>commercio della violenza<\/em>\u201d globale che distrugge comunit\u00e0 e terra nel nome del profitto, l\u2019assoluta necessit\u00e0 d\u2019iniziare a considerare come un \u201c<em>costo<\/em>\u201d la sistematica distruzione del nostro unico mondo e delle sue culture locali e localmente adattate<\/strong>. Sono testi inediti e relazioni pubbliche che Berry ha prodotto tra il 2010 e oggi e ci aiutano ad approfondire temi ben chiari a chi, nel tempo, lo ha gi\u00e0 conosciuto e di straordinaria originalit\u00e0 e attualit\u00e0 per chi ancora non lo ha incontrato. <strong>Utilissimi per porsi delle domande e confrontarsi con le sue risposte<\/strong>. Che dovrebbero essere le risposte di noi tutti, cittadini di un tempo delle incertezze.<\/p>\n<p>Ne \u00ab<em>L&#8217;unico mondo che abbiamo<\/em>\u00bb si ragiona del <strong>ruolo della scienza e della significativa differenza tra il sapere e il credere<\/strong>, ben consci che un cervello da solo \u00e8 un cervello morto. Oggi viviamo in un&#8217;era tecnologica, nel regno dell&#8217;industrializzazione e <strong>dell&#8217;economia del denaro contrapposta all&#8217;economia reale dei beni (\u00ab<em>il governo della casa<\/em>\u00bb): un&#8217;economia di \u00ab<em>quantit\u00e0<\/em>\u00bb<\/strong> che fatica ad essere anche un&#8217;economia attenta e responsabile.<br \/>\n<strong>I nostri paesaggi sono diventati semplici fonti di prodotti estraibili<\/strong>, il processo dello sviluppo \u00e8 basato sulla sostituzione dei lavoratori umani con le macchine e sul <strong>massimo profitto derivante dalla vendita di merci\/prodotti indipendentemente dalla loro utilit\u00e0 o dai loro effetti.<\/strong> La scienza e l&#8217;industria danno spazio alla sintesi, ma non per rimettere insieme ci\u00f2 che era intero e che \u00e8 stato separato: <strong>abbiamo imparato a conoscere le macchine, ma il prezzo \u00e8 stato quello di dimenticare le piante e gli animali.<\/strong> Senza minimamente considerare la distruzione come un costo.<\/p>\n<p>La popolazione che lavora la terra si \u00e8 ridotta drasticamente e <strong>le fattorie a gestione famigliare sono state rimpiazzate dalle riorganizzate tecnologie belliche<\/strong> e, per questo, sono diventate il <strong>fronte di una guerra contro il mondo vivente<\/strong>, dove le buone pratiche consolidate nell&#8217;uso della fertilit\u00e0 della terra sono state spiazzate dall&#8217;avvento dei combustibili fossili, creduto come una panacea anzich\u00e8 come un processo inevitabilmente orientato all&#8217;esaurimento.<br \/>\nIl motto dell&#8217;agricoltura moderna ha un ritmo, quello della rapidit\u00e0. <strong>Rapido \u00e8 meglio, \u00e8 pi\u00f9 efficiente<\/strong>. Ma oltre una certa scala di lavoro <strong>l&#8217;agricoltore inizia a conformarsi alle esigenze della macchina e non alla natura del proprio terreno<\/strong>.<\/p>\n<blockquote>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong><em>\u00abSe le persone che vivono e lavorano in campagna non riescono anche a goderne, una parte preziosa e necessaria della loro vita \u00e8 perduta. L&#8217;arte e la vita di comunit\u00e0 rurali e stanziali sono fondamentali per un&#8217;economia che sia di sostegno alla vita. Ma il loro valore non \u00e8 calcolabile\u00bb.<\/em><\/strong><\/span><\/h4>\n<\/blockquote>\n<p>Abbiamo sostituito la scienza alla cittadinanza e al senso di appartenenza alla comunit\u00e0 e alla buona gestione. \u00ab<em>Un posto di lavoro esiste senza riferimento a nessuno o a nessun luogo in particolare. Se una persona perde il posto di lavoro nel Kentucky e trova lavoro altrove, cessa di essere disoccupato<\/em>\u00bb, <strong>ma con quale danno per una comunit\u00e0 o per un territorio ?<\/strong> Parliamo poco dei \u00ab<em>costi umani<\/em>\u00bb e dei \u00ab<em>danni collaterali<\/em>\u00bb della guerra industriale e dei costi ecologici dell&#8217;uso industriale della terra. Un risultato che soddisfa solo l&#8217;obiettivo sociale dell&#8217;economia industriale e del suo governo industriale, ma \u00ab<strong>s<\/strong><em><strong>e vogliamo salvare la terra, dobbiamo salvare le persone che appartengono alla terra. Se vogliamo salvare le persone, dobbiamo salvare la terra a cui appartengono le persone<\/strong>. Dovremmo respingere l&#8217;idea che la realt\u00e0 ultima sia politica e che dunque le soluzioni ultime siano politiche. Se il nostro progetto \u00e8 quello di salvare la terra e le persone, il vero lavoro dovr\u00e0 essere fatto localmente<\/em>\u00bb.<br \/>\nLe soluzioni iniziano e finiscono con noi stessi. E <strong>l&#8217;energia dei combustibili fossili deve essere sostituita non solo con energia pulita, ma anche con meno energia.<\/strong><br \/>\nAbbiamo bisogno di \u00ab<strong>g<em>entilezza<\/em><\/strong>\u00bb, che \u00e8 legata alla \u00ab<em>gens<\/em>\u00bb, la famiglia, ma anche alla razza e alla natura; nel medioevo genere e natura erano sinonimi.<\/p>\n<p>Particolarmente attuali, per noi italiani (mi riferisco alla controversa legge nazionale su boschi e foreste ora alla firma del Presidente della Repubblica), le riflessioni di Wendell Berry sulla <strong>gestione veramente ecosostenibile delle riserve verdi, sempre pi\u00f9 considerate come un giacimento economico.<\/strong><\/p>\n<blockquote>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong>\u00ab<em>Il bosco viene ridotto a un mattatoio, perch\u00e8 nessuno ha pensato alla foresta invece che agli alberi. Nessun allevatore sano di mente venderebbe le sue fattrici per tenersi le giovenche, per poi aspettare anni prima che siano pronte per accoppiarsi e partorire nuovi vitelli. E nessun allevatore valorizzerebbe la sua mandria vendendo le mucche migliori per tenersi e allevare le peggiori. Una foresta, se trattata con gentilezza, pu\u00f2 vivere incredibilmente pi\u00f9 a lungo di qualunque dei suoi alberi. E una gestione del territorio a breve termine conduce quasi inevitabilmente al suo depauperamento nel lungo termine<\/em>\u00bb.<\/strong><\/span><\/h4>\n<\/blockquote>\n<p><strong>L&#8217;economia di territorio significa proprio questo: ricreare un luogo in cui i giovani imparino dai loro anziani.<\/strong> \u00ab<em>Cambiamento e innovazione si succederebbero naturalmente, senza imposizioni esterne o per il beneficio degli estranei o con la vertiginosa velocit\u00e0 dell&#8217;innovazione industriale<\/em>\u00bb.<br \/>\nL&#8217;uomo \u00e8 assalito perennemente dall&#8217;assillo del \u00ab<strong><em>domani<\/em><\/strong>\u00bb. Ma tutto ci\u00f2 di cui possiamo e dobbiamo preoccuparci \u00e8, invece, <strong>fare oggi la cosa giusta per preparare un domani migliore<\/strong>: \u00e8 una prerogativa (questa s\u00ec) esclusivamente umana.<\/p>\n<blockquote>\n<h4>\u00ab<span style=\"color: #008000;\"><strong><em>Risparmiare energia grazie all&#8217;autocontrollo, alla consapevolezza e ricorrendo alla virt\u00f9 perduta della frugalit\u00e0. Spendere meno, bruciare meno, viaggiare meno, pu\u00f2 essere un sollievo. Una vita pi\u00f9 fredda, pi\u00f9 lenta, pu\u00f2 renderci pi\u00f9 felici e pi\u00f9 presenti a noi stessi e a tutti coloro che hanno bisogno della nostra presenza. Grazie a queste ricompense, un grande problema potrebbe essere risolto nella pratica da molte piccole soluzioni che, dopo tutto, sono necessarie indipendentemente da ci\u00f2 che far\u00e0 la politica. Il governo, alla fine, potrebbe fare la cosa giusta e iniziare a imitare la gente<\/em><\/strong><\/span>\u00bb.<\/h4>\n<\/blockquote>\n<p>Una speranza, un augurio o una certezza ? &#8230;<\/p>\n<p><em><strong>Recensione di Alessandro Mortarino.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">L&#8217; unico mondo che abbiamo<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">Wendell Berry<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">Traduttore: A. Tozzi<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">Editore: Piano B<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">Anno edizione: 2018<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">Pagine: 154 p., Brossura <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">Euro 14,00<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo definiscono come il \u00abfilosofo-contadino\u00bb, ma a me piace immaginarlo semplicemente come un contadino vero, secondo un&#8217;idea dell&#8217; \u00abhora et labora\u00bb medioevale che, nel suo [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":11848,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[114],"tags":[1968,1997],"class_list":["post-11846","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pubblicazioni","tag-ecologia","tag-wendell-berry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11846","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11846"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11846\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11848"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11846"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11846"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11846"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}