{"id":11995,"date":"2018-05-28T22:58:21","date_gmt":"2018-05-28T20:58:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=11995"},"modified":"2018-06-11T15:23:05","modified_gmt":"2018-06-11T13:23:05","slug":"nuovi-vigneti-e-noccioleti-come-cambiera-il-paesaggio-dellalta-langa-e-delle-terre-unesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/05\/nuovi-vigneti-e-noccioleti-come-cambiera-il-paesaggio-dellalta-langa-e-delle-terre-unesco\/","title":{"rendered":"Nuovi vigneti e noccioleti: come cambier\u00e0 il paesaggio dell&#8217;Alta Langa e delle Terre Unesco?"},"content":{"rendered":"<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-11996\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Alta-Langa.png\" alt=\"\" width=\"590\" height=\"395\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Alta-Langa.png 590w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Alta-Langa-300x201.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 590px) 100vw, 590px\" \/>di Alessandro Mortarino.<\/em><\/p>\n<p>Provo a mettere assieme due notizie &#8211; disgiunte &#8211; sul fronte agricolo per proporre una necessaria riflessione collettiva. La prima notizia riguarda il recente <strong>Bando della Regione Piemonte che consentir\u00e0 l&#8217;incremento delle superfici vitate per la coltivazione di uve da cui trarre lo spumante Alta Langa DOCG: 100 ettari nei prossimi due anni.<\/strong> La seconda \u00e8 il \u201c<em>Progetto Nocciola Italia<\/em>\u201d, promosso dalla Ferrero Halzelnut Company (divisione interna del Gruppo Ferrero) per la <strong>riconversione e valorizzazione di ampie superfici del nostro territorio: 20.000 ettari di nuove piantagioni di noccioleto previste entro il 2025 in tutta Italia<\/strong>. Due ottime notizie sotto il profilo dell&#8217;economia del territorio. Ma altrettanto ottime dal punto di vista della tutela paesaggistica? &#8230;<\/p>\n<p>So bene di toccare un argomento spinoso:<strong> le due distinte iniziative hanno un significato importante per le aziende piemontesi (e non solo) e non vanno demonizzate.<\/strong> Ma una riflessione occorre, perch\u00e8 necessariamente qualcosa cambier\u00e0 nello scenario del nostro paesaggio ed \u00e8 utile ragionarne ora, prima che le spesso criticate monocolture (in questo caso le bicolture &#8230;) diventino il nuovo emblema di territori che<strong> oggi ancora conservano, a fatica, tracce di sana biodiversit\u00e0 o che sono diventati patrimonio dell&#8217;umanit\u00e0 sotto tutela<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La domanda istintiva \u00e8: quei 100 ettari di Pinot Nero e Chardonnay di nuovo impianto prenderanno il posto di che cosa? Di boschi? Di prati? Di incolti? Di vigne abbandonate?<\/strong><\/p>\n<p>Sappiamo che <strong>il Consorzio Alta Langa Docg ha avviato un progetto di studio e ricerca sulle radici storiche e antropologiche pi\u00f9 profonde delle alte terre di Langa<\/strong> &#8211; denominato &#8220;<em>Patto con la Terra<\/em>&#8221; &#8211; e immaginiamo che questo significhi una grande attenzione a non stravolgere il territorio. Questo &#8220;<em>Patto con la Terra<\/em>&#8221; sar\u00e0 condotto insieme a <strong>Piercarlo Grimaldi dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo<\/strong>. Ma in cosa consiste?<\/p>\n<p>\u201c<em>Il patto stipulato con la terra che impegna il Consorzio a custodire il territorio che i nostri antenati ci hanno consegnato con altruistico e generoso amore deve essere a fondamento di un ereditato sviluppo antropico educato e civile che nel passato riconosce le ragioni logiche e affettive per progettare il futuro<\/em>\u201d, dice Piercarlo Grimaldi. \u201c<em>Occorre, dunque, impegnarsi a recuperare i gesti e le parole che ancora conservano la memoria attiva della tradizione. Si tratta di un lavoro di ricerca che deve riportare alla luce le forme e le pratiche del mondo contadino. I saperi di un passato che hanno sempre dialogato con la natura in un quadro di reciproco rispetto tra terra e uomo. \u00c8 questa l\u2019eredit\u00e0 materiale e immateriale che il Consorzio vuole contribuire a raccogliere e conservare per testimoniare la profonda conoscenza di queste colline che oggi si presentano con due destini a volte contrapposti. La campagna delle terre basse ha conosciuto uno sviluppo che non sempre armonicamente si \u00e8 integrato nel paesaggio, originando una traiettoria spazio-temporale che ha abbandonato la circolarit\u00e0 del tempo della tradizione, per rappresentarsi come un retta che non conosce pi\u00f9 il saggio e mitologico tempo dell\u2019eterno ritorno che, invece, si conserva sulle terre alte<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Parole sagge. Ma in concreto? Sarebbe importante saperne di pi\u00f9, da subito; e al momento \u00e8 difficile reperire altre informazioni &#8230;<br \/>\nE come se non bastasse, sappiamo che complessivamente<strong> per il 2018 il Piemonte ha gi\u00e0 richiesto un incremento della sua intera superficie vitata per ben 1.037 ettari.<\/strong><\/p>\n<p>Per quanto riguarda i nuovi noccioleti, 20.000 ettari non sono una dimensione trascurabile: <strong>diciamo che non sono noccioline &#8230;<\/strong> e significano un incremento di superficie produttiva pari al 30% di quella gi\u00e0 presente.<br \/>\n<strong>Negli ultimi anni, il nostro Piemonte ha visto crescere la coricoltura in aree impensabili e fino alle pianure e ai lembi del Tanaro<\/strong>. Uno sviluppo gi\u00e0 frenetico e senza pianificazione, alla presenza del proliferare di cimici che costringono gi\u00e0 ora a<strong> ripetuti trattamenti chimici di sintesi.<\/strong><br \/>\nAnche in questo caso sarebbe utile capire dove troveranno spazio i nuovi impianti previsti: esiste una mappatura delle aree? Quanti ettari riguarderanno il Piemonte? E ciascuna altra regione? Esiste un &#8220;<em>Patto con la Terra<\/em>&#8221; anche per i noccioleti (e possiamo analizzarlo)?<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>Insomma: parliamone e ragioniamone. Con la giusta serenit\u00e0. Perch\u00e8 l&#8217;economia ha le sue ragioni, ma l&#8217;ambiente, il paesaggio e la salute non sono la &#8220;seconda scelta&#8221;: la vita \u00e8 una sola &#8230;<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Cos\u00ec ci risponde Giulio Bava, Presidente del Consorzio Alta Langa:<\/strong><\/span><\/p>\n<p><em>In riferimento alla sua richiesta in merito all\u2019impatto che potrebbe derivare dall\u2019ampliamento del vigneto Alta Langa, le voglio innanzi tutto segnalare la centralit\u00e0 del territorio nei valori fondanti del Consorzio e nell\u2019identit\u00e0 del vino da noi tutelato &#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>I nostri valori sono condivisi tra i produttori e non sbandierati per proclami ad effetto, Il \u201cPatto con la terra\u201d che il Professor Grimaldi ci ha aiutato a sviluppare, \u00e8 un principio che pone al centro il territorio di produzione dell\u2019Alta Langa dove \u201c<\/em>vive ancora una natura antropizzata con educazione, percorsa in punta di piedi dai nostri progenitori, testimoni di tradizioni, gesti e parole che le colline pi\u00f9 basse non sempre hanno patrimonializzato con la stessa cura.\u00a0 A partire da queste ragioni, quelle dei nostri padri, il Consorzio Alta Langa, che ha avviato una viticoltura sostenibile e armonica al delicato biodiverso tessuto di queste colline, vuole impegnarsi in un patto di fiducia e di onest\u00e0. Una sincera quanto robusta stretta di mano con questa terra, al fine di contribuire alla custodia delle colline alte e dei loro valori, nel rispetto e valorizzazione dei ritmi costitutivi delle stagioni e delle lune. Un patto volto a recuperare le scansioni rituali del calendario contadino della tradizione, che nel tempo del risveglio, della maturazione e del sonno del ciclo agrario ritrova le ragioni pi\u00f9 profonde per ri-conoscere le buone pratiche del vivere insieme, che sono a fondamento della comunit\u00e0 contadina.<em>\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>Lo sviluppo del vigneto dell\u2019Alta Langa docg, ispirato a questi principi, \u00e8 armonico e sostenibile e mira a mantenere la viticoltura in zone marginali offrendo ai contadini che vivono in quelle zone la possibilit\u00e0 di sostituire colture a basso reddito con altre economicamente sostenibili, si tratta quindi di usare uno spazio gi\u00e0 usato convertendo le variet\u00e0 coltivate o trasformando gli incolti.<\/em><\/p>\n<p><em>Infine sul territorio di produzione dell\u2019Alta Langa che, come avr\u00e0 visto dal nostro sito \u00e8 di ben 146 comuni suddivisi in tre province, cento ettari sono poca cosa e non possono che avere un riscontro positivo sull\u2019impatto paesaggistico e auspico che lei voglia contribuire a diffondere questo messaggio di rispetto e valorizzazione che il Consorzio e le aziende portano avanti da una trentina d\u2019anni.<\/em><\/p>\n<p><em>Giulio Bava, Presidente Consorzio Alta Langa<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandro Mortarino. 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