{"id":11919,"date":"2018-04-10T23:17:22","date_gmt":"2018-04-10T21:17:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=11919"},"modified":"2018-04-11T09:33:47","modified_gmt":"2018-04-11T07:33:47","slug":"ecologia-del-desiderio-curare-il-pianeta-senza-rinunce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/04\/ecologia-del-desiderio-curare-il-pianeta-senza-rinunce\/","title":{"rendered":"Ecologia del desiderio. Curare il Pianeta senza rinunce"},"content":{"rendered":"<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-11920\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/EcologiaDesiderio.jpg\" alt=\"\" width=\"226\" height=\"350\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/EcologiaDesiderio.jpg 226w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/EcologiaDesiderio-194x300.jpg 194w\" sizes=\"auto, (max-width: 226px) 100vw, 226px\" \/>Gli ecologisti (nel senso di \u00ab<em>gli ambientalisti<\/em>\u00bb) hanno sempre torto<\/strong>. E questo lo sanno tutti.<br \/>\nLo sanno anche \u00ab<em>gli ambientalisti<\/em>\u00bb stessi. E lo sanno perch\u00e9 non passa giorno che un presidente del consiglio, un ministro, un sindaco, un assessore, un presidente di regione o di provincia non riesca a trattenere il suo pubblico dileggio di questa sorta di strana gen\u00eca che dice dei gran NO, limita il proprio orizzonte al solo giardino di casa, non riconosce il valore economico sopra a qualsiasi esigenza ecosistemica.<\/p>\n<p><strong>Gli ecologisti (nel senso di \u00ab<em>gli ambientalisti<\/em>\u00bb) hanno sempre torto. Anche e soprattutto quando hanno ragione. Cio\u00e8 quasi sempre.<\/strong> Perch\u00e9 il giardino di casa \u00e8 lo spicchio e lo specchio di una emergenza generale, perch\u00e9 l&#8217;economia viene dopo la tutela ambientale, perch\u00e9 i NO non sono stroncature aprioristiche ma la base di una \u00abaltra\u00bb scelta.<br \/>\nInsomma: gli ecologisti (nel senso di \u00ab<em>gli ambientalisti<\/em>\u00bb) hanno sempre torto, ma solo quando i \u00ab<em>potenti<\/em>\u00bb di turno vogliono far prevalere le loro ragioni. <strong>Che, spesso, sono le ragioni di pochi a danno degli interessi della collettivit\u00e0 e del Bene Comune.<\/strong><\/p>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong>Detto cos\u00ec, il torto degli\u00ab<em>ambientalisti<\/em>\u00bb \u00e8 in realt\u00e0 una ragione. Eppure le loro &#8211; le nostre &#8211; ragioni faticano a farsi largo, nonostante dati incontrovertibili, elementi scientifici e statistici, monitoraggi indipendenti, verit\u00e0 difficilmente opinabili.<\/strong><\/span><\/h4>\n<p><strong>Antonio Cianciullo<\/strong>, scrittore e giornalista del quotidiano \u201c<strong><em>la Repubblica<\/em><\/strong>\u201d, da oltre trent&#8217;anni indagatore dei grandi temi ambientali, offre una sua analisi di questa particolare situazione nel suo ultimo lavoro \u00ab<em><strong>Ecologia del desiderio. Curare il Pianeta senza rinunce<\/strong><\/em>\u00bb (Aboca Edizioni) regalandoci molte sollecitazioni per tentare di affrontare l&#8217;approccio ad un cambiamento necessario.<br \/>\n<strong>La sua tesi di fondo \u00e8 che siamo sull&#8217;orlo della prima estinzione di massa causata da una sola specie, quella che si autodefinisce sapiens<\/strong>: \u00ab<em>abbiamo portato l&#8217;inquinamento fino alle cime himalayane e stiamo lavorando per un clima pi\u00f9 favorevole alle zanzare che agli esseri umani<\/em>\u00bb. Disponiamo di dati e rapporti scientifici chiarissimi che dovrebbero portarci a mutare la nostra direzione di marcia. <strong>Ma nulla accade. Perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 gli ecologisti (nel senso di \u00ab<em>gli ambientalisti<\/em>\u00bb) continuano a vendere solo paura, condita con l&#8217;erba amara della rinuncia.<\/strong> Quando, invece, dovrebbero<strong> spostare l&#8217;attenzione da ci\u00f2 che non si deve fare a ci\u00f2 che va fatto<\/strong>, costruire e raccontare luoghi in cui la qualit\u00e0 della vita migliora, in cui l&#8217;inquinamento viene ridotto da tecnologie confortevoli, in cui il lavoro viene distribuito in modo pi\u00f9 equo allentando le tensioni sociali. <strong>Passare da un&#8217;ecologia del dovere a un&#8217;ecologia del desiderio, appunto.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Un problema di comunicazione, dunque. Serio. Molto serio.<\/strong><br \/>\nGran parte dei messaggi ambientalisti sono preceduti dal segno meno: si descrive una entit\u00e0 ostile da ridurre o da eliminare, si ripete di scappare dalla zona rossa ma non si indica il luogo di arrivo, un luogo che susciti emozioni positive. <strong>Zero seduzione<\/strong>. Si suggerisce la riduzione del consumo del pianeta <strong>senza sforzarsi di mettere in risalto la crescita del piacere<\/strong>, facendo cos\u00ec prevalere la sensazione che si perder\u00e0 molto e si godr\u00e0 poco. Invece la proposta alternativa deve dare la carica giusta attraverso un&#8217;idea seduttiva: <strong>meno paura e pi\u00f9 speranza<\/strong>.<\/p>\n<p>Dunque dovremmo essere pi\u00f9 attenti all&#8217;uso delle parole, della comunicazione; <strong>avremmo bisogno di un marketing positivo<\/strong> che ci costringa ad accompagnare la denuncia con altre forme di narrazione.<br \/>\n<strong>Avremmo bisogno di romanzi, di film, persino di telenovele<\/strong> che disegnino il fascino di un quotidiano nuovo modo di esistere dopo il cambiamento, cio\u00e8 una realt\u00e0 possibile che fino ad oggi abbiamo rinunciato a narrare perch\u00e9 troppo impegnati a convincere l&#8217;universo mondo che il gi\u00e0 conosciuto fosse da abbandonare a pi\u00e8 pari, senza preoccuparci di fornire il quadro di una nuova dimensione sociale e individuale. <strong>Senza i vantaggi possibili restano solo i divieti.<\/strong><br \/>\nDovremmo provare a esercitare l&#8217;antica arte della convinzione, che non \u00e8 fatta di lunghe sequele numeriche e inviti alla penitenza. <strong>Cicerone<\/strong> spiegava che all&#8217;oratore non conviene puntare sulla repressione delle passioni ma piuttosto rendere le emozioni \u00ab<em>ancora pi\u00f9 vive e pungenti<\/em>\u00bb e, allo stesso tempo, \u00ab<em>amplificare e abbellire quelle cose che al pubblico appaiono decifrabili e auspicabili<\/em>\u00bb. Cio\u00e8 <strong>dare una direzione al desiderio invece di rincorrere le paure.<\/strong><\/p>\n<p>Cianciullo accompagna la sua tesi perlustrando i temi nodali del nostro odierno malessere ambientale con dovizia di dati, fonti e riferimenti. Racconta come <strong>5 allarmanti rapporti scientifici dell&#8217;IPCC,<\/strong> nell&#8217;arco degli ultimi 23 anni, abbiano registrato la portata di una crisi epocale <strong>ma siano stati abilmente resi innocui dal messaggio rassicurante delle corporation<\/strong> dei combustibili fossili, capaci di minimizzare il problema e \u00ab<em>prendere tempo<\/em>\u00bb separando, infine, le sorti del carbonio da quelle del gas, maggiormente adatto alla transizione energetica.<\/p>\n<p>Ricorda la previsione secondo cui <strong>a met\u00e0 secolo ci troveremo con oltre 200 milioni di profughi ambientali costretti ad abbandonare i loro luoghi divenuti inospitali.<\/strong> Il degrado ambientale \u00e8 <strong>gi\u00e0 oggi responsabile di una morte su quattro<\/strong>; 12,6 milioni di vittime ogni anno nel mondo: circa <strong>200 volte pi\u00f9 dei morti per i conflitti bellici in atto<\/strong>.<\/p>\n<p>Ragiona sui<strong> limiti fisici, visti come stimolo anzich\u00e9 freno<\/strong>: \u00ab<em>in natura \u00e8 la difficolt\u00e0 che crea l&#8217;opportunit\u00e0 del miglioramento. Oggi si pu\u00f2 aprire uno scenario diverso, basato sull&#8217;idea del limite non come una linea che respinge ma come un&#8217;area che accoglie<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Mette in competizione la <strong>battaglia tra lenti e veloci:<\/strong> fare della velocit\u00e0 (intesa come capacit\u00e0 di consumare risorse in modo progressivamente pi\u00f9 vorace) l&#8217;unico valore, significa annullare le soste che in natura sono intervalli carichi di funzioni, significa aumentare il rischio di deragliare.<br \/>\nCos\u00ec come la<strong> competizione tra riciclo e rifiuto, tra economia circolare e economia lineare<\/strong> che vede i quattro elementi fondamentali dei filosofi presocratici <strong>trasformati in pattumiere: terra (discariche), aria (emissioni), acqua (liquami), fuoco (inceneritori).<\/strong> Viviamo in un continente di plastiche, \u00ab<em>una spessa zuppa di plastica abbondantemente condita con fiocchi di plastica con l&#8217;aggiunta, qua e l\u00e0, di pezzi di plastica pi\u00f9 grossi<\/em>\u00bb.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong>Un libro dunque utilissimo per riflettere sul nostro modo di agire e, soprattutto, di comunicare e forse anche una risposta all&#8217;inquietudine che spesso pervade gli ecologisti (nel senso di \u00abgli ambientalisti\u00bb) nell&#8217;osservare il sempre pi\u00f9 ridotto e difficile passaggio generazionale tra i propri \u00abmilitanti\u00bb. Il motivo lo possiamo comprendere solo se accettiamo l&#8217;idea di trovarci in un vicolo cieco; e il primo cambiamento tocca a noi e alla nostra comunicazione: make it sexy, make it simple, make it personal !<\/strong><\/span><\/h4>\n<p>Ricordandoci della vergine <strong>Sh\u00e8h\u00e8razade<\/strong> che and\u00f2 in sposa al Re di Persia e, come tutte le altre mogli, fu condannata ad essere giustiziata la mattina dopo in segno di vendetta nei confronti dell&#8217;incostanza femminile provocata dalla prima sposa adultera.<br \/>\nMa Sh\u00e8h\u00e8razade concluse la sua notte da sposa &#8211; l&#8217;unica notte prevista dal Re &#8211; narrando un racconto che prosegu\u00ec per mille e una notte. Il Re fu attratto dalla storia avvolgente che ogni notte si fermava lasciando un finale in sospeso. Sh\u00e8h\u00e8razade ottenne la grazia e fu libera.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #008000;\"><strong>Noi, con l&#8217;effetto Sh\u00e8h\u00e8razade, potremmo guadagnare l&#8217;equilibrio del pianeta&#8230;<\/strong><\/span><\/h4>\n<p><strong>Recensione di Alessandro Mortarino.<\/strong><\/p>\n<p><em>Ecologia del desiderio. Curare il pianeta senza rinunce<\/em><br \/>\n<em>di Antonio Cianciullo<\/em><br \/>\n<em>Editore: Aboca Edizioni<\/em><br \/>\n<em>Anno edizione: 2018<\/em><br \/>\n<em>Pagine: 197 p., Brossura<\/em><br \/>\n<em>Euro 15,00<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli ecologisti (nel senso di \u00abgli ambientalisti\u00bb) hanno sempre torto. E questo lo sanno tutti. Lo sanno anche \u00abgli ambientalisti\u00bb stessi. 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