{"id":12085,"date":"2018-06-29T22:59:43","date_gmt":"2018-06-29T20:59:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=12085"},"modified":"2018-06-29T22:59:43","modified_gmt":"2018-06-29T20:59:43","slug":"carta-dellhabitat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/06\/carta-dellhabitat\/","title":{"rendered":"Carta dell\u2019Habitat"},"content":{"rendered":"<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-12086\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Consonni.png\" alt=\"\" width=\"576\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Consonni.png 576w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Consonni-225x300.png 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px\" \/>di Giancarlo Consonni.<\/em><\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>1. Polis, politica e habitat: un legame<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Il legame tra polis e politica \u00e8 sostanziale. Il portato virtuoso delle citt\u00e0 \u00e8 sostanza viva e vitale della democrazia. <strong>Il fare citt\u00e0, inteso come promozione dell\u2019urbanit\u00e0 negli aggregati insediativi, deve tornare a essere centrale nella politica e nei saperi disciplinari<\/strong> che si occupano delle trasformazioni dell\u2019ambiente fisico, a cominciare dall\u2019urbanistica. Ne &#8220;<em>L\u2019ordine politico delle Comunit\u00e0<\/em>&#8220;, scritto nel 1944-45, <strong>Adriano Olivetti<\/strong> parla esplicitamente dell\u2019\u00ab<em>urbanistica come funzione politica<\/em>\u00bb[1], come \u00ab<em>Architettura (Estetica utilitaria) al servizio di fini sopraindividuali e perci\u00f2 etici<\/em>\u00bb[2]. A sua volta <strong>Ignazio Gardella<\/strong>, nel 1949, afferma: \u00ab<em>Il piano \u00e8 politica, perch\u00e9 nella forma della polis futura sar\u00e0 contenuta e espressa la sua essenza<\/em>\u00bb[3].<\/p>\n<p><strong>Questa consapevolezza, un tempo radicata nell\u2019esperienza e nel fare, \u00e8 oggi sempre pi\u00f9 estranea alla cultura di chi decide gli assetti territoriali<\/strong>: amministratori della cosa pubblica, investitori, operatori e progettisti trascurano la reale portata sociale degli interventi di trasformazione del territorio. La mancata maturazione condivisa circa la rilevanza delle forme insediative nel definirsi dei modi nella convivenza civile sono all\u2019origine della dilagante caduta di qualit\u00e0 degli insediamenti umani.<\/p>\n<p>In tale contesto<strong> l\u2019architettura degli edifici si impone sul disegno urbano e il design sull\u2019architettura d\u2019interni.<\/strong> Prevale l\u2019attenzione ai singoli organismi architettonici e ai singoli oggetti<strong> a discapito dell\u2019interesse per i luoghi.<\/strong> In modo pi\u00f9 o meno appariscente, lo spazio del convivere \u00e8 investito da un mutamento radicale: il valore economico colonizza la dimensione simbolica impoverendola; a sua volta la funzione, immiserita, inaridisce il senso delle trasformazioni. La rendita immobiliare ha un ruolo rilevante, se non primario in questa deriva: il valore di scambio predomina sul valore d\u2019uso, la merce sui valori d\u2019assieme. Da qui il <strong>proliferare della non-citt\u00e0 diffusa, con insediamenti a scarso tasso di urbanit\u00e0 nella periferia metropolitana, mentre nella citt\u00e0 compatta si affacciano nuove presenze disurbane<\/strong> (quando non anti-urbane): grattacieli terziari o residenziali, questi ultimi con il carattere pi\u00f9 o meno camuffato di gated communities.<\/p>\n<p>Le rivoluzioni nei trasporti e nelle telecomunicazioni hanno fornito l\u2019estro per una liberazione dal contesto e dalle relazioni di cui ogni quadro ambientale \u00e8 storicamente intessuto (cum-tex\u011bre). Una distorsione della realt\u00e0 che favorisce forme di \u201c<em>urbanizzazione<\/em>\u201d e modi di abitare <strong>dimentiche delle relazioni di prossimit\u00e0<\/strong>. I contesti interessano per le opportunit\u00e0 di investimento capitalistico, mentre le relazioni storiche e i valori ideali e civili che li hanno plasmati decadono: non sono pi\u00f9 l\u2019humus della vita associata e non sono pi\u00f9 al centro delle pratiche di trasformazione\/conservazione del mondo. Anzi, sempre pi\u00f9 frequentemente sono visti come vincoli e ostacoli da rimuovere. Non poche inadeguatezze della politica \u2013 di cui la societ\u00e0 tutta paga il conto \u2013 hanno alla radice il disinteresse per i contesti e l\u2019incultura che ne \u00e8 insieme causa ed effetto. Ma dai contesti non ci si libera. Dei contesti occorre occuparsi, come ci si occupa di ogni altra necessit\u00e0 elementare connessa al vivere e all\u2019abitare.<\/p>\n<p><strong>Ogni nuova casa, ogni nuovo edificio contribuisce alla costruzione o alla distruzione della citt\u00e0.<\/strong> Eppure le decisioni della Pubblica Amministrazione in fatto di urbanistica non paiono quasi mai iscritte in un progetto, men che meno in un progetto di rafforzamento della convivenza civile.<\/p>\n<p>A ciascuna organizzazione dell\u2019habitat corrisponde una peculiare definizione dei rapporti fra spazio privato, spazio collettivo e spazio pubblico, dei rapporti tra rifugio e relazione; rapporti fondativi della convivenza civile, operanti nel codice genetico degli insediamenti umani. Questo ordine di questioni \u2013 le relazioni tra forme insediative e convivenza civile \u2013 va riportato al centro del governo della cosa pubblica. Si impone una decisa inversione di rotta: in sede locale, nazionale ed europea, occorre affermare il valore delle citt\u00e0 come componenti fondamentali del patrimonio culturale primario.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>2. Promuovere l\u2019arte di abitare. Un progetto culturale sul vivere<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Se si intende attrezzare la cultura di chi amministra la cosa pubblica e in generale di chi, a vario titolo, decide gli assetti insediativi, urge un\u2019elaborazione teorico-pratica condivisa sulle implicazioni relazionali degli assetti insediativi, a cominciare da due caratteri costitutivi decisivi nel definirne la propensione all\u2019urbanit\u00e0:<\/p>\n<p><strong>le valenze relazionali dei cosiddetti \u201ctipi edilizi\u201d e delle loro aggregazioni;<\/strong><br \/>\n<strong>le implicazioni, in fatto di convivenza civile, dei rapporti fra spazi pubblici, spazi collettivi e spazi<\/strong><\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 la politica faccia un salto di qualit\u00e0, \u00e8 la societ\u00e0 civile che deve crescere in consapevolezza. L\u2019arte di abitare \u00e8 uno dei grandi temi di cui dovrebbe occuparsi un progetto educativo al vivere civile all\u2019altezza dei tempi.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>3. Perseguire un nuovo patto fra le generazioni<\/strong><\/span><\/h3>\n<p><strong>Le politiche amministrative pubbliche lavorano sul breve periodo (quello del mandato elettorale)<\/strong>, mentre le questioni legate al medio-lungo periodo sono uscite dalla cosiddetta agenda politica. Contro questa logica di corto respiro, la politica dovrebbe perseguire un nuovo patto fra le generazioni. Un simile patto non pu\u00f2 che essere imperniato su due obiettivi: sostenibilit\u00e0 ambientale e sostenibilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Mentre sulla sostenibilit\u00e0 ambientale si \u00e8 formata una consapevolezza che da tempo va raccogliendo consenso in ampi strati della popolazione, sulla sostenibilit\u00e0 sociale tarda a farsi avanti un analogo movimento di pensiero. Per non dire di un pensiero che sappia farsi politica.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>4. Fare citt\u00e0 nell\u2019era della metropoli<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Osservata in una prospettiva storica di lungo periodo, la metropoli contemporanea corrisponde a una realt\u00e0 economica, sociale e territoriale caratterizzata da processi che mettono in discussione la citt\u00e0 per come l\u2019abbiamo conosciuta nella storia.<\/p>\n<p><strong>Nella citt\u00e0 \u2013 ma anche nella campagna \u2013 l\u2019elemento primario che governava assetti e relazioni era l\u2019abitare; nella metropoli contemporanea l\u2019abitare \u00e8 ridotto a funzione dipendente dai processi economici.<\/strong> La questione su cui lavorare \u00e8 come ritrovare un equilibrio salvaguardando le potenzialit\u00e0 positive tanto della metropoli quanto della citt\u00e0. In altri termini, occorre fare citt\u00e0 nella metropoli.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>5. Porre l\u2019urbanit\u00e0 al centro delle relazioni fra casa e contesto<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>L\u2019urbanit\u00e0 \u00e8 una qualit\u00e0 tanto dell\u2019insediamento quanto della convivenza civile da cui molto dipende l\u2019abitabilit\u00e0 di un luogo (e, a salire di scala, di un quartiere, di un borgo, di una citt\u00e0, di una metropoli). Urbanit\u00e0 \u2013 \u00e8 bene precisare \u2013 \u00e8 una locuzione da preservare dagli abusi, con forza morale e consapevolezza culturale. Il termine rischia infatti di essere strumentalizzato e rapidamente bruciato nella vacua retorica di progettisti e operatori che lo usano a sproposito, spesso per giustificare interventi che vanno in senso opposto.<\/p>\n<p><strong>La qualit\u00e0 dell\u2019abitare, e con essa la qualit\u00e0 del vivere, dipendono non poco dalle relazioni tra la casa e il contesto<\/strong>: le relazioni a distanza (assicurate dalle reti di trasporto e dalle reti delle telecomunicazioni, ora sempre pi\u00f9 informatizzate) e le relazioni di prossimit\u00e0.<\/p>\n<p>Nei vantaggi, o negli svantaggi, dati da una determinata localizzazione (le cosiddette economie o diseconomie esterne) ha un peso primario il livello di accessibilit\u00e0 del luogo in cui la casa \u00e8 inserita. Ma, riferita alla casa, l\u2019accessibilit\u00e0, se disgiunta dal tempo che ciascun abitante deve dedicare agli spostamenti obbligati (casa-lavoro, casa servizi ecc.) \u00e8 un indicatore astratto. \u00c8 dal contributo in termini di tempo che ciascuno paga per appartenere a un contesto (ambito metropolitano, citt\u00e0, borgo, quartiere, luogo) che si misurano gli effettivi vantaggi o svantaggi connessi alla localizzazione. La rendita fondiaria e immobiliare ne \u00e8, a suo modo, un rilevatore fedele.<\/p>\n<p>Sulla natura e sul valore (non solo economico) del bene casa incidono, e non poco, le caratteristiche dell\u2019intorno e le relazioni di prossimit\u00e0. La dotazione di servizi alla residenza, la distribuzione e l\u2019articolazione delle attivit\u00e0 umane (e il determinarsi o meno di sinergie fra esse), le soluzioni tipologiche e la correlata conformazione degli aggregati a cominciare dai rapporti fra gli spazi pubblici, gli spazi collettivi e gli spazi privati.<\/p>\n<p>Fattori che concorrono non poco a definire la qualit\u00e0 urbana dei luoghi, in cui la questione della sicurezza \u00e8 venuta assumendo un peso sempre pi\u00f9 centrale.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>6. Ridare centralit\u00e0 all\u2019abitare<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Un effetto macroscopico della indifferenza all\u2019intorno, in particolare nei contesti metropolitani, \u00e8 che la residenza \u2013 quando non sia di lusso \u2013 \u00e8 diventata una funzione debole, con queste conseguenze:<\/p>\n<p><strong>la dispersione insediativa, che si traduce per un verso in un ingente consumo di suolo e, per l\u2019altro verso, in disagi e spreco obbligato di tempo per una parte considerevole degli abitanti;<\/strong><br \/>\n<strong>un accentuarsi della disgregazione sociale;<\/strong><br \/>\n<strong>l\u2019insorgere di problemi di sicurezza.<\/strong><\/p>\n<p>Una risposta strutturale pu\u00f2 venire da un nuovo governo del territorio: da una politica territoriale che presti attenzione prioritaria ai rapporti casa-lavoro e casa-servizi, con l\u2019obiettivo di ridurre il tempo eroso dagli spostamenti obbligati.<\/p>\n<p>Ma non basta: un\u2019attenzione particolare va posta al <strong>rafforzamento delle relazioni di prossimit\u00e0<\/strong>. Tra sicurezza e coesione sociale opera un legame virtuoso. E, se nella tenuta della coesione sociale, la questione del lavoro ha un peso primario, non meno decisiva \u00e8 la cura per le relazioni di prossimit\u00e0, che devono tornare al centro delle politiche di riqualificazione territoriale.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>7. Armare le citt\u00e0 di convivenza civile<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>La sicurezza viene strumentalmente agitata dagli \u201c<em>imprenditori della paura<\/em>\u201d, che quando si fanno forza politica si autoescludono, e autoassolvono in partenza, dalle responsabilit\u00e0 in merito agli assetti degli insediamenti e dei luoghi.<\/p>\n<p>La sicurezza \u00e8 questione che non pu\u00f2 essere risolta se non andando alle radici. Per limitarci all\u2019habitat, le relazioni di prossimit\u00e0 e le qualit\u00e0 dell\u2019ambiente costruito costituiscono i presid\u00ee primari da cui dipende la capacit\u00e0 di una comunit\u00e0 di tutelare il proprio habitat. <strong>L\u2019urbanit\u00e0 \u00e8 la garanzia pi\u00f9 efficace e civile di sicurezza.<\/strong> In questa chiave, va perseguita la riqualificazione dell\u2019habitat all\u2019insegna della riumanizzazione: occorre armare le citt\u00e0 di convivenza civile dando la massima importanza alle infrastrutture della socialit\u00e0, come cardini della tenuta civile del tessuto sociale e insediativo.<\/p>\n<p><strong>La prima infrastruttura della socialit\u00e0 \u00e8 lo spazio aperto pubblico.<\/strong> Il perseguimento della sua vitalit\u00e0 e delle sue qualit\u00e0 relazionali (compresa la bellezza dei luoghi) dovrebbe essere compito primario di ogni progetto urbanistico-architettonico. Non ci si pu\u00f2 per\u00f2 limitare a questo. L\u2019urbanit\u00e0 va riconquistata e riaffermata ogni giorno sul piano concreto come su quello simbolico: il conseguimento della qualit\u00e0 di un luogo (e degli aggregati di luoghi, ai vari livelli) comporta un lavoro sinergico dei decisori e degli abitanti, con apporti congruenti e commisurati alle specifiche responsabilit\u00e0.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>8. Curare la capacit\u00e0 riproduttiva della terra<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Nella modalit\u00e0 di concepire gli insediamenti che si \u00e8 affermata nell\u2019era della metropoli c\u2019\u00e8 la <strong>riduzione del territorio a mero supporto di infrastrutture e insediamenti.<\/strong><\/p>\n<p>La disattenzione all\u2019ambiente ha qui le sue radici. Occorre invece rafforzare l\u2019agricoltura entro i contesti metropolitani, sostenendone il ruolo di salvaguardia delle potenzialit\u00e0 nutritive della terra. La promozione della qualit\u00e0 urbana degli insediamenti deve saldarsi con la cura dell\u2019habitat e della capacit\u00e0 riproduttiva della terra.<\/p>\n<p>Questa strategia ha come corollari imprescindibili due indirizzi:<\/p>\n<p><strong>impedire ulteriori sottrazioni di suolo all\u2019agricoltura;<\/strong><br \/>\n<strong>volgere l\u2019attenzione e gli investimenti al recupero e alla riqualificazione dell\u2019esistente.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le dinamiche demografiche mondiali dei prossimi decenni renderanno drammatica la scarsit\u00e0 di terra coltivabile rispetto al fabbisogno alimentare.<\/strong> Questo imporr\u00e0 la necessit\u00e0 di un\u2019inversione di rotta rispetto alla prorompente tendenza all\u2019inurbamento a cui stiamo assistendo. Anche l\u2019Italia, nonostante le previsioni di calo demografico, la questione del popolamento \u00e8 destinata a tornare in auge e con essa la questione del recupero delle zone interne dell\u2019Appennino.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>9. Rafforzare la propensione inclusiva della citt\u00e0<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Le politiche urbanistiche, il disegno urbano e l\u2019architettura devono contribuire alla <strong>coesione sociale<\/strong>, dando vita a luoghi atti ad accogliere e a indirizzare la convivenza civile. E a farsi sua rappresentazione simbolica.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 naturalmente da fare i conti con il carattere multietnico dei nostri contesti insediativi. Le culture etniche in cui si sono formati molti individui confluiti nei contesti metropolitani, se considerate nelle loro radici e nelle forme dell\u2019abitare da esse espresse, mostrano non poche parentele e vicinanze tra loro, mentre appaiono tutte egualmente distanti dalle forme insediative che connotano gli attuali paesaggi delle metropoli (sotto ogni latitudine) caratterizzati dal dilagare di disurbanit\u00e0 e deserto di senso.<\/p>\n<p>La proposta di dare la massima importanza alle infrastrutture della socialit\u00e0 nella riqualificazione dell\u2019habitat, vuole anche essere l\u2019indicazione del terreno di una possibile alleanza fra le diverse culture in cui la valorizzazione delle multiformi e specifiche radici sia spunto per plasmare una nuova umanizzazione del mondo e una nuova magnificenza civile.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>10. Rinnovare l\u2019equilibrio fra dovere e dono con la bellezza civile<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Inc\u014fla (abitante) deriva da col\u011bre (coltivare, avere cura, onorare). Mai etimologia \u00e8 stata cos\u00ec eloquente. In col\u011bre opera il munus, il convivere in equilibrio di dovere e dono. <strong>L\u2019attuale crisi della citt\u00e0 pu\u00f2 essere letta come crisi dell\u2019interazione virtuosa fra dovere e dono.<\/strong><\/p>\n<p>La risposta non pu\u00f2 che essere la riaffermazione fattiva dei valori urbani come necessit\u00e0 vitale della convivenza civile. Gli insediamenti umani devono ritrovare la strada dell\u2019affabilit\u00e0, del dialogo, dell\u2019interazione fra pubblico e privato e dell\u2019affabulazione. \u00c8 su questo che ha preso corpo la bellezza civile.<\/p>\n<p><strong>La modernit\u00e0 in urbanistica e in architettura ha inseguito la riproducibilit\u00e0.<\/strong> Ad aprire questa prospettiva \u00e8 stato il progredire delle tecniche di produzione industrializzata, a cui da parte di architetti e amministratori si \u00e8 guardato con favore per la possibilit\u00e0 di rispondere al cronico fabbisogno di case per i meno abbienti abbattendo i costi. Si \u00e8 assistito cos\u00ec alla marcia trionfale dell\u2019uguale sul simile e all\u2019evaporare di una costante della storia umana: la personalit\u00e0 dei luoghi, la loro unicit\u00e0. O, di contro, a una differenziazione artificiosa che punta sullo stravagante e mai sulla ricerca della sintonia e dell\u2019armonia d\u2019assieme.<\/p>\n<p><strong>Occorre ritrovare la strada della bellezza diffusa all\u2019insegna della misura e dell\u2019appropriatezza. Occorre riconoscere e perseguire la funzione civile della bellezza, il suo potenziale pedagogico.<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><em>Note al testo<\/em><\/span><\/p>\n<p><em>[1] A. Olivetti, L\u2019ordine politico delle Comunit\u00e0. Dello Stato secondo le leggi dello spirito, Edizioni di Comunit\u00e0, Roma 19462 (I ediz. Nuove Edizioni Ivrea 1945), p. 172.<\/em><\/p>\n<p><em>[2] Ivi, p. 173.<\/em><\/p>\n<p><em>[3] I. Gardella, Innovazione nel metodo, dattiloscritto del 1949 conservato nell\u2019Archivio Gardella (Csac, Parma) e trascritto in C. Morandi, Il contributo del Movimento di studi per l\u2019architettura all\u2019urbanistica milanese, in M. Baffa et al., Il Movimento di studi per l\u2019architettura 1945-1961, Laterza, Roma-Bari 1995, p. 162.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giancarlo Consonni. 1. Polis, politica e habitat: un legame Il legame tra polis e politica \u00e8 sostanziale. 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