{"id":12557,"date":"2019-01-04T23:59:32","date_gmt":"2019-01-04T22:59:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=12557"},"modified":"2019-01-10T22:44:42","modified_gmt":"2019-01-10T21:44:42","slug":"i-beni-comuni-e-il-disegno-di-legge-preparato-dalla-commissione-rodota","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2019\/01\/i-beni-comuni-e-il-disegno-di-legge-preparato-dalla-commissione-rodota\/","title":{"rendered":"I beni comuni e il disegno di legge preparato dalla Commissione Rodot\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-12559\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Rodot\u00e0.png\" alt=\"\" width=\"336\" height=\"336\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Rodot\u00e0.png 336w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Rodot\u00e0-290x290.png 290w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Rodot\u00e0-300x300.png 300w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Rodot\u00e0-50x50.png 50w\" sizes=\"auto, (max-width: 336px) 100vw, 336px\" \/>Il 18 dicembre \u00e8 stata <strong>presentata in Corte di Cassazione<\/strong> la Proposta di Legge d&#8217;Iniziativa Popolare &#8220;Disegno Legge Delega Commissione Rodot\u00e0 Beni Comuni, Sociali e Sovrani&#8221;. Si tratta di una proposta normativa importante che intende ergersi <strong>a difesa dei Beni Comuni<\/strong> secondo lo spirito e le indicazioni che hanno animato i lavori della <a href=\"https:\/\/www.benicomunisovrani.it\/fragments\/Disegno%20di%20Legge%20n.2031%20(24-feb-2018).pdf\"><strong>Commissione Rodot\u00e0<\/strong><\/a> e che vede tra i principali promotori <strong>Alberto Lucarelli e Ugo Mattei<\/strong>, che furono anche tra gli ispiratori dei referendum a sostegno dell&#8217;acqua pubblica del 2011.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>All&#8217;interno del nostro Forum nazionale si \u00e8 avviata una discussione<\/strong> per valutare compiutamente i contenuti di questa proposta di legge popolare: il testo non \u00e8 semplice da decriptare per chi non \u00e8 avvezzo al linguaggio giuridico e non tutto pare coerente con alcune posizioni che la nostra stessa Proposta di Legge per l&#8217;arresto del consumo di suolo ha affermato. Quindi, prima di ogni decisione di merito, <strong>abbiamo chiesto al nostro miglior esperto in materia, Paolo Maddalena<\/strong>, di offrirci una sua opinione: la pubblichiamo qui integralmente e, come potrete facilmente notare, contiene parecchie critiche all&#8217;impianto della proposta normativa.<\/em><\/p>\n<p><em>Apriamo perci\u00f2 un dibattito, utile e necessario, per cercare di rendere accessibili opportunit\u00e0 e limiti di questa iniziativa a tutte e tutti i nostri aderenti&#8230;<\/em><\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>Le valutazioni di Paolo Maddalena, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell\u2019associazione \u201cAttuare la Costituzione\u201d.<\/strong><\/span><\/h3>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong><em>\u201cL\u2019Associazione \u201cAttuare la Costituzione\u201d, di fronte all\u2019iniziativa di trasformare in proposta di legge di iniziativa popolare lo schema di disegno di legge della Commissione Rodot\u00e0, ha il dovere di far sapere a tutti che lo schema della Commissione Rodot\u00e0, come si legge nella relazione della sua presentazione al Senato del 2010, ha la finalit\u00e0 di rendere pi\u00f9 agevole i procedimenti di contabilit\u00e0 relativi alla \u201csvendita\u201d e alla \u201cprivatizzazione\u201d, nonch\u00e9 alla \u201cvendita e riaffitto\u201d degli immobili pubblici. I beni comuni , in questo schema, sono soltanto \u201cuno specchietto per le allodole\u201d e non viene minimamente sostenuta la loro affermazione e diffusione. Anzi, privatizzando e svendendo, si agisce contro l\u2019espansione di questi beni. Deve inoltre precisarsi che la Commissione Rodot\u00e0 si \u00e8 riunita soltanto 11 volte, mentre l\u2019iniziativa di questo schema di disegno di legge \u00e8 partita dai burocrati del Ministero delle finanze (e probabilmente scritta da questi stessi burocrati). Segue un articolo che contiene la spiegazione particolareggiata di quanto asserito\u201d.<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p>Si \u00e8 diffusa una concezione estremamente positiva dei \u201c<strong><em>beni comuni<\/em><\/strong>\u201d e vari sono i convincimenti espressi, sia in sede accademica, sia dalla gente comune. Ci sembra importante riportare quanto si legge in proposito in un messaggio di alcune persone delle quali si conosce soltanto il nome di battesimo, pubblicato su <strong>Labsus del 21 dicembre 2018<\/strong>: \u201c<em>dal nostro punto di vista i beni comuni sono quei beni che se arricchiti arricchiscono tutti, se impoveriti impoveriscono la societ\u00e0 nel suo complesso. Che si tratti di una piazza, di un giardino, di un immobile abbandonato, della memoria storica, c\u2019\u00e8 un riconoscimento attivo da parte della Comunit\u00e0, che nasce dalla responsabilit\u00e0 universale di cura verso i beni comuni. Una cura da cui tutti possono trarre beneficio, anche chi non pu\u00f2 o non vuole attivarsi in prima persona, per tutelarli, mantenerli, valorizzarli<\/em>\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_9191\" aria-describedby=\"caption-attachment-9191\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9191\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/paolo-maddalena.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/paolo-maddalena.jpg 200w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/paolo-maddalena-50x50.jpg 50w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-9191\" class=\"wp-caption-text\">Paolo Maddalena, vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale<\/figcaption><\/figure>\n<p>Come si nota, per queste persone, \u201c<em>i beni comuni<\/em>\u201d sono beni di valore: \u201c<em><strong>arricchiscono tutti<\/strong><\/em>\u201d. E, riguardando \u201c<em>tutti<\/em>\u201d, sono necessariamente da considerare un bene \u201c<strong><em>nella disponibilit\u00e0 di tutti<\/em><\/strong>\u201d (propriet\u00e0 pubblica, servit\u00f9 pubblica, compressione delle facolt\u00e0 del proprietario privato, obbligo del privato di tutelare l\u2019utilit\u00e0 pubblica che la cosa produce). Essi inoltre, \u201c<em>hanno un riconoscimento attivo da parte della Comunit\u00e0<\/em>\u201d, in sostanza debbono essere \u201c<em>giuridicamente riconosciuti<\/em>\u201d, e cio\u00e8 \u201c<em>tutelati, mantenuti, valorizzati<\/em>\u201d. E infine richiedono che tutti si prendano cura di loro, \u201c<em><strong>attivandosi in prima persona<\/strong><\/em>\u201d, anche se ci sono persone che non possono o non vogliono attivarsi, non ostante ne \u201c<em>traggano beneficio<\/em>\u201d. Si pu\u00f2 aggiungere, sul piano scientifico, che questi beni, come ha affermato il Rodot\u00e0, \u201c<strong><em>esprimono utilit\u00e0 funzionali all\u2019esercizio dei diritti fondamentali, nonch\u00e9 al libero sviluppo della persona<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Appare evidente da quanto poco sopra riportato che, non \u00e8 possibile offrire una \u201c<em>definizione<\/em>\u201d onnicomprensiva di detti beni, non essendo logicamente ammissibile includere nei limiti di un concetto una idea che, in sostanza, rappresenta tutto quello che \u00e8 naturalmente \u201c<em>bello e buono<\/em>\u201d per l\u2019uomo.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, \u00e8 da sottolineare che questa attenzione da parte di tutti i cittadini verso i beni comuni trae origine dal fatto che negli ultimi decenni si \u00e8 proceduto alla svendita quasi totale dei beni del Popolo, mediante: le micidiali \u201c<strong><em>privatizzazioni<\/em><\/strong>\u201d (si trasforma il soggetto pubblico proprietario in una SPA di diritto privato e , \u201c<em>occultamente<\/em>\u201d, diremmo, si trasferisce la ricchezza di tutti a pochi soggetti non si sa come prescelti), le \u201c<em>delocalizzazioni<\/em>\u201d, con i conseguenti licenziamenti del personale (la disoccupazione ha raggiunto livelli impressionanti) e le \u201c<em>svendite<\/em>\u201d, un vero e proprio accaparramento (legalmente riconosciuto) da parte dei governanti di <strong>beni di tutti ceduti a prezzo vile a singoli privati<\/strong>. Di qui la nascita, nell\u2019immaginario collettivo di una tendenza a richiedere sempre pi\u00f9 spazi liberi per la fruizione di tutti, una tensione, diremmo, a ricostituire il \u201c<em>patrimonio pubblico<\/em>\u201d del Popolo, dannosamente svenduto.<\/p>\n<p><strong>Queste aspettative sono completamente disattese dallo schema di disegno di legge sui beni comuni,<\/strong> che si vorrebbe trasformare in una legge di iniziativa popolare. Tale disegno, infatti, lungi dal voler perseguire un ampliamento della tutela dell\u2019interesse pubblico per la fruizione dei beni comuni, persegue il fine opposto di \u201c<em>privatizzare<\/em>\u201d e \u201c<em>svendere<\/em>\u201d i beni che sono in propriet\u00e0 pubblica del Popolo, e, in genere, i beni di \u201c<em>interesse pubblico<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Questa finalit\u00e0 \u00e8 espressa a chiare lettere nella relazione di accompagnamento alla presentazione al Senato di questo disegno, avvenuto il 24 febbraio 2010<\/strong> (Atto Senato n. 2031), nel quale si legge: \u201c<em>La Commissione sui beni pubblici, presieduta da Stefano Rodot\u00e0, \u00e8 stata istituita presso il Ministero della giustizia, con decreto del Ministro, il 21 giugno 2007, al fine di elaborare uno schema di legge delega per la modifica delle norme del codice civile in materia di beni pubblici. Una simile iniziativa era stata proposta gi\u00e0 nel 2003 da un gruppo di studiosi presso il Ministero dell\u2019economia e delle finanze. L\u2019idea era nata in seguito al lavoro che era stato avviato in quella sede per la costruzione di un \u201cconto patrimoniale\u201d delle amministrazioni pubbliche basato sui criteri della \u201ccontabilit\u00e0 internazionale\u201d. Nello svolgimento di tale compito, e alla luce dei primi processi di valorizzazione e \u201cprivatizzazione\u201d di alcuni gruppi di cespiti pubblici (immobili e crediti), era emersa la necessit\u00e0 di poter contare su un contesto giuridico dei beni che fosse al passo con i tempi e in grado di definire criteri generali e direttive sulla gestione e sulla eventuale \u201cdismissione\u201d dei beni in eccesso delle funzioni pubbliche, e soprattutto sulla possibilit\u00e0 che tali \u201cdismissioni\u201d (ed eventuali operazioni di \u201cvendita e riaffitto\u201d dei beni) fossero realizzate nell\u2019interesse generale della collettivit\u00e0 facendo salvo un orizzonte di medio e di lungo periodo<\/em>\u201d. Basta pensare che il fine del disegno \u00e8 quello della \u201d<em>costruzione di un conto patrimoniale delle amministrazioni pubbliche basato sui criteri della contabilit\u00e0 internazionale<\/em>\u201d; che nel passo citato i concetti sono quelli della \u201c<em>privatizzazione<\/em>\u201d di alcuni gruppi di cespiti pubblici; che la parola \u201c<em>dismissioni<\/em>\u201d \u00e8 usata due volte; e che si parla di \u201c<em>operazioni di vendita e riaffitto<\/em>\u201d (considerato che l\u2019Amministrazione ha l\u2019abitudine di vendere gli immobili pubblici, per poi riaffittarli a cifre stratosferiche), <strong>per rendersi conto quanto \u00e8 errato il convincimento secondo il quale questo disegno di legge serve a realizzare la migliore fruizione dei \u201c<em>beni comuni<\/em>\u201d e quanto sia sbagliato ripresentare al Parlamento questo schema di legge, conferendogli la veste di una proposta di legge di iniziativa popolare<\/strong>.<\/p>\n<p>Che si tratti di una finalit\u00e0 contabilistica e burocratica e non di sistemazione giuridica volta alla migliore gestione e fruizione dei \u201c<em>beni pubblici<\/em>\u201d, emerge poi dalle singole disposizioni, le quali <strong>appaiono in palese contrasto con quanto dispongono la nostra Costituzione e i principi generali del nostro ordinamento giuridico<\/strong>.<\/p>\n<p>Un esame particolareggiato delle singole norme, al fine di dimostrarne la illegittimit\u00e0 e la incostituzionalit\u00e0, non \u00e8 possibile, poich\u00e9<strong> sono tali e tante le contraddizioni e gli errori<\/strong>, da renderne estremamente delicata e farraginosa la loro confutazione. Ci limiteremo, pertanto a segnalare soltanto alcuni errori macroscopici, i quali sottendono l\u2019intero tessuto normativo, e rendono chiaro, di primo acchito, che<strong> si tratta di un testo che non ha nulla a che vedere con la tutela e la corretta gestione dei \u201c<em>beni comuni<\/em>\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Il primo, fondamentale errore \u00e8 quello di <strong>considerare lo Stato come una \u201c<em>Persona giuridica pubblica<\/em>\u201d e non come una \u201c<em>Comunit\u00e0 politica<\/em><\/strong>\u201d, e cio\u00e8 una \u201c<em>Repubblica democratica fondata sul lavoro<\/em>\u201d, nella quale la \u201c<em>sovranit\u00e0<\/em>\u201d spetta al Popolo. Ne consegue che la ostentata \u201c<em>abolizione<\/em>\u201d del \u201c<strong><em>Demanio pubblico<\/em><\/strong>\u201d venga presentata nel testo come la soppressione di un organo della Pubblica Amministrazione e non di un organo dello Stato comunit\u00e0, oscurando nella mente del lettore l\u2019idea che si tratta di beni appartenenti al Popolo sovrano, per la cui \u201c<em>privatizzazione<\/em>\u201d e \u201c<em>svendita<\/em>\u201d si vogliono porre i presupposti giuridici necessari per attuare procedimenti contabili pi\u00f9 agevoli e pi\u00f9 semplici.<\/p>\n<p>Un secondo errore \u00e8 da ravvisare nella mancata citazione dell\u2019art. 42, primo comma, della Costituzione, il quale afferma che \u201c<strong><em>La propriet\u00e0 \u00e8 pubblica e privata<\/em><\/strong>\u201d, sottintendendosi, come rilev\u00f2 subito il Giannini, che \u201c<em>propriet\u00e0 pubblica<\/em>\u201d significa \u201c<em>propriet\u00e0 collettiva demaniale<\/em>\u201d, una <strong>\u201c<em>propriet\u00e0<\/em>\u201d cio\u00e8 che appartiene al Popolo a titolo di sovranit\u00e0<\/strong>. L\u2019errore \u00e8 foriero di molti altri errori, che sarebbe troppo lungo enumerare. Ci limitiamo pertanto all\u2019esempio, che ci sembra pi\u00f9 agevolmente comprensibile, della promozione di un ricorso giurisdizionale. A questo proposito si legge nel testo che \u201c<em>all\u2019esercizio (dell\u2019azione di risarcimento) dei danni arrecati al bene comune \u00e8 legittimato in via esclusiva lo Stato<\/em>\u201d, aggiungendo che, per quanto riguarda i beni cosiddetti di \u201c<em>appartenenza pubblica necessaria\u201d,<\/em> possono agire con \u201c<em>l\u2019azione inibitoria e con l\u2019azione di risarcimento del danno soltanto lo Stato e le (altre) persone giuridiche pubbliche<\/em>\u201d. <strong>Il fatto \u00e8 estremamente grave: tutto quello che sinora si \u00e8 detto sull\u2019intervento spontaneo dei cittadini a proposito della tutela, anche giurisdizionale, dei \u201c<em>beni comuni<\/em>\u201d, in questo schema di disegno di legge, svanisce inesorabilmente<\/strong>.<\/p>\n<p>Il terzo errore che vogliamo ricordare (ma tanti se ne possono ancora rintracciare) \u00e8 quello di aver tolto ogni forma di \u201c<em>partecipazione<\/em>\u201d popolare alla \u201c<em>gestione<\/em>\u201d dei beni comuni. Su questo punto molto si \u00e8 scritto. E il premio Nobel conferito alla <strong>Ostrom<\/strong> riguardava proprio questa materia: la gestione dei beni comuni da parte delle collettivit\u00e0. Ma <strong>su questo importante tema, il disegno di legge tace<\/strong>.<\/p>\n<p>Ci sarebbe, come \u00e8 ovvio, ancora molto da dire, ma quanto scritto sinora porta ad una inconfutabile conclusione: tolto di mezzo il \u201c<em>Popolo sovrano<\/em>\u201d e la \u201c<em>propriet\u00e0 collettiva demaniale<\/em>\u201d, nonch\u00e9 la \u201c<em>partecipazione<\/em>\u201d dei cittadini alla gestione dei beni comuni,<strong> il legislatore diventa pienamente libero di stabilire (prescindendo dal tema dell\u2019appartenenza al Popolo) il regime giuridico dei beni comuni e dei beni pubblici necessari, riservati alla Collettivit\u00e0<\/strong>. L\u2019obiettivo che si voleva raggiungere, \u00e8 stato raggiunto: infatti, tutto diviene pi\u00f9 facilmente perseguibile da parte dei burocrati che intendono costruire una \u201c<em>contabilit\u00e0 pubblica<\/em>\u201d, di carattere internazionale, e cio\u00e8 un tipo di contabilit\u00e0 che facilita le \u201c<em>privatizzazioni<\/em>\u201d e le \u201c<em>svendite<\/em>\u201d tanto care alla ideologia neoliberista.<\/p>\n<p><strong>Certamente non \u00e8 questo il disegno di legge di cui ha bisogno il Popolo italiano. Infatti, \u00e8 fin troppo evidente che \u201c<em>quanto pi\u00f9 si privatizza<\/em>\u201d, \u201ctanto pi\u00f9 si sottraggono spazi ai beni comuni\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>D\u2019altro canto, il fallimento del neoliberismo, al quale il disegno della Commissione Rodot\u00e0 \u00e8 ispirato, \u00e8 sotto gli occhi di tutti. Gli eventi hanno inconfutabilmente dimostrato che l\u2019affermazione secondo la quale la ricchezza deve essere nelle mani di pochi, che occorre una \u201c<em>forte competitivit\u00e0<\/em>\u201d e che lo Stato, cio\u00e8 il Popolo complessivamente considerato, non deve entrare nell\u2019economia, ha infatti creato un \u201c<strong><em>sistema economico predatorio<\/em><\/strong>\u201d, il quale, usando i \u201c<em>meccanismi<\/em>\u201d della \u201c<em>privatizzazione<\/em>\u201d, della \u201c<em>delocalizzazione<\/em>\u201d e delle \u201c<em>svendite<\/em>\u201d (obliterando completamente il tema delle \u201c<em>nazionalizzazione<\/em>\u201d di industrie strategiche) ha prodotto effetti \u201c<em>devastanti<\/em>\u201d per la nostra economia e ha reso l\u2019Italia molto poco influente sul piano mondiale ed europeo. Ed \u00e8 da sottolineare inoltre che ci\u00f2 \u00e8 avvenuto proprio perch\u00e9 <strong>non si \u00e8 tenuto conto delle norme imperative che la Costituzione (art. 42) detta a proposito del concetto di \u201c<em>propriet\u00e0 pubblica e privata<\/em>\u201d<\/strong> e, a partire dall\u2019assassinio di Aldo Moro in poi, i governi hanno fatto a gara nell\u2019emettere leggi incostituzionali alla cui base c\u2019\u00e8 la nozione borghese, e ora neoliberista, della <strong>\u201c<em>propriet\u00e0 privata<\/em>\u201d, una nozione (in pieno contrasto con la Costituzione) che esalta il potere del privato<\/strong>, considerando recessivo l\u2019interesse pubblico e favorendo quel \u201c<em>meccanismo<\/em>\u201d di svendite e privatizzazioni cui poco sopra si \u00e8 fatto riferimento. Appare allora evidente che, se davvero si vuole dare spazio alla diffusione dei beni comuni, occorre innanzitutto fare il contrario di quanto fa lo schema di legge in questione:<strong> occorre subordinare l\u2019interesse del privato all\u2019interesse della Collettivit\u00e0, esattamente come detta la Costituzione<\/strong>, la quale (\u00e8 necessario ricordarlo) fu emanata quando ancora non era nata l\u2019idea balorda del neoliberismo ed era diffuso tra gli economisti l\u2019idea, di stampo keynesiano, secondo la quale<strong> il sistema economico diventa effettivamente \u201c<em>produttivo<\/em>\u201d se si distribuisce la ricchezza alla base della piramide sociale e se lo Stato, e cio\u00e8 il Popolo, interviene come \u201c<em>protagonista dell\u2019economia<\/em>\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Considerato che dottrina e giurisprudenza sono state abbagliate dall\u2019erronea ideologia neoliberista, senza tener in nessun conto il concetto di \u201c<em>propriet\u00e0 privata\u201d<\/em> derivante da una lettura del codice civile eseguita alla luce delle norme costituzionali, si impone che sia trasformata in legge una \u201c<em>interpretazione costituzionalmente orientata<\/em>\u201d di alcune disposizioni che il codice civile detta in materia di propriet\u00e0. Cos\u00ec facendo, rimettendo cio\u00e8 sotto le norme costituzionali queste poche norme dettate dal codice civile, sar\u00e0 impossibile procedere a operazioni di \u201c<em>privatizzazioni<\/em>\u201d, di \u201c<em>delocalizzazioni<\/em>\u201d e di \u201c<em>svendite<\/em>\u201d, che hanno drasticamente impoverito il \u201c<em>patrimonio pubblico<\/em>\u201d italiano, rendendo assai difficile la diffusione e la fruizione del \u201cbeni comuni\u201d.<\/p>\n<p><strong>Per essere il pi\u00f9 possibile concreti, proporremmo il seguente schema di disegno di legge, da opporre a quello scritto dalla Commissione Rodot\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Articolo 1.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019art. 832 del codice civile \u00e8 sostituito dal seguente:<\/p>\n<p>\u201cIl proprietario ha il diritto di godere della cosa, assicurandone la funzione sociale. La mancata osservanza di questo obbligo estingue il diritto di propriet\u00e0 e comporta l\u2019acquisizione della cosa, da parte del Comune in cui la cosa si trova, per destinarla a fini sociali.<\/p>\n<p>Il proprietario ha diritto di disporre del bene in modo da non contrastare l\u2019utilit\u00e0 sociale, o recare danno alla sicurezza, alla libert\u00e0, alla dignit\u00e0 umana. In caso di inadempimento di tale obbligo, l\u2019atto di disposizione \u00e8 nullo e il proprietario \u00e8 tenuto al risarcimento del danno\u201d.<\/p>\n<p><strong>Articolo 2.<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl secondo comma dell\u2019articolo 826 del codice civile \u00e8 soppresso. Le materie in esso elencate rientrano nell\u2019articolo 822 c . c . , relativo al Demanio dello Stato\u201d.<\/p>\n<p><strong>Articolo 3.<\/strong><\/p>\n<p>Il secondo comma dell\u2019articolo 948 del codice civile \u00e8 sostituito dal seguente.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019azione di rivendicazione non si prescrive, salvi gli effetti dell\u2019acquisto della propriet\u00e0 da parte di altri per usucapione, e salvi gli effetti del mancato svolgimento, nei termini previsti dai regolamenti comunali, delle attivit\u00e0 necessarie per assicurare il perseguimento della funzione sociale del bene\u201d.<\/p>\n<p><strong>Si tratta, come agevolmente si nota, di una \u201csvolta\u201d necessaria e urgente, pena la perdita dell\u2019intero territorio e, quindi, la vanificazione della stessa idea di \u201cbeni comuni\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12558\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Pdl-Rodota.png\" alt=\"\" width=\"567\" height=\"380\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Pdl-Rodota.png 567w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Pdl-Rodota-300x201.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 567px) 100vw, 567px\" \/><\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>Per chi desidera approfondire la questione, proponiamo anche questo articolo sulla RICOSTRUZIONE DEL PATRIMONIO DEL POPOLO. LA PROPRIETA&#8217; PUBBLICA.<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Una Comunit\u00e0 politica, cio\u00e8 uno Stato, ha bisogno di un patrimonio pubblico (cio\u00e8 di un patrimonio in propriet\u00e0 collettiva del Popolo unitariamente considerato) destinato a soddisfare interessi pubblici e non altro, e di singoli patrimoni privati, con una sola inderogabile regola:<strong> il patrimonio privato di un singolo non pu\u00f2 superare il patrimonio pubblico dell\u2019intero Popolo<\/strong>. Lo chiar\u00ec molto bene Roosevelt in un discorso al congresso del 1938, nel quale afferm\u00f2: \u201c<em>Una democrazia non \u00e8 salda se consente a uno dei suoi membri di avere un patrimonio maggiore di quello dello stesso Stato democratico<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il dramma economico odierno \u00e8 dovuto al fatto che, essendo stato consentito, con leggi incostituzionali, di \u201c<em><strong>creare il danaro dal nulla<\/strong><\/em>\u201d (cartolarizzazioni, derivati, ecc.), ed essendosi lasciata libera da ogni vincolo la \u201c<em>speculazione finanziaria<\/em>\u201d, i patrimoni dei privati (in gran parte speculatori finanziari) superano (secondo una rilevazione del 2010) di venti volte il PIL di tutti gli Stati del mondo. Da ci\u00f2 deriva che il cosiddetto \u201c<em>mercato globale<\/em>\u201d si impone alla politica e detta ai politici le regole da trasformare in leggi. Come suole dirsi, l\u2019economia prevale sul diritto.<\/p>\n<p>Dietro questo fenomeno c\u2019\u00e8 un chiaro pensiero economico, il \u201c<em>pensiero neoliberista<\/em>\u201d, secondo il quale la ricchezza deve essere nelle mani di pochi, questi pochi devono agire nella massima concorrenza, gli Stati, e cio\u00e8 i Popoli nel loro complesso, non devono intervenire nell\u2019economia. Di conseguenza, i pochi ricchi, possedendo prevalentemente una ricchezza fittizia che, per legge, vale come danaro contante, non hanno difficolt\u00e0 a trasformare la loro ricchezza in beni reali, comprando a prezzi stracciati (anzich\u00e9 investire in attivit\u00e0 produttive e occupazionali) i beni reali gi\u00e0 esistenti. Di conseguenza, per quanto ci riguarda, <strong>l\u2019intero territorio dello Stato italiano con tutto ci\u00f2 che contiene, \u00e8 finito, in gran parte, nelle mani di pochi soggetti<\/strong> (in prevalenza stranieri), lasciando il Popolo senza mezzi di sussistenza. I governi che si sono succeduti dall\u2019assassinio di Aldo Moro in poi, anzich\u00e9 contrastare questa illegittima azione di appropriazione indebita della ricchezza di tutti, hanno seguito anch\u2019essi la tesi neoliberista e, improvvidamente, hanno ritenuto di favorire gli acquisti privati di beni pubblici (cio\u00e8 appartenenti a tutti) attraverso lo strumento micidiale delle \u201c<em>privatizzazioni<\/em>\u201d, delle quali si parler\u00e0 in seguito. Si \u00e8 arrivati al punto di rendere \u201c<em>privati<\/em>\u201d i \u201c<em>demani pubblici<\/em>\u201d, in modo che al Popolo non restasse nulla e tutto cadesse in mano privata.<\/p>\n<p><strong>Nasce, a questo punto, l\u2019economia del debito<\/strong>. Gli Stati economicamente pi\u00f9 forti vendono \u201c<em>a debito<\/em>\u201d le loro merci agli Stati economicamente pi\u00f9 deboli (vedi l\u2019Argentina) fino a costringerli al fallimento. Nel nostro caso, poi, la cosa \u00e8 aggravata dal fatto che abbiamo ceduto all\u2019Europa la nostra \u201c<em>sovranit\u00e0 monetaria<\/em>\u201d, per cui abbiamo perso il potere di stampare moneta e prendiamo a prestito l\u2019euro che \u00e8 propriet\u00e0 della BCE, e abbiamo l\u2019obbligo di contenere il debito pubblico nei limiti di volta in volta stabiliti dalla Commissione Europea. Per di pi\u00f9 siamo stati oggetto di mirate \u201c<em>speculazioni finanziarie<\/em>\u201d, che hanno alzato gli interessi sui nostri titoli del debito pubblico, aggravando enormemente il nostro debito complessivo.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente, a questo punto, che la nostra salvezza sta nel tornare al \u201c<em>sistema economico produttivo<\/em>\u201d di stampo keynesiano, secondo il quale la ricchezza va distribuita alla base della piramide sociale (poich\u00e9 sono i lavoratori che vanno ai negozi, sono i negozi che chiedono merci alle imprese e sono le imprese che assumono lavoratori e producono beni reali), mentre lo Stato deve intervenire da \u201c<em>protagonista<\/em>\u201d nell\u2019economia, in modo da dare impulso agli investimenti che non producano merci da collocare sul mercato (non essendoci, in tempo di crisi, una vera e propria \u201c<em>domanda<\/em>\u201d di beni), ma soddisfino interessi pubblici (quale, ad esempio, il ristabilimento dell\u2019equilibrio idrogeologico dell\u2019Italia), distribuendo ricchezza tra i lavoratori, i quali soltanto sono in grado di far crescere la \u201c<em>domanda<\/em>\u201d e dar luogo a quel processo virtuoso, al quale abbiamo test\u00e9 accennato, che porta alla produzione di beni e alla piena occupazione, quel processo, chiamato \u201c<strong><em>il moltiplicatore del reddito<\/em><\/strong>\u201d, sostenuto dal Keynes.<\/p>\n<p>Lo sforzo da compiere, dunque, \u00e8 quello di tornare al \u201c<em>sistema economico produttivo di stampo keynesiano<\/em>\u201d. Tutto questo \u00e8 certamente possibile, ma occorre compiere dei passi ben calibrati, considerato che, improvvidamente, abbiamo svenduto il \u201c<em>patrimonio pubblico<\/em>\u201d e abbiamo, con molta poca lungimiranza, accettato di far parte della \u201c<em>moneta unica<\/em>\u201d, perdendo la nostra \u201c<em>sovranit\u00e0 monetaria<\/em>\u201d, il cui esercizio \u00e8 davvero risolutivo per la questione che trattiamo.<\/p>\n<p>Ma andiamo con ordine. Propedeutico a qualsiasi discorso \u00e8, a nostro avviso, <strong>ridefinire il concetto di \u201c<em>propriet\u00e0 privata<\/em>\u201d quale risulta dall\u2019art. 832 del codice civile<\/strong> (secondo il quale \u201c<em>il proprietario (privato) ha il diritto di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo<\/em>\u201d), in modo conforme agli <strong>articoli 41 e 42 della Costituzione<\/strong>, considerato che siamo stati spogliati della nostra ricchezza nazionale in virt\u00f9 di quella nozione civilistica tutt\u2019altro che conforme al dettato costituzionale. In sostanza, si \u00e8 continuato a leggere il codice civile come se la Costituzione non fosse intervenuta sull\u2019argomento, addirittura con norme precettive, e come se <strong>l\u2019azione del proprietario privato non potesse avere effetti negativi per l\u2019intera Collettivit\u00e0<\/strong>. Questo modo di pensare, ovviamente, \u00e8 proprio dell\u2019ideologia borghese e, ora, neoliberista, e, probabilmente nel 1942 (quando fu emanato il codice) era difficile pensare che (a parte la questione dei latifondi) nella generalit\u00e0 dei casi la \u201c<em>circolazione della propriet\u00e0 privata<\/em>\u201d non avesse la forza di influenzare negativamente l\u2019interesse generale. Ma ora, <strong>con la globalizzazione dell\u2019economia e della finanza<\/strong>, la situazione \u00e8 di certo completamente cambiata. Di fronte a patrimoni privati che superano quelli degli Stati democratici e che, come si diceva , hanno una tale potenza da influenzare la politica e il diritto, il problema che trattiamo non pu\u00f2 porsi senza tener presente l\u2019effetto che l\u2019accumulo della propriet\u00e0 privata ha sull\u2019intera economia nazionale. Provvide appaiono, quindi, le disposizioni dei citati articoli 41 e 42 della Costituzione, i quali pongono come limiti insuperabili, rispettivamente, quello \u201c<strong><em>dell\u2019utilit\u00e0 sociale<\/em><\/strong>\u201d e quello \u201c<em><strong>della funzione sociale<\/strong><\/em>\u201d della propriet\u00e0. E\u2019, dunque, importante ricordare che l\u2019art. 41 Cost., dopo aver sancito che \u201c<em><strong>L\u2019iniziativa economica privata \u00e8 libera<\/strong><\/em>\u201d, si affretta a precisare che essa \u201c<em><strong>non pu\u00f2 svolgersi in contrasto con l\u2019utilit\u00e0 sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libert\u00e0 e alla dignit\u00e0 umana<\/strong><\/em>\u201d, mentre l\u2019art. 42 Cost., non solo afferma nettamente (al primo comma, primo alinea) che la \u201c<strong><em>propriet\u00e0 \u00e8 pubblica o privata<\/em><\/strong>\u201d, ma precisa altres\u00ec che quest\u2019ultima (secondo comma), in tanto \u00e8 \u201c<strong><em>riconosciuta e garantita dalla legge<\/em><\/strong>\u201d, in quanto \u201c<em><strong>assicura la funzione sociale<\/strong><\/em>\u201d, assicura cio\u00e8 la tutela degli interessi pubblici che pure gravano sulla cosa in appartenenza individuale. Con l\u2019ovvia conseguenza che se il proprietario non persegue la \u201c<em>funzione sociale<\/em>\u201d della cosa che gli appartiene, egli perde ogni diritto su di essa, la quale torna l\u00e0 da dove era venuta (cos\u00ec insegna la storia), e cio\u00e8 nella \u201c<em>propriet\u00e0 pubblica<\/em>\u201d, che il Giannini, nel secolo scorso, definiva \u201c<em>propriet\u00e0 collettiva demaniale<\/em>\u201d, a titolo di sovranit\u00e0. E\u2019 il caso, sempre pi\u00f9 frequente dei cosiddetti \u201c<em>beni immobili abbandonati\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>In sostanza, si tratta di affermare una <em>summa divisio<\/em> tra i beni che sono idonei a soddisfare (per qualit\u00e0 e quantit\u00e0) i bisogni strettamente individuali e familiari, e quei beni che offrono utilit\u00e0 consistentemente maggiori, come una industria, un grande immobile, oppure quei beni naturali che da sempre sono stati definiti pubblici, come il mare, l\u2019acqua corrente, l\u2019aria, i lidi del mare e cos\u00ec via dicendo. Insomma, quello che \u00e8 importante porre in rilievo \u00e8 che <strong>la Costituzione protegge, prima dell\u2019interesse privato, l\u2019interesse pubblico che la collettivit\u00e0 ha nei confronti di quei beni che offrono utilit\u00e0 di grande rilievo<\/strong>, o classificandoli come \u201c<em>beni pubblici<\/em>\u201d, o obbligando il proprietario privato (beninteso relativamente ai beni economici e cio\u00e8 commerciabili che egli possiede) ad assicurare l\u2019attuazione della \u201c<em>funzione sociale<\/em>\u201d della cosa di cui dispone.<\/p>\n<p>A questo punto, come \u00e8 ovvio, non si pu\u00f2 pi\u00f9 prescindere da una \u201c<em>interpretazione costituzionalmente orientata<\/em>\u201d del diritto di \u201cp<em>ropriet\u00e0 privata<\/em>\u201d (opportuna sarebbe una legge di interpretazione autentica dell\u2019art. 832 del codice civile), tenendo presente che, essendo cambiato l\u2019ordinamento giuridico con l\u2019avvento della Costituzione, si pone ora la necessit\u00e0 di interpretare la \u201c<em>propriet\u00e0 privata<\/em>\u201d a nuovo ordinamento costituzionale, il quale pone al centro dell\u2019ordinamento stesso il valore della \u201c<em>persona umana<\/em>\u201d e il \u201c<em>progresso spirituale e materiale della societ\u00e0<\/em>\u201d (art. 3 e 4 Cost.).<\/p>\n<p>E\u2019 per questo che, nel rispetto assoluto delle altrui opinioni, ci sentiamo di proporre la seguente \u201c<em>interpretazione costituzionalmente orientata<\/em>\u201d dell\u2019art. 832 del codice civile: \u201c<em>La propriet\u00e0 privata consiste nel diritto di godere della cosa, assicurandone la funzione sociale, e di disporre della cosa stessa, in modo da non contrastare l\u2019utilit\u00e0 sociale, la sicurezza, la libert\u00e0, la dignit\u00e0 umana<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente che alla stregua di questa definizione sarebbe finalmente e realmente difesa la \u201c<em>il patrimonio pubblico<\/em>\u201d, restando alla teoria dei beni comuni, della quale tanto si parla, senza che si riesca ad arrivare a una definizione logicamente afferrabile, soltanto la soluzione dei problemi relativi alla migliore \u201c<em>gestione<\/em>\u201d dei beni che soddisfano interessi pubblici.<\/p>\n<p>Precisato il concetto di \u201c<em>propriet\u00e0 privata<\/em>&#8221; nei termini sopra descritti, \u00e8 possibile fare un altro passo verso la ricostituzione del sistema economico produttivo di stampo keynesiano. Innanzitutto, \u00e8 da sottolineare la piena contrariet\u00e0 alla Costituzione delle cosiddette, micidiali, \u201c<em>privatizzazioni<\/em>\u201d, <strong>l\u2019operazione cio\u00e8 che \u201c<em>trasforma<\/em>\u201d gli \u201c<em>Enti pubblici<\/em>\u201d che gestiscono \u201c<em>interessi pubblici<\/em>\u201d in \u201c<em>societ\u00e0 per azioni<\/em>\u201d<\/strong>. Far questo \u00e8 assolutamente illogico. E significa, in sostanza, trasformare, con un espediente giuridico, un \u201c<em>bene pubblico<\/em>\u201d in un \u201c<em>bene privato<\/em>\u201d, mutandone altres\u00ec la \u201c<em>funzione sociale<\/em>\u201d. Il che fa pensare a una \u201c<em>mascherata truffa<\/em>\u201d ai danni del Popolo Italiano, fatto che \u00e8 evidentemente vietato, quanto meno, dall\u2019art. 42 della Costituzione. Deve poi osservarsi che chiunque, anche una societ\u00e0 straniera, pu\u00f2 scalare la SPA e diventare proprietario della societ\u00e0 stessa, il cui rendimento economico pu\u00f2 essere sottratto all\u2019economia italiana e portato altrove. Ed \u00e8 da rimarcare, poi, che \u00e8 ovviamente assurdo ritenere che un soggetto che agisce nell\u2019individuale interesse di una societ\u00e0 privata, in virt\u00f9 di un contratto (peraltro da ritenere nullo per mancanza di oggetto e perch\u00e9 in contrasto con le norme imperative della Costituzione (art. 1418 C.C.), possa invece conseguire un interesse pubblico. E l\u2019esperienza dimostra ampiamente (si pensi al crollo del ponte di Genova), quanto ci\u00f2 corrisponda a verit\u00e0.<\/p>\n<p>Altrettanto deve dirsi delle rovinose \u201c<em>delocalizzazioni<\/em>\u201d di imprese fuori dei confini nazionali. <strong>\u201c<em>Delocalizzare<\/em>\u201d significa innanzitutto \u201c<em>licenziare gli operai<\/em>\u201d e aumentare la disoccupazione<\/strong>. E ci\u00f2 \u00e8 apertamente in contrasto con la \u201c<em>funzione sociale<\/em>\u201d della propriet\u00e0, di cui all\u2019art. 42 Cost. Significa inoltre arrecare un danno rilevantissimo agli interessi economici nazionali, poich\u00e9 una \u201c<em>fonte di ricchezza<\/em>\u201d, qual \u00e8 l\u2019impresa, viene tolta all\u2019economia italiana e viene a far parte di una economia straniera. Se le \u201c<em>privatizzazioni<\/em>\u201d colpiscono il \u201c<em>patrimonio pubblico<\/em>\u201d italiano in modo mascherato, le \u201c<em>delocalizzazioni<\/em>\u201d lo colpiscono in modo diretto e chiaramente visibile.<\/p>\n<p><strong>Quanto alle \u201c<em>svendite<\/em>\u201d di immobili pubblici e di demani, c\u2019\u00e8 poco da aggiungere: \u00e8 la forma pi\u00f9 sfacciata di alienazione della \u201c<em>propriet\u00e0 pubblica<\/em>\u201d del Popolo italiano<\/strong>, e cio\u00e8 di \u201c<em>fonti di produzione di ricchezza nazionale<\/em>\u201d. E a tutto ci\u00f2 sono da aggiungere i \u201c<em>danni<\/em>\u201d e la conseguente \u201c<em>perdita di ricchezza<\/em>\u201d causati dalla devastazione sistematica del nostro \u201c<em>territorio<\/em>\u201d mediante costruzioni abusive o inutili, come certamente lo sono le cosiddette \u201c<strong><em>grandi opere<\/em><\/strong>\u201d, come la TAV o la TAP, il cui effetto \u00e8 solo la distruzione dell\u2019ambiente, il cui valore, come tutti sanno, \u00e8 economicamente inestimabile.<\/p>\n<p>Di fronte al rovinoso quadro fin qui descritto, appare indispensabile, non solo abbandonare questa insensata politica di svendita del patrimonio nazionale, in atto ormai di decenni, ma si dovrebbe fare il contrario: e cio\u00e8 \u201c<em><strong>nazionalizzare<\/strong><\/em>\u201d, nei limiti del possibile, quanto si \u00e8 perso e quanto \u00e8 in pericolo di perdita per l\u2019economia italiana.<\/p>\n<p>E si tenga presente che <strong>una indicazione molto precisa in proposito ci viene data dall\u2019art. 43 della Costituzione<\/strong>, secondo il quale dovrebbero appartenere \u201c<em>allo Stato, a enti pubblici o a comunit\u00e0 di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazione di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>A questo riguardo sarebbe molto opportuno ripescare l\u2019idea della Golden Share, individuata dai governo Monti e tradottasi del decreto legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito nella legge 11 maggio 2012, n.56, (invero mai tradottasi in una sua reale applicazione, anche a causa della sua abnorme complessit\u00e0), in base alla quale vennero conferiti \u201c<em>poteri speciali<\/em>\u201d al Governo per <strong>controllare che le societ\u00e0 per azioni derivanti dalla \u201c<em>privatizzazione<\/em>\u201d di Enti pubblici economici rispondessero anche a esigenze di interesse pubblico<\/strong>. Tale idea, tuttavia, andrebbe rovesciata rispetto a quanto voleva il governo Monti e questa \u201c<em>regola d\u2019oro<\/em>\u201d dovrebbe servire al Governo, non solo per controllare le SPA derivanti dalle privatizzazioni di Enti pubblici (che ancora non possono essere ritrasformate in Enti o Aziende pubblici), ma per evitare che in Italia si continui, nell\u2019illusione di pareggiare i bilanci, a \u201c<em>privatizzare<\/em>\u201d, \u201c<em>delocalizzare<\/em>\u201d e \u201c<em>svendere<\/em>\u201d,<strong> in pieno contrasto, come si \u00e8 visto, con i principi e le norme costituzionali<\/strong>, il \u201c<em>patrimonio pubblico italiano<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>E\u2019 da osservare, a questo punto, che un limite forte alle \u201c<em>nazionalizzazioni<\/em>\u201d \u00e8 dato dall\u2019enorme debito pubblico che ci \u00e8 stato messo sulle spalle dal mercato globale, dopo che il Ministro Andreatta (anticipando in ci\u00f2 gli effetti della moneta unica e facendoci perdere in anticipo la \u201c<strong><em>sovranit\u00e0 monetaria<\/em><\/strong>\u201d), con una lettera del 12 febbraio 1981, sollev\u00f2 la Banca d\u2019Italia dall\u2019obbligo di acquistare i buoni del tesoro rimasti invenduti (ovviamente sostituendoli con moneta stampata). <strong>Da allora ci siamo dovuti rivolgere al mercato globale<\/strong> e questo ha fatto lievitare i tassi di interesse fino al 25 per cento, aggravando notevolmente il nostro debito.<\/p>\n<p>Tuttavia, la questione del \u201c<em>debito<\/em>\u201d, a ben vedere, non \u00e8 senza via d\u2019uscita. Quello che conta, infatti \u00e8 il rapporto tra debito e PIL, e se si riesce ad avere uno \u201c<em>sviluppo<\/em>\u201d del PIL che superi il debito, resteranno ovviamente gli interessi passivi da pagare, ma non sar\u00e0 in gioco l\u2019equilibrio contabile generale del nostro bilancio. C\u2019\u00e8 poi chi ha sostenuto (Paolo Ferrero, nel suo libro \u201c<em>La truffa del debito<\/em>\u201d) che oltre la met\u00e0 del nostro debito pubblico \u00e8 costituito da \u201c<strong><em>interessi passivi<\/em><\/strong>\u201d derivanti da speculazioni, le quali, lo si tenga presente, non sono un valido titolo giuridico per vantare dei crediti sul piano giuridico. Si potrebbe ancora aggiungere che il nostro debito, essendosi verificato un cambio del \u201c<em>sistema economico<\/em>\u201d, il quale da \u201c<em>produttivo<\/em>\u201d si \u00e8 trasformato in un \u201c<em>sistema predatorio<\/em>\u201d, \u00e8 diventato un debito \u201c<em>ingiusto, detestabile o odioso<\/em>\u201d, (come affermano alcuni Autori) e, quindi, non pi\u00f9 rimborsabile, poich\u00e9 \u00e8 venuta meno la stessa possibilit\u00e0 materiale di farlo, si \u00e8 realizzata, in altri termini, una \u201c<em>prestazione impossibile<\/em>\u201d, come recita l\u2019art. 1218 del nostro codice civile. Comunque, quello che <strong>certamente si pu\u00f2 e si deve fare \u00e8 una \u201c<em>revisione<\/em>\u201d del debito<\/strong>, poich\u00e9 \u00e8 assolutamente incontestabile che <strong>nessun Paese pu\u00f2 essere tenuto a pagare i debiti derivanti da speculazioni finanziarie, che sono atti di \u201c<em>guerra economica<\/em>\u201d e non possono costituire titolo giuridico valido<\/strong>, come poco sopra si diceva, per vantare diritti di credito. Si tratta, \u00e8 vero, di una operazione molto difficile, che richiede intelligenza e grande professionalit\u00e0, ma che non pu\u00f2 non essere tentata, proprio per evitare che l\u2019Italia sia sottoposta dall\u2019Europa a una procedura per debito eccessivo.<\/p>\n<p>Un ostacolo ben maggiore per la ricostituzione del \u201c<em>patrimonio pubblico<\/em>\u201d italiano \u00e8 costituito, tuttavia, dalla nostra appartenenza all\u2019area dell\u2019euro. Infatti, proprio a causa dell\u2019appartenenza alla \u201c<em>moneta unica<\/em>\u201d siamo stati sottoposti a un regime di austerit\u00e0, che ci ha impedito un vero e proprio \u201c<em>sviluppo economico<\/em>\u201d, cancellando addirittura la nostra \u201c<em>politica economica<\/em>\u201d, che si \u00e8 trasformata nella ricerca spasmodica dei mezzi finanziari necessari a rispettare l\u2019obbligo di \u201c<strong><em>pareggio del bilancio<\/em><\/strong>\u201d, introdotto in Costituzione dal governo Monti in ossequio alle detestabili idee neoliberiste. Con questa insensata politica ci siamo posti, come suol dirsi, con la testa sotto la tagliola e ora liberarcene \u00e8 estremamente difficile. Infatti, \u00e8 facile prevedere che una uscita dall\u2019euro comporterebbe la immediata reazione dei mercati, i quali porterebbero lo spread alle stelle e vanificherebbero tutti i nostri sforzi.<\/p>\n<p>Per ora, i rimedi sono soltanto quelli sopra enunciati: ricostituzione, per quanto possibile, del \u201c<em>patrimonio pubblico<\/em>\u201d italiano, attraverso il \u201c<em>blocco<\/em>\u201d delle \u201c<em>privatizzazioni<\/em>\u201d, delle \u201c<em>delocalizzazioni&#8221;<\/em> e delle \u201c<em>svendite<\/em>\u201d, l\u2019attuazione pi\u00f9 ampia possibile delle \u201c<em>nazionalizzazioni<\/em>\u201d, degli \u201c<em>investimenti pubblici<\/em>\u201d idonei ad alimentare la domanda di beni e, quindi, a favorire l\u2019occupazione, e infine la \u201c<em>revisione<\/em>\u201d del debito nei sensi sopra illustrati. Il tutto non apparendo ancora possibile poter riconquistare la nostra \u201c<em>sovranit\u00e0 monetaria<\/em>\u201d, e cio\u00e8 il vero strumento capace di risolvere alla radice i nostri problemi economici.<\/p>\n<p>Tuttavia una nuova speranza si \u00e8 accesa nei nostri animi. La gente si sta rendendo conto che l\u2019attuale politica europea ci sta portando alla miseria e alla morte (importante quanto sta avvenendo in Francia contro la politica di Macron) e, intanto, le elezioni del Parlamento europeo sono vicine. Se in Italia si riuscisse a sensibilizzare il Popolo sulla impellente necessit\u00e0 di seguire una linea politica come quella sopra indicata, una linea cio\u00e8 rispettosa degli impegni che finora abbiamo preso con l\u2019Unione Europea, e si cominciasse a ritenere che, per quanto riguarda l\u2019Europa, la scelta non si pone, come finora hanno fatto ritenere i mass media,<strong> tra chi vuole confermare questa Europa (i cosiddetti conservatori alla Macron) e chi \u00e8 decisamente contrario all\u2019Unione Europea (i cosiddetti \u201csovranisti\u201d o \u201cpopulisti\u201d)<\/strong>, ma che c\u2019\u00e8 una terza via da seguire, e cio\u00e8 quella di costruire una Europa davvero \u201c<em>federale<\/em>\u201d, che tratti tutti gli Stati membri \u201c<em>in condizioni di parit\u00e0<\/em>\u201d (come afferma l\u2019art. 11 della nostra Costituzione repubblicana), si potrebbe davvero cominciare a sperare di portare nel Parlamento Europeo delle persone che, operando dall\u2019interno, riescano, un po\u2019 per volta, a far breccia sugli altri parlamentari e a far loro capire che l\u2019idea del \u201c<em>neoliberismo<\/em>\u201d (visti i disastri che ha prodotto) deve dirsi finalmente superata, mentre al suo posto deve avere sempre maggior forza una idea che, partendo dagli schemi keynesiani, metta al centro dell\u2019attenzione l\u2019uomo e l\u2019ambiente, prospettando un modo di vivere non pi\u00f9 concorrenziale e consumista, ma legato ai valori che \u201c<em><strong>madre Terra<\/strong><\/em>\u201d esprime e richiede. Qualcuno (Latouche) ha parlato di \u201c<strong><em>decrescita<\/em><\/strong>\u201d, e presto questa frase \u00e8 stata contestata dal neoliberismo imperante, ma, se davvero si vuole, come vogliono i Trattati Europei, la giustizia e la pace, effettivamente non c\u2019\u00e8 altra via che quella di viaggiare verso una meta di valore egualitario, una meta cio\u00e8 che ponga come <strong>principio fondamentale l\u2019eguaglianza<\/strong>, distribuendo a tutti il necessario per vivere e ponendo l\u2019accento del rapporto tra uomo e ambiente come \u201c<em><strong>un rapporto tra la parte e il tutto<\/strong><\/em>\u201d, essendo unica per tutti gli esseri viventi, piante comprese, la vita che ci circonda.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>L&#8217;invio dei documenti sopra pubblicati \u00e8 stato approvato dal Consiglio direttivo dell\u2019Associazione Attuare la Costituzione, nella seduta del 4 gennaio 2019.<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 18 dicembre \u00e8 stata presentata in Corte di Cassazione la Proposta di Legge d&#8217;Iniziativa Popolare &#8220;Disegno Legge Delega Commissione Rodot\u00e0 Beni Comuni, Sociali e [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":12558,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[43,41],"tags":[2247,965,1641,2245,2246],"class_list":["post-12557","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-leggi-e-piani-regolatori","category-opinioni","tag-alberto-lucarelli","tag-beni-comuni","tag-paolo-maddalena","tag-rodota","tag-ugo-mattei"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12557","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12557"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12557\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12558"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12557"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12557"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12557"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}