{"id":11883,"date":"2018-03-27T21:47:03","date_gmt":"2018-03-27T19:47:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=11883"},"modified":"2022-03-31T12:14:45","modified_gmt":"2022-03-31T10:14:45","slug":"sardegna-a-rischio-il-paesaggio-dei-pastori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/03\/sardegna-a-rischio-il-paesaggio-dei-pastori\/","title":{"rendered":"Sardegna. A rischio il paesaggio dei pastori"},"content":{"rendered":"<p><em>di Sandro Roggio.<\/em><\/p>\n<p><strong>La Sardegna soleggiata e ventosa, prateria per le scorribande dei nuovi speculatori dell&#8217;energia<\/strong>. Non a caso la P3 guardava con attenzione al business nell&#8217;isola. Ideale la bassa densit\u00e0 abitativa, ovviamente favorevole la circostanza dei grandi spazi vuoti per accogliere gli impianti da fonti rinnovabili:<strong> lontano dagli occhi potrebbe svanire la percezione dell&#8217;impatto.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Difficile invece contenere i timori delle popolazioni<\/strong> che cominciano a reagire in modo inatteso ai tentativi di insediare torri eoliche e distese di specchi pure nelle campagne distanti.<\/p>\n<p>Tocca ora a <strong>Bitti (Nuoro)<\/strong> sentire forte la minaccia. <strong>Quanto basta perch\u00e9 monti la ribellione della comunit\u00e0<\/strong>: orgogliosa, forte di un sentimento civico che non ti aspetti da un gruppo sociale di 3mila abitanti (6mila, a met\u00e0 del secolo scorso). Eppure basta guardarsi attorno per capire la relazione tra i bittesi e il paesaggio: si vede nell&#8217;assetto del territorio alle quote pi\u00f9 elevate come nell&#8217;area urbana. <strong>Un&#8217;appartenenza alle strade e alle piazze<\/strong>. Lo dice quella ventina di chiese in un tessuto minuto ma costituito da tanti quartieri, pi\u00f9 delle contrade di Siena.<\/p>\n<p>Una concentrazione di intellettuali che non si trova nelle citt\u00e0, personalit\u00e0 autorevoli con lo sguardo curioso sul mondo, come <strong>Giorgio Asproni<\/strong> a met\u00e0 Ottocento in contatto con <strong>Garibaldi, Cattaneo, Bakunin<\/strong>.<br \/>\nPotrebbe cambiare per sempre il paesaggio attorno a Bitti e a Orune. Si vedrebbe da molto lontano <strong>quella dozzina di torri eoliche in programma, alte 150 metri (poco meno della Mole Antonelliana).<\/strong><br \/>\nCon l&#8217;esteso corredo infrastrutturale che interromperebbe per sempre continuit\u00e0 ecologiche e potrebbe <strong>fare scempio di biodiversit\u00e0 e di beni culturali soprattutto archeologici<\/strong>. Un danno per le attivit\u00e0 agropastorali.<\/p>\n<p>45,5 MW nel nome della solidariet\u00e0 energetica nazionale.<br \/>\n<strong>Come se l&#8217;isola non avesse gi\u00e0 dato un sostanzioso contributo alla industrializzazione del Continente<\/strong> tra Otto e Novecento. Grandi quantit\u00e0 di legna e carbone vegetale \u2013 carburante di qualit\u00e0 \u2013 per fare girare le macchine a vapore altrove, dai telai ai battelli. Il patrimonio boschivo dell&#8217;isola ridotto in quel tempo di circa il 70%, e non solo a causa di incendi \u2013 come dimostrano gli studi di <strong>Fiorenzo Caterini<\/strong>. Tantissimi alberi sardi sacrificati per conservare le foreste di altre regioni. Nell&#8217;isola si chiamavano selve \u2013 sovrabbondanti per i bisogni di pochi abitanti \u2013 e alle quali si dava poco valore.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 toccato al forestiero <strong>Alberto Larmora<\/strong> contrastare con successo il programma di un avvocato modenese, pronto a portarsi via \u2013 praticamente gratis \u2013 100mila querce. Un caso fortunato, figurarsi in quell&#8217;epoca. La Sardegna povera e condiscendente: condannata a subire progetti di chi prendeva senza restituire nulla, come solo alcuni hanno osservato sollecitamente. Ad esempio <strong>Gramsci<\/strong> che nel 1919 imputava ai piemontesi<strong> la distruzione delle foreste dei sardi \u201c<em>ai quali non hanno mai dato scuole, n\u00e9 acquedotti, n\u00e9 porti, n\u00e9 giustizia (&#8230;)<\/em>\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;aggressione \u00e8 proseguita, e nel secondo Novecento con un rovesciamento del paradigma. <strong>Mettere invece di portare via.<\/strong> <strong>Fabbriche inquinanti, poligoni militari, e di recente gli impianti per catturare sole e vento, le trivelle in attesa<\/strong>. Nelle coste il ciclo edilizio perpetuo. Tutto favorito dalla poca popolazione dell&#8217;isola e dal valore sottostimato di terre. E secondo la convenienza degli investitori guardati con fiducia malriposta.<\/p>\n<p>Si credevano benefattori come oggi il gruppo <strong>Siemens-Gamesa<\/strong> deciso ad accomodarsi nel tranquillo altopiano di \u201c<em>Gomoretza<\/em>\u201d a Bitti, raccontandolo come \u201c<em><strong>giacimento energetico rinnovabile<\/strong><\/em>\u201d dove i giovani bittesi saranno addestrati alle professioni hi-tech da esportare nel mondo. La parodia della storia che si ripropone nelle forme tragiche della postmodermit\u00e0. Produrre energia nell&#8217;isola per rivenderla chiss\u00e0 dove, bench\u00e9 in Sardegna non ne serva e quella utilizzata costi di pi\u00f9. Il solito paradosso dello sfruttamento di territori che arricchisce pochi e trasferisce i benefici altrove.<\/p>\n<p>Si comincia a capirla la sconvenienza, pure dove la vita \u00e8 grama e le promesse di lavoro ovviamente allettanti. Per questo il dissenso all&#8217;impianto a \u201c<em>Gomoretza<\/em>\u201d assume un valore simbolico. <strong>Grazie al Comitato \u201c<em>Santu Matzeu<\/em>\u201d<\/strong>, a guida femminile, che non vuole quelle macchine rotanti nell&#8217;orizzonte di Bitti. E ha deciso di combattere perch\u00e9 le terre non perdano la vocazione agropastorale.<\/p>\n<p><strong>E la Regione? Aveva fatto la mossa giusta<\/strong>: la delibera di Giunta del 7\/8\/ 2015 per indicare i siti non idonei all&#8217;installazione di impianti eolici. Necessaria dopo i tentativi di contenere gli effetti del D.Lgs. 387\/2003 in materia di energia censurati dalle sentenze della Corte Costituzionale: giudicato \u201c<em>astratto\u201d<\/em> il diniego agli aerogeneratori e simili. Si trattava di coglierle fino in fondo le sollecitazioni dei giudici costituzionali ad esercitare le prerogative regionali per installare gli impianti da fonti rinnovabili nei luoghi pi\u00f9 adatti. E compatibilmente con l&#8217;interesse pubblico.<\/p>\n<p>Oggi ci si interroga se un successivo atto \u2013 peraltro annunciato nella delibera \u2013 e soprattutto l&#8217;estensione del Ppr alle zone interne, non avrebbero consentito di rimediare ai difetti dell&#8217;art. 112 delle Norme di attuazione del Ppr, dove peraltro <strong>si rimanda a uno \u201cstudio specifico\u201d per stabilire la localizzazione di impianti eolici.<\/strong> Senza questi adempimenti supportati da congrue motivazioni per la tutela del paesaggio rurale e pastorale, sar\u00e0 complicato difendere il territorio di Bitti e di altri comuni isolani.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong>D&#8217;altra parte il governo ha pensato in questi anni di compiacere gli uomini d&#8217;affari, al diavolo l&#8217;art. 9 della Costituzione, specie se c&#8217;\u00e8 di mezzo una multinazionale dell&#8217;energia. In questo quadro \u00e8 incerto il futuro di uno dei pascoli d&#8217;altura tra i migliori d&#8217;Europa.<\/strong> <\/span><\/h4>\n<p>Ma provare a difenderlo \u00e8 indispensabile,<strong> come ha chiesto il Consiglio comunale di Bitti esprimendo un netto No all&#8217;insediamento industriale.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Conter\u00e0, come in altre occasioni, l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica del Paese<\/strong>: per questo da Bitti ci chiedono di fare circolare la notizia.<\/p>\n<p>Tratto da: <a href=\"https:\/\/emergenzacultura.org\/2018\/03\/26\/sandro-roggio-sardegna-a-rischio-il-paesaggio-dei-pastori\/\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>https:\/\/emergenzacultura.org\/2018\/03\/26\/sandro-roggio-sardegna-a-rischio-il-paesaggio-dei-pastori\/<\/strong><\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sandro Roggio. La Sardegna soleggiata e ventosa, prateria per le scorribande dei nuovi speculatori dell&#8217;energia. 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