{"id":12962,"date":"2019-05-26T10:46:04","date_gmt":"2019-05-26T08:46:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=12962"},"modified":"2019-05-26T10:46:07","modified_gmt":"2019-05-26T08:46:07","slug":"il-ritorno-del-lupo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2019\/05\/il-ritorno-del-lupo\/","title":{"rendered":"Il ritorno del lupo"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"279\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Lupo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12963\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Lupo.jpg 600w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Lupo-300x140.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>di Franco Correggia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il recente <strong>ritorno del lupo nelle campagne collinari nord-astigiane<\/strong>  (documentato in modo inequivocabile dalle osservazioni dirette, dai  video delle fototrappole, da tracce e impronte specifiche e da segni di  alimentazione e predazione), se osservato in una prospettiva sistemica,  dovrebbe essere valutato come una buona notizia. In un mondo dove le  attivit\u00e0 antropiche sono causa dell\u2019estinzione di almeno 30.000 specie  viventi ogni anno e hanno precipitato il pianeta nella sesta estinzione  di massa che ha colpito vita sulla Terra, <strong>la ricomparsa nei nostri  sistemi di alture e vallate di un predatore apicale quale il lupo grigio  dovrebbe essere considerato un fatto positivo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Un elemento in controtendenza rispetto al generalizzato declino della biodiversit\u00e0 che si registra a scala globale e locale e <strong>un segno di salute e vitalit\u00e0 del territorio<\/strong>,\n che concorre a un parziale ristabilimento di equilibri biologici di \nbase da lungo tempo largamente compromessi. In aggiunta, lo stabile \ninsediamento nell\u2019ambito territoriale individuato dalla parte \nnord-occidentale della provincia di Asti di un <strong>ristretto contingente di lupi<\/strong>\n potrebbe tradursi in un modesto ma significativo contenimento delle \npopolazioni di ungulati selvatici (la preda elettiva di questi carnivori\n generalisti) e in particolare del cinghiale (oggi in vertiginosa \nespansione). <br>Tutto ci\u00f2 per\u00f2, sia chiaro, <strong>non a fronte di un aumento esponenziale del numero di lupi presenti nelle nostre campagne<\/strong>:\n le peculiarit\u00e0 ecoetologiche di questa specie fortemente territoriale, \nle sue basse densit\u00e0 di popolazione e le limitate risorse trofiche \ndell\u2019area rendono infatti impossibile questo scenario. Nella migliore \ndelle ipotesi, all\u2019interno del territorio considerato <strong>potrebbe insediarsi un piccolo gruppo sociale di pochi individui<\/strong>\n cooperanti e integrati (nucleo familiare). Per intenderci, un branco di\n 4-5 lupi al massimo, costituito da una coppia alfa, dominante e \nriproduttiva, e da pochi subadulti imparentati di rango inferiore.<br><br>Le cose invece, tra le nostre colline, sono andate, in genere, in maniera diversa. <strong>Molti\n hanno considerato il ritorno del lupo non gi\u00e0 come la ricomparsa di un \nprezioso e salutare fattore di regolazione ecologica, bens\u00ec come \nl\u2019avvento di un\u2019autentica calamit\u00e0<\/strong>, come l\u2019affacciarsi di una \nminaccia pericolosa e intollerabile. La sua materializzazione sui \nsentieri che solcano le nostre verdi campagne \u00e8 stata non di rado \ninterpretata come la sulfurea espressione di una criptozoologia orrifica\n e infernale, da debellare e annientare con ogni mezzo e senza \nesitazione.<br><br>Beninteso, una precisa categoria di persone che ha \nlegittime e comprensibili ragioni di preoccupazione, esenti da ogni \nisteria irrazionale ed emotiva, esiste. Si tratta degli <strong>allevatori e dei pastori,<\/strong>\n i cui animali corrono il rischio (come avvenuto anche di recente \nnell\u2019Alto Astigiano) di essere predati dal lupo. Tuttavia, sotto questo \nprofilo, <strong>ci si pu\u00f2 difendere in modo efficace<\/strong>. Un\u2019ampia\n e approfondita letteratura indica una serie di precauzioni, procedure, \naccorgimenti e contromisure (recinzioni mobili elettrificate, cani da \nguardiania, misure di custodia, ricoveri notturni, ecc.) che possono \nprevenire gli attacchi e proteggere in maniera adeguata greggi, armenti e\n animali domestici in genere. Inoltre \u00e8 doveroso che gli allevatori \ncolpiti possano beneficiare con tempestivit\u00e0 dei risarcimenti e degli \nindennizzi previsti per legge. <strong>\u00c8 infatti giusto che la collettivit\u00e0<\/strong>,\n a fronte di un accrescimento della biodiversit\u00e0 e della complessit\u00e0 \necologica di un intero ambito bioregionale, si faccia carico nel suo \ninsieme delle perdite e dei danni subiti dagli operatori del settore \nzootecnico e agropastorale.<br><br>Il punto su cui vorrei qui \nsoffermarmi \u00e8 per\u00f2 un altro. La mia impressione infatti \u00e8 che nelle \ncampagne astigiane il panico scatenato dalla sporadica ricomparsa del \nlupo non sia collegato o agganciato alla preoccupazione per gli \neventuali attacchi al bestiame domestico allevato allo stato semi-brado \n(una realt\u00e0 piuttosto circoscritta e marginale), bens\u00ec derivi dal timore\n incontrollato che venga messa a repentaglio l\u2019incolumit\u00e0 fisica delle \npersone. Il lupo costituirebbe una seria e pericolosa minaccia alla \nsicurezza degli esseri umani che qui vivono e lavorano. <br>I commenti e\n le prese di posizione che di recente ho registrato lungo questo piano \ninclinato, molto spesso, hanno ampiamente superato la soglia che divide \nuna sana prudenza dalla pi\u00f9 macchiettistica ridicolaggine. <strong>La narrazione locale addensa una teoria infinita di leggende,<\/strong>\n aneddoti improbabili, mistificazioni, bufale, pregiudizi, fake news, \nfalsit\u00e0 e ingenuit\u00e0 da restare di stucco. Al loro cospetto, le favole \nesopiche, i racconti gotici quattrocenteschi del Malleus Maleficarum e \nil \u201cCappuccetto Rosso\u201d di Perrault si riducono a patetiche e leziose \nstorielle per dilettanti. <br><br>Insomma, il lupo, possente e \naggressivo, \u00e8 in agguato. Ci attende nel bosco, al margine del sentiero,\n dietro la siepe. Silenzioso, famelico, terrificante, con lo sguardo \nbieco e assassino, l\u2019enorme bocca spalancata e l\u2019agghiacciante dentatura\n affilata ben in vista, dove tra i 42 denti aguzzi brillano nel buio i \npossenti canini e i poderosi carnassiali. Da un momento all\u2019altro, senza\n preavviso e senza scampo, pu\u00f2 attaccarci e divorarci. Vorace, selvaggio\n e feroce, emerge dalla sua cupa e misteriosa dimensione dionisiaca per \nirrompere all\u2019improvviso nel nostro mondo luminoso e apollineo, \napprestandosi a sferrare, con precisione chirurgica e col favore delle \ntenebre, il suo assalto implacabile e mortale. <strong>Si salvi chi pu\u00f2<\/strong>.<br><br>Ora,\n su questo aspetto non mi sembra inopportuno cercare di fare un minimo \nsindacale di chiarezza. Innanzi tutto, come dato preliminare, va \nevidenziato come nel rapporto tra specie umana e lupo sia storicamente \nquest\u2019ultimo a uscirne con le ossa rotte. Anzi, per essere precisi, \nletteralmente massacrato.<br>Nella preistoria la presenza del lupo era \nestesa all\u2019intero emisfero boreale e oltre (Eurasia, Nordamerica, \nPenisola Indiana). Per molte decine di migliaia di anni, questo \nversatile predatore apicale \u00e8 stato uno dei mammiferi terrestri con la \npi\u00f9 ampia distribuzione geografica e ha colonizzato stabilmente ogni \ntipo di ambiente. La collisione frontale con l\u2019uomo avvenne con \nl\u2019avvento dell\u2019allevamento e in particolare della pastorizia. A seguito \ndegli attacchi al bestiame, per le popolazioni pastorali nomadi e \nstanziali il lupo divenne il nemico giurato per definizione. E <strong>cos\u00ec inizi\u00f2 lo sterminio<\/strong>.<br>Fin\n da tempi remoti, la persecuzione fu accanita e il massacro senza \nquartiere. Nel medioevo la carneficina era gi\u00e0 sistematica, per poi \naccentuarsi ulteriormente, in modo via via crescente, nel XVI, nel XVII e\n nel XVIII secolo. <br>Nell\u2019Ottocento e nel Novecento, con lo sviluppo \ndelle armi da fuoco, l\u2019eccidio assunse proporzioni smisurate e punt\u00f2 \ndritto all\u2019eradicazione e all\u2019estinzione della specie. La strage si \nspinse in ogni angolo del pianeta occupato dal lupo. Le sue popolazioni \ncrollarono ovunque. Alla met\u00e0 del Novecento, il lupo era scomparso o \nsull\u2019orlo dell\u2019estinzione da gran parte dell\u2019Europa, della Russia, della\n Penisola Arabica, della Mongolia, dell\u2019India, del Giappone, del \nNordamerica, del Messico. La mattanza fu totale, senza scrupoli, senza \ncriterio, senza piet\u00e0. Con l\u2019esplicito fine di liquidare per sempre la \nspecie. <strong>Nella contrapposizione tra umani e lupi, la nostra specie non \u00e8 stata esattamente la vittima.<\/strong> Chi ha perso tutto ed \u00e8 stato oggetto del pi\u00f9 sanguinario e spietato massacro \u00e8 stato il lupo.<br><br>Oggi,\n dopo il trattamento di riguardo che gli abbiamo riservato, il lupo \u00e8 \nconfinato in territori circoscritti che sono soltanto la pallida ed \nesangue ombra del suo areale originario. In Italia, per guardare in casa\n nostra, questo carnivoro era presente su larga parte del territorio \nnazionale sino alla fine del Settecento. La persecuzione efferata e \nfurente di cui \u00e8 stato oggetto nell\u2019Ottocento e soprattutto nella prima \nmet\u00e0 del Novecento lo ha cancellato dall\u2019arco alpino, da quasi tutta la \npenisola e dalla Sicilia. All\u2019inizio degli anni Settanta del secolo \nscorso (quando il WWF Italia e il Parco Nazionale d\u2019Abruzzo lanciarono \nl\u2019Operazione San Francesco, finalizzata a salvare la specie \ndall\u2019estinzione locale), in Italia il lupo resisteva con esigui e \nprecari nuclei isolati di pochi individui, sparsi in modo frammentario \nlungo la&nbsp;dorsale appenninica centro-meridionale.<strong> Il numero complessivo di esemplari sopravvissuti si aggirava intorno al centinaio<\/strong>. Il declino sembrava irreversibile.<br><br>Dopo\n quel momento critico, si sono intrecciati fatti e circostanze di segno \npositivo per il lupo (l\u2019approvazione di leggi di conservazione nazionali\n ed europee, l\u2019espansione della superficie forestale nazionale, il \nripristino di alcuni corridoi ecologici, lo spopolamento delle aree \nmontane e rurali, l\u2019aumentata disponibilit\u00e0 di prede naturali, ecc), che\n hanno consentito al lupo un lento ma costante recupero naturale. Le sue\n popolazioni hanno conosciuto una fase di espansione sia in termini di \nconsistenza numerica sia di areale geografico, che ha condotto alla \nprogressiva ricolonizzazione dell\u2019intera catena appenninica, poi \ndell\u2019arco alpino occidentale e infine di alcune aree di collina e di \npianura dell\u2019Italia centro-settentrionale. <br><strong>La specie \u00e8 attualmente diffusa su poco meno di un quarto del territorio nazionale<\/strong>.\n Questo non significa tuttavia che i nostri sistemi di rilievi e vallate\n brulichino di lupi. Oggi (nei giorni in cui giornali locali e \nnazionali, emittenti televisive, siti web e social media parlano con \ntoni categorici di \u201cinvasione\u201d incontrollata dei lupi) si stima, sulla \nbase di monitoraggi condotti con metodi scientifici affidabili, che<strong>\n in tutta Italia siano presenti non pi\u00f9 di 1900-2000 individui di lupo. A\n fronte, per esempio, di circa un milione di cinghiali. E di sessanta \nmilioni e mezzo di esseri umani.<\/strong><br><br>Davanti a questi numeri\n risibili, tuonare con enfasi e allarme sulla presunta e irrefrenabile \n\u201cesplosione\u201d del lupo, oppure sproloquiare con veemenza sui pericoli \nlegati al dilagare locale di oceanici branchi del sanguinario e crudele \npredatore, appare francamente comico. Se poi vogliamo adottare una \nprospettiva di riduzione di scala e guardare al solo Piemonte, i numeri \nsono ancora pi\u00f9 innocui. <strong>Oggi si stima che, in tutta la Regione,\n siano presenti 150-160 lupi, in larga prevalenza concentrati nella zona\n alpina: 2 lupi ogni 100 km2 di territorio<\/strong>. Insomma, pur in \npresenza di una dinamica demografica largamente positiva e in espansione\n per questo carnivoro in Piemonte, per inveire e stracciarsi le vesti \ncontro il travolgente assalto dei lupi ci vuole coraggio. E anche scarso\n senso del ridicolo.<br><br>Tutto ci\u00f2 che abbiamo appena sommariamente \nricordato ha soltanto la funzione di definire una cornice di lettura \nfondata su dati oggettivi, in grado di inquadrare in termini razionali \nla questione del rapporto tra uomini e lupi. Ci\u00f2 che mi preme con \nurgenza \u00e8 per\u00f2 tornare a riportare l\u2019attenzione del lettore sui \npaventati rischi che incombono sulla nostra incolumit\u00e0 fisica a causa \ndel ritorno del lupo nelle tranquille lande astigiano-monferrine.<br>Ora,\n il primo e basilare fatto oggettivo da evidenziare, ben noto a chiunque\n abbia un\u2019elementare alfabetizzazione naturalistica, \u00e8 che<strong> il lupo evita in ogni modo gli esseri umani<\/strong>,\n verso i quali nutre atavici e radicati sentimenti di paura e \ndiffidenza. In qualche modo, gli effetti devastanti che sono derivati \ndall\u2019interazione della sua specie con la nostra, sono rimasti \n\u201cgeneticamente\u201d impressi nella sua memoria. Insomma, i lupi hanno paura \ndi noi e si tengono lontani. Sanno che siamo mortalmente pericolosi. <br><br>In\n tal senso, posso anche riferire un\u2019esperienza personale diretta. In \nun\u2019occasione, nel corso delle mie esplorazioni floristiche in luoghi a \nelevata naturalit\u00e0, ho avuto modo di incrociare un lupo adulto lungo un \nsentiero boschivo. Ora, io non sono particolarmente coraggioso, ma posso\n assicurare chi legge che, tra noi due, quello di gran lunga pi\u00f9 \nterrorizzato e spaventato era il lupo. Appena il tempo necessario \naffinch\u00e9 i neuroni della mia corteccia visiva mi consentissero di \nmettere a fuoco che lo snello animale che avevo di fronte era un lupo, e\n il micidiale superpredatore (in realt\u00e0 timidissimo) si era gi\u00e0 \ndileguato a velocit\u00e0 stellari nel folto del bosco. In silenzio e senza \nlasciare traccia.<br><strong>Gli uomini non rientrano per nulla nello spettro delle prede del lupo.<\/strong> <br>Esistono\n resoconti del passato (che vanno dal XIV al XIX secolo) in cui si \nriportano aggressioni all\u2019uomo da parte di lupi, ma la loro veridicit\u00e0 \u00e8\n difficile da dimostrare. Con riferimento all\u2019Italia, senz\u2019altro qualche\n attacco di lupi a esseri umani \u00e8 registrato in cronache antiche, ma si \ntratta di casi del tutto sporadici e occasionali, inseriti in un \ncontesto radicalmente differente (in termini ecologici, sociali ed \neconomici) da quello attuale. Le vittime, pochissime in numero, sono \nstate in genere bambini o adolescenti lasciati soli e incustoditi a \nsorvegliare mandrie o greggi all\u2019alpeggio. Gli ultimi casi accertati \nrisalgono al 1825. <strong>Per quanto riguarda il resto del mondo, per \ncontare le aggressioni di lupi contro esseri umani avvenute in tempi \nrecenti le dita di una mano sono troppe.<\/strong><br>&nbsp;<br>Guardando all\u2019Italia, credo valga la pena soffermarsi su questo semplice dato: <strong>dal\n 1950 ad oggi, nel nostro paese, il numero di persone uccise dai lupi \u00e8 \nstato uguale a zero. Neanche una vittima. Nello stesso identico periodo,\n i morti causati da incidenti stradali sono stati circa mezzo milione<\/strong>.\n Lo stesso numero, all\u2019incirca, dei caduti durante la guerra e \nl\u2019occupazione dell\u2019Iraq negli anni 2003-2011. O il numero degli abitanti\n della citt\u00e0 di Lisbona. <br>Bene, nonostante questa inequivocabile \nsproporzione, mi sembra che nessuno di noi, nelle nostre ridenti \ncampagne, si ponga soverchi problemi prima di mettersi ogni mattina al \nvolante dell\u2019automobile, frenato e intimorito dal rischio tutt\u2019altro che\n remoto di rimanere vittima di un incidente stradale fatale. <br>Ma \nquando ci sono di mezzo il lupo e i suoi potenziali attacchi, ecco che \nallora l\u2019allarme, le preoccupazioni, il timore, l\u2019angoscia e il panico \nsi fanno reali, si ingigantiscono e ci spingono a chiedere a gran voce \nla neutralizzazione del pericoloso e infausto predatore, intollerabile \nminaccia alla nostra sicurezza.<br><br>Ora, \u00e8 evidente che quando si \nragiona di dinamiche bioecologiche, cos\u00ec come di qualsiasi sistema \ncomplesso a elevato grado di non-linearit\u00e0, sicuro \u00e8 morto. Non \u00e8 \npossibile escludere in maniera aprioristica e definitiva la possibilit\u00e0 \nteorica, in contesti particolari o in situazioni limite, di un \ncomportamento aggressivo del lupo. Ma <strong>oggi le probabilit\u00e0 che \nchiunque di noi venga attaccato dai lupi circolanti nelle nostre \ncampagne restano ridicolmente basse, prossime allo zero<\/strong>. Se \nvogliamo preoccuparci, abbiamo ben altre questioni, assai pi\u00f9 serie, \nsulle quali concentrarci. Boschi, prati e sentieri delle ondulazioni \ncollinari astigiane restano un luogo del tutto sicuro per le nostre \npasseggiate, per il nostro lavoro e per le nostre attivit\u00e0. Almeno per \nquanto concerne i lupi. I motociclisti che scorrazzano a tutto gas lungo\n le strade campestri o le battute di caccia sono di certo pericoli ben \nmaggiori.<br><br>L\u2019idea violenta e corriva che le difficolt\u00e0 e le \ncriticit\u00e0 derivanti dal ritorno del lupo si possano risolvere in modo \nsemplicistico con l\u2019eradicazione del problema mediante lo sterminio, in \ntermini tecnici, scientifici e di buon senso, appare inappropriata e \nirricevibile, per evidenti ragioni di carattere ambientale, ecologico, \ngiuridico, etico e culturale. In particolare, ci fa ripiombare a \ncapofitto in uno degli errori pi\u00f9 madornali, drammatici e arroganti \ncommessi in tempi recenti dalla nostra specie: la patetica e proterva \nconvinzione che i conflitti e gli attriti con elementi strutturali \nspecifici dei sistemi viventi complessi si possano superare e risolvere \nattraverso la loro cancellazione e la loro distruzione. <strong>Si \ntratta di quella visione del mondo semplicistica, banale e malata che, \nper fare solo uno degli innumerevoli esempi possibili, ci ha portato a \ncredere che i problemi dell\u2019agricoltura potessero essere azzerati con il\n ricorso massiccio alla chimica, sterminando ogni forma vivente \npotenzialmente ostile per mezzo dell\u2019irrorazione profusa delle colture \ncon dosi crescenti e letali di pesticidi tossici.<\/strong> <br>Il risultato di tale approccio, a distanza di tempo, \u00e8 stato rovinoso e dovrebbe insegnarci qualcosa.<br><br>La\n scienza, la logica, la sensibilit\u00e0 e il buon senso ci dicono in modo \nchiaro e trasparente che con il lupo, come con ogni irripetibile \nelemento delle reti intrecciate e creative che formano la filigrana \naurea della vita, <strong>dovremmo instaurare un rapporto basato non gi\u00e0\n su una necrofila volont\u00e0 di annientamento, bens\u00ec su una biofilica \npredisposizione alla coabitazione e al dialogo<\/strong>. <br><br>Con il \nlupo, se una volta tanto lasciassimo che a guidare i nostri pensieri e \nle nostre azioni fosse la saggezza e non l\u2019irrazionalit\u00e0, <strong>la parola d\u2019ordine non dovrebbe essere guerra, ma alleanza. Non sterminio, bens\u00ec convivenza.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Correggia. 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