{"id":12491,"date":"2018-12-17T22:46:36","date_gmt":"2018-12-17T21:46:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=12491"},"modified":"2018-12-17T22:47:48","modified_gmt":"2018-12-17T21:47:48","slug":"milano-segnali-di-futuro-indesiderabile-nel-quartiere-di-citta-degli-studi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2018\/12\/milano-segnali-di-futuro-indesiderabile-nel-quartiere-di-citta-degli-studi\/","title":{"rendered":"Milano: segnali di futuro (indesiderabile) nel quartiere di Citt\u00e0 degli Studi"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-12492\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Gru.png\" alt=\"\" width=\"551\" height=\"228\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Gru.png 551w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Gru-300x124.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 551px) 100vw, 551px\" \/>di Maria Cristina Gibelli.<\/p>\n<p><em>La sudditanza agli interessi dei proprietari di aree e degli operatori finanziario-immobiliari continua imperterrita. Il quartiere di Citt\u00e0 degli Studi \u00e8 sotto attacco speculativo e a rischio di declino. (m.c.g.)<\/em><\/p>\n<p><em>Il rischio maggiore risiede nelle sedicenti &#8220;scelte strategiche&#8221; dell\u2019attuale amministrazione (e del governo regionale) a favore del decentramento delle Facolt\u00e0 Scientifiche della Universit\u00e0 Statale nelle aree ex EXPO. Ma anche il principio dell\u2019&#8221;indifferenza funzionale&#8221;, che presiede alle trasformazioni puntuali del tessuto insediativo, non \u00e8 da sottovalutare, poich\u00e9 tende a indebolire la vocazione storica del quartiere a favore di una banale residenzialit\u00e0. In entrambi leggiamo lo stesso disegno di sudditanza agli interessi dei proprietari di aree e degli operatori finanziario-immobiliari che condiziona le decisioni in materia urbanistica dell\u2019amministrazione locale. Milano si conferma la &#8220;mecca del real estate&#8221;: anche nelle piccole trasformazioni. (m.c.g.)<\/em><\/p>\n<p>Qualche anno fa scrissi per la rivista Meridiana una riflessione sulle vicende urbanistiche milanesi dalla deindustrializzazione degli anni \u201970 in poi, dal titolo \u201c<strong><em>Milano: da metropoli fordista a mecca del real estate<\/em><\/strong>\u201d[1]. Sottolineavo che, da almeno tre decenni, si stavano realizzando, in un contesto di regole sempre pi\u00f9 flessibili e adattabili, <strong>grandi progetti ad alto contenuto comunicativo e modesto contenuto funzionale<\/strong>, e una complessiva radicale perdita di mixit\u00e9 e crescente gentrificazione della citt\u00e0 consolidata. <strong>Milano, cos\u00ec facendo, stava esaurendo o compromettendo le sue preziosissime risorse territoriali e di patrimonio costruito<\/strong> pi\u00f9 centrali rese disponibili dalla deindustrializzazione (quelle che i francesi avevano opportunamente denominato jach\u00e8res, a sottolinearne la irriproducibilit\u00e0 e quindi la necessit\u00e0 di gestirle attraverso progetti di rigenerazione con Societ\u00e0 di Economia Mista di esclusiva regia pubblica e sottoposte a un formalizzato controllo di conformit\u00e0 da parte dell\u2019amministrazione locale). Milano, sposando un modello neo-liberista, con una continuit\u00e0 indifferente al mutare delle maggioranze politiche che hanno amministrato la citt\u00e0, trascurava il tema degli urban commons (esternalit\u00e0 positive, beni pubblici, common-pool resources); di fatto, <strong>poneva una pesante ipoteca anche sulle sue prospettive future di sviluppo economico e di vivibilit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Oggi \u00e8 sottoposto alla minaccia della speculazione finanziario-immobiliare il <strong>quartiere di Citt\u00e0 Studi<\/strong>, storicamente vocato alla funzione universitaria: con l\u2019inaccettabile progetto di decentramento \/ \u2018deportazione\u2019 di tutte le Facolt\u00e0 Scientifiche dell\u2019Universit\u00e0 Statale nell\u2019area ex EXPO.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 di questo progetto indesiderabile che voglio trattare in questa breve nota (anche se eddyburg continuer\u00e0 a seguirne con attenzione critica le vicende: perch\u00e9 se venisse realizzato, non abbiamo difficolt\u00e0 ad affermare che si potrebbe tradurre &#8211; citando il compianto Peter Hall &#8211; in un \u201c<em><strong>great planning disaster<\/strong><\/em>\u201d).<\/p>\n<p>La mia riflessione si concentra invece su un tema di apparente minore impatto: su<strong> un intervento puntuale di sostituzione edilizia che sembra per\u00f2 configurarsi come un caso di scuola dell\u2019urbanistica neoliberista milanese<\/strong>. Il principio che lo presiede \u00e8 l\u2019indifferenza funzionale: inventato dalla giunta Moratti di centro-destra, ma legittimato dal Piano di Governo del Territorio approvato dalla giunta Pisapia ed ereditato senza ripensamento alcuno dall\u2019attuale amministrazione. Il caso \u00e8 interessante perch\u00e9 riguarda un intervento di sostituzione funzionale nel cuore di Citt\u00e0 Studi, promosso da un\u2019imprenditoria dinamica e \u2018moderna\u2019; e perch\u00e9 <strong>sembra annunciare quanto potrebbe accadere in futuro nella rigenerazione del quartiere<\/strong>, una volta rimosso l\u2019ingombro della Facolt\u00e0 Scientifiche e dei grandi ospedali specializzati (Istituto dei Tumori e Besta): e cio\u00e8 <strong>la messa a disposizione di grandi risorse territoriali all\u2019interno del tessuto consolidato della citt\u00e0 abbandonate al gioco del libero mercato quanto alle funzioni da ospitare.<\/strong><\/p>\n<p>Il progetto intende sostituire, con un banale intervento di edilizia residenziale, l\u2019edificio dell\u2019<strong>Istituto Rizzoli<\/strong> per l\u2019insegnamento delle Arti Grafiche, fondato nel 1951 da Angelo Rizzoli per la formazione professionale di tecnici per il settore editoriale. Si tratta di un edificio di chiara impronta razionalista che, una volta trasferita altrove la sede della scuola, <strong>avrebbe meritato, a parere di molti, un intervento conservativo<\/strong>; certamente non la demolizione[2]. Come ben si sa, la rigenerazione \u2018<em>alla milanese<\/em>\u2019 (che ormai \u00e8 imitata in tutto il paese) ha per prima privilegiato, con i Piani di Governo del Territorio, il binomio <strong>demolizione\/ricostruzione rafforzato attraverso cospicui premi volumetrici<\/strong>. In genere, <strong>con contropartite assai modeste, quando non inesistenti, per la collettivit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Il progetto attuale per l\u2019edificio Rizzoli, il solito immobile destinato a edilizia residenziale di \u2018pregio\u2019, sostituisce un inqualificabile progetto precedente approvato durante il governo Moratti (assessore Masseroli) che aveva suscitato la mobilitazione indignata dei residenti nelle vie finitime caratterizzate da un tessuto di edifici bassi sul modello \u201c<em>citt\u00e0 giardino<\/em>\u201d intercalati da dipartimenti universitari. Si trattava allora di un vero e proprio \u201c<strong><em>ecomostro<\/em><\/strong>\u201d, come fu immediatamente definito dai residenti: un palazzo, alto 65 metri, con 600 unit\u00e0 abitative fittiziamente destinate a studentato, quattro piani di parcheggi interrati per 170 auto (rampa d\u2019accesso in via Giuseppe Colombo) e vari negozi. Un progetto che aveva comunque non solo ottenuto il via libera dell\u2019amministrazione comunale, ma anche il sostegno entusiasta dell\u2019allora Rettore del Politecnico. Fallita la societ\u00e0 proprietaria dell\u2019edificio e rivenduta la propriet\u00e0 alla societ\u00e0 Armoniae srl, <strong>il nuovo progetto sembra procedere in maniera speditiva verso l\u2019approvazione, malgrado le osservazioni critiche e le richieste di riduzione della volumetria avanzate dai residenti.<\/strong><\/p>\n<p>Un aspetto, abbastanza inusuale nei progetti di trasformazione milanesi, sembra costituire il punto di forza della proposta avanzata dai nuovi proprietari (attualmente rappresentati dal consigliere Mirko Paletti): <strong>l\u2019impegno della societ\u00e0 a procedere immediatamente al pagamento degli oneri richiesti dal Comune<\/strong>, fra cui rientrer\u00e0 anche la realizzazione di opere di urbanizzazione secondaria a scomputo per la riqualificazione del Centro Balneare Romano di via Ponzio: in particolare della vasca della piscina antistante il Politecnico di Milano, ormai totalmente degradata, che costituisce una risorsa importante, e sottoutilizzata, per gli abitanti di Citt\u00e0 Studi.<\/p>\n<p>\u00c8 un aspetto indubbiamente positivo: a Milano, il pagamento degli oneri o la realizzazione delle opere a scomputo arrivano sempre con grandissimo ritardo rispetto alla realizzazione delle volumetrie destinate al mercato (bastino, a puro titolo di esempio negativo, i grandi progetti di trasformazione di <strong>Porta Nuova e City Life<\/strong>; per non parlare dei veri e propri scandali come il progetto di <strong>Porta Vittoria<\/strong>).<\/p>\n<p>In questo caso, sembrerebbe che il cronoprogramma delle opere si sia finalmente invertito, come avviene in tutte le grandi citt\u00e0 civili; ma, inutile sottolinearlo, <strong>con significativi vantaggi aggiuntivi per l\u2019operatore<\/strong>. In primo luogo, il <strong>cambiamento di destinazione d\u2019uso<\/strong> (cosa che non avviene invece nelle grandi citt\u00e0 civili dove desterebbe scalpore il principio dell\u2019indifferenza funzionale); e inoltre, <strong>incrementi volumetrici rilevanti<\/strong> ottenuti attraverso la possibilit\u00e0 di trasformare la superficie dell\u2019auditorium sotterraneo del Rizzoli (2.000 mq di slp) in ulteriori appartamenti ai piani alti.<\/p>\n<p>L\u2019Istituto Rizzoli occupava 7.000 mq,: per\u00f2 con due piani sotterranei, e 5 piani fuori terra;<strong> il progetto attuale prevede invece la destinazione a parcheggio dell\u2019interrato e del piano terra (che non costituiscono slp), mentre i piani fuori terra diventeranno 10!<\/strong> Ma trasformare gli interrati in ampliamenti generalizzati che, come in questo caso, non sono stati adeguatamente valutati in termini di carico urbanistico e di tutto quello che ne consegue dal punto di vista ambientale, appare totalmente inaccettabile.<\/p>\n<p>Le lettere inviate ufficialmente dal comitato residenti per contestare alcuni aspetti cruciali del progetto e ottenere ascolto non hanno ricevuto sinora alcuna risposta. La cosa non desta stupore, anche se <strong>l\u2019indignazione rimane.<\/strong> La voce dei cittadini stenta a trovare dei canali formali di espressione e di attenzione, perch\u00e9 la partecipazione \u00e8 ingrediente sempre declamato dall\u2019amministrazione milanese, ma, in realt\u00e0, sempre ostacolato e marginalizzato.<\/p>\n<p>La prospettiva futura di smantellamento di tutti o gran parte degli edifici delle Facolt\u00e0 Scientifiche per trovare un qualche destino alle aree ex EXPO, dopo che l\u2019asta era stata disertata dagli operatori privati, incombe minacciosa su questo quartiere storico della citt\u00e0. Come si intender\u00e0 operare su Citt\u00e0 Studi? Facendo un passo indietro, sulla scorta del parere negativo espresso da molte Facolt\u00e0 Scientifiche, molti lavoratori dell\u2019universit\u00e0, studenti e residenti del quartiere? Oppure, come ormai appare pi\u00f9 probabile,<strong> procedendo in un progetto inaccettabile perch\u00e9 indifferente al patrimonio storico architettonico accumulato nel tempo e alla vocazione pubblica di eccellenza di questo quartiere<\/strong> (che richiederebbe invece decisi interventi di potenziamento della vivibilit\u00e0 attraverso servizi di qualit\u00e0 fruibili sia dalla popolazione universitaria che dai residenti)?<\/p>\n<p><strong>Questo grande interrogativo fornisce una ragione in pi\u00f9 per continuare a contrastare anche le trasformazioni puntuali quando provochino dissonanza, distruzione del patrimonio architettonico storico e perdita di identit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12493\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Gibelli.png\" alt=\"\" width=\"371\" height=\"540\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Gibelli.png 371w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Gibelli-206x300.png 206w\" sizes=\"auto, (max-width: 371px) 100vw, 371px\" \/><\/p>\n<p>&#8212;<br \/>\n<em>[1] Gibelli M. C. (2016), in Meridiana, n. 85.<\/em><br \/>\n<em>[2] Ricordo bene la reazione indignata di Marco Dezzi Bardeschi quando, camminando lungo via Giuseppe Colombo, gli mostrai l\u2019edificio dell\u2019Istituto annunciandone la demolizione!<\/em><\/p>\n<p><strong>Tratto da: <a href=\"http:\/\/www.eddyburg.it\/2018\/12\/milano-segnali-di-futuro-indesiderabile.html\">http:\/\/www.eddyburg.it\/2018\/12\/milano-segnali-di-futuro-indesiderabile.html<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria Cristina Gibelli. La sudditanza agli interessi dei proprietari di aree e degli operatori finanziario-immobiliari continua imperterrita. 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