{"id":12608,"date":"2019-01-19T15:16:46","date_gmt":"2019-01-19T14:16:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=12608"},"modified":"2019-01-19T15:16:46","modified_gmt":"2019-01-19T14:16:46","slug":"un-appello-per-costruire-in-comune-lo-spazio-urbano-e-difendere-i-beni-comuni-naturali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2019\/01\/un-appello-per-costruire-in-comune-lo-spazio-urbano-e-difendere-i-beni-comuni-naturali\/","title":{"rendered":"Un appello per costruire in comune lo spazio urbano e difendere i beni comuni naturali"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_12609\" aria-describedby=\"caption-attachment-12609\" style=\"width: 570px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-12609\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Baldi-paesaggio.png\" alt=\"\" width=\"570\" height=\"428\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Baldi-paesaggio.png 570w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Baldi-paesaggio-300x225.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 570px) 100vw, 570px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-12609\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Paolo Baldi.<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>Il 18 dicembre 2018 un gruppo di accademici ha depositato una proposta di legge di iniziativa popolare sui beni comuni, che riprende immutata la sintetica delega al governo elaborata dalla Commissione Rodot\u00e0 nel 2007-08. A oggi per\u00f2 mancano all\u2019appello molti degli studiosi che avevano fatto parte sia di quella Commissione sia della seconda Commissione Rodot\u00e0, che si era autoconvocata coinvolgendo attivisti e attiviste di movimenti e realt\u00e0 sociali in un importante lavoro di ripresa e aggiornamento di quel testo.<\/em><br \/>\n<em>Anche noi come molti altri e altre di quella stagione di lotta sui beni comuni, come di quella attuale, non compariamo tra gli aderenti. Crediamo per\u00f2 sia importante prendere la parola e spiegare le ragioni per cui una proposta, che era all\u2019avanguardia dieci anni fa, oggi risulta insufficiente: \u00e8 un errore non tenere conto degli avanzamenti, delle sconfitte e delle necessit\u00e0 che si sono palesate in tutti questi anni. La chiarezza delle posizioni \u00e8 il nostro modo per tessere un terreno di dialogo che questa scelta rischia di compromettere, con nostro grande dispiacere.<\/em><br \/>\n<em>Ma \u00e8 anche un modo per riprendere a livello nazionale il filo di un percorso collettivo di elaborazione di proposte e costruzione di piattaforme tra esperienze, singoli individui e comunit\u00e0 di pratiche che si riconoscono nel percorso dei beni comuni.<\/em><br \/>\n<em>Il primo di una serie di appuntamenti di questa rete itinerante \u00e8 il 17 febbraio, all\u2019Asilo di Napoli.<\/em><\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>Un appello per costruire in comune lo spazio urbano e difendere i beni comuni naturali<\/strong><\/span><\/h3>\n<p><strong>Premettiamo che non possiamo che essere d\u2019accordo<\/strong> sulla necessit\u00e0 di rinforzare anche a livello nazionale la battaglia dei beni comuni contro \u00ab<em>la dominante logica predatoria neoliberista<\/em>\u00bb che si sta combattendo da anni, territorio per territorio, con tante esperienze eterogenee di lotta e pratiche di gestione collettiva, che sosteniamo e a fianco delle quali ci siamo sempre schierati.<br \/>\nMa nessun rilancio pu\u00f2 avvenire chiedendo le adesioni a una proposta pre-confezionata, che<strong> ignora deliberatamente sia quanto si \u00e8 concretamente sperimentato a difesa dei beni comuni negli ultimi 10 anni<\/strong>, sia l\u2019elementare evidenza che le reti si costruiscono nei processi e nella loro pratica quotidiana e non cavalcandoli o strumentalizzandoli. Questo vale per i movimenti a cui oggi, a giochi fatti ancora prima di cominciare, si chiede di organizzarsi solo per fare banchetti e raccogliere le firme (su di una proposta per giunta non ancora pubblicata ufficialmente sul sito), e vale anche per la figura di <strong>Stefano Rodot\u00e0<\/strong>, sulla cui memoria si cercano consensi per percorrere contenuti e modi molto diversi da quelli che difendeva.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>Premessa: i beni comuni non sono sovrani<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>\u00ab<em>I beni comuni tendono cos\u00ec a configurarsi come l\u2019opposto della sovranit\u00e0, non solo della propriet\u00e0<\/em>\u00bb (<em>Il diritto di avere diritti, 2012, p. 125<\/em>). Cos\u00ec scriveva appunto Stefano Rodot\u00e0: una proposta di legge che fin dal sito e comitato promotore accosti il suo nome a qualcosa che abbia a che fare con <strong>un concetto come quello di sovranismo<\/strong>, che \u00e8 oggi usato in ottica nazionalista e autoritaria, \u00e8 semplicemente improponibile. Si flirta dunque pericolosamente col sovranismo, rimuovendo peraltro un dibattito che <strong>gi\u00e0 nella prima Commissione vide proprio Rodot\u00e0 opporsi<\/strong> alle tentazioni di alcuni di scivolare su questo piano inclinato.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>Il metodo della proposta<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>A preoccuparci non \u00e8 solo il <em>brand sovranista<\/em>. Ci sono anche problemi di metodo e di merito.<br \/>\nQuelli di metodo sono evidenti: <strong>questa proposta ha il sapore di un\u2019occasione persa, perch\u00e9 sarebbe stato indispensabile un lavoro collettivo ed esteso<\/strong>. Il metodo con cui \u00e8 stata costruita la proposta non ha seguito il tipo di percorso inclusivo, non accademista e gerarchico, partecipato e popolare, che la pratica quotidiana dei beni comuni insegna.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>Un problema politico: la delega al Governo<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Questa proposta non ci d\u00e0 nessuna certezza sulla salvaguardia dei beni comuni perch\u00e9 <strong>non detta una disciplina dettagliata, ma \u00e8 una legge delega.<\/strong> Quindi, ammessa e non concessa la sua approvazione (mai nella storia della Repubblica una legge di iniziativa popolare \u00e8 stata approvata dal Parlamento), l\u2019effetto sarebbe<strong> consegnare al Governo una delega per una riforma del Codice civile<\/strong>; come mostra la storia degli abusi dei decreti legislativi, quando una delega non \u00e8 ben circostanziata <strong>si consegna all\u2019Esecutivo un potere ancora pi\u00f9 ampio<\/strong> nella definizione dei decreti collegati.<br \/>\nNon vogliamo in alcun modo trovarci a ripercorrere la delusione post referendaria del 2011 (cui speriamo si possa rimediare almeno in parte in futuro con l\u2019approvazione della proposta di legge sulla gestione pubblica e partecipativa dell\u2019acqua). Era un caso giuridicamente completamente diverso, ma quella storia ci dice anche dell\u2019assoluta necessit\u00e0 di prevedere in questi casi un impianto normativo quanto pi\u00f9 preciso e dettagliato possibile, per non rendere ancora pi\u00f9 facile il gioco a chi vuole disattendere un mandato popolare.<br \/>\nSotto questo profilo, <strong>la delega non contiene nessuna effettiva garanzia sulle forme di uso e amministrazione dei beni comuni in senso comunitario o anche di semplice democrazia partecipativa.<\/strong><\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>Un\u2019assenza che delegittima anni di sperimentazioni e lotte: i beni comuni urbani cancellati<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>La proposta definisce i beni comuni a partire dal fatto che essi esprimano \u00ab<em>utilit\u00e0 funzionali all\u2019esercizio dei diritti fondamentali nonch\u00e9 al libero sviluppo della persona<\/em>\u00bb.<br \/>\nInvece, definisce come \u00ab<em>beni pubblici sociali<\/em>\u00bb \u00ab<em>quei beni le cui utilit\u00e0 essenziali sono destinate a soddisfare bisogni corrispondenti ai diritti civili e sociali della persona<\/em>\u00bb.<br \/>\n<strong>Separando in questo modo diritti fondamentali e diritti civili e sociali della persona si aprono le porte all\u2019interpretazione restrittiva dei primi<\/strong> e la scusa per dire che beni urbani (o rurali) in cui si condividono mezzi di produzione e svolgono iniziative di carattere mutualistico<strong> non potrebbero comunque essere qualificati come beni comuni<\/strong> perch\u00e9 rivolti \u201c<em>solo<\/em>\u201d al soddisfacimento dei diritti sociali e civili.<br \/>\n<strong>La nostra esperienza con gli usi civici e collettivi urbani<\/strong> <strong>ci mostra che non si pu\u00f2 distinguere in modo astratto tra diritti fondamentali e diritti civili e sociali<\/strong>. Quando una comunit\u00e0 di abitanti si impegna per recuperare dei beni restituendoli a un uso aperto e non esclusivo si crea ugualmente uno stretto collegamento coi diritti fondamentali, in quanto tali beni forniscono prestazioni sociali \u2013 attraverso attivit\u00e0 mutualistiche e solidaristiche, di uso collettivo di spazi e mezzi di produzione \u2013 e sviluppano diritti di partecipazione che sono essenziali al libero sviluppo della persona. La proposta disconosce questo collegamento. Infatti, sembra escludere queste prestazioni sociali da quei \u00ab<em>diritti fondamentali<\/em>\u00bb che qualificano un \u00ab<em>bene comune<\/em>\u00bb, perch\u00e9 collega espressamente i diritti sociali non alla categoria dei \u00ab<em>beni comuni<\/em>\u00bb, ma a un diverso tipo di beni, i \u00ab<em>beni pubblici sociali<\/em>\u00bb. E <strong>la differenza non \u00e8 di poco conto: mentre i primi sono considerati \u00ab<em>fuori commercio<\/em>\u00bb, i secondi possono essere alienati, e il loro vincolo di destinazione pu\u00f2 essere modificato<\/strong> in casi determinati.<br \/>\nSe pu\u00f2 essere bene comune anche uno spazio urbano o rurale in cui i diritti civili, sociali e politici sono garantiti anche dalla sperimentazione di forme di autogoverno aperte e inclusive, perch\u00e9 non inserirlo chiaramente? <strong>Finanche l\u2019ultimo dei regolamenti sui beni comuni approvati in tante citt\u00e0 italiane \u00e8 pi\u00f9 avanzato su questo punto.<\/strong><br \/>\nInoltre, sappiamo che questi processi iniziano non di rado con un\u2019occupazione, e un\u2019iniziativa popolare sui beni comuni dovrebbe riconoscere questa possibilit\u00e0, ometterla significa escluderla. Il valore delle parole scritte in questo caso pesa in modo determinante, a maggior ragione se per qualcuno dei promotori \u00ab<em>le occupazioni, che sono un metodo superato, non vanno riconosciute &#8230;. I processi vanno governati come si fece con l&#8217;ex Asilo Filangieri. [&#8230;sic]. Il caso del Teatro Valle a Roma \u00e8 finito male<\/em><br \/>\n<em>proprio perch\u00e9 era un&#8217;occupazione. Nella gestione partecipata il Comune deve restare il dominus e deve assumersi la responsabilit\u00e0 di vegliare notte e giorno affinch\u00e9 i processi siano veramente partecipati. Se realizzate cos\u00ec, le occupazioni diventano oggetto di critiche, creano confusione e fanno un danno enorme alla battaglia per i beni comuni<\/em>\u00bb.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>Un passo indietro di 10 anni: nessun riferimento a comunit\u00e0 e partecipazione<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Per queste ragioni crediamo che <strong>la partecipazione debba essere un elemento qualificativo della categoria dei beni comuni<\/strong>. Altrimenti il rischio \u00e8 quello di introdurre un \u201c<em>riconoscimento legale a due velocit\u00e0<\/em>\u201d: <strong>prima i boschi, le foreste e i laghi e poi i beni comuni urbani, prima la funzione e poi la gestione, prima le fondazioni e poi gli spazi sociali&#8230;<\/strong> Questo rischia di creare danni gravissimi: chi tuteler\u00e0 le esperienze di autogoverno di luoghi percepiti come beni comuni o delle forme di altra economia, che chiedono un riconoscimento, e invece rischiano lo sgombero a causa del decreto sicurezza solo perch\u00e9 non hanno o non vogliono finanziatori danarosi? Chi tuteler\u00e0 gli Enti Locali senza paura che, credendo nella loro funzione pubblica, non vogliono cedere al ricatto della messa a reddito monetaria e non intendono vendere il patrimonio pubblico per far quadrare il bilancio? E <strong>vale la pena fare una battaglia legale perdendo questi pezzi?<\/strong><\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>La cancellazione del demanio<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Senza una dettagliata riforma del Codice civile e del regime del demanio, la cancellazione di quest\u2019ultimo &#8211; prevista dalla proposta &#8211; <strong>porterebbe il rischio di favorire processi di privatizzazione incontrollabili nell\u2019attuale clima politico<\/strong>. \u00c8 evidente che ci sia bisogno di impedire il facile processo di sdemanializzazione dei beni pubblici, ma la proposta non interviene in modo univoco sul problema del regime concessorio con cui si svuota, de facto, la propriet\u00e0 pubblica. Non solo, anche qui l\u2019assenza di un modello partecipativo rischia di far fare un passo indietro rispetto alle rivendicazioni di comitati e movimenti.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>L\u2019occasione persa: nessun nuovo vincolo alla propriet\u00e0 privata<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Il progetto di quella Commissione non riusc\u00ec, per equilibri interni, a spingersi oltre nella critica sull\u2019attuale regime della propriet\u00e0 privata. Oggi questa assenza rischia di pesare moltissimo, perch\u00e9 nella delega non ci sono sufficienti garanzie di incompatibilit\u00e0 con una visione neoliberista del regime delle concessioni ai privati n\u00e9 sui beni che il dominus privato lascia in stato di abbandono e degrado, proprio <strong>il terreno di scontro tra forme di rigenerazione urbana tese alla gentrificazione e pratiche civiche di riqualificazione e autorecupero<\/strong>.<\/p>\n<h3><span style=\"color: #008000;\"><strong>Per tutte queste ragioni non ce la sentiamo di raccogliere le firme su un testo che era all\u2019avanguardia 10 anni fa, ma che oggi risulta insufficiente. Perci\u00f2 chiamiamo in assemblea il 17 febbraio, all\u2019Asilo di Napoli, tutte le abitanti, realt\u00e0, attivisti e attiviste, studiosi e studiose a mettere a sistema le proposte sui beni comuni che in questi anni con molta fatica sono maturate in diverse realt\u00e0 nazionali. Vogliamo costruire in comune una piattaforma per la condivisione e la continua sperimentazione di pratiche, saperi e strumenti amministrativi capaci di sfidare e superare lo stato di cose presenti.<\/strong><\/span><\/h3>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Per adesioni puoi mandare una mail ad un soggetto della rete o a benicomuni.incomune@gmail.com<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Rete Promotrice (in aggiornamento):<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>&#8211; L\u2019Asilo \u2013 Ex Asilo Filangieri (Napoli)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Mondeggi Bene Comune (Firenze)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Villa Medusa \u2013 Casa del Popolo (Napoli)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Santa Fede Liberata (Napoli)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Scugnizzo Liberato (Napoli)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Art Lab Occupato (Parma)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Comitato ex Convitto Monachelle (Pozzuoli)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Giardino Liberato (Napoli)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Montevergini Bene Comune (Palermo)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 18 dicembre 2018 un gruppo di accademici ha depositato una proposta di legge di iniziativa popolare sui beni comuni, che riprende immutata la sintetica [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":12609,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[43,41],"tags":[965,2277,2245],"class_list":["post-12608","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-leggi-e-piani-regolatori","category-opinioni","tag-beni-comuni","tag-demanio","tag-rodota"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12608","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12608"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12608\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12609"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12608"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12608"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12608"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}