{"id":13203,"date":"2019-10-11T15:42:00","date_gmt":"2019-10-11T13:42:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=13203"},"modified":"2019-10-29T22:52:35","modified_gmt":"2019-10-29T21:52:35","slug":"tor-bella-monaca-lultimo-quartiere-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2019\/10\/tor-bella-monaca-lultimo-quartiere-pubblico\/","title":{"rendered":"Tor Bella Monaca, l\u2019ultimo quartiere pubblico"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Paolo Berdini.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019eterna emergenza abitativa.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"604\" height=\"324\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/TorBellaMonaca.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13204\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/TorBellaMonaca.jpg 604w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/TorBellaMonaca-300x161.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 604px) 100vw, 604px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Negli anni della Roma di <strong>Luigi Petroselli <\/strong>l\u2019emergenza abitativa era tra le questioni pi\u00f9 scottanti. Erano <strong>numerose le occupazioni di immobili <\/strong>ed \u00e8 alto il numero delle <strong>famiglie alloggiate in pensioni <\/strong>(almeno 600 famiglie) o quelle <strong>soggette a sfratto <\/strong>(15.000 in corso di esecuzione). C\u2019\u00e8 infine un\u2019altra piaga del problema, quella dell\u2019esistenza di numerose <strong>baraccopoli<\/strong> abitate da senza tetto. Le giunte di sinistra di quegli anni producono un impegno straordinario per la soluzione del problema. <strong>Tra il 1980 e il  1983 vengono realizzati 3.759 alloggi comunali e 1.066 alloggi da parte dell\u2019Iacp<\/strong>. 1200 alloggi ogni anno, una dimensione sconosciuta nonostante in quegli anni fossero stati realizzati alcuni grandi quartieri di edilizia popolare in attuazione del primo piano di edilizia pubblica (Laurentino 38, Torrevecchia, Corviale, etc.). Al numero degli alloggi costruiti, va aggiunto che nel periodo 1976\/1981 <strong>furono acquistati sul mercato privato 791 alloggi da destinare alle famiglie sfrattate<\/strong>. Oltre alla storica legge 457\/78  (Piano decennale di edilizia residenziale), per affrontare il dramma dell\u2019emergenza abitativa erano state approvate in quegli anni due leggi straordinarie, la n. 25\/1980 e la n. 94\/1982 che introdussero l\u2019istituto della concessione a gruppi privati della realizzazione di quartieri e edilizia pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-medium-font-size has-vivid-green-cyan-color\"><strong>Tor Bella Monaca<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il quartiere di Tor Bella Monaca nacque in seguito a questa nuova fase legislativa, in attuazione della legge 25\/80 che stanziava 1.000 miliardi di lire per costruire alloggi nelle aree urbane ad alta tensione abitativa. Roma ebbe circa 175 miliardi e inizi\u00f2 la realizzazione del quartiere. Iniziamo dalla localizzazione. Fu scelta una grande area (188 ettari) nel quadrante della via Casilina, dopo il raccordo anulare, che era gi\u00e0 inserita nel piano regolatore di Roma e nel piano di edilizia residenziale pubblica. <strong>Il quartiere insedia circa 8 mila famiglie <\/strong>tra edilizia sovvenzionata e cooperative di abitazione e fu realizzato espropriando le aree di propriet\u00e0 della famiglia Vaselli.<br>La storia urbanistica di quel settore urbano aveva per\u00f2 mutato profondamente il quadro insediativo in cui era stato pensato il quartiere. L\u2019area era stata infatti <strong>circondata da una serie di borgate abusive<\/strong> prive di qualsiasi opera di urbanizzazione,dalle fognature al verde pubblico e alle scuole. Il nuovo quartiere pubblico nacque proprio per fornire a quelle borgate le infrastrutture stradali -tra cui il tracciato di una strada di grande viabilit\u00e0 che collegava il quartiere e le borgate con il Grande raccordo anulare e con la via Casilina- che mancavano e per fornire quel quadrante urbano di un <strong>centro amministrativo e culturale in grado di innescare processi di integrazione sociale.<\/strong> <br>A parte il caso di Ostia lido, Tor Bella Monaca \u00e8 l\u2019unico quartiere esterno al Grande raccordo anulare ad avere un liceo e un teatro che, specie nell\u2019ultimo decennio, ha rappresentato un valido punto di aggregazione culturale. La sede del municipio \u00e8 poi il luogo in cui l\u2019esercizio della democrazia trova spazi a disposizione dei cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-medium-font-size has-vivid-green-cyan-color\"><strong>Il pubblico che funziona<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Oltre a queste importanti caratteristiche, Tor Bella Monaca fu importante anche per un altro elemento. Sulla base delle nuove forme di affidamento offerte dalla legge 25\/80, <strong>il quartiere fu realizzato nella forma giuridica della concessione<\/strong>. Si costitu\u00ec infatti un consorzio di imprese costruttrici denominato Isveur \u2013 Tor Bella Monaca che rappresent\u00f2 un fondamentale motore di coordinamento delle operazioni di progettazione e della realizzazione coordinata tra edilizia abitativa, infrastrutture e servizi. Il quartiere fu in tal modo realizzato in meno di tre anni e alla consegna delle abitazioni erano gi\u00e0 funzionanti tutte le infrastrutture stradali e le scuole. Un risultato straordinario, il cui merito va ascritto all\u2019amministrazione comunale di Roma che ebbe un fondamentale ruolo di supervisione e coordinamento che interpret\u00f2 con notevole efficienza. Segno evidente che <strong>l\u2019obiettivo di cancellare l\u2019emergenza abitativa dal panorama cittadino e il recupero delle periferie era collocato al primo posto dell\u2019agenda politica della citt\u00e0 guidata da Luigi Petroselli.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-medium-font-size has-vivid-green-cyan-color\"><strong>Il canto del cigno<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 di questo importante fattore, la vicenda di Tor Bella Monaca assume una rilevanza storica nella storia urbanistica recente di Roma per almeno tre motivi. Il primo riguarda il <strong>flusso dei finanziamenti pubblici <\/strong>indispensabili a fornire soluzione ai problemi della citt\u00e0. Come accennavamo, la legge del 1980 stanziava per le grandi citt\u00e0 un finanziamento di 500 milioni di euro, mentre per la costruzione di Tor Bella Monaca furono resi disponibili circa 90 milioni. La realizzazione di circa 4 mila alloggi pubblici in tre anni ha la sua ragione principale nella certezza dei finanziamenti.Il secondo motivo sta, come accennavamo, nella <strong>regia pubblica della realizzazione del quartiere<\/strong>. <br>Fu il clima politico e culturale di quagli anni a perseguire gli obiettivi di recupero dei grandi quartieri di edilizia abusiva circostanti Tor Bella Monaca e della inedita quantit\u00e0 di servizi che vennero realizzati per tentare un processo di integrazione sociale. Il terzo motivo sta infine in una <strong>concezione urbanistica interamente pubblica<\/strong>. Al comune di Roma si deve la localizzazione, il progetto generale urbanistico e la messa a punto di una macchina amministrativa che realizz\u00f2 gli espropri dei terreni in tempi assolutamente perfetti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Sono questi tre motivi a farci comprendere in quale baratro oggi \u00e8 caduta l\u2019urbanistica pubblica. I finanziamenti statali per risolvere l\u2019emergenza abitativa non esistono pi\u00f9.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, per dare soluzione alle circa 100 occupazioni abitative presenti in citt\u00e0, il numero degli sfratti e i casi sociali pi\u00f9 drammatici -a partire dai vergognosi residence privati che ci costano circa 30 milioni all\u2019anno- <strong>servirebbero meno di 10 mila gli alloggi da realizzare in tempi rapidi <\/strong>come nel 1980. Un risultato a portata di mano se solo si tornasse al governo pubblico dell\u2019emergenza abitativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul mutamento del clima culturale che ci separa da quagli anni \u00e8 appena il caso di ricordare che da pi\u00f9 di un decennio \u00e8 stata cancellato dall\u2019agenda politica e sociale ogni riferimento allo stato disastroso delle <strong>periferie urbane che sono state conseguentemente abbandonate al loro destino<\/strong>. Infine le condizioni di operativit\u00e0 delle amministrazioni pubbliche. A seguito della sentenza n. 5\/80 della Corte Costituzionale, i comuni italiani sono stati privati della possibilit\u00e0 di programmare gli interventi di assetto urbano. Dall\u2019urbanistica pubblica di Petroselli siano passati in pochi anni al \u201cpianificar facendo\u201d e alle \u201ccompensazioni\u201d a favori dei poveri proprietari delle aree. Tutti i recenti quartieri di edilizia residenziale pubblica sono come noto fortemente polverizzati e sono nati in un rapporto di concertazione con la propriet\u00e0, rappresentano dunque il <strong>trionfo anche nel settore dell\u2019edilizia pubblica della speculazione fondiaria<\/strong>. L\u2019urbanistica romana non si \u00e8 dunque posta pi\u00f9 quei grandi obiettivi di assetto urbano che solo la mano pubblica pu\u00f2 perseguire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Berdini. L\u2019eterna emergenza abitativa. Negli anni della Roma di Luigi Petroselli l\u2019emergenza abitativa era tra le questioni pi\u00f9 scottanti. 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