{"id":13177,"date":"2019-09-20T11:58:35","date_gmt":"2019-09-20T09:58:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=13177"},"modified":"2019-10-01T23:08:16","modified_gmt":"2019-10-01T21:08:16","slug":"il-consumo-di-suolo-costa-allitalia-2-miliardi-lanno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2019\/09\/il-consumo-di-suolo-costa-allitalia-2-miliardi-lanno\/","title":{"rendered":"Il consumo di suolo costa all&#8217;Italia 2 miliardi l&#8217;anno"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"391\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/SiP-crowfunding.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12315\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/SiP-crowfunding.jpg 500w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/SiP-crowfunding-300x235.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>di Giuliano Giulianini.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;ISPRA sollecita l&#8217;approvazione di una legge contro il consumo di territorio a causa di nuove edificazioni. L&#8217;ONU e l&#8217;UE impongono il consumo zero entro i prossimi anni, ma le statistiche dicono che neanche la crisi economica ha fermato l&#8217;avanzata del cemento.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il consumo di suolo \u00e8 una delle emergenze legate all\u2019ambiente pi\u00f9 importanti, e al contempo pi\u00f9 sottaciute, della societ\u00e0 moderna. <strong>Il sottile strato di suolo fertile, vitale tanto per l\u2019agricoltura quanto per la biodiversit\u00e0 della natura, una volta coperto di asfalto o cemento perde per sempre le sue ricchezze di nutrienti e le funzioni naturali<\/strong>. Eppure ogni secondo in Italia si perdono due metri quadrati di suolo naturale: un conto alla rovescia che non \u00e8 stato fermato neanche dalla crisi economica e che, anzi, sembra accelerare quando l\u2019economia si riprende. <strong><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2019\/09\/a-piedi-nudi-nel-cemento-in-un-anno-consumati-24-mq-di-suolo-cittadino-per-ogni-ettaro-di-aree-verdi\/\">Secondo i dati pubblicati su un recente rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell\u2019Ambiente<\/a><\/strong>, il 7% dell\u2019intero suolo italiano, ovvero un\u2019area vasta come la Lombardia, \u00e8 ormai irrimediabilmente perduto dal punto di vista della natura. L\u2019Europa vuole che il consumo di suolo si arresti del tutto entro il 2050. Per farlo ci vogliono leggi nuove e incentivi alle imprese per smettere di coprire il suolo e costruire su superfici gi\u00e0 cementificate. In effetti <strong>in Parlamento ci sono diversi disegni di legge sul tema, ma l\u2019iter sembra fermo, nonostante tutti i partiti, e anche il Ministro dell\u2019Ambiente, si dicano interessati a varare una normativa definitiva<\/strong>. &#8220;Ecosistema&#8221;, la rubrica radiofonica di Earth Day Italia trasmessa da Radio Vaticana, ha approfondito l\u2019argomento con <strong>Michele Munaf\u00f2, rappresentante dell\u2019ISPRA<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>Secondo i rapporti di questi ultimi anni il consumo di suolo rallenta, anche non si ferma. \u00c8 una buona o una cattiva notizia?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><em><strong>Intanto dobbiamo dire che ha rallentato fino a due anni fa. Dall&#8217;anno scorso il consumo di suolo si \u00e8 stabilizzato ma comunque non si \u00e8 fermato<\/strong>. Anzi, \u00e8 molto lontano dall&#8217;essersi fermato; perch\u00e9 ogni anno noi copriamo pi\u00f9 di 50 chilometri quadrati del nostro territorio con cemento, asfalto, edifici, strade e altri elementi che ci fanno perdere questa risorsa ambientale, importantissima e limitata, che \u00e8 il suolo. <strong>Noi dovremmo arrivare a zero consumo di suolo ogni anno.<\/strong> Da qui al 2050 dovremmo assolutamente limitare questo spreco (perch\u00e9 di spreco si tratta); infatti di suolo abbiamo gi\u00e0 consumato tantissimo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>Questo \u201ctantissimo\u201d suolo consumato \u00e8 stato anche quantificato nel 7% del territorio nazionale: facendo un\u2019analogia, \u00e8 equivalente al territorio della Lombardia. Questo sembrerebbe voler dire che il 93% dell\u2019Italia \u00e8 ancora fertile e naturale. Non sembra una cosa tanto spaventosa.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"436\" height=\"571\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Michele-Munafo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13178\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Michele-Munafo.jpg 436w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Michele-Munafo-229x300.jpg 229w\" sizes=\"auto, (max-width: 436px) 100vw, 436px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>Non \u00e8 esattamente cos\u00ec. Questo 7% (7,6% per l&#8217;esattezza), 23 mila chilometri quadrati, riguardano il suolo direttamente coperto da cemento e asfalto. <strong>Ma l&#8217;impatto del consumo di suolo non si ferma all\u2019infrastruttura o all\u2019edificio di nuova costruzione. Va ben oltre. <\/strong>Basti pensare all&#8217;impatto che queste trasformazioni hanno sull\u2019ecosistema, sulla biodiversit\u00e0, sulla capacit\u00e0 del suolo di darci, \u201cbanalmente\u201d il cibo: la produzione alimentare attraverso la produzione agricola. Tutto questo ha un impatto importantissimo sul territorio; che per l&#8217;appunto non si limita soltanto all&#8217;area cosiddetta \u201cdi sedime\u201d dove il suolo viene direttamente impermeabilizzato o cementificato, ma va ben oltre e addirittura arriva a coprire percentuali molto pi\u00f9 alte nel territorio.<br><strong>Per dare comunque un&#8217;idea di quanto questo 7,6% sia alto, basti pensare che \u00e8 quasi il doppio della media europea. <\/strong>L\u2019Italia ha un territorio molto fragile, soggetto a fenomeni di pericolosit\u00e0 idraulica: alluvioni, frane, terremoti, la presenza di vulcani. Insomma c\u2019\u00e8 un territorio sicuramente diverso da quello degli altri paesi europei; nonostante questo abbiamo costruito molto di pi\u00f9 e continuiamo a farlo. Un altro elemento che ci deve far pensare \u00e8 che il nostro territorio \u00e8 fatto per un terzo di aree montane; per un altro 40% \u00e8 fatto di zone collinari e alto collinari. Quindi <strong>il consumo di suolo in realt\u00e0 si concentra su una piccola parte del territorio: quella pi\u00f9 importante, di pianura, la pi\u00f9 fertile; e le percentuali ovviamente sono molto pi\u00f9 alte. Cio\u00e8, questo 7% non si distribuisce dovunque: le montagne non hanno problemi di consumo di suolo<\/strong><\/em>. <\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>Non si distribuisce equamente neanche in tutte le regioni. Quali sono le zone con pi\u00f9 concentrazione di cemento?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><em>Sicuramente il nord \u00e8 la zona storicamente pi\u00f9 toccata dal fenomeno.<strong> La Lombardia, ad esempio, ha una percentuale [di consumo di suolo] che sfiora il 13% del territorio, quindi a sua volta quasi il doppio della media italiana<\/strong>, che abbiamo detto essere il doppio della media europea. Anche il Veneto ha percentuali simili. Sono regioni dove, tra l&#8217;altro, anche negli ultimi anni il fenomeno tende ad avanzare molto velocemente. In particolare<strong> nel solo Veneto abbiamo assistito alla concentrazione di quasi un quinto delle trasformazioni [nazionali] dell&#8217;ultimo anno.<\/strong> Quindi si continua a costruire dove si \u00e8 gi\u00e0 costruito molto nel passato; e si continua a costruire in zone importantissime. Prima parlavamo delle pianure, ma basti pensare alla fascia costiera: nella sottile linea che sta vicino al mare, a 300 metri dalla costa, abbiamo una percentuale che sfiora il 25% del suolo consumato. Quindi quasi un quarto di questo territorio importantissimo per ragioni ambientali, ma anche turistiche e paesaggistiche, \u00e8 ormai perso per sempre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>A che scopo sacrifichiamo questo suolo fertile? Una cosa \u00e8 costruire un ospedale, altro \u00e8 costruire un centro commerciale.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><em>Oggi la gran parte del consumo di suolo \u00e8 dovuto a cantieri di vario tipo. In particolare alle infrastrutture. Spesso, nell&#8217;immaginario collettivo, si associa il consumo di suolo alla citt\u00e0, all&#8217;edificio; in realt\u00e0 <strong>il 40% del suolo artificiale in Italia \u00e8 destinato a ospitare infrastrutture di vario tipo<\/strong>: fondamentalmente le grandi strade che solcano il nostro paese, ma anche una rete di infrastrutture minori che complessivamente invadono il territorio, con un reticolo che, tra l&#8217;altro, ha una conseguenza importante anche in termini di frammentazione degli habitat: cio\u00e8 della capacit\u00e0 del territorio di ospitare specie animali, vegetali, e la biodiversit\u00e0 in generale. <\/em><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>Ad esempio le strade sbarrano il passo agli animali che si spostano.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><em>Esattamente: si mette in difficolt\u00e0 proprio la capacit\u00e0 del nostro paese di supportare una biodiversit\u00e0 di cui \u00e8 ricco. Dovremmo per\u00f2 stare molto attenti perch\u00e9 questa biodiversit\u00e0 \u00e8 molto minacciata. <strong>Un fenomeno sicuramente in crescita \u00e8 la saturazione dei cosiddetti (con un brutto termine) spazi vuoti urbani: degli spazi aperti naturali, semi naturali, o anche a volte utilizzati a fini agricoli, all&#8217;interno del tessuto urbano.<\/strong> Sono importantissimi per varie ragioni: ad esempio per mitigare i fenomeni di calore estivo all&#8217;interno delle citt\u00e0; per assorbire l&#8217;acqua in eccesso e ridurre o mitigare i fenomeni di inondazione; per la qualit\u00e0 della vita di chi abita nelle citt\u00e0. Oggi si tende a costruire molto di pi\u00f9 in questi spazi, quindi a densificare le gi\u00e0 fragili citt\u00e0 italiane.<\/em><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>\u00c8 il fenomeno dei cosiddetti \u201cincolti\u201d che vengono visti dall&#8217;opinione pubblica come spazio sprecato. Stiamo entrando nel tema dei \u201cservizi eco sistemici\u201d: assorbimento delle acque, mitigazione del clima\u2026 Questi servizi sono quantificabili in termini di valore monetario? di PIL?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><em>Sono quantificabili, con alcune difficolt\u00e0. A livello nazionale e internazionale abbiamo provato a fare delle stime di quanto perdiamo anche in termini economici. La stessa Commissione Europea parla di costi nascosti dell&#8217;impermeabilizzazione del suolo. Perch\u00e9 nascosti? Perch\u00e9 in realt\u00e0 <strong>quando costruiamo, quando consumiamo il suolo, non ci facciamo carico delle conseguenze anche economiche di questa trasformazione<\/strong>. Prima si citava la capacit\u00e0 del suolo di fare infiltrare e trattenere l&#8217;acqua; di ridurre la temperatura nelle citt\u00e0; di produrre cibo; di produrre biomassa; in generale di fornire questi servizi eco sistemici che sono fondamentali per il nostro benessere, anche economico. Fare una stima non \u00e8 mai semplice perch\u00e9 le risorse ambientali sono spesso non sostituibili, e quindi sicuramente non \u00e8 pensabile di dare sempre un valore economico a queste risorse; per\u00f2 ad alcuni servizi s\u00ec. Abbiamo provato a farlo, arrivando a stimare in <strong>circa 2 miliardi di euro l&#8217;anno i costi che ci troveremo a pagare da qui in avanti, soltanto a causa delle trasformazioni degli ultimi cinque anni, perch\u00e9 le trasformazioni normalmente sono irreversibili.<\/strong> Mi spiego meglio: in cinque anni abbiamo costruito un certo quantitativo di chilometri quadrati. <strong>Questi chilometri quadrati di suolo, che precedentemente era naturale o agricolo, ci fornivano dei servizi eco sistemici che noi dovremo sostituire, perch\u00e9 quel suolo non ce li fornisce pi\u00f9.<\/strong> Quindi dovremo acquistare cibo da altre parti; dovremo trattenere l&#8217;acqua che prima tratteneva il suolo attraverso delle opere e dei collettori; dovremo raffrescare le case, le citt\u00e0 attraverso il consumo di energia elettrica. Tutti i costi che in qualche modo noi ci troveremo a pagare da qui in avanti, finch\u00e9 non decideremo di tornare indietro con estrema difficolt\u00e0; perch\u00e9 queste trasformazioni, di fatto, causano danni spesso irrimediabili.<\/em><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>Lei ha usato due volte la parola irreversibile. Quanto si pu\u00f2 recuperare un suolo che \u00e8 stato cementificato? Basta semplicemente togliere l&#8217;asfalto, il cemento e lasciar fare alla natura? O si perde qualcosa in maniera definitiva?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><em>Si pu\u00f2 lasciar fare alla natura, per\u00f2 i tempi di recupero naturale sono lunghissimi. Per formare pochi centimetri di suolo naturale possono volerci centinaia di anni. Si stima che se oggi scavassimo di 20 centimetri un suolo naturale arriveremmo a toccare il suolo calpestato dagli antichi romani, o ancora prima. Quindi un recupero naturale di fatto non \u00e8 pensabile, ma bisogna intervenire pesantemente attraverso il ripristino che, per\u00f2, non assicura capacit\u00e0 completa di recupero. Sono situazioni che devono essere limitate al massimo, sia per ragioni economiche, sia perch\u00e9 il suolo \u00e8 un elemento vivo, non facilmente ricostruibile dall&#8217;uomo. Quindi il primo obiettivo non \u00e8 ripristinare. Intanto <strong>fermiamoci e riutilizziamo quello che abbiamo gi\u00e0 costruito nel passato<\/strong>. Il nostro territorio \u00e8 pieno di strutture, di edifici sottoutilizzati o vuoti e non utilizzati; di infrastrutture viarie dove il suolo \u00e8 stato consumato nel passato e che oggi potrebbero essere riqualificate e riutilizzate. Le citt\u00e0 hanno bisogno di interventi di rigenerazione urbana. Prima di costruire del nuovo, occupiamoci dell&#8217;esistente e tentiamo di migliorarlo, sfruttarlo e riutilizzarlo al meglio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>Da alcuni anni, nelle commissioni parlamentari e in aula, si discute di una legge contro il consumo di suolo. Sarebbe la prima. L\u2019iter sta vivendo varie vicissitudini, non ultima quella del recente cambio di governo. L&#8217;ISPRA conoscete bene il testo che si sta portando avanti. Quali sono i punti chiave?<\/strong> <\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><em>Noi abbiamo contribuito alla discussione parlamentare, in particolare nell&#8217;ambito delle commissioni competenti; e abbiamo analizzato i vari testi che sono stati presentati nel corso degli anni, in particolare gli ultimi testi presentati nel corso della corrente legislatura. Sono testi di diverso tipo, presentati dalle diverse forze politiche nelle commissioni Ambiente e Agricoltura. In generale tutti si concentrano sul raggiungere l&#8217;obiettivo di azzeramento del consumo di suolo: obiettivo imposto dall&#8217;Unione Europea entro il 2050. <strong>Il 2050 \u00e8 sicuramente lontano nel tempo e i numeri che ho presentato ci mostrano l&#8217;urgenza di intervenire sin da subito con un forte ridimensionamento, o meglio un azzeramento, del consumo di suolo netto<\/strong>. Consumo di suolo \u201cnetto\u201d non vuol dire azzerare le trasformazioni sul territorio, ma compensarle attraverso un recupero di territori precedentemente utilizzati. Molti testi di legge fanno proprio questa assunzione, nonostante le difficolt\u00e0 a cui accennavamo per il recupero del suolo artificiale. Poi il testo si concentra sulle attivit\u00e0 di monitoraggio in capo all\u2019ISPRA e al Sistema Nazionale per la Protezione dell&#8217;Ambiente, alle agenzie delle regioni (ARPA, nda.) e delle province autonome, e si concentra su un sistema di definizioni che \u00e8 uno dei punti critici dei vari testi. Durante la discussione parlamentare sono stati sollevate diverse obiezioni su questo punto, proprio perch\u00e9 le definizioni sono poco consolidate nella normativa nazionale delle regioni, e quindi presuppongono diverse accezioni di \u201cconsumo di suolo\u201d. Soprattutto prevedono diverse esclusioni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>In pratica ci sono delle incongruenze fra ci\u00f2 che l\u2019Europa definisce \u201cconsumo di suolo\u201d e ci\u00f2 che questi disegni di legge italiani stanno mettendo nero su bianco. Possiamo fare degli esempi?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><em>Ad esempio <strong>molte norme regionali, e alcune proposte di legge nazionale, escludono dal \u201cconsumo di suolo\u201d il tema della saturazione urbana, quindi la perdita delle aree aperte e verdi in ambito urbano.<\/strong> Oppure escludono le grandi opere, o tutte le aree dove era gi\u00e0 prevista una certa edificabilit\u00e0. Che vuol dire questo? Nel corso degli anni i comuni hanno approvato strumenti urbanistici che prevedono espansioni e nuove edificazioni sul territorio agricolo. Oggi per\u00f2 molte di queste edificazioni non sono state realizzate, e quel suolo \u00e8 ancora agricolo. Nel momento in cui si decidesse di trasformare quel suolo agricolo in suolo artificiale, l&#8217;ambiente ne risentirebbe; quindi quella \u00e8 una forma di consumo di suolo. Non considerarlo tale \u00e8 un problema dal punto di vista ambientale, ma lo fanno molti disegni di legge perch\u00e9 ritengono che quel suolo abbia gi\u00e0 una sua previsione, quindi sia gi\u00e0 perso. Sicuramente questo aspetto va affrontato, perch\u00e9 \u00e8 ovvio che le situazioni siano diverse sul territorio e ci sono anche aspettative di persone che in qualche modo hanno investito su aree edificabili. Per\u00f2 non possiamo ritenere che quello non sia un consumo di suolo. Dovremmo in qualche modo far fronte a questo; limitare progressivamente il consumo fino ad arrivare a zero almeno nel 2050, se non prima. Ci\u00f2 che non dobbiamo fare \u00e8 \u201cprenderci in giro\u201d e dire che quello non \u00e8 consumo di suolo, quando invece ovviamente noi quel suolo lo perdiamo, e con esso una risorsa ambientale che ci fornisce tutti quei servizi di cui parlavamo prima.<\/em><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>Come ha detto pi\u00f9 volte abbiamo questo traguardo del 2050 che in effetti \u00e8 lontano. Quanto sarebbe utile fermare prima, nei prossimi anni, il consumo di suolo? Le faccio presente che il termine \u201cconsumo di suolo\u201d non \u00e8 fra i 26 punti di programma del governo che si sta formando in questi giorni. Ce ne sono altri riferiti all&#8217;ambiente ma non il consumo di suolo, nonostante sia una legge che la maggioranza uscente ha portato all&#8217;attenzione del Parlamento. Quanto \u00e8 urgente questo tema?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 urgente per varie ragioni. Oltre all&#8217;obiettivo europeo (del 2050, nda.) noi abbiamo sottoscritto anche gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite che ci chiedono di fermare il degrado del territorio e il consumo di suolo entro il 2030. Questo \u00e8 un impegno formale che l\u2019Italia ha preso. <strong>\u00c8 urgente anche perch\u00e9, continuando a consumare suolo, non soltanto perdiamo risorse ambientali ed economiche, ma aggraviamo la fragilit\u00e0 del territorio e aumentiamo la pericolosit\u00e0 idraulica. <\/strong>Se i nostri territori non sono pi\u00f9 in grado di assorbire l&#8217;acqua, noi ne paghiamo le conseguenze. Spesso ci ricordiamo troppo tardi, quando le cronache riportano gli eventi catastrofici, che forse avremmo dovuto fare qualcosa prima. Fermare il consumo di suolo vuol dire anche evitare di aggravare certi problemi e quindi \u00e8 assolutamente urgente che ci si metta mano prima possibile. Io penso e confido che il Parlamento e tutte le forze che, attraverso le loro proposte normative e gli atti della discussione parlamentare, hanno riconosciuto e riconoscono l&#8217;urgenza del fenomeno, possano arrivare all&#8217;approvazione di una legge urgente per il nostro paese.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Tratto da: <a href=\"http:\/\/www.earthday.it\/Territorio\/Il-consumo-di-suolo-costa-all-Italia-2-miliardi-l-anno\">http:\/\/www.earthday.it\/Territorio\/Il-consumo-di-suolo-costa-all-Italia-2-miliardi-l-anno<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giuliano Giulianini. L&#8217;ISPRA sollecita l&#8217;approvazione di una legge contro il consumo di territorio a causa di nuove edificazioni. 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