{"id":12484,"date":"2018-12-13T22:09:53","date_gmt":"2018-12-13T21:09:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=12484"},"modified":"2018-12-13T22:09:53","modified_gmt":"2018-12-13T21:09:53","slug":"oltre-la-citta-per-uno-sviluppo-sostenibile-del-territorio-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/12\/oltre-la-citta-per-uno-sviluppo-sostenibile-del-territorio-nazionale\/","title":{"rendered":"Oltre la citt\u00e0. Per uno sviluppo sostenibile del territorio nazionale"},"content":{"rendered":"<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-12485\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Ispi1.png\" alt=\"\" width=\"567\" height=\"425\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Ispi1.png 567w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Ispi1-300x225.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 567px) 100vw, 567px\" \/>di Tobia Zevi, Desk Global Cities Ispi.<\/em><\/p>\n<p><strong>La parola chiave per interloquire con il nuovo Governo deve essere \u201cterritorio\u201d. Tra le proposte per salvaguardarlo: recuperare le aree interne e salvare borghi e piccoli Comuni, azzerare il consumo di suolo, favorire azioni di mitigazione e adattamento ambientale e combattere l\u2019esclusione sociale nelle periferie urbane.<\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi anni \u00e8 cresciuto esponenzialmente il fenomeno del <strong>camminare<\/strong>. Esito, certo, di una richiesta sempre pi\u00f9 diffusa e pressante di turismo diverso, eco-compatibile e slow. Ma anche di una consapevolezza rinnovata: <strong>non \u00e8 solo un cambio di ritmo, un fatto quantitativo; se si lascia l\u2019automobile e ci si muove a piedi si compie uno scarto qualitativo, si assume un punto di vista radicalmente diverso<\/strong>. Immaginiamo dunque di partire una mattina dalla piazza di un medio centro italiano, e di percorrere il raggio cittadino verso l\u2019esterno. Innanzitutto, ecco le eleganti vie del centro, pulite e in parte pedonalizzate; le facciate dei palazzi sono state ridipinte di recente e i negozi recano insegne di grandi gruppi e catene internazionali, o per altro verso rimandano alle esigenze del turismo di massa. Proseguendo, si raggiunge quell\u2019anello un po\u2019 pi\u00f9 largo composto dalle propaggini della citt\u00e0 storica e dall\u2019insediamento ottocentesco, potremmo dire la \u201c<strong><em>citt\u00e0 borghese<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019atmosfera \u00e8 un po\u2019 meno patinata ma sempre viva, compaiono alcuni spazi verdi pubblici e non mancano testimonianze commerciali e urbane di una popolazione sempre pi\u00f9 multietnica. Attraversiamo quest\u2019area e piombiamo \u2013 talvolta dopo aver superato i relitti dell\u2019antica cinta muraria \u2013 nella <strong>citt\u00e0 novecentesca<\/strong>, a sua volta degradante tra quella dei decenni Trenta-Cinquanta, pi\u00f9 simile come morfologia al tessuto storico e non priva di spazi collettivi, a quella ancora intensa dei decenni successivi, dove fanno capolino forme tipiche dell\u2019Italia del Dopoguerra quali villette, palazzine, giardini famigliari o condominiali recintati. Sulla strada a scorrimento veloce che scegliamo di seguire si alternano in misura diversa luoghi periferici del commercio \u2013 officine, benzinai, supermercati \u2013 e alcuni edifici destinati a funzioni pubbliche quali caserme dei Carabinieri, carceri o uffici distaccati, e parecchi residui dell\u2019industria novecentesca in massima parte abbandonati.<\/p>\n<p>In termini comparativi e spaziali, <strong>il panorama \u201c<em>tradizionale<\/em>\u201d del centro storico \u00e8 infinitamente pi\u00f9 breve, per il viaggiatore, di quello slabbrato ed esteso che cominciamo a intravvedere<\/strong>. Il <strong>verde<\/strong> si insinua tra una propriet\u00e0 e l\u2019altra, o anche all\u2019interno delle stesse propriet\u00e0, del tutto autonomo e imprevisto, <strong>slegato da qualunque progettazione umana e difficilmente fruibile dalle persone<\/strong>. Il cartello che segnala il confine comunale ci coglie impreparati: non riusciamo a distinguere alcuna frattura significativa nel paesaggio che stiamo fendendo, e l\u2019eventuale amministrazione pubblica successiva non ci pare che una <strong>ripetizione del territorio periurbano che ci siamo appena lasciati alle spalle<\/strong>. Semmai, aumentano le dimensioni di alcune emergenze commerciali: venditori di pneumatici su scala industriale, ipermercati e poli della logistica con enormi camion attaccati per il retro a un enorme parallelepipedo d\u2019acciaio, pieno di mammelle disposte a intervalli regolari.<\/p>\n<p>Andando avanti &#8211; senza incontrare ormai nessun viandante e facendo attenzione a non essere investiti dalle auto che corrono sempre pi\u00f9 veloci \u2013 incontriamo brandelli un po\u2019 pi\u00f9 cospicui di verde, quasi piccole campagne talvolta adibite a orti sub-urbani o a micro-allevamenti di pollame. Dopo aver superato un paio di agglomerati con queste caratteristiche si intensifica di nuovo la segnaletica stradale, questa volta dai colori grigio e giallo: ci avviciniamo a una <strong>zona industriale<\/strong>, puntellata per\u00f2 da enormi centri commerciali e cinema multisala di ultima generazione. Il traffico si fa nuovamente congestionato e camminare in sicurezza \u00e8 quasi impossibile, mentre dai parcheggi sotterranei sbucano migliaia di persone che si accingono a trascorrere varie ore della giornata nel chiuso dell\u2019edificio, i cui ingressi sono sorvegliati da vigilantes privati che tutelano la propriet\u00e0 da intrusioni indesiderate.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-12486\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Ispi2.png\" alt=\"\" width=\"421\" height=\"282\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Ispi2.png 421w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Ispi2-300x201.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 421px) 100vw, 421px\" \/>Gli ultimi due\/tre anni sono stati assai significativi per il dibattito globale e multilaterale a proposito di citt\u00e0<\/strong>. Dapprima, la definizione dell\u2019Agenda 2030 con i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile ha certificato l\u2019esistenza di una specifica dimensione urbana nella riflessione sul futuro del pianeta: il Goal 11 prescrive infatti \u201c<em><strong>citt\u00e0 e insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili<\/strong><\/em>\u201d, con il corollario di una decina di target che si occupano di diritto all\u2019alloggio, diseguaglianze, mitigazione e adattamento climatico, qualit\u00e0 dell\u2019aria e gestione degli scarti, sistemi di trasporto efficienti ed eco-compatibili. Rispetto all\u2019anno 2000, ai \u201c<em>Millennium Development Goals<\/em>\u201d, che non attribuivano alle citt\u00e0 una dignit\u00e0 autonoma, un cambiamento decisivo nel riconoscere queste ultime come attori fondamentali e ineludibili sulla via internazionale verso la sostenibilit\u00e0. Del resto, i semplici dati sono pi\u00f9 che eloquenti: gi\u00e0 oggi<strong> in contesti urbani risiede il 55% della popolazione mondiale, viene prodotto il 70% del Pil terrestre e si consuma il 75% dell\u2019energia globale<\/strong>. Se si guarda al 2030, tali percentuali sono destinate a crescere spaventosamente.<\/p>\n<p>Circa un anno dopo, <strong>nell\u2019autunno 2016<\/strong>, viene approvata nel corso della conferenza internazionale \u201c<strong><em>Habitat III<\/em><\/strong>\u201d, a Quito, la \u201c<em>New Urban Agenda<\/em>\u201d (Nua), un approfondimento dell\u2019Agenda 2030 che si concentra per\u00f2 sulle citt\u00e0 (e preceduta a livello europeo dal cosiddetto \u201c<em>Patto di Amsterdam<\/em>\u201d, un\u2019agenda urbana continentale). L\u2019implementazione della Nua verr\u00e0 verificata tra dieci anni \u2013 la conferenza \u201c<em>Habitat IV<\/em>\u201d \u00e8 prevista per il 2036 -, mentre l\u2019\u201c<em>universalit\u00e0<\/em>\u201d ne costituisce il baricentro concettuale: per raggiungere l\u2019obiettivo inderogabile di un <strong>mondo sostenibile<\/strong> occorre parlare alle megalopoli dei Paesi in via di sviluppo come pure alle capitali di servizi finanziarizzati del Nord del pianeta, contrastando tutti i fenomeni connessi all\u2019esclusione sociale e all\u2019eccessivo consumo di risorse ambientali. Anche in questo caso, un bel viaggio rispetto ai primi output emersi nel 1976 a seguito della conferenza fondativa \u201c<em>Habitat I<\/em>\u201d, a Vancouver.<\/p>\n<p>Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, pure le citt\u00e0 italiane si sono mosse in una direzione giusta, almeno fino all\u2019inizio del 2018. Al di l\u00e0 delle numerosissime best practice amministrative, \u00e8 di notevole momento l\u2019approvazione della \u201c<strong><em>Carta di Bologna per l\u2019Ambiente. Le Citt\u00e0 Metropolitane per lo sviluppo sostenibile<\/em><\/strong>\u201d (8 giugno 2017), che risente certamente del dibattito sviluppatosi attorno all\u2019elaborazione de \u201c<em>L\u2019Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile<\/em>\u201d: uno sforzo promosso da ASviS e Urban@it, che costituisce una vera e propria bussola per le Amministrazioni locali italiane rispetto agli orizzonti dell\u2019Agenda 2030. Evidentemente comincia a dare frutti quel lavorio di moral suasion esercitato dal terzo settore sui sindaci italiani, in principio assai reticenti a investire nei network internazionali e a parteciparvi attivamente. La recente elezione di Dario Nardella, sindaco di Firenze, alla vicepresidenza della rete \u201c<strong><em>Eurocity<\/em><\/strong>\u201d, o il protagonismo in vari fori del Comune di Milano, sono segnali importanti, ma non si deve dimenticare quanto la capacit\u00e0 \u201c<em>diplomatica<\/em>\u201d delle citt\u00e0 italiane sia ancora assai inferiore a quella delle colleghe europee, soprattutto in ambito comunitario:<strong> per denaro investito e capitale umano esempi quali Barcellona, Amburgo, Rotterdam, Vienna, Stoccolma paiono ancora oggi irrimediabilmente distanti<\/strong>, con un conseguente svantaggio nella possibilit\u00e0 di ottenere i fondi disponibili sulle linee di finanziamento multilaterali, e ancor pi\u00f9 di condizionarne preventivamente l\u2019indirizzo.<\/p>\n<p>Nel biennio 2016-2018, peraltro, il Governo italiano ha accompagnato tale evoluzione con una misura concreta, il cosiddetto \u201c<strong><em>Piano periferie<\/em><\/strong>\u201d; un nugolo di progetti di rigenerazione urbana dalle finalit\u00e0 varie, immaginato all\u2019indomani degli attentati di Parigi come risposta olistica ai fenomeni di radicalizzazione violenta, nello spirito comunque dell\u2019Agenda 2030 e della Nua.<\/p>\n<p>Ho voluto tuttavia anteporre al presente articolo un prologo per cos\u00ec dire immaginario, in modo da mettere in luce una specificit\u00e0 italiana che non pu\u00f2 essere del tutto ricondotta al dibattito internazionale sullo sviluppo sostenibile di citt\u00e0 e metropoli. Il nostro modello d\u2019insediamento ha forgiato nei secoli una tradizione originale, feconda e vitale, composta in sintesi da tre elementi: <strong>le \u201c<em>Cento citt\u00e0<\/em>\u201d e i \u201c<em>Mille campanili<\/em>\u201d<\/strong>, e cio\u00e8 un diffuso policentrismo urbano e poi economico, politico e culturale;<strong> una cura estrema per il paesaggio agricolo<\/strong>, che ha consentito la tutela del territorio nel corso di una vicenda plurimillenaria; <strong>un\u2019enorme capacit\u00e0 creativa<\/strong>, che dal talento artigianale si \u00e8 evoluta nella forza dei distretti produttivi e oggi nel successo delle \u201c<em>multinazionali tascabili\u201d<\/em>, che esportano nei mercati i prodotti raffinati del \u201c<em>Made in Italy<\/em>\u201d. Una Storia simile fatica a distinguere tra citt\u00e0 e contado, e ha invece nel territorio, inteso in un\u2019accezione assai complessa, la sua delizia e la sua croce. Croce, perch\u00e9<strong> il territorio nazionale \u00e8 stato in larga parte distrutto nel Dopoguerra dall\u2019urbanizzazione diffusa, dall\u2019abbandono delle aree interne agricole e dal conseguente riaffermarsi del bosco, dal consumo di suolo e dal dissesto idrogeologico, dall\u2019inquinamento di falde e fiumi fino alla distruzione di coste e piane<\/strong>. Delizia, perch\u00e9 nonostante tutto ci\u00f2 <strong>permangono straordinarie identit\u00e0 e patrimoni locali,<\/strong> e si mantiene una tendenza al policentrismo nei vettori di mobilit\u00e0 intra-regionali, intra-nazionali e persino internazionali: basti pensare, a mo\u2019 di esempio, alla diffusione eccezionale che la presenza straniera degli ultimi trenta anni ha avuto lungo tutto lo Stivale, ben prima che il sistema Sprar codificasse tutto ci\u00f2 in un sistema di accoglienza complessiva.<\/p>\n<p>Se dunque ci si muove in questa ottica, <strong>la parola chiave per interloquire con il nuovo Governo dovr\u00e0 essere \u201c<em>territorio<\/em>\u201d<\/strong>, da considerarsi in tutte le articolazioni cui si \u00e8 accennato. <strong>Recuperare le aree interne e salvare borghi e piccoli Comuni &#8211; oltre il 60% del totale<\/strong> -, recentemente oggetto di una legge ad hoc; <strong>favorire il trasferimento nelle zone spopolate anche incentivando l\u2019agricoltura, la ricollocazione dei migranti e persino di altre categorie<\/strong> (il Governo ha ipotizzato una misura in tal senso in favore dei pensionati); <strong>arginare il depauperamento del nostro territorio azzerando il consumo di suolo e favorendo azioni di mitigazione e adattamento ambientale<\/strong>; combattere l\u2019esclusione sociale nelle periferie urbane come pure alcune specifiche piaghe nazionali (si pensi allo scandalo della dispersione idrica, soprattutto nel Mezzogiorno). Per conseguire questi macro-obiettivi \u00e8 giusto innanzitutto chiedere al Governo di non abbandonare le iniziative gi\u00e0 esistenti, spesso concepite in seguito alle tragiche emergenze dei terremoti: piani per l\u2019edilizia anti-sismica, per il dissesto idrogeologico, per i piccoli Comuni e per le periferie. Sono programmi che possono dare, e in parte hanno gi\u00e0 dato, frutti preziosi. E poi occorre favorire una programmazione sovra-comunale, sovra-regionale e nazionale, in una parola, ancora una volta, \u201c<em>territoriale<\/em>\u201d: nella gi\u00e0 citata \u201c<em>Agenda urbana per lo Sviluppo Sostenibile<\/em>\u201d si fa riferimento all\u2019<strong>istituzione di una Commissione Bicamerale, alla riattivazione del Comitato interministeriale per le politiche urbane (Cipu), a un \u201c<em>Piano strategico per le citt\u00e0 italiane<\/em>\u201d e all\u2019individuazione di una figura apposita nel quadro dell\u2019Amministrazione centrale<\/strong>. Sono proposte assolutamente ragionevoli, purch\u00e9 si riesca a verificarne l\u2019efficacia e si evitino quelle sovrapposizioni e duplicazioni che di solito caratterizzano le trasformazioni delle istituzioni nazionali (si pensi soltanto all\u2019abolizione delle Province).<\/p>\n<p><strong>Tratto da: <a href=\"http:\/\/asvis.it\/approfondimenti\/208-3659\/oltre-la-citta-per-uno-sviluppo-sostenibile-del-territorio-nazionale#\">http:\/\/asvis.it\/approfondimenti\/208-3659\/oltre-la-citta-per-uno-sviluppo-sostenibile-del-territorio-nazionale#<\/a><\/strong><\/p>\n<p><em>L\u2019Istituto di Studi di Politica Internazionale (Ispi) ha recentemente inaugurato un Desk sulle Global Cities, che mira ad analizzare le citt\u00e0 del mondo sul piano delle relazioni internazionali e commerciali, delle policy globali e delle reti sovra-nazionali. Nel quadro di questo lavoro, tuttavia, il Desk potr\u00e0 fornire alla riflessione sullo sviluppo sostenibile delle citt\u00e0 italiane un confronto con quanto accade all\u2019estero, e in particolare negli altri Paesi europei, e una bussola rispetto alle pi\u00f9 significative iniziative intraprese dalle citt\u00e0 straniere e dai network organizzati.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Tobia Zevi, Desk Global Cities Ispi. La parola chiave per interloquire con il nuovo Governo deve essere \u201cterritorio\u201d. 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