{"id":12049,"date":"2018-06-20T23:27:06","date_gmt":"2018-06-20T21:27:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=12049"},"modified":"2018-06-20T23:27:06","modified_gmt":"2018-06-20T21:27:06","slug":"il-ministro-luigi-di-maio-chiamato-ad-incentivare-nuovamente-il-solare-termodinamico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/06\/il-ministro-luigi-di-maio-chiamato-ad-incentivare-nuovamente-il-solare-termodinamico\/","title":{"rendered":"Il Ministro Luigi Di Maio chiamato ad incentivare nuovamente  il solare termodinamico"},"content":{"rendered":"<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-10301\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/prima-dopo-thumb.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/prima-dopo-thumb.jpg 290w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/prima-dopo-thumb-50x50.jpg 50w\" sizes=\"auto, (max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/>di Donato Cancellara.<\/em><\/p>\n<p>Si apprende da organi di stampa che l&#8217;<strong>Anest (Associazione nazionale energia solare termodinamica)<\/strong> ha recentemente chiesto al nuovo Ministro dello Sviluppo Economico, <strong>Luigi Di Maio<\/strong>, \u201c<em>di prendere in mano in tempi rapidi la situazione ed emanare in tempi brevi un nuovo Decreto FER che contenga una parte dedicata al solare termodinamico, per non far morire un comparto ad alta tecnologia e innovazione, fiore all\u2019occhiello del Paese<\/em>\u201d.<br \/>\nL&#8217;Associazione Anest ricorda al neo Ministro che &#8220;<em>l\u2019utilizzo dei sali fusi come fluido termovettore, presenta numerosi vantaggi: non sono inquinanti, non sono pericolosi, raggiungono una temperatura pi\u00f9 alta di altri fluidi e durano per l\u2019intera vita dell\u2019impianto<\/em>&#8221; (cfr. <a href=\"http:\/\/www.casaeclima.com\/ar_35334__solare-termodinamico-anest-appella-di-maio-per-nuovo-decreto-fer.html\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>http:\/\/www.casaeclima.com\/ar_35334__solare-termodinamico-anest-appella-di-maio-per-nuovo-decreto-fer.html<\/strong><\/span><\/a>).<\/p>\n<p>A fronte dello scombinato e fallimentare tentativo di realizzare, in Basilicata, un impianto con tecnologia solare termodinamica, cos\u00ec devastante da rischiare di compromettere un&#8217;estesa area agricola di oltre 226 ettari, <strong>ci sentiamo di aggiungere alcune informazioni alle ambigue affermazioni sulla tecnologia termodinamica.<\/strong><\/p>\n<p>Si ricorda che l&#8217;impianto solare termodinamico, previsto in Basilicata, era tutt&#8217;altro che innocuo, o per usare un&#8217;espressione dell&#8217;Anest &#8220;<em>non pericoloso<\/em>&#8220;.<br \/>\nSi trattava, infatti, di un impianto della potenza elettrica di 50 MW sottoposto alla Direttiva Seveso III, in quanto <strong>attivit\u00e0 a rischio di incidente rilevante<\/strong>, che ha subito il 31 marzo 2016 l&#8217;inevitabile archiviazione dell&#8217;istanza di V.I.A. e dell&#8217;istanza di autorizzazione alle emissioni di inquinanti in atmosfera quali <strong>fenolo, benzene ed ossidi di azoto<\/strong>.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>L&#8217;Anest parla di sali fusi come fluido termovettore, ma evita di precisare che in Basilicata l&#8217;impianto previsto avrebbe utilizzato oli diatermici ricorrendo ai sali fusi solamente per immagazzinare calore. <\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>L&#8217;impianto in questione, cos\u00ec come altri previsti nella Regione Sardegna, sono da ritenersi ad alto impatto ambientale con enorme consumo di suolo agricolo e con l&#8217;aggravante di non essere interamente rinnovabili per l&#8217;enorme consumo di gas metano quale fonte non certo rinnovabile.<\/strong><\/span><\/h3>\n<p><strong>Impianti che non andrebbero considerati come rispettosi del Territorio, dell&#8217;Ambiente e della Salute dei cittadini.<\/strong> Il buon senso vorrebbe che enormi progetti andrebbero concepiti in aree desertiche, o comunque in aree degradate, e non in aree agricole ad alto pregio e particolarmente antropizzate come spesso, molto spesso, si \u00e8 verificato in Italia. Gli impianti termodinamici, spesso pubblicizzati, sono quelli statunitensi o marocchini, collocati in aree desertiche: mega impianto termodinamico della California &#8220;Ivanpah&#8221; nel deserto del Mojave ed impianto &#8220;Noor&#8221; nel deserto a sud della citt\u00e0 marocchina di Ouarzazat. <strong>Collocare tali impianti in aree agricole non rappresenta unicamente un problema di forte impatto sul territorio, ma anche intollerabile esposizione a rischi di incendi ed esplosioni.<\/strong><\/p>\n<p>In Basilicata, purtroppo, tra le tante assurdit\u00e0, veniva presentato un impianto solare termodinamico di prima generazione che prevedeva l&#8217;utilizzo di migliaia di tonnellate di oli diatermici nei ricevitori e nei collettori. \u00c8 importante precisare che il problema dei termodinamici (CSP) non viene affatto risolto con la <strong>sostituzione dell&#8217;olio diatermico mediante sali fusi, cosiddetti impianti di ultima generazione<\/strong>. Tali impianti, pur non prevedendo l&#8217;utilizzo di oli diatermici, continuano ad essere considerati attivit\u00e0 industriali da sottoporre alla Direttiva Seveso poich\u00e9 i sali in questione, in quanto comburenti, vengono utilizzati in quantit\u00e0 superiori al limite delle 50 tonnellate quale soglia prevista dalla normativa.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la quantit\u00e0 di sali fusi utilizzati nell&#8217;impianto termodinamico in Basilicata?<\/strong> 38.000 tonnellate oltre 2.100 tonnellate di olio diatermico (limite soglia 500 tonnellate). In Sardegna vi sono altrettanti impianti solari termodinamici che non utilizzano oli diatemici e sali fusi, ma unicamente sali nell&#8217;ordine delle decina di migliaia di tonnellate tali da renderli comunque attivit\u00e0 da sottoporre alla pi\u00f9 volte citata Direttiva.<\/p>\n<p>Il lettore potrebbe chiedersi: esistono in Italia altri impianti alimentati da fonte rinnovabile, annoverabili nel settore delle &#8220;energie pulite&#8221;, ma classificati tra le attivit\u00e0 a rischio di incidente rilevante? Non ve ne sono! Solo i solari termodinamici (CSP) di grandi dimensioni, anche se utilizzano unicamente sali fusi, sono soggetti alla citata Direttiva.<\/p>\n<p>Ci sarebbe da scrivere pagine e pagine per la mancata informazione da parte di chi vorrebbe far apparire come luccicante ci\u00f2 che non luccica affatto, almeno in Italia. Ci limitiamo a fare un po&#8217; di informazione sui sali fusi di cui spesso si parla facendo credere che rappresentino un&#8217;importante innovazione rispetto all&#8217;utilizzo degli oli diatermici, purtroppo utilizzati nell&#8217;impianto presentato in Basilicata. Si tratta di sali al 60% di nitrato di sodio (NaNO3) e al 40% di nitrato di potassio (KNO3). \u00c8 noto che le acque ricche di sali e di sodio degradano i suoli, in quanto ne <strong>determinano la salinizzazione e la sodificazione riducendone sostanzialmente la fertilit\u00e0 e quindi la produttivit\u00e0<\/strong>. Entrambi i sali utilizzati, nitrati di sodio e nitrati di potassio, possiedono un&#8217;elevata solubilit\u00e0 in acqua che consentirebbe loro una rapida diffusione nella matrice suolo ed eventualmente nelle falde acquifere sottostanti.<\/p>\n<p>\u00c8 intuitivo comprendere che un accidentale sversamento di sali fusi, concomitante al verificarsi di precipitazioni meteoriche di una certa intensit\u00e0, rappresenta un impatto ambientale significativo sia nel caso di sali fusi che solidi. \u00c8 chiaro che anche i concimi contengono i nitrati, ma \u00e8 facilmente comprensibile che le quantit\u00e0 di cui stiamo parlando per un solare termodinamico (CSP) sono elevatissime se volessimo ingenuamente, o forse in malafede, paragonarle alle ridotte quantit\u00e0 usate nella concimazione. <strong>Il rischio della contaminazione dei nitrati, in seguito a sversamenti da parte degli impianti termodinamici, \u00e8 tutt&#8217;altro che remota<\/strong> se si considera che la falda acquifera, nel caso dell&#8217;impianto presentato in Basilicata, \u00e8 presente a pochi metri dal piano campagna e, evidentemente, ci troviamo in aree per nulla desertiche.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>Le Rinnovabili sulle quali puntare, a nostro avviso, ci sono, ma non andrebbero certo concepite tramite megalomani impianti che non abbandonano l&#8217;utilizzo di fonti fossili, come il gas metano, per insufficiente irraggiamento solare. La politica delle rinnovabili deve passare dal rispetto del territorio altrimenti si rischierebbe di commettere gli stessi errori verificatisi con il petrolio: avvantaggiare spropositatamente le lobbies dell&#8217;energia senza ricadute tangibili per la collettivit\u00e0, con l&#8217;aggravante di causare un reale impoverimento ambientale, sociale ed economico.<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>In conclusione, si ricorda il convegno scientifico sul consumo del suolo, intitolato: \u201c<em><strong>Recuperiamo terreno \u2013 Politiche, azioni e misure per un uso sostenibile del suolo<\/strong><\/em>\u201d tenutosi a Milano nel 2015. Temi chiave del convegno furono il consumo ed il degrado del suolo dovuti all\u2019impermeabilizzazione per edificazione o costruzione di opere e infrastrutture, nonch\u00e9 all\u2019erosione, alla contaminazione, al dissesto idrogeologico, al perdita di biodiversit\u00e0 e alla perdita della capacit\u00e0 del suolo di accumulare carbonio. Problematiche che comportano impatti rilevanti sul paesaggio, sull\u2019ambiente, sulla salute dei cittadini e su tanti aspetti della nostra vita, come ad esempio la produttivit\u00e0 agricola, la dipendenza alimentare, la qualit\u00e0 delle acque potabili, eventi franosi e alluvionali, servizi turistici, eredit\u00e0 culturale, valori identitari riposti in quel preciso ambiente e in quel preciso paesaggio.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio in questo quadro tematico risulta essere estremamente importante che la <strong>ricerca scientifica<\/strong> ed il lavoro di difesa delle territorio, messo in campo dalle associazioni nazionali e locali, lavorino insieme anche per diffondere un\u2019informazione completa che accenda i riflettori sulla gravit\u00e0 del problema, presente e futuro, sulla necessit\u00e0 di norme meno ambigue e sulla necessit\u00e0 che quelle esistenti non vengano eluse nell\u2019indifferenza, o peggio con la complicit\u00e0, di coloro i quali sono preposti al governo e quindi alla difesa del territorio.<\/p>\n<p>Si invita a leggere, a quanti vorrebbero approfondire il tema il seguente lavoro intitolato \u201c<em>Esigenza energetica della collettivit\u00e0 Vs. salvaguardia del suolo agricolo e tutela paesaggistica: il caso del solare termodinamico in Basilicata<\/em>\u201d di D. Cancellara e M. Pasquino, pubblicato negli atti del Convegno &#8220;<em>Recuperiamo terreno<\/em>&#8220;, Vol. 2, pp. 367 -381.<\/p>\n<p><strong>Va benissimo il solare sparso sul territorio, ma non su terreni coltivabili!\u00a0Che senso avrebbe parlare di \u201ceconomia verde\u201d incentivando progetti indirizzati a far sparire il verde rimasto sul nostro territorio?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Donato Cancellara. 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