{"id":12384,"date":"2018-11-09T23:24:06","date_gmt":"2018-11-09T22:24:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=12384"},"modified":"2018-11-09T23:24:39","modified_gmt":"2018-11-09T22:24:39","slug":"un-prato-e-un-prato-e-un-prato-stop-al-consumo-di-suolo-qui-ed-ora-non-e-uno-slogan-e-unemergenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/11\/un-prato-e-un-prato-e-un-prato-stop-al-consumo-di-suolo-qui-ed-ora-non-e-uno-slogan-e-unemergenza\/","title":{"rendered":"Un prato \u00e8 un prato. Stop al consumo di suolo qui ed ora: non \u00e8 uno slogan, \u00e8 un\u2019emergenza"},"content":{"rendered":"<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12385\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Parella.png\" alt=\"\" width=\"566\" height=\"202\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Parella.png 566w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Parella-300x107.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 566px) 100vw, 566px\" \/><\/em><\/p>\n<p><em>A cura di Salviamo il Paesaggio Torino.<\/em><\/p>\n<p><strong>Il vero degrado e&#8217; la speculazione &#8230;<\/strong><\/p>\n<p>Nei giorni scorsi, sulla stampa cittadina, \u00e8 stata pubblicata la notizia di una querelle che sta coinvolgendo una societ\u00e0 sportiva, il \u201c<em>Volley Parella<\/em>\u201d, il Comune di Torino, consiglieri di maggioranza e alcuni residenti. <strong>Oggetto del contendere un prato di circa 11.000 mq<\/strong>, che sarebbe stato individuato dalla societ\u00e0 Volley Parella per essere destinato alla realizzazione del loro <strong>nuovo palazzetto sportivo<\/strong>.<br \/>\nIl prato in questione \u00e8 di propriet\u00e0 della Citt\u00e0 che, al momento, non ha ancora deciso cosa farne. La destinazione attuale, da P.R.G., \u00e8 a \u201cServizi\u201d.<br \/>\n<strong>In passato le Amministrazioni che si sono succedute avevano pensato di destinarlo, insieme ad aree limitrofe di propriet\u00e0 privata, per interventi di edilizia privata<\/strong>. Ma le mutate condizioni del mercato immobiliare, ed il progressivo calo della popolazione, hanno di fatto congelato questa ipotesi, per un eccesso di stock di invenduto.<\/p>\n<p>Nel frattempo l&#8217;area non \u00e8 stata manutenuta, complici le scarse risorse a disposizione e un&#8217;ignavia politica\/amministrativa che ha fatto s\u00ec che negli anni non si provasse neanche a trovare una soluzione \u2013 seppure temporanea \u2013 all&#8217;abbandono.<br \/>\nQuesto \u00e8 il quadro di partenza, comune a molti altri casi e a molte altre periferie: non aver cura dei luoghi, dei fabbricati e dei beni di propriet\u00e0 pubblica sembra quasi un \u201c<em>must have<\/em>\u201d, per consentire \u2013 successivamente \u2013 <strong>l&#8217;intervento salvifico del Privato<\/strong>, che \u201c<em>tutto pu\u00f2, tutto aggiusta, tutto migliora, tutto rende agibile, bello, soprattutto valorizza<\/em>\u201d.<br \/>\nIl degrado come strumento politico da parte di<strong> una classe di governo che non sa tutelare e rendere utili alla collettivit\u00e0 i beni di tutte e tutti<\/strong>, che l&#8217;unica cosa che sa fare \u00e8 abdicare alla propria funzione di cura, tutela, buon uso pubblico, magari mettendoci pure del metodo&#8230;<\/p>\n<p>Le privatizzazioni cominciano cos\u00ec: con l&#8217;abbandono che genera degrado, che genera a sua volta critiche da parte di chi quel degrado subisce, senza capirne le vere ragioni, le cause che vi sottostanno. Ma, soprattutto, con la grancassa mediatica di chi da quel \u201c<em>degrado<\/em>\u201d vuole trarre \u2013 e purtroppo, nella maggior parte dei casi trarr\u00e0 \u2013 vantaggi.<br \/>\n<strong>Non un vantaggio per tutte e tutti<\/strong> quindi, ma per chi potr\u00e0 permettersi servizi \u201cprivati\u201d: case di riposo, studentati, impianti sportivi, parchi, scuole, ambulatori e via discorrendo, tutti naturalmente con una fruizione a pagamento, magari con qualche escamotage che ammanti la dizione \u201cServizi\u201d con una valenza collettiva e la declini \u2013 mistificando \u2013 in \u201cServizi pubblici\u201d, ad esempio con convenzioni con le ASL, o con le Universit\u00e0, per posti letto a prezzi calmierati, societ\u00e0 varie.<\/p>\n<p>Il degrado come arma per ricattare mediaticamente gli Enti locali, al fine di raggiungere interessi privati \u2013 la rendita \u2013 su beni pubblici. Il vero degrado, quindi, \u00e8 la speculazione. E anche la connivenza delle Amministrazioni, il loro laissez faire, che non si oppongono a questo disegno di spoliazione collettiva. A <strong>questo disegno di societ\u00e0 che vi \u00e8 sotteso, dove non si hanno pi\u00f9 diritti se non si hanno i soldi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>IL COMPITO DEL GOVERNO DELLA COMUNITA&#8217;<\/strong><br \/>\nLo Stato e gli Enti locali devono preoccuparsi ed avere la priorit\u00e0 nel soddisfare il bisogno di casa, di salute, di istruzione; di aiuto alle fasce fragili per reddito e\/o per condizioni sociali o anagrafiche. E la natura (parchi e giardini, orti e frutteti, fasce fluviali e boschi, fiumi, spiagge, montagne, laghi, etc&#8230;), non dovrebbe neanche lontanamente essere considerata oggetto da reificare per trarne rendita.<br \/>\n<strong>La natura \u00e8 la casa dove viviamo<\/strong>, \u00e8 di tutti, come dice la Costituzione, e tutte tutti devono poterne godere in modo libero, senza che venga mercificata.<\/p>\n<p>Proprio in queste ore \u00e8 arrivato un grido d&#8217;allarme \u2013 stavolta veramente drammatico \u2013 dalla comunit\u00e0 scientifica internazionale attraverso il Rapporto IPCC 2018 redatto dalle Nazioni Unite (<a href=\"http:\/\/www.ipcc.ch\/report\/sr15\/\">http:\/\/www.ipcc.ch\/report\/sr15\/<\/a>), che ha ribadito che forse la Terra pu\u00f2 sopportare un aumento delle temperature di 1.5\u00b0 con grande dispendio di energie per tamponarne gli effetti nefasti, ma un mezzo grado in pi\u00f9 di temperatura determiner\u00e0 la fine della vita come la conosciamo: innalzamento dei mari, riscaldamento globale con conseguenze su colture, alimentazione e salute; piogge torrenziali e\/o grandi siccit\u00e0, esaurimento delle risorse,&#8230;. <strong>Si chiede a tutte le nazioni un grande sforzo ed un grande impegno a mitigare gli effetti del cambiamento climatico,<\/strong> adottando comportamenti virtuosi e pratiche di salvaguardia.<\/p>\n<p><strong>Anche il Comune di Torino, nell&#8217;attuale compagine, ha iniziato un discorso che ha posto il problema della resilienza \u2013 in una visione locale \u2013 come centrale per la nostra comunit\u00e0.<\/strong><br \/>\nLa resilienza \u00e8 la capacit\u00e0 di una comunit\u00e0 di sapersi adattare ai cambiamenti, facendo ricorso a tutte le proprie risorse materiali ed immateriali. Uno degli elementi, tra gli altri che possono permettere ad una comunit\u00e0 di resistere ed adattarsi \u00e8 <strong>la tutela del suolo, del territorio e del terreno su cui vive ed opera.<\/strong><br \/>\n<strong>Il Comune di Torino ha raggiunto nel 2017 la sbalorditiva percentuale del 65,68% di suolo consumato.<\/strong> Siamo il primo comune in Piemonte, ed il tredicesimo in Italia (dopo dieci comuni campani e due lombardi) per consumo di suolo, certo un ben triste primato!!! (Dati Ispra 2017)<\/p>\n<p><strong>La tutela del suolo non \u00e8 un vezzo per geologi, agronomi, ambientalisti:<\/strong> \u00e8 una necessit\u00e0 ineludibile per ognuno di noi, visto che fornisce cibo, regola il clima, stocca il carbonio, raccoglie l\u2019acqua, controlla l\u2019erosione, regola la qualit\u00e0 dell&#8217;acqua e dell&#8217;aria, mitiga i fenomeni metereologici estremi, conserva la biodiversit\u00e0, permette la decomposizione della materia organica, \u00e8 la casa di tutte le specie e lo spazio per le relazioni sociali e dove ci ritempriamo.<br \/>\nSe non siamo in grado di proteggerlo, condanniamo la nostra specie all&#8217;estinzione e, prima di arrivarci, ci condanniamo ad una vita grama.<br \/>\n<strong>La tutela del suolo sta diventando un&#8217;emergenza planetaria, e in molti Paesi, tra cui il nostro, \u00e8 cominciato un dibattito che dovr\u00e0 portare ad una Legge per lo stop al consumo di suolo.<\/strong><br \/>\nMa il tempo non \u00e8 molto: se ora siamo a questa percentuale spaventosa, se non prendiamo provvedimenti seri, rigorosi e cogenti, <strong>nel 2050 (termine temporale nel quale la maggior parte delle proposte di Legge e le dichiarazioni politiche si attestano) non ci sar\u00e0 pi\u00f9 niente da consumare!<\/strong> Annasperemo in un habitat di cemento, di asfalto, senza pi\u00f9 possibilit\u00e0 di porvi rimedio.<\/p>\n<p>E&#8217; questo il futuro che vogliamo per noi e per i nostri figli? Un mondo invivibile, un mondo artificiale, un mondo in cui il cibo non pu\u00f2 crescere, dove non si pu\u00f2 godere di aria e acqua pura e di paesaggio, dove le precipitazioni atmosferiche non saranno pi\u00f9 assorbite perch\u00e8 i terreni sono tutti impermeabili e quindi ci saranno alluvioni, dove non vivranno altre specie, etc&#8230;.<\/p>\n<p>Quello del Palazzetto Volley Parella \u00e8 un caso paradigmatico: <strong>non mettiamo in discussione la necessit\u00e0 di un palazzetto sportivo<\/strong>, se dimostrata, se veramente a servizio della comunit\u00e0 e non di un sodalizio privato, al quale si pu\u00f2 accedere solo tesserandosi e pagando un servizio.<\/p>\n<p>Mettiamo in discussione che <strong>si chieda<\/strong> di farlo su suolo libero.<\/p>\n<p>Mettiamo in discussione che <strong>si permetta<\/strong> di farlo su suolo libero.<\/p>\n<p><strong>Chiediamo che una seria politica urbanistica pretenda che il costruito non pi\u00f9 utilizzato ed abbandonato venga riconvertito in altri manufatti necessari, o venga demolito, ed il suolo liberato.<\/strong><\/p>\n<p>Chiediamo che una seria politica urbanistica <strong>non consideri il suolo come risorsa da monetizzare<\/strong>, per sanare bilanci o per soddisfare appetiti.<\/p>\n<p><strong>Chiediamo una programmazione i<\/strong>n base alle vere necessit\u00e0 decise dalle persone che abitano i territori, non dagli interessi degli speculatori; con un disegno complessivo che rifletta i valori di tutela del bene pubblico, di solidariet\u00e0 e, in definitiva, nel rispetto della Costituzione.<\/p>\n<p><strong>Anche se costa. Perch\u00e8 costano molto di pi\u00f9 i danni che ne deriverebbero dal continuare questa politica stolta di costruire su suoli liberi, e non a riutilizzare aree gi\u00e0 compromesse.<\/strong><\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>Chiediamo coraggio alle Amministrazioni, soprattutto a quelle che hanno dichiarato nel loro programma elettorale che avrebbero combattuto e fermato il consumo di suolo. Chiediamo rispetto per gli impegni assunti, senza svicolare con pavidi e\/o opportunistici aggiustamenti e rimaneggiamenti delle dichiarazioni, che dallo Stop passano al \u201c<em>progressivo rallentamento del consumo di suolo<\/em>\u201d.<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Ciurlare nel manico non \u00e8 dignitoso, ed \u00e8 foriero di grandi sventure.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Salviamo il Paesaggio Torino. 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